martedì 4 febbraio 2014

Una fusaiola scritta da Ugarit

Sorprendente lo è per tanti motivi e prima che si agitino gli habituè del falso dico subito che proviene da uno scavo ufficiale e documentato. Era in deposito, questo sì, ed è stata "riscoperta" solo di recente, tanto che deve ancora essere analizzata dal punto di vista chimico per definirne il materiale (steatite o cloritite, una sorta di clorite ricca di ferro) (1). Proviene dall' acropoli di  Ugarit ed è datata al XIII sec. a.C.: è una fusaiola di eccezionale grandezza (diametro 6.35 cm) con tanto di iscrizione. 

L' iscrizione è in caratteri cuneiformi, ma non accadici, bensì di quel particolare ed unico esperimento che fu l' alfabeto cuneiforme della città siriana, distrutta ed abbandonata verso il 1190 a.C. (2).

Figura 1. La fusaiola RS 5.179 da Ugarit, XIII sec. a.C.. Foto e disegno della scritta dal riferimento 1.
Mie le spiegazioni nei riquadri neri e blu

La scrittura su oggetti collegati alla tessitura, per quell' epoca è rarissima nell' area mediterranea: gli autori propongono un  paio di candidati da Ugarit stessa, come la fusaiola di figura 2, e da Cipro;  in genere si tratta di segni unici, o di segni di cui non si capisce l' origine e il significato. Oltre la inusuale grandezza, anche la sequenza trilittera rende quindi la fusaiola RS 5.179 un oggetto più unico che raro.
Figura 2. Fusaiola AO 14827 con segno
antropomorfo e grande X
da Ugarit (1) Museo del Louvre.

Non è tutto qui: i due autori, nella loro accurata analisi, mettono in luce altre particolarità. La lettura epigrafica è facile, PLK che significa in genere "fuso" e, forse, anche fusaiola (1). Ma, e qui viene una parte interessantissima, i tre segni alfabetici non sono incisi nello stesso modo: la P è incisa in modo profondo, come i segni cuneiformi sulle tavolette di argilla; gli altri due segni sono appena graffiati, in modo ancora meno profondo di quanto non avvenisse per gli oggetti di bronzo (3d). Nella K i lati dei triangolini-cunei trasbordano e c'è all' interno di essi una sorta di tentativo di incidere più in profondità. L'ultima anomalia e poi la finisco, è il fatto che forse forse c'era un'altra iscrizione prima di- e parzialmente sotto quella che si vede attualmente (figura 3).  

Come dicevo, gli autori fanno dell' oggetto un'analisi oggettiva e comparativa accuratissima-rimando il lettore alla lettura dell' articolo originale (anche perchè io e il  francese abbiamo litigato da sempre).

Figura 3. Tracce di segni incisi ed erosi?(1)
Quello che mi preme dire è la seguente cosa: 
1. La fusaiola RS 5.179 è anormalmente grande, come quella del nuraghe Palmavera (3a); 
2. ha una sequenza trilittera, come quella del nuraghe Palmavera
3. alcuni dei segni sono graffiti in modo netto e leggero, lievemente incisi direbbe Pittau (4), come quelli della fusaiola del nuraghe Palmavera. 
4. ha un numero di inventario, come quella del nuraghe Palmavera di Alghero
5. è stata trovata molto tempo fa (nel 1933), come quella del Palmavera (5);
6. la scritta è centrata e simmetrica rispetto al foro, come quella sulla fusaiola del Palmavera.
7. la sequenza trilittera è forse stata incisa in un tempo posteriore a quello della manifattura della fusaiola e, forse, di un'altra scrittura ormai erosa (1). Un tempo che però, paleograficamente ed archeologicamente non può in alcun modo riferirsi a quello presente. Come per la fusaiola del Palmavera. 

E qui finiscono le analogie: la fusaiola di Ugarit è definita eccezionale, quella del Palmavera (fig.4)  è NULLA (4,5). I segni su di essa sono stati spiegati come ghirigori, volute cappricciose;  si è detto che su una fusaiola non vi è ragione che vi sia un' iscrizione(4);  e si è anche detto che i segni potrebbero benissimo essere un divertissement degli operai (5, nota 147).

Figura 4: la fusaiola scritta dal nuraghe Palmavera di Alghero, esposta al Museo di Sassari


(1) Caroline Sauvage, Robert Hawley, Une fusaïole inscrite en ougaritique au Musée d'archéologie nationale de Saint-Germain-en-Laye, In: Etudes ougaritiques III, V. Matoïan, M. Al-Maqdissi (Ed.) (2013) pp. 365-394
(2) Dennis Pardee, Ugaritic, in: The Ancient Languages of Syria-Palestine and Arabia, Roger D. Woodard Ed. , 2008, Cambridge Univ. Press, chapter 2. 
"[..]Nella fusarola di  Palmavera esposta nel Museo Archeologico di Sassari – che è molto rudimentale – non avrebbe alcuna ragione di essere una iscrizione. Per i segni di volute  capricciose, appena leggermente graffiate ma non incise, occorre troppa buona  volontà per scambiarli per segni di scrittura. Essi possono essere l’effetto di  raschiamento con qualche oggetto appuntito infilato nel medesimo sacco (rinunzio  pertanto a dichiararlo un “falso”)[..] (4a).
"[..]la fusarola rinvenuta nel nuraghe di Sant’Imbenia di Alghero ed ora esposta nel Museo Archeologico di Sassari, presenta semplicemente dei ghirigori, lievissimamente incisi sulla crosta dell’oggetto. E si tratta di ghirigori che solamente chi non ha mai fatto studi seri di epigrafia può definire “lettere di scrittura nuragica[..]”(4b).
(5) R. Zucca, "Storiografia del problema della ‘scrittura nuragica’" in Bollettino di Studi Sardi, Anno V, numero 5, dicembre 2012;"Chi scrive è incline ad attribuire l’iscrizione a un lusus nell’ambito dei partecipanti (operai?) allo scavo archeologico di oltre mezzo secolo addietro."