domenica 16 febbraio 2014

Un linguista? si´, ma per i geroglifici ci volle anche un fisico bestiale

Parte di una lettera di Thomas Young sullo stato della
decifrazione dei geroglifici, datata 1818 (British Museum)
Thomas Young (1773-1829) era dottore di ricerca in fisica ed anche laureato in medicina: di certo fu un tipo poliedrico, un polymath si dice in inglese. Non c'è neppure bisogno di ricordare il suo famoso esperimento sulla natura ondulatoria della luce, oppure i suoi contributi alla fisiologia del processo visivo. Ma Young era anche un poliglotta (era un politutto quasi!) che diede perfino il nome alla categoria "lingue indo-europee" nel 1813, dopo aver analizzato oltre 400 lingue. Andrew Robinson, autore inglese specializzato in storia della scienza, si è interessato di recente al lavoro che Thomas Young fece sulla decifrazione dei geroglifici egizi, iniziando ancor prima dell' archeologo e linguista Jean-François Champollion, che decifrò definitivamente il codice nel 1822 (1). 

Robinson, che ha scritto biografie di entrambi, non ha dubbi: se quei due geniali studiosi avessero unito le proprie forze sarebbero giunti alla  decifrazione del sistema scrittorio egizio molto più in fretta e la decifrazione stessa sarebbe stata un trionfo ben prima degli anni '60 del XIX secolo, quandò finalmente fu definitivamente ed universalmente accettata (Champollion era già morto nel 1832). Ma ci misero lo zampino la congiuntura politica napoleonica ed anche un certo caratterino dei due, che però in pubblico esibirono un invidiabile fair play nelle poche occasioni che li misero di fronte.
Una fu nel 1822: " In 1822, the two men met at the academic meeting in Paris at which Champollion famously announced his decipherment of the hieroglyphs, barely mentioning Young. In 1822–23, they warily exchanged letters. But when Young published a book claiming that Champollion's decipherment was an “extension” of his earlier work, a heated argument ensued. They remained respectful to each other in public. Young was, after all, held in high esteem by French scientists. In 1828, the two even worked together briefly in Paris; Champollion, by now the first curator of Egyptian antiquities at the Louvre, offered to open up his collections and some personal notes on the demotic script to a grateful Young." (1).

Ma è quello che avvenne prima del 1822 che, secondo Robinson, è la chiave per capire i contributi di entrambi gli studiosi e che comunque rimane avvolto nell'incertezza della ricostruzione storica. Sebbene sia completamente d'accordo nell' attribuire la decifrazione a Champollion, Robinson si chiede, in modo un pò più approfondito di quanto accada solitamente, quale fu il contributo del fisico e medico inglese.


Young cadde vittima del fascino dei geroglifici nel 1814, quando si mise in testa di decifrare la Stele di Rosetta, scoperta nel 1799 dall'armata di Napoleone in Egitto. Tra gli studiosi nella spedizione vi erano l' orientalista francese Silvestre de Sacy — maestro di Champollion— e lo studente svedese Johan Åkerblad, allievo dello stesso de Sacy.
Nel 1814 Young stava scrivendo una recensione di una corposa storia delle lingue, l' editore della quale gli parlò del sistema scrittorio egizio indecifrato, mostrandogli alcuni papiri con geroglifici: Young non resistette alla sfida e si fece fare una copia della Stele di Rosetta, da portarsi dietro al mare nella città costiera di Worthing: era l' estate del 1814 e nel novembre dello stesso anno Young, come segretario della Royal Society all' estero, si imbattè in una lettera scritta da Champollion al segretario della società inglese stessa; Champollion chiedeva di verificare nell' originale conservato al British Museum, alcuni passaggi della Stele di Rosetta contenuti nelle due copie in suo possesso.

Young rispose alla lettera e l' anno dopo Champollion lesse quella che Young definiva la propria “conjectural translation” of the Rosetta Stone: de Stacy stesso prestò a Champollion la traduzione di Young. Era l' anno di Waterloo ed il realista de Sacy divenne nemico del repubblicano Champollion, dicendo apertamente a  Young che il suo ex-allievo Champollion era un plagiatore di professione. La corrispondenza tra Young e Champollion si interruppe.

Nel 1821 Champollion, per sua stessa ammissione, lesse un importante lavoro di Young sull' Egitto, pubblicato sull' Encyclopaedia Britannica nel 1819. In seguito i due si incontrarono a Parigi nel meeting del 1822  menzionato sopra.

