sabato 16 novembre 2013

Il sesso flessibile nell'antico Egitto: alla radice del potere spirituale

di Atropa Belladonna

Figura 1. Sin, una delle colossali statue trovate a Koptos (Qift) in Egitto (1), oggi all' Ashmolean Museum di Oxford . Si ritiene che risalgano periodo protodinastico (ca. 3300-3200 a.C.), e che ritraggano il dio itifallico Min nell' atto creativo della masturbazione autofecondante; si noti la mano esageratamente a forma di "tubo", forse per simulare un canale vaginale, definita da Dawson "entità femminile" (2). Dx, pile di falli presentati in offerta al dio Amun-Re dal faraone Ramesses III (1186-1155 a.C.) (Medinet Habu) (1). La rimozione di falli e mani dal nemico ucciso, secondo Cooney era necessaria per impedire un possibile atto creativo che avrebbe generato un vendicatore (1). L' atto creativo, definito oltre 5000 anni fa dallo schema MF (fallo + mano), rimase secondo Cooney e Dawson, alla radice della religiosità e del "pensiero sociale" egizi, lungo tutta la loro storia. 








"Beneath the surface of Egyptian paganism and ritualistic worship, there sleeps the idea of the reversal of sexuality as the root of all spiritual power; the uniting of male creation and female stimulation  holds a sacred religious bond that releases overwhelming spiritual and mythological catharsis in ancient Egyptian cultureThis bond is further strengthened by the momentary reversal of creative gender roles, proceeded by the merging of phallic and uterine mythological symbols. Coinciding relationships between religion and androgyny are interwoven into the fabric of Egyptian culture, and are imbedded in Egyptian theories of mythological creationgeographical location, and transition into the afterlife. Therefore, the transfiguration of sexuality essentially acts as a vital source of spiritual balance in all realms of Egyptian existence, ushering the soul into a state of androgyny in order to completely embody the power of both phallic creation and the maternal womb.[..]"

In queste poche righe di Dawson c'è tutto il dualismo del pensiero egiziano. In una assai precoce fase dell' epoca dinastica si formò un' idea centrale, un imprinting che non avrebbe mai abbandonato l' Egitto durante i suoi 3000 anni di storia, esplicitato nei colossi di Coptos (3) (figura 1): la nozione del matrimonio interno tra due generi sessuali, necessaria alla creazione e rigenerazione della vita. Un dualismo all' apparenza focalizzato sul maschile: è vero che i miti della creazione iniziano da Nun, un vasto oceano caotico considerato dai più femminile, una sorta di utero, ma come dice Dawson: "Being the source of all human life, both male and female, the androgynous state of Nun's uterine liquid suggests that aspects of both genders reside in all creative powers. Consequently, this idea is further expanded as the male god Atum rises from Nun's feminine waters, and the first division of the sexes occurs under his phallic creation; through sexual stimulation"
Atum, che di casa stava ad Heliopolis, non è più un caos primordiale, è un essere ordinato e ordinatore: una volta emerso con un atto di maschile ed individuale potenza da Nun,  Atum crea attraverso un atto masturbatorio, si autofeconda e da lì nascono Shu and Tefnut (gli Adamo ed Eva degli Egizi). Atum, un dio maschile, assume anche il ruolo della madre utlizzando per far questo la propria mano che, secondo Dawson, agisce da stimolante femminile e catalizzatore (2). Questa antichissima capacità di essere madre inglobata dal dio creatore (Atum, Min o Amun che sia), marcò l' inizio di un'era infinitamente lunga: circa 1800 anni dopo i colossi di Coptos, ritroviamo l' idea intatta ed estremizzata negli inni ad Amun del Nuovo Regno (XVI-XI sec. a.C.):

[...] Lui creò se stesso attraverso ciò che lui stesso aveva creato,
concepì se stesso come una grande immagine composita:
senza padre, il suo stesso fallo gli diede origine;
senza madre, il suo stesso seme fu gravido di lui.
L' augusto scarabeo alato, che fece emergere se stesso come Dio.
Padre di padri, madre di madri[..]
(Da: The Liturgical Hymn to Amun, David Klotz, Adoration of the Ram: Five Hymns to Amun-Re from Hibis Temple (2006),YALE EGYPTOLOGICAL STUDIES (Book 6) )

