venerdì 8 novembre 2013

SULCIS 2013: One

Qualcosa comincia a filtrare sulle relazioni presentate all' VIII Congresso Internazionale di Studi Fenici e Punici. E siccome si è svolto in Sardegna, a margine, filtra anche qualcosa sui nuragici. Ovviamente notizie centellinate, dobbiamo accontentarci: leggiamoci per ora questo trafiletto, comparso qualche giorno fa (mia l' enfasi). 

Articolo de L'Unione Sarda del 6/11/2013

Studi Fenicio Punici
Quei Nuragici sulla rotta per la Tunisia
di Andrea Scano


Utica, capitale prima di Cartagine, cioè prima del nono secolo avanti Cristo. Siamo a 12 chilometri dal mare nel delta del fiume Medjerda, in Tunisia e, a dar retta alle guide turistiche, sono da visitare templi, foro, terme e anfiteatri. Veloce aggiornamento: anche le ceramiche nuragiche. Proprio così, non è un errore nè di qualche archeologo in vena di scherzi. Il dato è emerso nei giorni scorsi durante le battute conclusive dell' ottavo congresso mondiale sugli studi fenicio punici, ospitato dal Comune di Carbonia e Sant'Antioco, anche in considerazione delle importantissime vestigia che i due centri possono annoverare a proposito di questo popolo (in particolare i Fenici) di navigatori e mercanti. 
Ma a navigare evidentemente non erano soltanto loro. Si cimentavano con buoni risultati anche i nuragici, attorno all' ottavo secolo quando la fusione coi fenici cominciava a creare quel sostrato protosardo. Ne è un esempio Monte Sirai, a Carbonia,nei cui paraggi sorge il Nuraghe Sirai. E anche nell' area vasta dell' insediamento sorto sul pianoro 2800 anni fa si intuiscono le tracce di un preinsediamento nuragico. 
Il congresso ha offerto un' infinità di spunti e non poteva essere altrimenti alla luce delle e decine e decine di relazioni frutto degli interventi di esperti arrivati da ogni parte del pianeta. Stabilire una priorità degli aspetti analizzati è impossibile, ma è nelle battute conclusive che si è fatta largo una curiosa novità: ceramiche nuragiche (pare non esattamente pregiatissime) sono spuntate in alcuni insediamenti della costa nord africana, come nei pressi di Utica. Piero Bartoloni, docente all' Università di Sassari (ma da alcuni giorni in pensione), archeologo cui si deve grandissima parte degli studi a Monte Sirai e a Sulky (Sant'Antioco), chiarisce: <<I nuragici trafficavano e navigavano: forse quelle ceramiche non erano particolarmente attraenti ma il fatto che lì siano finiti dimostra l' ampia osmosi tra le comunità del Mediterraneo, e dimostra che non esisteva il concetto di nazione ma solo quello di città>>. E' presumibile che coprissero la traversata dal sud della Sardegna sino alle coste del Nord Africa in un giorno e mezzo massimo due, procedendo a 3-4 nodi. Le imbarcazioni dovevano essere con ogni probabilità di legno di quercia, con chiglia e traversine molto robuste che permettavno una navigazione di medio cabotaggio e in mare aperto per un tempo non eccessivamente lungo. Anche l' Andalusia, in Spagna, potrebbe attestare la presenza di ceramiche nuragiche
Un altro aspetto del congresso sulcitano ha riguardato la scansione temporale dei regni nella madre patria dei Fenici, l' attuale Libano: <<Un quadro illuminante-conclude Piero Bartoloni-che conferma quanto siano fondamentali gli approfondimenti che si ricavano da summit di spessore mondiale>>.

Che dire? visto come stanno le cose speriamo che il I congresso Internazionale di Studi sui Pentolini Nuragici (magari anche scritti sulle anse) si svolga in Tunisia o in Libano o in Andalusia o in Toscana, così almeno, fuori dalla madre patria, non ci si dovrà accontentare di battute conclusive. 
A parte gli scherzi vorrei ricordare che trovare ceramica d' uso è sempre stato considerato, dagli archeologi, molto più diagnostico per un insediamento abitativo reale che il trovare oggetti preziosi o rari. Voglio dire che il trovare un prezioso tripode di tradizione cipriota in un sito nuragico non vuole certo dire che lì abitava una famiglia cipriota, mentre trovare un vasetto d' uso comune nuragico a Cipro..beh mi avete capito: quale cipriota poteva desiderare ardentemente di possedere un oggetto simile, poco attraente? Quattro anni prima di Bartoloni questo ovvio concetto è stato espresso dalla giovane archeologa Giovanna Fundoni, riguardo le ceramiche nuragiche della Penisola Iberica. "Sempre da Huelva vengono altri materiali nuragici di più recente scoperta: un numero non ancora definito di ceramiche rinvenute durante scavi di emergenza in un’area di nuova urbanizzazione alla periferia della città. Finora si contano due anse decorate a cerchielli e vari frammenti di corpo di vaso askoide, un’ansa a gomito rovescio, alcuni frammenti di ciotola e dolio. Il contesto di ritrovamento è un insediamento indigeno prefenicio legato alla viticoltura. L’importanza di questi materiali nuragici, i più antichi dei quali si collocano tra X e IX a.C., è data dal fatto che per la prima volta si ritrovano in un contesto prefenicio.  

Carta di distribuzione delle ceramiche nuragiche nella Penisola Iberica (1 Huelva, 2 S. Bartolomè Almonte, 3 El Carambolo, 4 Cadice, 5 El Castillo de Doña Blanca, 6 Malaga, 7 Toscanos, 8 Las Chorreras, 9 Aldovesta); Da: G. Fundoni, Le ceramiche nuragiche nella Penisola Iberica e le relazioni tra la Sardegna e la Penisola Iberica nei primi secoli del I millennio a.C. , 2012, In:  Atti della XLIV Riunione Scientifica "La preistoria e la protostoria della Sardegna", Cagliari, Barumini, Sassari 23-28 novembre 2009.
Il ritrovamento più recente è quello di Malaga, dove nell’autunno del 2009 durante i lavori di ampliamento dell’aeroporto son venuti in luce un numero non ancora noto di ceramiche nuragiche. Si ha notizia di vasi d’uso comune come un vaso bollilatte e di qualche frammento di vaso askoide.[..]Il cospicuo numero dei reperti, dai tipi e cronologie differenti, e la loro distribuzione rende sempre meno accettabile l’idea di un loro arrivo occasionale [..]Le forme nuragiche ritrovate portano a due ambiti differenti: quello dello scambio di beni o derrate rappresentato dai loro contenitori (vasi a collo, anfore S. Imbenia, dolii, vasi askoidi) e quello della vita quotidiana rappresentato dai vasi d’uso comune (teglie, ciotole, vasi bollilatte).[..]la presenza di vasi d’uso comune come le teglie, privi di valore di scambio e inutili per il trasporto e conservazione di beni di qualsiasi tipo, testimonia la presenza dei loro utilizzatori.[..]Chi poteva averne necessità se non gli stessi Nuragici? Individui che si trovavano a soggiornare per periodi più o meno lunghi nella Penisola Iberica, come protagonisti dei traffici o semplicemente come equipaggio di altre navi, nell’ambito delle relazioni con la Sardegna.[..]. Da: G. Fundoni, Le ceramiche nuragiche nella Penisola Iberica e le relazioni tra la Sardegna e la Penisola Iberica nei primi secoli del I millennio a.C. , 2012, In:  Atti della XLIV Riunione Scientifica "La preistoria e la protostoria della Sardegna", Cagliari, Barumini, Sassari 23-28 novembre 2009.