sabato 29 marzo 2014

Il rame di Cipro, la regina di Ugarit e la Sardegna.

di Atropa Belladonna
giovedì 19 maggio 2011

L’ articolo di Paolo Bernardini (1) mi aveva incuriosito per una cosa in particolare: il segno su uno dei lingotti ox-hide  di Serra Ilixi (indicato dalla freccia in figura 1a), definito in scrittura Lineare A, una scrittura minoica indecifrata, testimoniata principalmente sull’ isola di Creta dal XIX fino al XIV sec a.C. (2).



Figura 1: due dei tre lingotti ox-hide in rame rinvenuti a Nuragus, Serra Ilixi (3). 

Nello stesso tempo Alfonso Stiglitz scrive:“Un altro prodotto orientale è il rame, in forme a “pelle di bue” (lingotti ox-hide), proveniente dalle miniere cipriote e facilmente trasportabile in lingotti da 30 a 50 kg provvisti di manici. Le analisi del metallo forniscono una provenienza cipriota, ma la fabbrica poteva essere in Siria perché l’unica fabbrica fino ad oggi scoperta per queste tipologie di manufatti si trova nel porto di Ugarit.” La cosa mi incuriosì, perché tutto ciò che concerne Ugarit mi intriga e perché non riuscivo a capire come mai fosse immediatamente chiaro ed accettabile che un segno di scrittura cretese si trovasse su un lingotto sardo fatto forse a Ugarit con rame di Cipro (miniera di Apliki (3)).  
Intanto chiariamo subito due punti: a) quel segno impresso sul lingotto potrebbe appartenere ad una qualsiasi delle scritture egee pre-alfabetiche: Lineare A, Lineare B, Cipro-Minoico (CM, Figura 2) (2); visto l’ arco temporale dei lingotti ox-hide (1600-1050 a.C. ca, (4)) e poiché sul lingotto di Serra Ilixi di fig. 1a c’è un segno impresso in fase di produzione, il CM  mi sembra più probabile del Lineare A; b) il segno non è uno, sono due o forse tre, come testimonia un segno complesso, questa volta inciso (quindi eseguito a posteriori) sul retro del lingotto. 
Un secondo lingotto ox-hide presenta due segni incisi sulla faccia anteriore ed un incavo, non un foro passante, sulla faccia posteriore. Il terzo lingotto superstite (dei 5 originari) di Serra Ilixi presenta un segno inciso, anche esso piuttosto enigmatico (Fig. 3, dx).

Figura 2: quadro temporale e possibile evoluzione dei sistemi scrittori egei pre-alfabetici (2)

Ma prima di andare avanti guardiamoci una mappa di Ugarit e sobborghi (figura 3). La matrice per la produzione di lingotti, finora un unicum, non fu trovata precisamente Ugarit, bensí a Ras Ibn Hani (3,5,6) uno dei due porti della cittá, assieme a Mahadu, e dove i reali risiedevano quando avevano voglia di stare al mare (4). Per l’esattezza fu rinvenuta negli scavi del palazzo nord, quello della regina madre, che ospitava un vero e proprio impianto metallurgico. E´ una matrice per la produzione di lingotti di tipo 2 (come quelli di Serra Ilixi e di Bisarcio, per intenderci (3)). Nata come un satellite di Ugarit nella tarda etá del bronzo levantino, venne anche essa distrutta all’ alba del XII secolo a.C. ma, al contrario di Uagrit, fu subito rioccupata e così rimase fino all´epoca bizantina. Ancora oggi è chiamata la Costa Azzura della Siria, per la sua bellezza.

Figura 3: sin., mappa di Ugarit e dintorni (4) e dx, uno dei lingotti da Nuragus, Serra Ilixi. 

Torniamo ai lingotti ox-hide: due tesi (una di laurea ed una di dottorato) (3,5) ed un breve articolo di Fabio Serchisu (6), hanno fatto di recente il punto della situazione, con riferimento al catalogo di Fulvia Lo Schiavo del 2005. Ancora piú recente un libro del 2009, Ox-hide Ingots in the Central Mediterranean, Fulvia Lo Schiavo, James D. Muhly, Robert Maddin, Alessandra Giumlia-Mair (eds), che peró non ho a disposizione. Oltre ai 3 lingotti di Nuragus, l´unico altro lingotto ox-hide sardo integro è quello ritrovato a Sant´Antioco di Bisarcio (Figura 4a), assieme ad un secondo andato perduto: è probabile che i lingotti facessero parte di un ripostiglio di fondazione risalente ad una età compresa tra Bronzo Medio III e Bronzo Recente. (3,6). Il lingotto reca impresso un segno (primario, cioè impresso a caldo) a forma di T, secondo il Lilliu una “lettera minoica con valore metrico, da riferirisi al XIV sec. a.C. “ (7). In realtá l´attribuzione è assai dubbia, cosí come la provenienza del rame del reperto, ancora non determinata (per quanto ne so). Un segno simile si trova su un lingotto da Enkomi e su uno dal relitto di Uluburun (Fig. 4b e 4c). 

