giovedì 30 gennaio 2014

Very British

Undeniably unique: ancient Sardinian sculptures in bronze and stone (The 18th Annual Denys Haynes Memorial Lecture, British Museum, Londra 18.02.2013)

 Human and animal figures, furniture, baskets and vessels, weapons, buildings, ships and chariots – all these were reproduced in miniature in the bronzes of the Nuragic culture of Sardinia, mostly in about the 10th–8th centuries BC.

A stunning discovery in 1974 at Monte Prama produced fragments of 40 over-life-sized stone figures, 25 of which have recently been reconstructed. They represent boxers, archers and warriors as well as models of nuraghi, the stone towered buildings after which the culture is named. The origin, date and purpose of these monuments are unknown. 

In this lecture, Fulvia Lo Schiavo, shows how the dimensions and characteristics of the bronze and stone figures can be linked.

Confesso che questo evento del 15 febbraio 2013 mi era sfuggito, ma non posso fare a meno di pensare che forse forse le dure parole di  Roberto Nardi, direttore del  Centro di Conservazione Archeologica (CCA) di Roma, hanno avuto qualche risonanza nel Regno Unito. Ricordate? nel 2008 durante un congresso a Londra, disse: [..] The fragments were found during an archaeological excavation in the early 1970s, focusing on a sacred area in a Nuragic zone. Straight after the excitement over the discovery, the fragments (except for three pieces displayed at the Archaeological Museum of Cagliari) were deposited in a basement store. What could have been a dramatic discovery, capable of throwing light on the origins of the Nuragic civilization (and notwithstanding the fact that the fragments were the only stone sculptural representations ever found on the island), incredibly, the find was temporarily forgotten. More than 30 years later, some journalistic indiscretions dusted off the news of the discovery and fed a series of blogs on the web, which soon became a powerful, grass-roots movement capable of activating the machinery of public administration. Soon, a recovery program was begun and entrusted to the CCA in November 2007. The objectives defined in the title were: documentation, restoration, conservation and museum display [..] (Nardi R. “Conservation for presentation: a key for protecting monuments”, in proceedings of the IIC Conference “Conservation & Access” the International Institute of Conservation, London 2008, atti pubblicati nel 2012.)

E non è stato l' unico, perchè le statue di Monte Prama sono anche finite su Affaritaliani.it, una vera e propria pagina nera a firma Fabio Isman.

Mentre il British Museum intitola la conferenza di Fulvia Lo Schiavo "Innegabilmente uniche: antiche sculture sarde in bronzo e pietra", i (pochi) libri di storia ed archeologia che ne parlano, hanno invece decretato che  "i Sardi adottarono il concetto base di scultura a tutto tondo da Fenici e Greci", senza neppure avere  idee vagamente chiare sulla datazione
E mentre Roberto Nardi e Fabio Isman si alterano in maniera più che percettibile, Alessandro Usai della Soprintendenza di Cagliari ci fa sapere che "«Nessuno ha mai spento la luce sui giganti di Mont’e Prama». Parola di archeologo ". Infatti è difficile spegnere una luce che mai è stata veramente accesa nel modo in cui avrebbe potuto e dovuto esserlo.
E mentre il piano di Marco Minoja sulla divisione delle sculture va avanti praticamente indisturbato, non solo il British Museum ma anche la stampa estera si interessa alla questione (vd. qui sotto un articolo da Der Spiegel). Chissà se i curatori del celebre museo inglese capiranno il concetto di museo diffuso? Probabilmente no, ma in fondo penseranno: "beh, affaracci della Sardegna se non sa valorizzare  i propri tesori!".
La Nuova scrive, il 4 gennaio 2014: "Inseparabili ma divisi. Nonostante gli appelli della comunità scientifica, l’ultimo è di ieri e porta la firma di Marcello Madau, archeologo e docente universitario[..]" . Ma non sono gli appelli della comunità scientifica che possono fermare un piano del genere, se viene firmato da tutte le parti in causa e se si rivolgono a pochi eletti! Forse avrebbe potuto farlo una protesta popolare con un gran numero di persone che manifestino nei modi leciti (e ce ne sono tanti) il loro disappunto. Forse avrebbero potuto fare qualcosa i responsabili dei musei territoriali, come quello di Oristano e di Cabras: ma da qui non è mai emersa una presa di posizione pubblica forte, contro il progetto di divisione. Figuriamoci: il cielo non voglia che l' Ombra dei Giganti oscuri il sol dell' Avvenir del Parco del Golfo dei Fenici!. Che ricordiamolo, entro ottobre 2014 vedrà realizzato il suo primo stralcio: un percorso di 9 chilometri tra Torregrande e Tharros (con i punti di ristoro però).