sabato 1 marzo 2014

Dietrologie? no davvero, faccio solo davantologie

L'edificio di Narbolia denominato chiesa di S' Eremita Matteu ha scatenato su facebook un piccolo putiferio, specificamente sulla pagina dell' associazione Tocoele. Ora a me frega nulla se l' archeologo Giuseppe Maisola la pensa diversamente da me-che peraltro non penso nulla visto che ho solo formulato delle blande ipotesi - ma mi fa profondamente incavolare che mi accusi di fare dietrologia. Per di più dentro una discussione che posso vedere ma in cui non posso intervenire, neppure per dire che non è affatto vero che io avrei affermato che quell' edificio era un nuraghe o che quella era una struttura punica, come avrei detto secondo Marie-France Ruf.  
Siccome non posso replicare là, lo faccio qui (dove invece loro possono discutere se vogliono): non faccio mai, e dico mai, nessuna dietrologia, ma come si permettono, cosa dicono? I dati li presento come sono, non mi interessano le ipotesi complottistiche o altro: le mie sono solo davantologie. E le ipotesi le presento come possibilità basate sui dati a disposizione, non come certezze comprovate: perchè per quello occorrono altri tipi di analisi, che non siano una semplice fotografia o una mia impressione personale. 



Il pomo della discordia sono ovviamente i tre "angioletti", a palese forma di Tanit, scolpiti in basso-rilievo sulla facciata dell' edificio, su cui ho scritto: "Io non riesco a togliermi dalla testa che forse forse l' eremita Matteu o ha tramandato una tradizione mai morta, o voleva fare tre angeli e non era molto dotato, o quelle pietre scolpite le ha prese dagli antichi edifici tutt'attorno, o ha semplicemente "restaurato" un edificio di culto preesistente tra i tanti, tantissimi della zona. Ci vorrebbe ovviamente uno studio ad hoc sui materiali di costruzione."

Bene ovviamente io vengo subito accusata di fare dietrologia, perchè..sono io. Peccato però che nel 2005 Alfonso Stiglitz avesse già scritto, indipendentemente da me e io da lui, queste parole: 

"Un secondo deposito votivo è quello rinvenuto nel XVIII sec. tra le rovine del nuraghe Tunis come ci racconta padre Vittorio Angius nella scheda dedicata a Narbolia scritta per il grande dizionario di Goffredo Casalis:«scoprivasi questo dall’eremita fra Matteo nel 1794, e conteneva qualche moneta romana, e cinque figurine di terra cotta che appartenevano all’antica superstizione». Queste figurine sono andate disperse, ma alcune figure realizzate sulla facciata che l’eremita costruì nella località che da lui oggi prende il nome possono essere interpretate come la rappresentazione di quegli oggetti antichi.A. Stiglitz, 2005, Il periodo fenicio-punico a Narbolia In: Narbolia. Una villa di frontiera nel Giudicato di Arborea, Narbolia, Amministrazione comunale.

Apprese queste parole dette da un archeologo con tanto di nastrine*, ovviamente la discussione si è ammansita: perchè Stiglitz per definizione non può fare dietrologie; anche se di quello che dice non ha portato nessuna prova, deve essere comunque andato sul posto a fare qualche verifica stilistica e/o letto un testo dell'epoca, se fa queste affermazioni. Quindi ora sulla pagina FB di Tocoele si invoca un riesame del testamento di Frà Matteu, e viene fuori che in realtà non apparteneva a nessun ordine, che la chiesetta in realtà non è una chiesetta (ma và? lo avevo sospettato visto che di rappresentazioni di croci, Gesù o Madonne non vi è traccia) bensì un eremo e che ve ne sono altri 70 di quell' epoca (XVII-XVII sec.). Poichè Marie-France Ruf invita alla prudenza, bene faccio lo stesso invito anche io: prudenza, anche nel gettare cattiva luce sulle persone e sulle ipotesi, senza avere alcuna evidenza del contrario ma solo criteri del tutto soggettivi di "plausibilità".

Ammetto che la discussione è rimasta nei limiti della decenza e della civiltà, ma non mi va proprio di essere accusata di dietrologia o imprudenza, quando faccio ogni sforzo possibile per presentare i dati nudi e crudi, non pronuncio mai la parola mistero-mi fa nausea tanto è abusata: però ignorare i dati empirici e analogici (e non analogici di un particolare decorativo su chiese dalle facciate sofisticate, che nulla hanno a che fare, stilisticamente, con l'edificio di Narbolia), quella sì è imprudenza. Faccio notare, inoltre, al dottor Maisola, che le figure di Narbolia hanno il corpo a triangolo e non hanno nè piedi nè gambe (e per quanto si può vedere ora, solo quella centrale ha i lineamenti del volto, anche se ciò potrebbe essere dovuto ad usura: come dico, occorre analizzare).  E che se è vero-come afferma- che nell' isola vi sono altri 70 eremi di quel tipo e di quell' epoca, forse i confronti analogici dovrebbe farli prima di tutto con quegli edifici, anzichè con chiese di sicuro con committenze più altolocate dell'edificio di Narbolia, che, per sue stesse parole  non è neppure una chiesa.
Maisola porta a confronto varie figure di oranti da chiese di epoca romanica sparse sul continente (Francia, Toscana e altro), dicendo che probabilmente l'Eremita Matteu si è ispirato a quelle-che risalgono a circa 500-600 anni prima. Un giramondo in pratica, che poi si è ritirato a vita privata sul Montiferru. A me non piacciono le dietrologie e neppure i probabilmente senza prove, non so davvero che farmene. Faccia pure il riesame del testamento (lo farei io, ma non saprei davvero da dove iniziare) e poi ne riparliamo. E guardi, le dietrologie e le plausibilità c'entrano zero: solo i dati empirici e le ipotesi derivanti, a volte verificabili a volte no, contano.

Poichè questa storia assomiglia un pò troppo a quella del volto inciso a Capo san Marco, su cui avevo detto nulla, ma avevo solo presentato un dato, io mi sono rotta di venire infilata un giorno sì e l' altro pure tra i visionari, i complottisti, i dietrologi e gli ufologi. E che il blog venga considerato un rifugio per gli eretici dell'archeologia ufficiale da giornalisti che non si prendono neppure la briga di leggerlo per bene e con attenzione.

* non quelle del Mulino Bianco