Figura 4: lingotti ox-hide da a. Sant´Antioco di Bisarcio, b. Enkomi, c. relitto di Uluburun. 

Altri lingotti con segni, selezionati tra quelli che ho potuto reperire, li ho riportati in figura 5. I reperti da Haifa sono di stagno (8). Luca Brighi sommarizza le opinioni sui segni dei lingotti ox-hide in queste righe del suo capitolo II: “I lingotti a volte mostrano dei contrassegni, impressi a caldo (i cosiddetti “marchi primari”) o incisi quando il rame è ormai solidificato del tutto o quasi (“marchi secondari”). Tali marchi non sono esattamente riconducibili a uno specifico sistema scrittorio, ma in molti casi presentano forti somiglianze con la cosiddetta scrittura “Cipro-Minoica”, diffusa a partire dal 1500 a.C. circa. Nonostante si sia cercata una corrispondenza tra determinati segni e il loro specifico significato, eventualmente legato ai luoghi di estrazione, di produzione, di commercializzazione o di destinazione, allo stato attuale degli studi tali segni risultano essere indipendenti da fattori di tipo tecnologico, tipologico o commerciale”(3).



Figura 5: a. lingotti di stagno da Haifa, Israele (8); b. lingotti miniaturistici nel museo di Nicosia, forse da Enkomi (3); c. Sant’Anastasia, Borgo (Corsica)(3); d. Haghia Triadha, Creta (3). Alcuni autori attribuiscono i segni su questi lingotti di Haghia Triadha   al cipro-minoico, ma occorre dire che la composizione isotopica è incompatibile con le miniere di Cipro e la provenienza del minerale  grezzo rimane sconosciuta (3). 

Questo per quel che riguarda i segni: in poche parole, salvo qualche raro caso, non si capisce il loro significato, né da quale preciso repertorio provengano. I segni secondari, incisi a posteriori, potrebbero essere stati fatti in qualsiasi momento dopo la produzione dei lingotti ed appartenere al repertorio scrittorio di destinazione, di origine o di qualche stop intermedio (3,5). In Sardegna la faccenda è ancora piú anomala e complicata: pare che i lingotti ox-hide (interi o frammentari) per i quali si è potuta stabilire un´origine cipriota per il materiale, non siano stati utilizzati per produrre manufatti bronzei locali (3,5). Inoltre vi sono anche lingotti ox-hide frammentari prodotti con rame locale ed il numero di siti di ritrovamento, tutti nuragici, supera il 30 ed è maggiore che in qualsiasi altro luogo del Mediterraneo. Luca Brighi scrive: “Resta comunque aperto il problema sul perché la Sardegna, ricca in rame e con evidenti segni di un’attiva industria del metallo, abbia importato rame cipriota in così grande quantità. Infatti, la Sardegna in età nuragica era in grado di produrre rame e di commerciarlo in forma di lingotti, e sfruttava i propri giacimenti già dalla tarda età Neolitica, anche se V. Kassianidou fa notare l’assenza di ritrovamenti di grandi quantità di scorie estrattive nell’isola. Forse si tratta di “scambio di doni” tra élites, oppure la Sardegna si è trovata a ricevere dei lingotti già pronti per l’uso, senza dover perciò faticosamente estrarlo, da Cipro che era interessata a ampliarsi verso ovest nel quadro del  collasso economico che affliggeva il resto del Mediterraneo centro orientale”.