Il fair play in pubblico, non ebbe una controparte nella corrispondenza privata: nel 1829, Champollion scrisse al fratello dall' Egitto: “So the poor Dr Young is incorrigible? Why stir up old matter that is already mummified? ... The Briton can do as he pleases — it shall be ours: and all of old England will learn from young France to spell hieroglyphs by a totally different method.”

Ovviamente gli autori francesi supportarono e supportano l' indipendenza intellettuale di Champollion,  che è una sorta di eroe nazionale; fuori dalla Francia le opinioni si divisero ed ancora lo sono. Alcuni egittologi britannici  hanno suggerito che Champollion prese da Young l' idea che i geroglifici fossero un sistema misto alfabetico-ideografico, mentre altri sostennero che il contributo di Young fu minimo. Ad esempio nel 2005 Richard Parkinson, attualet curatore della Stele di Rosetta al British, scrive: while Young discovered parts of an alphabet — a key — Champollion unlocked an entire written language”. 
Nell' opinione di Robinson, libero dal monopolio intellettuale così caro ad archeologi e linguisti, la verità sta nel mezzo; dopo un' attenta analisi dei contributi di entrambi gli studiosi, scrive: [..]In my view, the truth lies in between. Champollion was firmly on the wrong track in the first half of 1821. It was Young's 1819 article, especially its tentative hieroglyphic 'alphabet', that reoriented Champollion and set him on the right path. Without it, Champollion might never have made his great breakthrough of 1822.[..] (1). 


A sostegno della sua tesi Robinson può portare solo indizi, perchè manca l'evidenza documentaria dell'influenza diretta di Young su Champollion: ma studiare gli scritti di Champollion nel periodo 1810-1821 suggerisce che questa influenza vi fu, eccome. Nell' aprile del 1821, prima di leggere l' articolo di Young sull' Encyclopaedia Britannica, Champollion pubblicò un breve lavoro (De l'écriture hiératique des anciens Égyptiens), illustrando 700 segni egizi, tra geroglifici e caratteri ieratici (sistema corsivo da cui derivò il demotico, uno dei linguaggi sulla stele). Nonostante la sua brevità, questo lavoro di Champollion è rivelatore, secondo Robinson, perchè riporta tre conclusioni:
1. il sistema ieratico è una semplice modificazione del sistema geroglifico, così che i geroglifici sono l' origine del sistema ieratico: 
2. lo ieratico e il demotico sono“in no way alphabetical”;  
3. i caratteri ieratici  “are signs of things and not sounds”, quindi ideogrammi non fonetici

La conclusione 1. era corretta, ma era già stata pubblicata da Young, nel 1815 in una lettera a de Stacy. Champollion lo scrisse solo nel 1821, e vi arrivò da solo (o per lo meno così disse)
La conclusione 2. era errata e contraddiceva il lavoro di de Sacy, Åkerblad e Young, che erano d'accordo sul fatto che il demotico contenesse quasi certamente elementi alfabetici: nella lettera a de Stacy del 1815, Young scriveva che il demotico  "was neither purely ideographic nor a pure alphabet, but a mixture"

La conclusione 3 che i geroglifici e lo ieratico rappresentavano "cose" e non suoni, era incorretta: la sua conclusione, pubblicata, della negazione del carattere fonetico nello ieratico era un errore colossale, e rivela quanto indietro fosse Champollion rispetto a Young nella decifrazione del sistema.


Champollion si pentì in fretta della sua pubblicazione del 1821, si dice che fece di tutto per ritirarne tutte le copie. Ancor oggi copie di questa pubblicazione sono rarissime e rivelatore è il fatto che non ne parlò nella sua famosa presentazione del 1822. Robinson conclude che "The suppression makes sense because Champollion had decided — after reading Young — that there was a phonetic element in the Egyptian scripts after all.". 

Poi da bravo scrittore storico, si lascia un pò andare a considerazioni specifiche e sulla personalità dei due grandi studiosi: "So the decipherment of the Egyptian hieroglyphs required both a polymath and a specialist to crack the code, even if Champollion would never admit it in public. Young's myriad-mindedness provided some key initial insights in 1814–19, but then his versatility slowed his progress.
Champollion's single-mindedness hindered him from arriving at these insights in the same period, but once he got started, his 'tunnel vision' allowed him to perceive the system behind the signs in 1822. Both Young's breadth of interests and Champollion's narrow focus were essential.
Had they collaborated, a 'Champollion–Young decipherment' of the Egyptian hieroglyphs might well have begun in 1815 — and gained acceptance decades before Champollion's hotly contested version triumphed in the 1860s, long after its discoverer's death."

Ed io credo che questa storia abbia molto da insegnare a tutti noi. 

(1) A. Robinson, A clash of symbols, 2012, Nature 483, 27–28