sabato 9 novembre 2013

I Tori di Sant´Anastasia, Sardara. SULCIS2013-Two

di Atropa Belladonna

Un nuovo toro di Sardara (CA) è stato ritrovato inciso su uno scarabeo in steatite,  presso l’area del pozzo sacro nuragico di Sant’Anastasia (fig. 1). Rinvenuto nel 1992, nel corso degli scavi diretti da Giovanni Ugas, pubblicato nel 2013 da Cinzia Olianas che lo ha presentato a SULCIS 2013 (1). La stratigrafia è attribuita al VI- V sec. a.C., ma come sappiamo gli scarabei sono difficilmente databili e possono essere molto più antichi del contesto. L' altro e famosissimo toro di Sant'Anastasia lo rinvenne Taramelli, durante gli scavi iniziati nel 1913 e lo pubblicò nel 1918 (2): una testa in basalto, che Taramelli definì rozza, perchè resa per tratti essenziali.   

Figura 1. Santuario nuragico di San'tAnastasia, Sardara (CA). Sin, scarabeo in steatite (1), dx, testa taurina in basalto associata ad un concio di coronamento (2)
Ciò che immediatamente colpisce di questo "nuovo" scarabeo è la diversa profondità dei tratti di incisione (tanto che a prima vista manco mi ero accorta del bovide): il corpo del toro è inciso in modo molto meno profondo e visibile delle corna, della coda o delle gambe. Le corna sono leggermente asimmetriche, il viso triangolare e si apprezzano le pieghe del collo; la coda è particolarissima, somiglia ad una grossa S; l'unico occhio visibile, nel viso triangolare, è reso in forma lenticolare. Sopra la schiena dell' animale vi sono tre oggetti che Olianas intepreta come piante palustri; davanti al toro un segno simile ad un lamed, interpretato dalla studiosa come la prua di una barca (1).

Una prima informazione importante è la seguente: "Va osservato che un tale ambito di rinvenimento è insolito nella Sardegna di epoca fenicio-punica e costituisce dunque un’ulteriore ed importante caso di scarabeo ritrovato presso un contesto di tipo santuariale."(1). In ogni caso, nonostante la scarsità di reperti fenicio-punici nell' area, la studiosa non prende neppure in considerazione l' idea che quello scarabeo non possa non essere l' usuale reperto egittizzante di ambito..solito, beh mi avete capito. La lente fenicio-punica è talmente focalizzata, il pregiudizio così radicato che, nonostante i paralleli trovati siano poco convincenti e nessuno degli scarabei proposti sia come questo-soprattutto questo di Sardara non ha il bovide con la testa all' indietro verso il vitello, che darebbe un pò di speranza alla tesi di Olianas che quella sia Hathor/Isis nelle paludi di Buto-la studiosa conclude  con due affermazioni in sorprendente contrasto l' una con l' altra: "Nello scarabeo di Sardara, sebbene il ductus dell’incisione e alcuni dettagli nella resa della figura dell’animale siano noti nel repertorio glittico egiziano ed egittizzante del mondo fenicio e di quello greco, la resa delle corna, dell’occhio e delle pieghe sul collo, sembrano costituire delle scelte grafiche piuttosto originali che potrebbero indiziare una produzione locale. In questo caso non si può trascurare il fatto che il reperto provenga da un’area sacra d’origine nuragica, un pozzo intorno al quale insistettero per secoli delle funzioni santuariali e dove si è conservata fino ai giorni nostri, una chiesa di origine bizantina edificata accanto al pozzo. La presenza dello scarabeo in loco resta la testimonianza di una frequentazione fenicia del luogo o comunque dei traffici ad essa legati." Come può uno scarabeo di produzione probabilmente locale testimoniare una frequentazione fenicia del luogo? Come si può, in tutta onestà, volere con questo singolare reperto rafforzare la scarsa ma significativa ceramica punica rinvenuta negli scavi ? E perchè non considerare, per nulla, il contesto di ritrovamento (2), le comparazioni del sigillo con altri rinvenuti in contesti nuragici o quanto meno sardi ed anche le comparazioni con l'Egitto, ma l' Egitto vero non quello solito di Naukratis?