Il dio Re, il "padrone" del sole, passava ogni notte nel ventre di Nut per riprendere vigore e vita e rinascere, ogni mattina (2). Il ventre di Nut, o la testa taurina di Hathor tra le cui corna il sole nasceva e/o tramontava (dipende dal tempo e dal luogo in Egitto) erano delle specie di contenitori rigeneranti e sacri, significando che entrambi i principi maschile e femminile erano essenziali per mantenere l' equilibrio e l' armonia (Maat). Ma la forza di fare il viaggio per poter rinascere era maschile, per gli Egizi:  [..]the passage of the masculine creator Re through the female vessel Nut was a crucial action in the process of the sun's daily rising; his transformative rebirth from the body of the sky goddess reinforced the Egyptian theme of natural sexual ambiguity, requiring both male and female characteristics to merge in order for worldly harmony to occur.[..]" (2)

Un altro mito paradigmatico del potere bisessuale che una divinità è in grado di assumere, è quello di Osiris e Isis: "After Osiris' brutal murder at the hands of his brother Seth, Isis recovers his corpse and, "uses her magic powers to revive him for just long enough to conceive a son". This act of the goddess reviving her lover demonstrates the need for feminine intervention in the process of male regeneration, and the necessity of the reversal of gender roles in rebirth. In this instance, Isis momentarily takes on the role of the male creator in order to give life to the dead Osiris, then switches to her feminine self in order to conceive their son. Therefore, because Isis is impregnated, she is not only Osiris' regenerator but the uterine container for his offspring as well; she acts as both a male creator and a feminine vessel for Osiris' masculine seed of creation, stimulating him back to life and receiving his creative potential in the same act. In other words, this temporary paradox of sexuality supplies Isis with the necessary male and female characteristics required for creation, and for one crucial moment she embodies both the male creator and the female stimulator, each sex depending on the other inside of her singular frame." 

Il viaggio delle donne nell' aldilà
Un temporaneo switch sessuale è' quello che accadeva, che doveva accadere, alle donne nobili che viaggiavano nell' aldilà: "The spiritual transition between the living world and the afterlife was a crucial moment in the soul's journey, and was believed to be possible only by the male sex. In order to fully traverse the line between the earth and the "field of reeds", the deceased person must take on a masculine form when placed inside of the sarcophagus, regardless of the original gender of the body" (2). Secondo la Cooney, egittologa esperta di sarcofagi, era necessario un rituale di sepoltura tale da assicurare il temporaneo cambiamento di sesso: "They thought that their dead needed to actually transform into manifestations of the gods of creation and regeneration— Atum, Osiris, and Re — in order to harness the powers of masculine sexuality and be reborn into the next world. This solution worked well for the men of ancient Egypt, whose bodies naturally contained such regenerative power, but such a physical notion of rebirth was obviously problematic for Egyptian women. The Egyptians were very much aware of these gender problems, and they developed a number of solutions to address them". Insomma alle donne mancava la potenza, la scintilla creativa necessaria alla rinascita: che fare? si affidavano prima di tutto ad un contenitore (il sarcofago) capace di farle viaggiare ma anche trasformarle in maschi per il tempo necessario; il sarcofago era quindi in grado di trasformare l' essenza della persona morta, incluso un temporaneo cambiamento di sesso (1).
Cosa facevano coloro che preparavano il sarcofago di una donna destinata alla resurrezione? Prima di tutto combinavano sul sarcofago il suo nome con quello di Osiris, ad esempio il nome della nobildonna di epoca ramesside Henut-mehyt veniva scritto sul sarcofago come “Osiris-Henut-mehyt”. L' assimilazione con Osiris progrediva e si perfezionava nel racconto per immagini dipinto sui sarcofagi (figura 2), poichè la funzione principale del sarcofago era quella di identificare il defunto con un "dio della creazione": secondo Cooney era il sarcofago stesso (di natura femminile) a trasformare la donna sepolta in un Osiris. La maggioranza dei pronomi scritti sul sarcofago si riferivano al maschile alla defunta, ma non tutti: piuttosto che un completo cambio di sesso, siamo di fronte ad una  flessibilità sessuale. Una volta terminato il viaggio, si poteva manifestare l' akh: l'immortale personalità umana, un individuo vestito di bianco, "un benedetto" che ha passato con successo il tribunale dell' aldilà e da lì può agire come, in pratica, un santo. L' akh è, in altre parole, una forma umana trascendente. L' akh di una donna che è riuscita a fare il viaggio è, indubitabilmente, femmina: la reversione temporanea del sesso che le ha consentito di fare il viaggio, divenendo simile ad un Osiris, ad un Atum o ad un Re, si conclude e lei torna ad essere se stessa, seppure trasformata ed avendo acquisito la sua forma più pura, bianca e trascendente (1).

