venerdì 14 febbraio 2014

..adorano legni e pietre..:il fallo, il sole, le piramidette/pesi da telaio, la i




Da: Lucatuorto, G. (1980), Il culto betilico e pesi da telaio. Archivio Storico Pugliese 33: 365-284. *


Quante testimonianze storiche ed archeologiche saranno andate perdute con queste direttive del concilio di Nantes? Però non volevo parlare di quello, bensì di ciò che Giuseppe Lucatuorto scrive nel 1980 sui pesi da telaio e sulla loro possibile connessione con il culto betilico (1). Non so chi fosse Lucatuorto, se non quello che lui dice di se stesso nella prima parte dell' articolo, e cioè che nell' immediato dopoguerra fu "ribalestrato" da Roma alla natia Gravina (BA) per riordinare il museo locale. Mentre faceva ciò, la sua attenzione fu attratta da un gran numero di "quelle piramidette fittili, note come pesi da telaio". 


Hieroglyph for Hathor
from Deir el-Bahari
Nello specifico provenivano da un centro degli antichi Peucezi (Sidion), popolazione che si stanziò in Puglia nella zona di Bari, a sud dei Dauni, circa dal VII sec. a.C.. Dopo una disquizione sul sacerdozio nell' antichità e sulla litolatria, rileva giustamente la natura divina e fallica dei menhir e dei betili, che sono anche, come dice il nome di questi ultimi, la casa del dio (Beth-El). La natura fallica è ovvia, ma personalmente noto che nello stesso tempo la pietra è anche contenitore-madre, quindi è androgina: non dimentichiamoci che il modo di scrivere Hathor, il nome della dea bovina egizia, è "casa di Horus" (Ḥwt Ḥr), esattamente equivalente a Beth-El. 

Lucatuorto scrive diverse cose interessanti, per i temi che trattiamo su queste pagine. Per prima cosa richiama un vecchio lavoro di A. Dulaire, Du cultes des divinitès géneratricés, Paris 1925, dove si scrive:


Betilo da Silanus
con orifizio del glande (2)
Fra le pietre falliche di cui parla Lucatuorto non potevano certo mancare i betili sardi, in particolare quello di Silanus, ritrovato assieme ad altri presso la tomba di giganti di Sa Pedra Longa, e ora nel sagrato della chiesa di san Lorenzo. Lilliu lo definí “notevole per il segno dell´orifizio del glande nella parte superiore” (2).

Continua Lucatuorto: "Il formidabile strumento di potenza con cui il sacerdozio asservì il profano fu la parola graffita e più a ritroso il criptosimbolo del quale si servì-come oggi i nostri chimici con le loro formule-per fermare e tramandare conoscenze scientifiche e religiose, per calcolo, per ambizione o per fede fatte risalire alla divinità". Tra i criptosimboli (che bella questa parola), veri e propri oggetti e segni parlanti, Lucatuorto annovera i vari idoli, gli amuleti e gli ex-voto, le suppellettili funerarie ed anche il simbolismo geometrico. Togliendo quindi a quest' ultimo il vago attributo "decorativo", tanto amato da chi oggi in questi "disegnini" nulla vuole capire.

Parla poi di procedure mimetiche e di iconografie nelle rappresentazioni dei misteri, riconduncedole all' aspirazione più profonda ed anche angosciante dell' uomo: la volontà di vivere (1).



E adesso arrivano le "piramidette" su cui, dopo aver analizzato diverse e contrastanti opinioni, sposa in parte quella del Mingazzini, che in pratica dice: okai, saranno serviti da pesi da telaio non dico di no, ma non solo, e riconosce alle piramidette anche un valore sacro e simbolico: tra tutte, quelle che recano sigle e marchi (1). Addirittura Lucatuorto fa notare come, secondo alcuni autori, i "pesi da telaio" avevano una funzione preminentemente rituale e religiosa e che solo in seguito divennero anche "oggetti utilitaristici". L' autore si pone poi alcune domande:



