giovedì 23 gennaio 2014

Quando i Cananei rilessero i geroglifici. E si re-inventarono la scrittura

Un articolo ripreso dal blog di Gianfranco e non più leggibile nella sua interezza. Lo ripropongo ai nostri lettori sul tema degli antichi alfabeti semitici e del  loro legame con lo script egiziano


Quando i Cananei rilessero i geroglifici. 
E si re-inventarono la scrittura



[…]Was it the forlorn remote place (n.d.r Serabit el-Khâdim), the pressure, the sudden acknowledgment of an option of “eternalizing the name,” of “contacting the gods” that led the Canaanites to this great invention? Did the unusual daily encounter of non-literate Semites with the product of the highest level ofthe Egyptian writing culture – the seductive pictorial hieroglyphic script – in hundreds of examples, in hundreds of repetitive pictures, in the middle of the desert, create the need and the urge to write? Was it the constant “writing to the gods in pictures” of the Egyptians that created a strong psychological pressure and a feeling of “we could also” among the Canaanites who worked in the mines? Did such a scenario finally lead to the invention of the alphabetic script?[…]


Queste formidabili domande, se le pone l’ egittologa Orly Goldwasser, della Hebrew University of Jerusalem, nel paragrafo conclusivo di un recente saggio (1) dedicato alla nascita degli alfabeti semitici dell’ età del bronzo. Il saggio è diviso in due parti, con la prima che si occupa del particolare modo in cui gli scribi Cananei re-inventarono gli scarabei egizi “leggendo” e “scrivendo” a loro modo i geroglifici egizi  e la seconda del come da questa particolare attitudine “ immaginifica” scaturì l’ invenzione dell’ alfabeto proto-sinaitico. Alfabeto testimoniato ampiamente dalle iscrizioni nelle miniere di Serabit el-Khâdim, ma anche in Egitto e con la variante meglio nota come proto-cananaico, nell’ area siro-palestinese. Nel suo bello ed esaustivo saggio, Goldwasser cerca di sostanziare, segno dopo segno, l’ idea che i grafemi del proto-sinaitico derivino da prototipi egizi delle scritture geroglifiche del Regno Medio, anche esse rinvenute in gran numero nelle stesse miniere di Serabit el-Khâdim (Figura 1, Figura 2).  

Figura 1: alcune lettere proto-sinaitiche e i supposti precursori geroglifici. Si noti come alcuni segni egizi, corrispondenti ad un suono consonantico, assumano un diverso valore fonetico in lingua semitica, derivato per principio acrofonico dalla parola corrispondente  (si veda anche la figura 2). 

L’ operazione le riesce solo parzialmente, a mio avviso perché la sua ipotesi di lavoro minima è molto discutibile, nel senso che andrebbe discussa a lungo: “My working hypothesis was that the inventors of the script did not know how to read or write Egyptian, and were only acquainted with the pictorial level of the script. Accordingly, much of the systemic aspect of the Egyptian script was unavailable to them. They had no access to the monoconsonantal signs, which could otherwise have provided an elegant solution for their needs. [..]The people that invented the script belonged to the lower echelons of Egyptian and Canaanite societies […]No schools and no scribes were involved. People learned from each other the forms of the letters, in order to write their names, or to write the name of their god. Being amateurs, they kept the icons, as it helped them to remember the forms. In any event, no large scale writing was involved and noconditions for any cursive developments or standardization were created. All this would have to wait until the official establishments of the 9th century states adopted the “script of the poor” and made it the new official script of the Near East.” 
Il tutto appare, a prima vista, molto ragionevole, pur mandando ovviamente a quel paese l’ idea che la scrittura sia solo cittadina (2). 


Figura 2. 1. Varianti di lettere proto-sinaitiche da Serabit-el-Khadim (XVIII-XVII secolo a.C.) secondo la sequenza di Orly Goldwasser (il segno a gomito per P ed il pesce per D sono discussi); 2. Lettere nell’ ostracon di Isbeth Sartah (ca. 1100 a.C.); 3. Parziale riproduzione delle lettere nel cosiddetto abbecedario di Tel Zayit (X secolo a.C., vd. figura 3 per una trascrizione più accurata); 4. Alfabeto ebraico/fenicio arcaico nel calendario di Gezer (X secolo a.C.); 5. Corrispondenti fonetici nell’ alfabeto fenicio (2, 3, 4 e 5 modificati da C. Rollston, The Phoenician Script of the Tel Zayit Abecedary and Putative  Evidence for Israelite Literacy, Cap. 3 in Literate Culture and Tenth-Century Canaan: the Tel Zayit Abecedary in Context,  Eisenbrauns, 2008) (si veda anche una nota a fondo pagina, ndr*). 