Il processo poteva venire espresso utilizzando il sarcofago stesso (figura 2), con scene sul fianco che dipingevano la defunta in foggia maschile, assimilata il più possibile ad Osiris, e con la parte superiore che invece raffigurava la defunta come akh, femmina e vestita di bianco. Oppure si potevano utilizzare la mummia stessa ed il coperchio del sarcofago: nel rivestimento della mummia la defunta veniva rappresentata  nella sua forma akh, femminile e vestita di bianco (figura 3) (1), sul coperchio invece come Osiris.  In pratica in questo caso il coperchio rappresentava il ka, l' essenza o scintilla divina di una persona, che agiva da forza veicolante perchè l' akh del defunto (maschio o femmina che fosse) potesse infine apparire e manifestarsi.  

Figura 2. Il sarcofago di Iset, una nobildonna del Nuovo Regno  (XVI-XI sec. a.C.): sui lati un Libro dei Morti che evoca la trasformazione della defunta in un Osiris maschile; sul coperchio la defunta è raffigurata vestita di bianco, in forme femminili, evocativa del traguardo finale della trasformazione in akh,  la forma umana trascendente (dal rif. 1). Museo Egizio del Cairo. 

Figura 3. Sarcofago di Iy-neferty, una nobildonna tebana del Nuovo Regno  (XVI-XI sec. a.C.). Il rivestimento della mummia della defunta ha forme femminili, e la mummia viene raffigurata come akh, vestita in puro colore bianco. Il coperchio è invece in forma di Osiris. Metropolitan Museum of Art, New York (1).

La necessità della frammentazione

Processi essenziali per la trasformazione vincente in un Osiris e la manifestazione finale dell' akh erano anche, secondo Cooney, l' indebolimento fino alla morte e la frammentazione; un processo cui neppure gli dei per così dire "ciclici" potevano sottrarsi se volevano essere eterni: "The sun-god’s sexual act with his mother, Nut, happened at the very moment of his death in the western horizon, when he was dissolving and fading. The sexual act of Osiris with Isis happened after his death, after his body was dismembered, physically fragmented, and then magically reunited. The sexual act was believed to reconstitute and reawaken the god." 
Concetto centrale, anche se a noi forse poco comprensibile, è la frammentazione, corporea e spirituale, catalizzata in modo magico dal contenitore femminile (il sarcofago nel caso umano): "The process of fragmentation was a powerful and creative mechanism. By breaking the person, the coffin, or even the ferry boat into various conceptual parts, it is possible to make adaptations that the whole being cannot sustain. This fragmentation explains how the Egyptians were able to apply a masculine sexualized creation mythology to an individual female’s rebirth into the next world. It was also how they applied a divine identity to a human being. Fragmentation allowed the wet coffin, which was thought to be a feminine object, to include masculine powers of rebirth. Death caused the separation of a person’s elements; rebirth reconstituted that which had been fragmented into a more powerful and eternal form, like the reconstituting of Osiris’s body parts or the refitting of the ferry that conveyed the deceased to the heavens. In general, only when a person was vulnerable and fragmented were transformations into a god or into another gender possible (1).

Secondo Dawson (2), il sarcofago di legno può essere visto come una "reincarnazione" della volta celeste, la dea Nut: come Nut è in grado di trasformare la notte in giorno "divorando" suo figlio Re, così è in grado di convertire temporaneamente una femmina in un maschio. Il sarcofago ha il magico potere femminile dell' utero che reca dentro di sè, e lo trasforma, il potere creativo maschile (1).

La cosa curiosa  è che solo ora capisco le parole che vengono fatte pronunciare a Gesù in uno dei cosiddetti vangeli gnostici, il Vangelo di Tommaso, trovati in Egitto a Nag Hammadi: "Vangelo secondo Tommaso. [114] Simon Pietro disse loro: "Maria deve andar via da noi! Perché le femmine non sono degne della vita". Gesù disse: "Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Poiché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli".

Ma una volta entratavi, almeno per gli egizi, la donna ritornava donna perchè sono pronta a scommettere che anche tra le essenze umane trascendenti, il popolo delle akh, Maat doveva essere imperativa ed operativa.