Ci basta abbandonare la lente fenicio-punica per trovare, subito, paragoni più calzanti: gli scarabei di Amenhotep III (nome reale Nebmaatre, 1388–1351 a.C.), il primo e unico sovrano egizio, dopo le prime dinastie attorno al 3000 a.C., a farsi di nuovo rappresentare come toro vittorioso in modo naturalistico (3a) (figura 2). Occhio lenticolare incluso (ma quello di Sardara non ha la pupilla!). All' estremo temporale opposto, invece, vi è la "serie monetale del toro di zecca sardo-punica"(vide infra, alla fine del post), datata al III sec. a.C..


Figura 2. Scarabei di Amenhotep III (1388–1351 a.C.) dove il sovrano viene ritratto come toro (da sin a dx:  disegno dal rif. 2, e fotografie da questo sito e da questa pagina). I cartigli lo identificano col nome reale Nebmaatre, che è anche una forma crittografica del nome divino Amun (vd. questo post, documento nr. 7, scarabeo dal nuraghe Nurdole di Orani). Nei primi due sigilli il toro-faraone calpesta un nemico, nel terzo ha sotto il geroglifico per "forte", "vittorioso" e si legge: il re Nebmaatre, toro vittorio (Neb-maat-re Ka nht)  http://monteprama.blogspot.de/2013/10/una-gran-casa-con-la-coda-di-toro.html

Ci basta andare all' interno dell' isola di Sardegna, al nuraghe Nurdole di Orani, per ritrovare il nome regale dello stesso sovrano-toro, Nebmaatre, eccezionalmente inciso su uno scarabeo associato ad un amuleto con "grafemi senza significato" (4) (figura 3a). 
Ci basta andare a S' Arcu 'e is Forros, altro sito nuragico dell' interno, per trovare uno scarabeo di straordinaria fattura, che si trovava lì "in modo inconsueto ed inspiegabile" (5) e che ricalca, almeno in parte, l' impianto grafico di quello di Nurdole (figura 3b). 

Ma soprattutto ci basta rimanere al sito nuragico di Sant' Anastasia per trovare un altro toro (figura 1), una splendida testa-altro che rozza!- che poggiava sul cornicione del tempio (oggi è inglobata nella parete della chiesa), su cui Taramelli scrisse: "[..]anche questa di Sardara (testa di toro, ndr) mostra la stessa concezione taurina, che io già ritenni, come tuttora ritengo, non già un semplice elemento decorativo, ma la manifestazione di un intimo e profondo concetto religioso[..](2).

Si potrebbe obiettare che quello dello scarabeo di figura 1 non è un toro, perchè il fallo non si distingue chiaramente: ma non dobbiamo dimenticare che Sardara è anche il luogo dove venne ritrovato un frammento di vaso con una figura, sacrale (2), di cui nessuno sa definire il sesso; il luogo dove venne rinvenuto il collo di un vaso fallico con seni, di cui Taramelli scrisse "simboli bisessuali"; il luogo di una divinità taurina, androgina, il cui logo/avatar/parte per il tutto è un segno a forcella o a Y, riportato su diversi vasi del sito (figura 4) e fortemente nuragico e sardo (3c). Di certa derivazione neolitica sarda e mediterranea, ma anche con un tocco sicuro egizio nella rappresentazione taurina del sovrano o del principe di ascendenza divina. In questa ottica io non mi stupisco  che i nuragici avessero, come dire, un'  insolita predilizione  per il re-toro Nebmaatre, il cui nome è per di più espressione tangibile del sincretismo Yahwistico-Amunico di cui abbiamo già parlato. Nebmaatre è infatti anche un modo per scrivere in modo criptato, il nome divino Amun (3b). La mia tesi è che quello sia uno scarabeo di produzione sarda, che esprime un forte legame con l' Egitto del Nuovo Regno, senza mediazione punica, e nello stesso tempo esprime il culto sardo, millenario, di una divinità taurina e androgina (6) che, alla moda egizia, ha dei figli in terra e che si continua fino all' epoca tarda (come si vede dalla serie monetale del toro del 216 a.C., vide infra).