Lucatuorto in poche parole enfatizza l' uso sacrale dellle "piramidette" come criptosimboli sessuali, betili in miniatura in grado di tenere lontana la morte e di assicurare il ritorno alla vita; soprattutto quelle con altri criptosimboli impressi su di essi. Tanto da proporre un altro nome per i pesi da telaio piramidali o tronco-conici: oscilla betilica. 
Le idee di Lucatuorto sono state in parte recuperate solo in un lavoro di Florian Müller  dell' Università di Innsbruck, che scavò in Daunia tra il 1997 e il 2002 e potè toccare con mano l' uso funerario dei "pesi da telaio" e l' enorme repertorio di segni incisi su di essi (3). Non solo se ne trovano dentro i sepolcri dei Daunii, ma anche sparpagliati sopra, con segni incisi e impressi per lo più a crudo, che lasciano l' autore quanto meno perplesso: cosa vogliono comunicare?

Doppia sepoltura 3/99, del IV sec. a.C., a Ascoli Satriano (Giarnera Piccola) (3).  Si noti il "peso da telaio" sotto il capo del defunto sulla sinistra


Per finire riprendo un paragrafo di Lucatuorto che mi ha molto colpito, che tratta di due particolari criptosimboli




Note e bibliografia
*Nell' epistola del 594, il ponteficie Gregorio VII scriveva: 
Gregorio ad Ospitone, capo dei Barbaricini.
Poiché nessuno della tua gente è Cristiano, per questo so che sei il migliore di tutto il tuo popolo: perché sei Cristiano. Mentre infatti tutti i Barbaricini vivono come animali insensati, non conoscono il vero Dio, adorano legni e pietre, tu, per il solo fatto che veneri il vero Dio, hai dimostrato quanto sei superiore a tutti.
Ma dovrai mettere in atto la Fede che hai accolto anche con le buone opere e con le parole, e al servizio di Cristo, in cui tu credi; dovrai impegnare la tua posizione di preminenza, conducendo a Lui quanti potrai, facendoli battezzare e ammonendoli a prediligere la vita eterna.
Se per caso tu stesso non potrai fare ciò perché sei occupato in altro, ti chiedo, salutandoti, di aiutare in tutti i modi gli uomini che abbiamo inviato lì, cioè il mio "fratello" e coepiscopo Felice e il mio "figlio" Ciriaco, servo di Dio consolatore, e di aiutarli nelle loro mansioni, di mostrare la tua devozione nel Signore onnipotente, e Lui stesso sia per te un aiuto nelle buone azioni come tu lo sarai per i servi consolatori in questa buona opera, e tramite loro ti mandiamo veramente la benedizione di San Pietro Apostolo, che ti chiedo di ricevere con buona disposizione d'animo

(1) Lucatuorto, G. (1980), Il culto betilico e pesi da telaio. Archivio Storico Pugliese 33: 365-284. 
(2) LILLIU, G., Betili e betilini nelle tombe di giganti della Sardegna, Atti della Accademia Nazionale dei Lincei. Memorie Serie IX, Vol. VI, Fasc. IV, Roma, 1995, pp. 421-507
Si veda anche :  G. M. Corrias, Il simbolo dell’asta e il primo nome di Dio nel XXVI del Paradiso di Dante, montepramablogspot.it, 24 GENNAIO 2013
(3) F.M. Müller, 2007, Überlegungen zu Funktion, Verzierungen und Fundkontexten daunischer Webgewichte, in R. Karl, J. Leskovar (Hrsg.), Interpretierte Eisenzeiten. Fallstudien, Methoden, Theorie. Tagungsbericht 2. Linzer Gespräche zur interpretativen Eisenzeitarchäologie, Studien zur Kulturgeschichte von Oberösterreich 19, Linz: 291-303.
(4) G.M. Corrias,  ll simbolo dell’asta e il primo nome di Dio nel XXVI del Paradiso di Dante, monteprama.blogspot.it 24 GENNAIO 2013