lunedì 25 novembre 2013

Questioni di solstizi, Tanit, falli e serpenti. E senza scandali.

Il Monte Arcivocalotto, o nella lingua locale  U Campanaru, domina la valle dello Jato; la località si trova nel comune di San Cipirello (Palermo), nel Belice (1). Il sito è noto all' archeologia da tempo, e si va indietro per lo meno fino all' Età del Bronzo. Quello che sta appassionando, al momento, gli studiosi è un grosso megalite triangolare in arenaria, visibile da molti chilometri di distanza, con un grosso foro da cui il sole fa ciao ciao all' alba del solstizio d' inverno (1, 2). Pochi km distante da questo, un' altro megalite -ora distrutto probabilmente da un fulmine- su un' altra collina (Cozzo Perciata), pare facesse la stessa cosa al solstizio d' estate, configurando in tal modo un vero e proprio sistema (2, 3). A metà strada tra le due colline, il villaggio dell' Età del bronzo di Pizzo Pietralunga (2). Ricordo che di Cozzo Perciato si è parlato al congresso di Archeoastronomia di Sassari (3), di cui abbiamo recentemente dato notizia. 

Non è di questo che voglio parlare oggi: se ne occupano già egregiamente il  Gruppo Archeologico della Valle dello Jato, Ferdinando Maurici direttore  del Parco Archeologico del Monte Jato, e Vito Francesco Polcaro, astrofisico dell' Università di Ferrara. Rimando alla lettura del rif. 1, inclusa la disputa con gli archeologi della regione Sicilia sulla datazione e il significato del sito, e spero di poter leggere l' articolo di cui al rif. 2 in breve tempo. Da buon astrofisico Polcaro ragiona così:  tali fenomeni non si possono "dimostrare" in senso matematico stretto, ma quello che si fa è dimostrare che sia minima la probabilità che un tale evento sia casuale (4).

Invece io voglio parlare di incisioni su pietra dal sito di Monte Arcivocalotto: una la trovate in figura 1, scoperta da Alberto Scuderi, del Gruppo Archeologico della Valle dello Jato (1).



Figura 1. La pietra con alcuni dei segni  messi in evidenza dall' egittologo Günther Hölbl (1).

Le incisioni sono state viste, in fotografia, da Günther Hölbl, dell' Institut für Alte Geschichte und Altertumskunde Papyrologie und Epigraphik, il quale si è così espresso:“Sulla roccia vedo a sinistra il fallo, a destra due segni di Tanit e una divinità dritta alata con un grande copricapo. A questo punto ritengo certamente influenzata dalle  rappresentazioni assire”. Della raffigurazione si nota la presenza di un grosso serpente che sovrasta altre figure. “Dal  mio punto di vista egittologico – scrive Holbl - , si tratta del serpente che protegge il kosmos divino dal caos esterno. Inoltre è interessante che le rappresentazioni hanno un orientamento verso destra, come è normale per le rappresentazioni ed i geroglifici egizi. Quindi l'insieme va letto da destra verso sinistra. [..]Sono convinto che anche nel piano inferiore si trovano segni  e rappresentazioni di carattere divino, che allo stato attuale non possiamo discernere senza uno studio più approfondito. Comunque si tratta di un'unicità per la Sicilia e parte del bacino Mediterraneo”. Nelle prossime settimane verrà realizzato un calco del masso grande oltre mezzo metro.

Che dire? non è strano che si parli di Tanit senza tirare fuori i Punici, che si parli di falli senza che scatti l' allarme antincendio, di serpenti senza che si parli di antidoto verso i veleni? Ora io non ho ben capito come si inseriscano nel quadro questi segni, nè se siano di ascendeza assira, egizia o semplicementi espressione della cultura siciliana del luogo. Aspettiamo i prossimi studi: di certo su quel masso c'è molto di più dei segni messi finora in evidenza. 
E c'è molto di più anche nel sito: proprio al di sotto del foro, c'è un' incisione con quadrangoli uno dentro l' altro. Con licheni e tutto (figura 2). Che cosa può significare? 


Figura 2. L'incisione al di sotto del foro del megalite di Monte Arcivocalotto (U Campanaru). Immagini da questo sito. 

(1) V.F. Polcaro, A. Scuderi, F. Mercadante, P. Lo Cascio, S. Tusa, S. VassalloRivista, 'U CAMPANARU: UN MONUMENTO PER LA MISURA DEL TEMPO? Il mistero del monte, Archeologia Viva, : N. 156-2012 mese: Novembre-Dicembre
(2) A. Scuderi, V.F. Polcaro, F. Mercadante, P. Lo Cascio. F. Maurici, THE ASTRONOMICALLY ORIENTED MEGALITHS OF THE MONTE JATO AREA (SICILY): THE “CAMPANARU”, THE “PERCIATA” AND THE ENEOLITHIC/EARLY BRONZE AGE WORSHIP SITE OF PIZZO PIETRALUNGA, Mediterranean Archaeology and Archaeometry, 2013, 14: in corso di stampa. 
(3) Gruppo Archeologico “Valle dello Jato”, Sicilia, Cozzo Perciata: “A petra unni nasci u suli”, "La misura del tempo", III Convegno Internazionale di Archeoastronomia in Sardegna-XIII Convegno Società Italiana di Archeoastronomia, 14-16.11.2013, Università di Sassari. 
(4) Vito Francesco Polcaro, Il merito e il metodo: la credibilità dell'Archeoastronomia, i test statistici e la "Prova del 6". III Convegno Internazionale di Archeoastronomia in Sardegna-XIII Convegno Società Italiana di Archeoastronomia, 14-16.11.2013, Università di Sassari.