In realtà la Goldwasser incappa in alcune non trascurabili difficoltà: i) alcune lettere semitiche non sembrano avere un precursore (es. K, Q); ii) la beth, una delle lettere “forti” ed ubiquitarie del nuovo alfabeto, non ha una controparte egiziana diretta: la studiosa vi dedica 4 pagine e la definisce il “missing link”; alla fine è costretta a ricorrere ad un segno scrittorio monumentale come prototipo (la casa delle anime, vd. Fig. 1) ed a una variante rarissima del geroglifico per casa, usata solo nel Sinai: quasi come se fossero stati gli scribi egizi ad imparare dai cananei, e non viceversa, almeno per questo segno; iii) la studiosa deve ammettere, con un po’ di stupore, che sebbene l’ area del tempio fosse ristretta, apparentemente scribi semitici che impiegavano il nuovo alfabeto vi avevano accesso; questo aspetto getta una luce inattesa sul rapporto di supposta “sudditanza culturale” degli asiatici verso gli egiziani, nelle miniere del Sinai. Ed anche una luce inattesa sul ruolo ed il significato della scrittura alle miniere, dove l’ alfabetizzazione era anormalmente diffusa tra i lavoratori e dove, per stessa ammissione della studiosa, non era facile capire chi insegnasse cosa a chi: tra le fila degli asiatici si annoveravano non solo minatori ma anche medici, architetti, costruttori, sacerdoti specializzati nelle incantazioni contro i serpenti.

A vantaggio dell ipotesi della studiosa i due fenomeni chiamati da Sass the “Dab’a absence” e “standstill.” “Dab’a absence” indica la assenza di iscrizioni nel nuovo alfabeto proprio ad Avaris, la capitale egiziana dei Cananei: l’ autrice la giustifica col fatto che il nuovo alfabeto fosse un fenomeno nato ai margini della società, mentre gli uomini della capitale preferirono adottare il ricco sistema scrittorio Egizio. “Standstill” indica il fatto che si dovettero attendere 3-4 secoli per iniziare ad avere una linearizzazione dell’ alfabeto, con perdita graduale del valore pittografico ed iconico (vd. Figura 2). Secondo Goldwasser, la linearizzazione e la successiva grande diffusione, richiesero un sistema di scuole, impensabile nel contesto del Sinai delle miniere. Rimane comunque perplessa di fornte alla perfomance della scuola di Ugarit, con il suo esperimento alfabetico unico. Di questa perplessità e di come l’ ha risolta, a modo suo, un artista, parlerò nel prossimo e conclusivo post. In nessun caso, e con mio stupore, la Goldwasser ipotizza che vi fosse almeno un’ elite di scribi cananei in grado di padroneggiare entrambi i sistemi scrittori (proto-sinaitico ed egiziano) e che scelsero il nuovo alfabeto, diffondendolo tramite il principio acrofonico da “abbecedario” elementare, per motivi culturali o cultuali o per qualche altra ragione. Forse anche democratica.

Di come il proto-alfabeto semitico si diffuse in Canaan e di come ivi si sviluppò, è stato già detto ed in più occasioni. Mi limito ad illustrare (Figura 3) le ultime novità, tratte dalla review di Hamilton del 2010 (3), tra cui la stella più brillante  è sicuramente la pietra scritta di Tell Zayit, ancora tanto proto-cananaica nel X secolo a.C. 


Figura 3: 5 delle 7 nuove scritte risalenti all’ età del ferro, ritrovate nel vicino oriente e discusse da Hamilton nella review del 2010 (3). Vd. anche articoli precedenti per l’ ostracon di Khirbet Qeiyafa  e la scodella di Kefar Revadim.  Con l’ eccezione di Tel Rehov (vd. Figura 4) e Beth Shemesh (Giudea), tutti i nuovi documenti provengono dall’ area del territorio filisteo o direttamente confinante con la Giudea. 

(1) O. Goldwasser, Canaanites Reading Hieroglyphs. Horus is Hathor? - The Invention of the Alphabet in Sinai, Egypt and the Levant 16, pp. 121–160, 2006
(2). Questa idea è ormai già in quel paese, o comunque messa a durissima prova. Si veda l’ importante congresso di Pechino del 2007: Origins of Early Writing Systems, October 5 to 7, 2007, Peking University, Beijing.
(3) Gordon J. Hamilton, Huron University: London, Ontario (Canada), From the Seal of a Seer to an Inscribed Game Board: A Catalogue of Eleven Early Alphabetic Inscriptions Recently Discovered in Egypt and Palestine, 2010, Letter.

Si vedano anche: 
A. Belladonna, montepramablogspot.it, a. Le fortune del proto-sinaitico: i primi passi, 25 GIUGNO 2013.b. I primi passi del proto-cananaico, 6 AGOSTO 2013