martedì 17 dicembre 2013

'BUON NATALE' DA PIETRO LUTZU (1859 - 1935), UN SOLITARIO PIONIERE DELLA RICERCA DELLA SCRITTURA NURAGICA


A Pietro Lutzu



                                                                          Fig.1

  Alla storia sulla problematica della scrittura nuragica ovvero al  'corposo'  saggio di Raimondo Zucca (1) manca un tassello fondamentale. Con esso, se conosciuto e inserito al suo posto cronologicamente, difficilmente l'autore avrebbe speso tante parole per evidenziare tutti i suoi dubbi sul quando, sul come e sul perché della scrittura degli abitanti della Sardegna usata per circa un millennio. Non avrebbe profferito verbo, soprattutto su dei documenti, tanti documenti, che solo a suo personale giudizio e a occhiometro potevano risultare come dei falsi. Non sarebbe stato possibile.

Ma vediamo bene perché.


1. Un impensabile saggio dattiloscritto degli anni '20/'30 del secolo scorso.
    
   Nella primavera scorsa A.S. (2) un cittadino di Cuglieri ha rinvenuto, tra le carte di 'famiglia', un breve ma preziosissimo saggio dattiloscritto (3) riguardante  notizie e vicende sulla scrittura arcaica sarda. Non reca il titolo ma inizia con le note parole di Ettore Pais: 'Che gli antichi abitatori dei Nuraghi avessero già conosciuto segni di scrittura era già stato più volte sospettato'. Segue una brevissima trattazione sulla storia delle scoperte epigrafiche e quindi il saggio vero e proprio che riguarda i documenti di scrittura di cui si parlava al suo tempo e su quelli da lui visti personalmente. In esso sono annunciate, con i numeri tra parentesi, delle note ma che non ci sono pervenute.
     L'autore di esso è, con ogni probabilità, Pietro Lutzu, nato nel 1859 a  Milis e morto nel 1935 a Scano Montiferro, luogo nel quale, per un lungo periodo, esercitò la professione di maestro elementare. Di lui non si sa molto anche perché, nonostante una certa notorietà come intellettuale e come studioso, mai è stata fatta (da quanto sappiamo) nessuna ricerca. Si sa che era un ottimo insegnante, un archivista (4), un appassionato di studi di antichità sarde e anche un poeta (5).

2. Su due documenti del dattiloscritto. Il documento di Santu Micheli di Sagama.
    
  Per evidenti motivi rinunciamo a parlare in questa sede di tutti i documenti di cui parla il Lutzu, complessivamente interessantissimi ai fini dello studio della ricerca della scrittura arcaica della Sardegna. Ne mostreremo due soli, ma sono quelli che ci consentono, in modo particolare, di trattare più facilmente, in diacronia, di documenti di ieri e di documenti  dell'oggi, al fine di mostrare  come e in che modo essi si spieghino e si illuminino reciprocamente.
   Infatti, cercheremo di rendere chiaro che sia le scoperte sulla scrittura nuragica fatte nella seconda metà dell'Ottocento sia quelle nei primi decenni del Novecento mostrano una tipologia di segni, una direzione di lettura e un 'modus' scribendi del tutto in sintonia con quanto scoperto alla fine del secolo scorso o in questo primo decennio di secolo. Insomma, i testi di scrittura arcaica scoperti ieri e quelli trovati oggi mostrano che sono la stessa precisa cosa.
   Il primo documento riguarda una lastra di Tomba di Giganti, ovvero parte di una una stele, trovata in località S. Micheli in territorio di Sagama durante uno scavo archeologico condotto dallo Spano il 25 aprile del 1863. Lo studioso di antichità, in genere molto attento ai dettagli, non si accorse però dei segni della scrittura, forse perché, come ipotizza l'autore del saggio, 'era ricoperta di licheni' (6). Segni invece che vide bene il Lutzu, in un sopralluogo effettuato nel 1894, tanto che li trascrisse nel modo che si può vedere nella figura 1.
  Ora noi non possiamo sapere quanto quella trascrizione riproduca i segni nella loro realtà effettiva ma ci sembra di poter dire che quasi tutti sono giusti perché a noi oggi non risultano certo ignoti. Parliamo della  probabile 'nun' (il serpentello) posta in alto e seguita, procedendo con lettura da destra,  da un segno a 'V' (forse una ''ayin') preceduto in legatura da una 'resh', quindi da una chiara 'zayn' e da una 'waw', abbastanza manifesta, quasi al centro della pietra. Alla sinistra della 'waw' compare un segno pittografico (7) che ci è molto familiare non solo perché richiama le cosiddette Tanit ma anche, in modo particolare,  il pittogramma ad 'orante' disegnato in rilievo nel modellino di Nuraghe (8) rinvenuto in Serra 'e is Araus di San Vero Milis (v. fig. 2)  nonché  in quello esposto nell'Antiquarium arborense di Oristano (v. fig. 3).   


