venerdì 22 novembre 2013

Sardegna, Pito (Grecia) e Glozel (Francia). Le lettere 'cadmee' (III).

# Gigi Sanna e il codice nuragico

di Gigi Sanna  vd II parte, vd. I parte

   'Se dunque le divinità greca di Pito e della Sardegna nuragica sembrano dire la stessa cosa, se le immagini sono espressioni grafiche, solo parzialmente diverse, di uno stesso concetto, da dove mai nasce questo straordinario modo di intendere e di riportare per iscritto la 'religio'? Insomma il Lossia di Pito e lo Yhwh della Sardegna nuragica, due divinità di ideologia 'razionalistico- naturalistica', entrambe androgine, entrambe cacciatrici, entrambe nascoste, entrambe terribili e ambigue, entrambe espresse spesso con mix di segni pittografici e di segni lineari, da dove e in quale tempo prendono le origini? I documenti greci e sardi possono, attraverso una rigorosa analisi comparativa, darci la risposta circa l'esatta collocazione geografica iniziale di una divinità potentissima, in espansione continua, capace nel tempo di far fondare santuari sia nell'Oriente sia nell'Occidente mediterraneo?' (G. Sanna, Tresnuraghes (Sardegna) e Pito (Grecia). Uno stesso dio androgino con uno stesso simbolo: la rete da caccia (II), 07.11.2013)


  Innanzitutto si osservino i seguenti segni schematici presenti in non pochi dei documenti sardi arcaici sinora rinvenuti.



 Il loro preciso significato consonantico (seconda colonna della tab. precedente) è ormai acclarato ma non si capisce (1) subito da dove gli scribi nuragici abbiano attinto quei simboli alfabetici e quale sia il loro luogo di provenienza.  
  Prendiamo ad esempio la prima lettera della tabella, la yod, e si passino in rassegna tutti i repertori del cosiddetto protosinaitico, del cosiddetto protocananaico e del  fenicio (arcaico e non). La lettera yod riportata in quel modo, ad asta verticale o obliqua, non ricorre in nessuno di essi. Infatti, da quel che sappiamo e da quel che si scrive, la lettera consonantica  yod viene resa solo nei modi seguenti (2):
  

Si badi che il segno suddetto non è raro nella documentazione nuragica; anzi risulta frequentissimo, tanto da risultare il più attestato tra tutti i segni esprimenti la consonante yod. Ricorre ben 49 volte sia in documenti databili all'età del tardo bronzo finale sia in documenti dell'età del Ferro (3). E si consideri che offriamo questo dato numerico senza porre in elenco le non poche  volte  in cui il segno si trova in legatura o in nesso con altri segni ancora.
   Come si sa invece la lettera alfabetica ad asta più o meno verticale ad un certo punto emerge e s' impone, attestatissima, si direbbe 'normativa',  a partire dalla creazione degli alfabeti greci, etruschi e italici; ma solo con valore vocalico di 'i'  e mai consonantico (4). Cosa è avvenuto dunque? Perché il sistema nuragico (che è, come ormai sappiamo, espressione di una lingua prevalentemente semitica), adopera spesso, unico tra tutti, in un periodo precedente (ma si direbbe anche in quello successivo), con valore consonantico un segno che si trova invece, solo a partire dall' VIII -VII secolo a.C, con valore sempre vocalico? 
   Crediamo che una risposta esauriente alla domanda si possa avere dagli autentici ma osteggiatissimi documenti di Glozel, quelli che abbiamo cercato di decifrare e di tradurre (in non piccola parte) con un lavoro apposito (5).
   In questo abbiamo asserito che le lettere misteriose degli oggetti rinvenuti nel cosiddetto Champ des morts  del borgo agricolo di Glozel sono di documenti antichissimi in lingua greca  risalenti al periodo  (XIII -XII secolo a.C.) in cui era fiorente l'oracolo di Pito, cioè del dio Lossia cacciatore , prima che il santuario diventasse, definitivamente, in periodo dorico (XI -X secolo a.C.),  l'oracolo di Apollo di Delfi (6).
   I documenti finirono nel cuore della Francia dopo la fuga precipitosa per mare dei Focesi, assaliti dai Persiani,  nel 545 a.C., i quali portarono con sé, secondo il noto racconto di Erodoto (7), i loro antichissimi 'αναθήματα (oggetti votivi) riportanti scritti, in genere,  scetliastik pifwnmata (8) del culto templare pitico. 
   Ora, non è chi non veda che i segni consonantici nuragici della tabella in fig.1 sono tutti o quasi tutti presenti nei documenti rinvenuti tra il 1924 e il 1932 nella fattoria (v. fig. 2)  di  Glozel dal dott. A. Morlet (9) ma che questi ultimi sono tutti  espressione di vocalismo e non di consonantismo.  