Figura 3. Reperti dal sito santuariale di Sant' Anastasia di Sardara: a. Il cosiddetto "idolo" con in mano un oggetto a forcella; b. vaso frammentario "con simboli bisessuali" (fallo con seni); vasi con segni a forcella o a Y (2). 


 Figura 4. a e b., amuleto in fayence e scarabeo in steatite, vasca lustrale del nuraghe Nurdole di Orani (4): l' amuleto reca sul retro, secondo Madau, "grafemi senza significato"; lo scarabeo ha inciso il nome regale di Amenhotep III (1388–1351 a.C.), Nebmaatre (3b, 4); c. scarabeo in fayence dal sito nuragico di S' Arcu e is Forros (3d, 5).  

E qui arriviamo ad un'altra e bruciante questione: quel sigillo è scritto? e se sì cosa c'è scritto? E' forse il sigillo di un principe-faraone sardo? Una cosa è certa: il corpo del toro è appena graffiato sullo scarabeo, mentre saltano all' occhio, incisi molto più profondamente, dei "segni" che sono, quanto meno, sospetti. E non è certo condivisibile quello che scrive Cinzia Olianas sul "perchè": "I particolari anatomici del bovide sono resi in modo essenziale: il capo è di forma pressochè triangolare, al centro del quale compare un grande occhio[..] Questo genere di rappresentazione molto elementare è tipica degli scarabei in steatite sui quali spesso veniva praticata solo una semplice incisione, trattandosi di una pietra problematica da lavorare in modi più raffinati, anche in ragione della qualità del materiale non particolarmente resistente (la steatite veniva cotta proprio per accrescerne la durezza)" (1). Questo scarabeo infatti è in steatite, ovviamente, portata ad alta temperatura: così facendo la pietra diviene da tenerissima (valore 1 nella scala Mohs, da 1 a 10) a dura o durissima (valore 5 o 6 della scala Mohs, dipende dalla temperatura di cottura). Tant'è vero che è il tipico materiale dei raffinati scarabei egizi del nuovo regno, ed anche di molti sardi: tra cui quelli, non certo resi per tratti essenziali, di Monte Sirai (figura 5) (3b, 7). Non è quindi sostenibile che l'essenzialità dei tratti bovini sia ascrivibile al materiale. Quindi? è forse un modo per "far saltare agli occhi" di chi vuole e sa guardare, qualcos'altro, dei segni di scrittura che rendano un  nome o attributo divino e/o il nome di qualche importante personaggio sardo?

Figura 5: i due scarabei ritrovati al centro del torace del defunto nella tomba 267 di Monti Sirai, risalente al VI secolo a.C., catalogati a. MSN07-1571 e  b.: MSN07-1572, entrambi costituiti da enstatite pura (silicato di magnesio) e di produzione probabilmente locale (3b, 7).

"La serie monetale del toro"
Che ci azzecca? mi si chiederà. Secondo me ci azzecca un bel pò. Queste stupende monete, in bronzo e più raramente in oro (figura 6) (8), sono di epoca punica tarda, generalmente datate al 216 a.C.. Ritenute un moto di orgoglio e ribellione dei "sardo-punici" verso gli invasori romani (9). Una cosa è certa: sono faccenda solo della Sardegna, con quel toro lì. E sia dai miei confronti che da quelli di Olianas (1), una cosa è certa: quello scarabeo di Sardara, nonostante tutte le parziali somiglianze che si possono trovare, da Amenhotep III in poi, è unico e unicamente sardo (figg. 1 e 7). E lo dice, a ben vedere, anche la studiosa: "la resa delle corna, dell’occhio e delle pieghe sul collo, sembrano costituire delle scelte grafiche piuttosto originali che potrebbero indiziare una produzione locale" (1). Ha ragione perdindirindina! Basta osservare le pieghe del collo del bovide, la curvatura della coda, la presenza del triangolo:  il capo è di forma pressochè triangolare, dice Olianas stessa, una caratteristica che non riscontra in nessun'altro degli oggetti fenicio-punici che prende in considerazione (1). E neppure in quelli egizi che mostro io in figura 2. 
Figura 6: moneta d'oro di zecca sarda, datata al 216 a.C. (8,9)