Fig. 2                                                                                         Fig. 3



Con ogni probabilità essa è  il segno 'divino' femminile che tende a notare sempre la 'hē'. Al di sotto di questa a 'fantoccio' (9) si nota una seconda zayin ma con le linee parallele molto accentuate che si trovano, pittograficamente o non, disegnate sia nella documentazione sarda e sia in quella esterna cananaica e palestinese (v. figg. 4 e 5-6) associata alla lettera pittografica ' 'ayin' per formare la parola 'z (potenza) una delle più frequenti nel nuragico (10).    


            Fig. 4                                                                        Fig. 5                                Fig. 6

   Al di sotto della sicura 'zayn' troviamo tre segni, due dei quali attestati nella documentazione della scrittura nuragica in nostro possesso, e cioè due 'yod', graficamente scritte in maniera differente secondo il gusto della 'variatio' grafica di una lettera che abbiamo imparato a conoscere da diverso tempo (v. più avanti l'alfabeto nuragico aggiornato sino al 2011) . Non sembra invece attestata, dopo venti anni di ricerca  e  la scoperta di ben 150 documenti e più,  la lettera, in forma della nostra 'H', che sta nel mezzo,  tra le due 'yod'. Ragion per cui è ragionevole sospettare che possa trattarsi di una 'zayn' con sbarrette verticali (11), con un segno incerto non pertinente orizzontale che va escluso, così come ugualmente va escluso nella 'zayin' superiore con lunghe sbarrette orizzontali 
  L'ultimo segno a destra parrebbe un orante 'stilizzato', quindi ancora la lettera '' oppure due lettere in legatura date  dal segno verticale maschile (lettera 'yod') e dalle due braccia a parentesi quadra rivolta verso l'alto (lettera ''). La seguente tabella, con l'esplicazione fonetica dei singoli segni,  può aiutare a rendere più chiaro quanto si è detto:
  


 
 Pertanto una lettura possibile potrebbe essere questa: NR 'Z W  HYH  ZYZY (potenza della luce e dell'esistenza (essere) di Zizi). Diciamo 'possibile' come quella che si ottiene e da una relativa certezza delle lettere e da un lessico semitico non oscuro ma anzi ben noto nella documentazione nuragica. Infatti, la voce nr nei documenti nuragici, in incipit o all'interno o alla fine dell'espressione, è attestatissima (12). Sulla parola 'oz si è detto. Al  pittografico che abbiamo mostrato aggiungiamo però anche la presenza della voce con lettere schematiche (13), quella che si registra  nella bipenne votiva di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili (fig.7) La congiunzione 'w' si trova attestata con il noto segno protosinaitico nella tavoletta sigillo  'specimen'  di Tzricotu di Cabras  denominata A1 e nelle altre tre (si veda per tutte la tav. A3 alla fig.8) mentre come tipologia di segno si trova nel coccio (14) dell' androgino YHWH di cui alla fig. 4 e alla fig.9.