fig. 1

  Come si può notare dalle figure  3,4 e 5 gli stessi identici segni consonantici sardi  vengono adoperati come 'matres lectionis' (si usa cioè la consonante al posto della vocale) e diventano i segni vocalici per i Greci (o per i semitici grecizzatisi). E che le cose stiano così lo dimostra il fatto che gli scribi sacerdoti di Pito adottarono dei segni 'inutili' per il loro codice (dal momento che essi non notavano alcun valore fonetico consonantico della lingua greca) ma comunque a disposizione per la convenzione simbolica dell'intero sistema. Infatti, yod, hē 'ayin sono suoni inesistenti in greco, lingua di matrice indoeuropea che presenta spesso, al contrario di quella semitica, un lessico con un altissimo numero di vocali (10)


fig.2                                                                         fig. 3

fig. 4                                                                        fig. 5

In altre parole, in un certo momento storico del santuario pitico, difficile da dire con precisione,  l'alfabeto con la 'nuova' lingua  prese come vocali quelle consonanti che già si usavano nel santuario stesso perché questo in Pito  era in possesso dei seguaci (i famosi mercanti (11) cretesi dell'Inno di Apollo) di Cadmo, il famoso quanto misterioso personaggio  semitico che, secondo una leggenda (che però era ritenuta da tutti i Greci un dato storico), aveva portato l'alfabeto in Grecia (12).
   Ora, balza evidente che l'alfabeto inizialmente non era per nulla greco - vocalico ma semitico consonantico e ancora più evidente che il mutamento in senso greco del linguaggio (e quindi della scrittura) fu l'esito di una rivoluzione religiosa, forse non incruenta, che mise fine al potere di un dio semitico potentissimo androgino (yh), sostituito da un dio grecizzato che gli somigliava molto e cioè dal Lossia cacciatore e salvatore; quello che abbiamo nell'articolo precedente visto raffigurato in una statuina in osso del Museo di Glozel rinvenuta dal dott. A. Morlet tra gli altri documenti in osso, in ceramica o in pietra. Quel dio con gli appellativi (13) di HEIOS (ἥioς)  e IHIOS (ἱήιος) cioè invocato con le esclamazioni di E () e di IH (ιή).
    Ma questa è una lunga storia, molto complessa, che non si può raccontare qui, nonostante essa illumini molti aspetti della storia della scrittura nuragica così come questa illumina molti aspetti di quella pitica di Glozel (entrambe -si tenga presente - scritture 'sacre' di santuari). Chi vorrà seguirla da vicino dovrà necessariamente prendere in mano il nostro libro e pazientemente leggere i documenti greci da noi studiati e commentati.
   Ci basti tuttavia per il nostro scopo immediato aver tentato di far capire che quelle lettere 'greche' di Glozel erano segni presi in prestito da un codice semitico precedente; un codice questo consonantico uguale a quello della tipologia, di origine (stando almeno all'apparenza) ignota di molti dei documenti della scrittura nuragica. Aver tentato di far capire inoltre  che il codice nuragico, per la sua fondamentale caratteristica del mix, oltre al ricorso ai segni dell'alfabeto protosinaitico, gublitico, ugaritico, protocananaico e fenicio arcaico adoperò anche una scrittura semitica  'cadmea' fino ad ora rimasta ignota.
  Una scrittura molto schematica, con ogni probabilità inventata da scribi sacerdoti siriano - cretesi (anche l'uso di simboli schematici alludenti alla bipenne sembrerebbe confermarlo) seguaci del dio yh nel momento in cui (XV - XIII secolo a.C.) l'Oriente mediterraneo cananeo ed egeo,  dietro la spinta dell'invenzione dei codici protosinaitico ed ugaritico, ne sperimentava vari e particolari.
   Quindi se è vero, come ci sembra vero, che i segni di Glozel sono di localizzazione ed ispirazione siriana cretese' e se questi segni siro- cretesi 'cadmei' ci sono anche in Sardegna ma con valore sempre consonantico (tranne i rari casi di 'matres lectionis'), vorrà  dire:


- che nella storia della scrittura si è rintracciato e localizzato un altro codice di natura consonantica (quello 'cadmeo!)