Nonostante le mie chiacchiere, ció che mi ha attirato in questo argomento è Ugarit ed i suoi possibili rapporti con la Sardegna. Di un sigillo di olivina proveniente dalla tomba nuragica di Su Fraigu (detta dei 300) e custodito al museo di Sardara, Gigi Sanna sostiene trattarsi di un manufatto nuragico che reca il numero 12 sotto forma di 11 pallini + 1 uccello; Giovanni Ugas propende per un’ origine ugaritica, Alfonso Stiglitz lo ascrive a Cipro o, vagamente, alla “costa orientale” . Del famoso e famigerato Coccio di Mogoro giá sappiamo. Segni in cuneiforme si ritrovano, che piaccia o no, sulle tavolette di Tzricotu. Di produzione ugaritica, seppure con rame cipriota, possono essere i lingotti di rame di Serra Ilixi. Per non parlare degli Shardana di Ugarit. Insomma il nome di questa città inizia a circolare un pó troppo spesso per essere un caso! Nella cittá siriana convivevano piú sistemi scrittori e piú lingue. I principali erano il cuneiforme alfabetico (usato per scrivere in Ugaritico e Hurrita) ed il cuneiforme sillabico (per Accadico, Sumerico e, ancora, Hurrita). Inoltre vi sono stati trovati documenti in geroglifici egizi ed anatolici ed in cipro-minoico, ma questi potrebbero essere documenti “d´importazione” (ma vide infra per il CM3). Nonostante si ritenga in generale che Ugarit creó il proprio alfabeto cuneiforme prendendo spunto dal proto-sinaitico/proto-cananaico, non vi è finora alcuna testimonianza di tali documenti dalla cittá siriana. Vi è peró un fatto notevole per quanto riguarda il cipro-minoico (CM). Una recente classificazione distingue i segni CM in 4 sottogruppi: arcaico, CM1, CM2 e CM3. Li riporto parzialmente in figura 6. Di questi solo il CM1 ed il CM3 si ritrovano ad Ugarit ed il CM3 esisteva solo lí. Gli scribi ugaritici regalarono al CM un nuovo stile, adattandolo alla loro “visione” cuneiforme. Tanto che i segni del CM, influenzati dalla tecnica di Ugarit sembrano spesso dei “punti e virgola”! Una delle massime esperte mondiali di CM è Silvia Ferrara (Universitá La Sapienza, Roma). In un suo recente articolo ci racconta che durante l´epoca di Amarna (XIV sec. a.C.), quando il faraone Echnaton impose ai suoi tributari levantini l´uso del cuneiforme accadico per la corrispondenza ufficiale, gli abili scribi di Ugarit giunsero a Cipro in servizio del re e dei centri amministrativi, e per fare scuola. Ma non persero certo l’ occasione per imparare un nuovo script: “The versatile, inventive scribal school of Ugarit had something to learn too. And by manipulating the Cypriot CM in a highly idiosyncratic fashion, they shaped their own CM, whose presence in the archives of private merchants at Ugarit points even more closely to the tight network that enveloped Cyprus and Syria at the end of the Bronze Age. That the CM script is found in Syria is not at all surprising. What is surprising is that all the evidence, epigraphic and archaeological alike, indicates that at least some CM at Ugarit was written at Ugarit. If this is true, the CM script, a script that hides an invisible language, used by apparently invisible scribes, a script that borrowed and re-shaped itself in the course of nearly half a millennium, with its mixture of imported, modified linear sign-shapes and imported cuneiform-inspired punches, was, at least once, worthy of being borrowed.”(9).



Figura 6: alcuni caratteri di codici cipro-minoici. Il CM3 veniva utilizzato solo dagli scribi di Ugarit. Per i dettagli ed il resto dei segni  si veda il rif. 2


(1) Paolo Bernardini Segni potenti: la scrittura nella Sardegna protostorica, in Verba Latina, L’ epigrafe di Bau Tellas, L’ Africa Romana, convegno XIX,  Senorbì 19.12.2010
(2) B. Davis, Introduction to the Aegean pre-alphabetic scripts, KUBABA 1, 2010
(3) Luca Brighi, Il commercio del rame nel Mediterraneo durante
l’Età del Bronzo, Università degli Studi di Pisa, AA, 2006/2007
(4)La mappa é presa e rielaborata da N. Wyatt, Religion in ancient Ugarit, In: A handbook of ancient religions,  ed. John R. Hinnells, 2007, Cambridge
(5)M.R. Jones, Oxhide Ingots, Copper Production, and the Mediterranean Trade in Copper and
Other Metals in the Bronze Age.2007, Boston University (MA) 
(6)Fabio Serchisu, 2006, Considerazioni sulla circolazione del rame in Sardegna e nel Mediterraneo: i lingotti ox-hide, Atti del Convegno Nazionale dei Giovani Archeologi "Uomo e Territorio dinamiche di frequentazione e di sfruttamento delle risorse naturali nell'Antichità" Sassari 26-30 settembre 2006
(7)Lilliu G. 1958, Ciottolo prenuragico inciso nella grotta sarda di S. Michele di Ozieri 
Sassari, in Archeologia Classica, X, 183-193 in: Sardegna e Mediterraneo negli scritti di G. Lilliu, vol. 3, pp. 1197-1210
(8) R. Maddin, T. Stech Wheeler, J.D. Mulhy, 1977, Tin in the ancient Near East: old questions and new finds, Expedition, 19, 35-47
(9) Silvia Ferrara, ‘Writing without reading: the Cypro-Minoan script between the linear and cuneiform writing traditions’ (2010) Bulletin of the Institute of Classical Studies 52.