Fig. 7                                                             (trascrizione)


                  Fig. 8                                             (trascrizione)                                Fig. 9 (trascrizione)


Il nome del defunto (15), che sembrerebbe ZYZY (16), lo vedremo più avanti, in quanto attestato, a nostro parere, anche nel secondo documento trascritto, ma stavolta da altri e non da Pietro Lutzu.


3. Il documento del Nuraghe Arbori.  Il 'guazzabuglio'.


Fig. 10

 Il Lutzu su di esso così scrive: ' Nel 1889 presso il nuraghi (sic) 'Arbori' sito tra Milis e Seneghe, fu rinvenuta una lastra grafica di pietra nera, da un pecoraio milese e ceduta a Don Stanislao Porcu di Santulussurgiu, conteneti (sic)  i seguenti segni …...a dire il vero non so qual sorte sia toccata a questo documento, il cui apografo ebbi dallo stesso Porcu, purtroppo rapito ai viventi nell'età più fiorente. Senonchè  sorgemi un dubbio circa la scrittura di monumento, che,  non avendolo io veduto stenterei a ritenerlo di età megalitica. Il terzo geroglifico della prima linea e i due ultimi, unici nella terza, rassomiglierebbero a delle lettere fenicie, che si riscontrano in documenti di quell'epoca, far i quali è notevole il disco trovato in Torros (sic) nel 1852, esistente nel R. Museo di Cagliari e illustrato dal Della Marmora e dallo Spano'.
  
  Un passo questo del dattiloscritto davvero interessante. Oltre alle notizie (anche se scarne) sul documento il Lutzu ci offre il suo personale e estremamente significativo giudizio di studioso, di un  esperto di epigrafia ormai di tanto tempo fa, vissuto a cavallo dei due secoli scorsi, l'Ottocento e il Novecento. E' il giudizio di chi ovviamente conosce la scienza epigrafica  del suo tempo e ad essa si affida per formulare le sue impressioni sulla tipologia delle lettere; periodo in cui non erano ancora note (per alcune ci sarebbe voluto molto altro tempo ancora!), come si sa, le grandi scoperte degli alfabeti orientali (il protosinaitico, il protocananaico, l'ugaritico, il miceneo, il gublitico, il cipriota e così via); le scoperte di quei sistemi o codici, che hanno profondamente segnato il corso della storia della scrittura. Non c'erano ancora quegli studi e quelle pubblicazioni che, a partire dai primi anni dopo la seconda Guerra mondiale, avrebbero rivoluzionato tutto e delineato e fatto conoscere al mondo un quadro del tutto nuovo circa l'origine e lo sviluppo della scrittura nel Mediterraneo orientale ed occidentale.
   Pertanto il Lutzu non può non stupirsi (sospettando alquanto dello stesso apografo, avuto dal Porcu), perché nota (giustamente) che tre dei segni della scritta sono sicuramente di tipologia fenicia, di un alfabeto quindi troppo tardo per trovarsi in un documento del periodo nuragico o 'megalitico'. Sugli altri segni invece 'nulla quaestio' perché del tutto originali e quindi, almeno  ipoteticamente, riferibili ad un periodo arcaico.
  Se appena ci facciamo caso si  comporta proprio  come si sono comportati ( e ancora si comportano) certi epigrafisti nostrani, che fermi purtroppo alle conoscenze dell'epigrafia 'classica' e ignorando tutta quella successiva,  ritengono 'guazzabuglio' (si è usata proprio questa incredibile parola!) un modo di scrivere che ormai si conosce da quasi un secolo!  Il Lutzu dubita fortemente sulle lettere di tipologia fenicia semplicemente perché non sa e non può sapere di una certa scrittura in mix sulla quale solo dopo gli anni Cinquanta , cioè a distanza di più di quaranta anni dalla sua morte, si è cominciato a indagare, a cercare di capire e a studiare epigraficamente. Non conosce quindi, tra gli altri codici, il cosiddetto 'protocananaico'  e quindi non sa che a segni pittografici e arcaici possono (anzi devono) affiancarsi segni schematici (17) e che un testo può essere scritto con lettere di sistemi diversi. Se gli avessero consegnato in quel periodo i sigilli di Tzricotu di Cabras  o l'anello di Pallosu di San Vero Milis oppure, per parlare di un documento trovato di recente,  i cocci dell'anfora di S'Arcu 'e is forros di Villagrande Strisaili avrebbe ugualmente dubitato e forse ancora di più sulla genuinità di essi. Perché, per parlare solo di questi ultimi, avrebbe notato ugualmente dei tranquilli segni 'fenici' (shin, beth, gimel, resh) ma 'stranamente' misti ad altri assai curiosi ed originali ('nun', pugnaletto nuragico, '') che ovviamente, anche per la presenza delle legature, non era assolutamente in grado di riconoscere. E forse anche lui, preso dal sospetto,  avrebbe parlato di ….'guazzabuglio'.
   Vediamoli però uno per uno i segni dell'apografo. Essi sono tipici proprio della scrittura sarda di ispirazione protocananaica, quella che noi oggi possiamo vedere e studiare sulla scorta di più di 150 (centocinquanta) documenti epigrafici. Infatti essi, distribuiti per tre linee, sono nell'ordine (v. più avanti nostra trascrizione alla fig.11), a partire dalla prima lettera a destra:


 -  una 'yod' ad arco lunato a destra, una 'zayn', una seconda 'zayin', una 'beth', una 'nun' a serpentello, una ' 'ayin' in forma di 'V'.

-  una 'lamed', una seconda 'yod' ad arco lunato a destra, una terza 'zayn' a sbarrette orizzontali come le due della prima linea,, una quarta 'zayin' a sbarrette verticali, una quinta 'zayin' a sbarrette sempre verticali

-  una 'beth' e infine una 'nun' (o una 'resh').

Fig. 11

I segni presenti nella trascrizione li proponiamo ancora una volta (18), perché ognuno con i propri occhi si renda conto della loro attestazione, nell'alfabeto o codice in mix della scrittura nuragica. 


Anche qui, pur non essendo linguistico il fine di questo articolo, ma prettamente epigrafico - paleografico, proponiamo e la sequenza della lettura (bustrofedica o a 'serpente')  e una traduzione tentativa della scritta seguita da un brevissimo  commento:

Y Z Z B N '

L Y  Z  Z  Y

B  N

Cioè:   Yaziz figlio di 'Ely figlio di ZYZY.


1.1.  yaziz: nome proprio semitico attestato nel VT (19).
Ben: il nome così scritto e forse originariamente in legatura tra i due segni, si trova anche in Tzricotu A5     e nell'anfora di S'Arcu 'e is Forros di Villagarnde Strisaili (20).

1.2. 'ely: nome proprio semitico di persona attestato nel VT (21).

2.   zyzy: nome di persona, ovvero cognome caratteristico e diffuso in Sardegna e in particolare nell'area cosiddetta logudorese (22)

3.  ben/bar. L'incertezza sulla lettera finale, poco chiara, dell'apografo (trascrizione dell'apografo), è irrilevante. Sia la logica che il lessico, con BR o BN, ci dicono che la voce non può essere che quella di 'figlio' (23)