- che i documenti di Glozel, assurdamente disprezzati e ignorati dalla scienza epigrafica e linguistica francese  e per colpe di essa dagli studiosi di tutto il mondo, sono tutti autentici e risalgono ad una fase ben precisa dell'amministrazione religiosa del santuario (la fase del Lossia, l'ambiguo dio cacciatore e salvatore) di Pito; santuario non più in mano ai semitici, che erano stati cacciati da Pito,  ma ai greci micenei (XIII -XI secolo a.C.).

che la scrittura nuragica, assurdamente sulle prime tanto negata e ancor oggi ostacolata,  oltre ad aver contribuito a far entrare la Sardegna antica (età del Bronzo e del I Ferro) nella storia del Mediterraneo ha contribuito anche a rendere più chiaro il percorso storico della scrittura (v. cartina)  e a far luce sulla  stessa origine del codice vocalico e non solo consonantico dell' Ellade. Quello da cui, con ogni probabilità,  partirono i successivi codici alfabetici 'storici' greci (euboico, attico, ecc.) 

 -che la scrittura greca delle origini non deriva dall'alfabeto 'fenicio' ma da un codice consonantico 'cadmeo', siriano -cretese, molto più antico.  

Infine, per una maggiore chiarezza sull'alfabeto di Glozel, ovvero l'alfabeto consonantico - vocalico (ma ancora con alcune tracce di sillabismo) del tempio di Pito, forniamo il codice completo,  facendo notare che la particolarità di esso consiste soprattutto nel fatto d' avere un' abbondanza notevole di segni omofoni per notare le vocali (12 segni per ciascuno dei 3 gruppi  a e ē/ o ō i u) e viceversa  pochissimi grafemi per notare le consonanti (14).
    Tanto che  non abbiamo esitato, data questa caratteristica fondamentale del codice degli scribi del santuario, a chiamare  specificamente 'vocalico' l'intero sistema (15)  



Note ed indicazioni bibliografiche 

1. L'interrogativo ce lo eravamo già posto diversi anni fa. V. Sanna G., 2004,Sardōa Grammata.  'ag 'ak 'ab sa'an yhwh. Il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure Oristano, pp. 421 - 422, dove si pensava che fosse presente (particolarmente nei sigilli di Tzricotu) un alfabeto di tipologia gublitica.
2. Attardo E., 2007, Utilità della paleografia per lo studio, la classificazione e la datazione di iscrizioni semitiche in scrittura lineare; in Litterae Caelestes. Center for Medieval  and Renaissance  Studies, 2 (1) p. 157, 176, 184.
3. Sanna G., CIN (Corpus Inscriptionum Nuragicarum). Attualmente in fase di aggiornamento e di completamento (documenti rinvenuti tra il 1994 - 2013). 
4. Bernal M., 1990, Cadmean letters. The Transmission  of the Alphabet to the Aegean an Further West before 1400 b.c., Eisenbrauns Winona Lake, pp. 98 -100.
5. Sanna G., 2007, I segni del Lossia cacciatore. Le lettere ambigue di Apollo e l'alfabeto protogreco di Pito, S'Alvure Oristano.
6. Sanna G. 2007, I segni del Lossia cacciatore, ecc. cit. in part. cap. 7. pp. 159 - 175.
7. Hist. I, 163 - 165.
8. Epifonemi indicanti acuto dolore, come quelli noti dai testi tragici e paratragici (v. più avanti). Sugli epifonemi di Pito (Glozel) v. Sanna G. 2007,  Il lessico ed il linguaggio formulare epifonematico de Lossia; in I segni del Lossia cacciatore, ecc.,  cit. cap. 4. pp. 93 -104.
9. Morlet A, 1965 (ried.), Corpus des Inscriptions, Causse et Castelnau, Montpellier.
10. La lingua greca, riportata con un alfabeto strettamente consonantico, non avrebbe alcuna possibilità di vedere rappresentato moltissimo del suo lessico. Infatti, certe parole come ὑιός, ἵημι, εἴ, ἰώ, ἴοι,  ecc., con un altissimo numero di vocali o tutte vocaliche, non potrebbero avere mai una realizzazione grafico simbolica.  
11. Inno ad Apollo,  388 - 441.
12. Erodoto, Hist. V, I, 58 - 61.
13. Sanna G., 2007, L'etimologia del nome Ἀπόλλων alla luce dei documenti arcaici di Glozel. Il Lossia ἰήϊος ed ἢϊος; in I Segni del Lossia cacciatore, ecc., cit. pp. 172 -175.
14. Sanna G., 2007, I segni del Lossia cacciatore, ecc., cit. cap. 2. pp. 58 -59.
15. Sanna G., 2007, I segni del Lossia cacciatore, cit. pp. 95 -100.