La potenza del Ka
Non è certo un caso, scrive Dawson (2), che lo spirito del toro fosse la rappresentazione della maschile virilità, forza, e fecondità: sostanzialmente è il ka, la potente scintilla divina che è in ogni persona e di cui il toro (assieme al fallo)  porta il nome, in una notevole equivalenza fonetica (4). Il ka, cioè quella scintilla, quella divina potenza vitale e creativa di natura maschile di cui si parlava  sopra. Ma, dice Dawson, attenzione: ka è anche, soprendentemente per il nostro modo di pensare, alla radice delle più significative parole femminili (terminazione con t) legate alla fecondità: kat = vaginale e bkat = donna gravida. 
L' argomento della spirituale androginia del toro ( e si badi bene, non solo apparente, ma anche funzionale) è così importante e centrale che vi dedicheremo un post a seguito di questo; qui voglio far notare come la donna egizia potente per eccellenza, Hatshepsut (1479–1458 a.C.), fosse costretta anch'essa, in certi momenti cruciali ed ancora in vita, a fare una temporanea reversione del sesso. E non, come ingenuamente si scrive di solito (anche in certi articoli specialistici) per legittimarsi come faraone di fronte al popolo: non nascondeva certo la sua femminilità, il suo nome Khnumt-Amun Hatshepsut significa "Unita con Amun, la più grande delle Nobili Signore" e la regina non aveva certo problemi a farsi rappresentare come la donna che era. Lo abbiamo visto anche in precedenza (4d). Solo che, oltre la flessibilità sessuale dopo la morte, la famosa regina ne aveva bisogno anche in vita (figura 4): quando Amun le conferisce il ka divino (in un gesto che è anche fonetico, 4c),  la regina viene rappresentata come maschio. Glielo richiede l'enorme responsabilità di essere regina d' Egitto, non è certo un mezzo di propaganda populistica,  ma la flessibilità sessuale necessaria al mantenimento di Maat, l' equilibrio e l' armonia immediatamente visualizzabili nei due principi di genere. 
Una Maat per la quale - almeno in Terra- il principio maschile è quello che ai nostri occhi  spicca di più: ma nel pensiero egizio l' equilibrio tra i due sessi era vitale ed irrinunciabile; se è vero che il faraone era quasi sempre maschio, è anche vero che era la Divina Sposa di Amun a decidere in pratica chi avrebbe regnato, perchè era lei ad assicurare che il re fosse semi-divino per diritto di sangue (4e); se è vero che solo come maschio si aveva la forza e la potenza di compiere il viaggio dalla morte alla rinnovata vita come akh, era anche vero che solo l'umido e oscuro ricettacolo femminile (rappresentato dal sarcofago per un defunto) gli assicurava il nutrimento, lo stimolo ed anche le "trasformazioni" (come la frammentazione) necessari. Altrimenti sarebbe come avere una Ferrari ma ...senza benzina!
Il tutto in un equilibrio sia lineare che ciclico, che ricorda la domanda "è nato prima l' uovo o la gallina"? E del resto anche nel nostro mondo, ancora oggi, pregando, si dice  una frase che suona assurda: Santa Maria Madre di Dio;  come può Dio avere una Madre, se è lui ad avere creato tutto?
E da queste considerazioni si capisce anche perchè alla luna, in Egitto, fossero associate divinità maschili, come Thoth, Yah e Khonsu: erano gli unici ad avere la "forza" vitale per fare il viaggio nell' altro mondo. Per la luna poi la visualizzazione del concetto di indebolimento, morte, trasformazione con rinascita,  è eclatante. 

Figura 4. Amun conferisce ad Hatshepsut il potere divino della vita (le braccia del Dio formano il segno ka); scena dell' incoronazione, obelisco caduto di Hatshepsut (XVIII dinastia), Karnak, tempio di Amun (vd. 4c) (Da: Wilkinson, Richard H., Reading Egyptian Art: A Hieroglyphic Guide to Ancient Egyptian Painting and Sculpture, 1994, Thames and Hudson). Hatshepsut convoglò su di sè l'ufficio di regina, Divina sposa di Amun e Divina Adoratrice (4e). 
(continua)

(1) Kathlyn Cooney, M. "Gender Transformation in Death: A Case Study of Coffins from Ramesside Period Egypt." Near Eastern Archaeology 73, no. 4, . 226-227.
(2) Dawson, Ashley N. Ms. (2012) "Reversal of Gender in Ancient Egyptian Mythology: Discovering the Secrets of Androgyny," Oglethorpe Journal of Undergraduate Research: Vol. 1: Iss. 1, Article 2.
(3)  W. M. Flinders Petrie, D. G. 1862  Koptos, Hogarth
(4) A. Belladonna, monteprama.blogspot.it, a. Egitto e Sardegna: da quanto tempo? I parte, 19.06.2013; b. Una Gran Casa con la coda di Toro, 15.10.2013; c. Foto del giorno: scrivere "con" un gesto, 18.02.2013; d. Il Ka-Re egizio, il Nur-'Ak sardo e il criptogramma di Hatshepsut, 15.11.2013; e. Gli scarabei sigillo della Sardegna e la scrittura segreta del Dio nascosto, 26.01.2013