4.1 Conclusioni

   Ognuno puo' trarle, crediamo, comodamente e facilmente da solo. Quello che ci piace rimarcare è il fatto che è ormai del tutto inutile invocare il falso e strillare che 'non è possibile' che ci siano tutti quei documenti perché i Sardi non avrebbero conosciuto la scrittura nel periodo nuragico. Comportarsi così è da sciocchi e molto puerile. I documenti presenti nel breve saggio dattiloscritto del Lutzu mostrano ad abundantiam (questi e ovviamente gli altri, che si presenteranno presto in altra sede) che il sistema di scrittura cosiddetto 'protocananaico', e cioè in mix, è stato scoperto da lui (naturalmente senza che se ne rendesse conto) per la prima volta nei lontani anni trenta del secolo scorso. Non è chi non veda allora  che i  documenti  di Tzricotu che nel 1994 hanno rivelato per primi al mondo quella tipologia di scrittura (24), ritenuti prima addirittura longobardi (25) e poi sospettati di falsità anche in un recente saggio (26), sono, con i loro segni e i simboli, parenti strettissimi di quelli di S. Micheli di Sagama e del nuraghe Arbori di Milis (o Seneghe). Insomma, non è chi non veda che i segni che si trovano negli uni sono spesso non simili ma identici a quelli che si trovano negli altri. 
   Ci piace rimarcare ancora che la stessa barchetta fittile di Teti, di cui tanto si è parlato in questi giorni (27), presenta, tra i segni arcaici, la lettera zayn, varia come orientamento, grandezza e disposizione delle sbarrette, proprio così come varia come orientamento, grandezza e disposizione delle sbarrette si presenta nelle scritte di S. Micheli e di Arbori. E ci piace infine concludere questo nostro articolo trascrivendo le ultime parole e le considerazioni del saggio del Lutzu:

 'Dai saggi riferiti, riprodotti con esattezza, risulta maggiormente provato, che il popolo costruttore dei nuraghi conobbe e adoprò il suo genere di scrittura; la cui scarsezza lamentata dai cultori della preistoria sarda (come scrive Taramelli) oggi non dovremo più ammetterla; e se ancora cotali scritture non abbondano, dobbiamo attribuirlo con sicurtà alla distruzione dei monumenti stessi od alla poca cura nell'esplorarli'.

   Grande Pietro Lutzu! Davvero un padre gigante! Questo Natale un dono più grande ai Sardi (e forse al mondo) non poteva essere fatto.
  Deus, chi totu ischit, ti d'at pagau in chelu custu donu, Como ti d'amos a pagare nois in terra. Ca as a essere sempere de prus in su coro nostru e de sos omines totus.             