Figura 7: retro e verso dello scarabeo di Sardara (stratigrafia del VI-V sec. a.C.).
Gigi Sanna analizzò quella moneta, già nel 2004, considerando l'evidente simbologia di ascendenza nuragica che reca incisa (10). Rimando al libro per un' analisi dettagliata e riporto qui solo una sua figura dal rif. 11.  

Figura 8. Tavola Bue Api con triangolo di Amsicora (Statere d'oro di fig. 6) (10,11)
Lascio e lancio a questo punto la palla a Gigi e ringrazio la solita Romina per la segnalazione.

Infine una considerazione: perchè mai questo scarabeo -ripeto, unico nel suo genere-viene pubblicato 21 anni dopo il suo rinvenimento e non dallo scopritore (Ugas)? So bene che siamo alle solite, e che sempre Ugas ha trovato sempre negli stessi anni lo spillone scritto di Antas e che sempre lui non lo ha mai pubblicato ma lo ha fatto Bernardini nel 2010, ma insomma qui si esagera!

(1) Cinzia Olianas, Uno scarabeo inedito dall’area del pozzo sacro di Sant’Anastasia di Sardara, presentazione a Sulcis 2013VIII Congresso Internazionale di Studi Fenici e Punici, Carbonia - Sant'Antioco 21-26 ottobre 2013
(2) A. Taramelli, "Il tempio nuragico di S. Anastasia", in Scavi e scoperte:1918-1921, Collana  Sardegna archeologica. Reprints, a cura di A. Moravetti, Carlo Delfino Ed., 1984
(4)  M. Madau, II complesso nuragico di Nurdòle (Orani-NU) e le relazioni con il mondo Mediterraneo nella prima età del ferro, in: Etruria e Sardegna settentrionale tra l'età del bronzo finale e l'arcaismo, Atti del XXI convegno di studi etruschi ed italici, Sassari, 13-17 ottobre 1998. 
(5) M.A. Fadda, S'arcu 'e is Forros, Nuragici, Filistei e Fenici fra i monti della Sardegna (con scheda di Giovanni Garbini), Archeologia viva, n.155 sett.-ott. 2012, pp.46 -57
(6) Gigi Sanna, monteprama.blogspot.it, Tresnuraghes (Sardegna) e Pito (Grecia). Uno stesso dio androgino con uno stesso simbolo: la rete da caccia (II), 07.11.2013
(7) M. Guirguis, S. Enzo, G. Piga, Scarabei dalla necropoli fenicia e punica di Monte Sirai. Studio crono-tipologico e archeometrico dei reperti rinvenuti tra il 2005 e il 2007, in Sardinia, Corsica et Baleares Antiquae, 7 (2009): 101-116
(8) FORTELEONI, L., Le emissioni monetali della Sardegna punica, Sassari 1961, p. 19. Cfr. MANFREDI, L. I.,
Monete puniche, p. 367-371.
(9) Mastino, Attilio (1993) Analfabetismo e resistenza: geografia epigrafica della Sardegna. In: Calbi, Alda; Donati, Angela; Poma, Gabriella (a cura di). L'epigrafia del villaggio. Faenza, Fratelli Lega Editori. p. 457-536.
(10) Gigi Sanna, Sardôa Grammata. 'ag 'ab sa'ab Yhwh il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure Oristano 2004 
(11) Gigi Sanna, Influssi egiziano - Šardan? E il Toro Api ‘nuragico’ (’Ak(u) ’Ab(i)) cos’è?, gianfrancopintore.blogspot.it, 09.04.2010

Appendice: la figura 3b nel disegno e didascalia originali del Taramelli, cui una manina "santa" appose una correzione  a posteriori (2).