venerdì 28 febbraio 2014

Le donnine scolpite di Narbolia

Narbolia (OR). Siamo nel Sinis, nella zona dell' Alto Oristanese. Il sito della ProLoco non dice molto su questo monumento, in rovina ma straordinario: è una chiesetta di sassi, che definire strana è poco. Tra il nuraghe "Zuddias" e quello di "Caronas" si trova "Su cuccuru 'e 'eremita", dove possiamo ammirare le rovine di "S'eremita Matteu", sono le scarne parole di descrizione del sito (figura 1).

Figura 1a. La facciata (parte superiore) della chiesetta di Narbolia, denominata "S'eremita Matteu"


Secondo la bella e accurata ricerca di Giuseppe Maisola (1), la zona viene ben descritta dal sacerdote cagliaritano Vittorio Angius (1797-1862): "Ben più complete e articolate sono le informazioni (di Angius, ndr) sui monumenti del territorio di Narbolia: «si riconoscono per lo meno 26 norachi, 20 de quali di una considerevole grandezza. Questi sono nominati: 1 Norache de Littu; 2 Vervecargius; 3 Niu de Crobu; 4 Crabia; 5 Scala de Cuaddu; 6 idem; 7 Coronas; 8 N. de Perdigis; 9 Tradori; 10 Zoddias; 11 Arangiola; 12 N. de Porcus; 13 N. de Mura; 14 N. de Baccas (il maggiore di tutti in sulla via per Riola); 15 N. de Tunis; 16 N. de Ciacherosu; 17 N. de Maganzosa; 18 N. de Ligius; 19 N. de Serra Cacus; 20 N. de Laudi. I piccoli sono appellati: 1 Foddeus; 2 Coronas; 3 Madavò; 4 Porcus; 5 de Plumu; 6 Cracherosu». L’elenco, a parte alcune imprecisioni, è quasi completo, ma oltre alla mera elencazione dei monumenti risultano di particolare importanza le notizie che lo stesso autore fornisce: «Il norache Tunis, che credesi maggior degli altri, meriterebbe essere osservato. In una delle molte camere (avea questo norache
altre costruzioni intorno) vedeasi uno stretto pozzo con pareti fabbricate a pietre brutte senza cemento, e in fondo una corrente d’acqua, la quale vuolsi che sorga dalla fonte Nieddio in distanza di circa 200 passi. Scoprivansi questo dall’eremita fra Matteo nel 1794, e conteneva qualche moneta romana, e cinque figurine di terra cotta che appartenevano all’antica superstizione." Secondo Maisola, l' Angius sta parlando di un deposito votivo (1), ricavato in un nuraghe complesso riutilizzato come luogo di culto. 
Per orientarci guardiamo una mappa, rielaborata, tratta dal riferimento 1 (figura 2):

Figura 2: Territorio di Narbolia tra il Bronzo medio e la prima età del Ferro (XVII – IX a. C.). I cerchiolini verdi sono nuraghi complessi. La chiesetta si trova tra il nuraghe Zoddias e quello Coronas, sulle pendici di "Su cuccuru 'e 'eremita". A sud-est del paese si trova il grande nuraghe complesso Tunis (NR163). Ho indicato anche il pozzo votivo di Banatou, sebbene venga collocato in epoca più tarda (VII sec. a.C.), dove fu rinvenuta la famosa testa scolpita in arenaria, ricondotta alle sculture di Monte Prama.  (rielaborata da 1). 

Detto questo come premessa e per inquadrare il territorio, la posizione della chiesetta incastonata tra emergenze archeologiche varie e frutto, così si racconta, delle frenetica attività dell' Eremita Matteu: che sarà anche stato un fervente cattolico (la chiesetta è ancora nella lista della diocesi di Oristano), ma sicuramente non amante dell'ortodossia. Così come è ben strana quella chiesetta, a guardarla bene. Non parliamo dell' entrata che somiglia in modo inquietante all' entrata di un nuraghe o alla V rovesciata delle fonti sacre nuragiche. Pazienza quello, ma guardiamo da vicino i tre "angioletti" scolpiti in bassorilievo sulla facciata, nella parte superiore. 

Figura 3. I tre "angeli", fatti a Tanit, scolpiti sulla facciata: dettagli

Il sito l' ho visitato con Piero Zenoni (autore delle foto), un paio di anni fa. Rimasi così colpita dalle tre sculture a Tanit (perchè altro non sono) che ne feci un disegno, pur con le mie scarsissime capacità (figura 4). E' brutto nei dettagli, ma verificherete facilmente che risponde  al vero. 

Figura 4: schema della parte superiore della facciata, cone le tre Tanit

Io non riesco a togliermi dalla testa che forse forse l' eremita Matteu o ha tramandato una tradizione mai morta, o voleva fare tre angeli e non era molto dotato, o quelle pietre scolpite le ha prese dagli antichi edifici tutt'attorno, o ha semplicemente "restaurato" un edificio di culto preesistente tra i tanti, tantissimi della zona. Ci vorrebbe ovviamente uno studio ad hoc sui materiali di costruzione. 

Che fra' Matteu fosse poco dotato mi sembra da escludersi, visto che all' interno della Chiesa vi sono delle decorazioni niente male: come questa Stella di Ishtar (Figura 5).  

Figura 5. Una stella tipo "Ishtar" all' interno della chiesetta
Sperando di avere confuso a sufficienza il lettore, chiudo qui: ci vediamo domani con un post rewind sul segno a Tanit.



"Un secondo deposito votivo è quello rinvenuto nel XVIII sec. tra le rovine del nuraghe Tunis come ci racconta padre Vittorio Angius nella scheda dedicata a Narbolia scritta per il grande dizionario di Goffredo Casalis:«scoprivasi questo dall’eremita fra Matteo nel 1794, e conteneva qualche moneta romana, e cinque figurine di terra cotta che appartenevano all’antica superstizione». Queste figurine sono andate disperse, ma alcune figure realizzate sulla facciata che l’eremita costruì nella località che da lui oggi prende il nome possono essere interpretate come la rappresentazione di quegli oggetti antichi." (2). 

(1) G. Maisola, 2012, Ricerche di archeologia dei paesaggi nell'alto Oristanese, Tesi di dottorato, Scuola di Dottorato in "Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo" curriculum Archeologico. XXIV Ciclo, Dipartimento di Storia, Università degli Studi di Sassari