Note ed indicazioni Bibliografiche 

1. Zucca R, 2012, Bollettino di Studi Sardi - CUEC / CSFS - Anno V, numero 5 - dicembre.
2. A.S. è un noto cittadino di Cuglieri. Per ora il nome resta una sigla. Ma presto diremo chi è anche perché sono  in programma per l'anno venturo una conferenza, una ricerca e un lavoro a due mani sulla figura di Piero Lutzu. Si sappia comunque che A.S. proprio alla fine del quarto corso di Epigrafia nuragica ci ha fatto splendido dono delle fotocopie del dattiloscritto. Quindi questo mio 'dono di Natale' in fondo vuol essere anche e soprattutto il suo.
3. Il saggio, scritto con buona probabilità tra la fine degli anni '20 e gli inizi degli anni  '30 del secolo scorso, è composto da dieci pagine dattiloscritte (forse con una macchina Olivetti M20) non numerate. In esse sono presenti in sequenza dei riferimenti a delle note (sino alla decima) che purtroppo non ci sono pervenute. Detto saggio, con ogni probabilità, dato l'apparato critico, fu scritto ma non inviato (oppure inviato e non pubblicato) per qualche rivista, forse Studi Sardi, periodico fondato da B.R. Motzo nel 1934. Se così fosse avremmo la data quasi precisa del dattiloscritto dal momento che il Lutzu è deceduto nel 1936.
4. Una delibera del 21. 1.1911 della Giunta Municipale di Scano Montiferro ci ricorda che il Consiglio comunale in data 16 aprile 1998 aveva incaricato il maestro Pietro Lutzu del riordino dell'archivio dello stesso comune.
5. Di lui si conosce una poesia in italiano dedicata a Santa Caterina di Pitinnuri.
6. Dattiloscritto p. 7 (nostra numerazione): 'La gigantesca stele scalpellinata in mezzo, sagomata e terminata in forma conica era divisa in due lastre forse sovrapposte, e quella superiore vergata con giroglifici , sulla faccia esterna, il che egli forse non osservò a causa dei licheni di cui era ricoperta'.        
7. Atropa Belladonna , 2013, Beccatevi questo agglutinamento 'AB!; in Monte Prama Blog (1 giugno)
8. Simbolo di un simbolo. I modelli di nuraghe (a cura di Franco Campus e Valentina Leonelli), Ara Edizioni, 2012. Ricordiamo che il manufatto in fig. 3, rinvenuto durante l'esecuzione di lavori agricoli, fu consegnato all' archeologo ed Ispettore Onorario per l' Archeologia  Alfonso Stiglitz nel 2000, ma era finora inedito.
9. Tra i documenti presentati il Lutzu ne ricorda un certo numero che sicuramente risultavano scritti ma che in un modo o nell'altro non erano stati oggetto di trascrizione e ma più ritrovati: ' Di un'altra lastra fittile però trovata in Zoddias, grandioso nuraghe, che sorge in territorio di Narbolia, e che dal suo proprietario, il fu Vincenza Enna di Riola, venne esportata chi sa dove, mi parlò lo stesso mio amico dott. Efisio Ardu Onnis; il quale la vide, ma non poté copiarla esattamente per trovarsi di passaggio in quel villaggio, quando la lastra vi fu trasportata. Intanto l'Ardu mi assicurava che la scrittura di essa - formata di geroglifici - si componeva di sole due linee, sotto le quali vi figurava un fantoccio sopra una protome di cervo'.
 Poco quindi si può dire su quel documento se non che, con ogni probabilità, i due pittogrammi non costituivano certo una decorazione ma completavano o attraverso logogrammi o attraverso il principio dell'acrofonia le due linee di scrittura precedenti. E si può aggiungere che anche quel documento era in sintonia con il 'modus scribendi' di tutta la scrittura nuragica che contemplava l'uso in mix del pittografico e dello schematico.
10. Sanna G., 2013, La bipenne nuragica bronzea scritta di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili e la 'potenza' (עז) di IL YHWH, in monteprama blog (8 ottobre).
11. Altro segno attestatissimo nell'alfabeto nuragico. Di origine protosinaitica (Attardo E., 2007, Utilità della paleografia per lo studio e la datazione di iscrizioni semitiche in scrittura lineare. Parte I. Scritture del II millennio a.C.; in Litterae Caelestes, 2,  p. 156) esso si presenta riportato con direzione varia di scrittura (sbarrette perfettamente orizzontali, oblique a sinistra, oblique a destra) e anche in forma varia (sbarrette ora corte, ora lunghe ora molto lunghe, quasi come due consistenti 'linee parallele').
12. Sanna G., 2012, Ed ecco finalmente la parola "Nuraghe". In una scritta a Terralba; in gianfrancopintore blospot.com ( 4 luglio).
13. V. bibl. Nota 10
14. Sanna G. 2010. YHWH in 'immagine' pittografica. Prima a Gerusalemme? No,in Sardegna. E con scrittura šardan, in gianfrancopintore blog spt.com (24 settembre
15. Trattandosi, come sostiene il Lutzu, di una pietra 'spezzata' (in origine sovrapposta ad un'altra) riguardante la parte superiore di una Tomba di Giganti, la scritta assumerebbe un valore inestimabile non solo ai fini epigrafici ma anche archeologici. Infatti, sarebbe questa la prima volta in cui una cosiddetta 'Tomba dei Giganti' riporta il nome del defunto, il nome del primo 'gigante'. Questo però vorrebbe dire anche che la tomba non aveva una funzione di sepoltura collettiva ma individuale. Al massimo si configurano come tombe monumentali di famiglie della nobile schiatta dei 'giganti'.
16.  Zizi, come si sa, è un noto cognome della Sardegna. Abbastanza diffuso anche in Italia, lo si trova particolarmente nella Sardegna Settentrionale  e centrale. Qualche studioso (Manconi L., 1987, Dizionario dei cognomi della Sardegna, Della Torre ed. Cagliari, p. 139) lo fa derivare da  dzizì' che significa in sardo 'zigolo' (Wagner, DES, 810). L'accento diverso dell'antroponimo rispetto al nome del piccolo volatile ci induce a pensare che non sia così e che esso possa derivare dal ZYZY attestato nella nostra lapide. Forse un nome di origine semitica, come lo Yaziz che si vedrà nel secondo documento.
17. V. Amadasi M.G. Sulla formazione e diffusione dell'alfabeto; in Scritture Mediterranee tra il IX e il VII secolo a.C. Atti del Seminario (a cura di G. Bagnasco Gianni e F. Cordano). Università degli Studi di Milano. Istituto di storia Antica (23 - 24 febbraio): “E' un sistema alfabetico documentato da alcune iscrizioni, spesso incomplete, chiamate 'proto - cananaiche'. Consistono in una ventina di brevi testi, di origine soprattutto palestinese, che mostrano segni che vanno da un tipo figurativo, simile a quello attestato dalle iscrizioni protosinaitiche, a un tipo schematizzato, simile al tracciato del successivo alfabeto fenicio. Mancando per lo più elementi archeologici sicuri per datare i testi, essi sono stati collocati cronologicamente  sulla base della forma delle lettere, presupponendo uno sviluppo da segni di tipo figurativo verso un sempre maggiore schematismo (da ultimi F. M. Cross, poi J. Naveh e E. Puech). L'arco di tempo proposto per questo sviluppo va da circa il 1700 – 1600 a.C. Al 1200 -1000 a.C; la direzione della scrittura è variabile: da destra a sinistra, da sinistra a destra o (raramente) bustrofedica. Si suppone comunemente che con il passare del tempo la direzione si sia stabilizzata da destra verso sinistra (come la direzione della scrittura fenicia); p. 38 - 39.
18. Sanna G, 2012, L'alfabeto nuragico. Aggiornamento (al 2011): poche le sorprese; in gianfracopintore blogspot.com (12 febbraio)
19. Vedi Reymond Ph., 2001, Dizionario di ebraico e aramaico biblici (a cura di J. Alberto Soggin, F. Bianchi, M.Cimosa, G. Deiana, D. Garrone, A. Spreafico); seconda ed. aumentata dei nomi biblici, dei nomi di luogo e dei lemmi di incerto significato (a cura di F. Bianchi), Società Biblica Britannica e forestiera, Roma.
20. Sanna G., 2012, Anfora con scritta di S'Arcu 'e is Forros. Garbini: in filisteo - fenicio. No, in puro nuragico; in gianfrancopintore blog spot.com (10 settembre).
21. Reymond Ph., 2001, Dizionario di ebraico, ecc, cit. p.534.
22. V. nota 16.
23. I documenti nuragici presentano sia BN che BR. Ma più attestato sembra essere il primo.
24. Atzori G. -  Sanna G., 1996,  Omines. Dal neolitico all'età nuragica, Castello ed. Quartu S. Elena pp. 86 -149. Sanna G., 2004, Sardȏa grammata. 'ag 'ab  sa'an  yhwh. Il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure e. Oristano, pp. 81 - 179.
25. Serra P. B., 2006,  Popolazioni rurali di ambito tardoromano e altomedioevale in Sardegna, in L'Africa romana XVI. Atti del XVI convegno d studio (Rabat 2004), a cura di A. Akerraz, P. Ruggeri, A. Sirai, V. Vismara, Roma Carrocci editore. Vedi sulla questione la circostanziata replica di Aba Losi, 2011, Le tavolette -sigillo di Tzricotu e la questione medioevale; in Monti Prama. Rivista di cultura di Quaderni Oristanesi, n.62, PTM ed. Mogoro, pp. 15 - 23.
26. V. nota 1.

27. V. Losi A, 2013,  Basta con il dover leggere trale righe ed interpretare il non detto! ; in Monte Prama Blog (1 dicembre); eadem, The epigraphic, nuragic boat model at the Archaeological Museum ofTeti (NU, Sardinia): what now?; in Monte Prama blog (3 dicembre).