giovedì 13 marzo 2014

Il Verbale

*di Sempronio Manis

Il maestro N.N., che aveva avuto l’incarico di esperire gli esami di riparazione, invitò gli scolari a prendere posto nel cortile della scuola, sotto un albero di bagolaro e disse: “Non voglio infierire su di voi; faremo un dettato e, chi lo avrà fatto bene, sarà promosso”.
Una bambina, che aveva i riccioli del colore delle penne di un corvo e le guance come una rosa, chiese se poteva iniziare a scrivere la data.
Un bambino che pareva un pioppo di fiume, con le braccia come rami e con un panino per mano, alzò la testa e fece un cenno come a dire che non gli pareva che ci fosse fretta.

Il bambino che gli sedeva accanto, che gli sarebbe assomigliato se non fosse stato solamente la metà in statura, disse di aver già scritto il nome del comune e la data.

Disegno di E. Lacombe
Si sentì uno scalpiccio di zoccoli di cavallo e dalla curva prima del semaforo spuntò un’orda di indiani al galoppo con arco e frecce che, urlando maledettamente, scagliarono i dardi verso il cortile della scuola, proprio dov’erano seduti il maestro e gli alunni che si erano presentati all’esame di riparazione.
Una freccia colpì la bambina tra la spalla e il collo, le trapassò la pelle e andò oltre, lasciandole nella ferita le piume della coda come ricordo. La bambina perdeva sangue. Il maestro le tamponò la ferita con un fazzolettino di carta, raccolse le piume della coda della freccia, le esaminò, infine constatò che la bambina non avrebbe potuto scrivere il dettato e la bocciò. L’annotò immediatamente nel verbale d’esame.
Il bambino che pareva un pioppo fu colpito di striscio sul dorso della mano, non mostrò di essersi spaventato, succhiò il sangue e continuò a mangiare il panino, come se non avesse sentito le urla degli indiani. Il maestro si convinse che il bambino-pioppo aveva problemi di udito e mai avrebbe potuto fare un dettato. Decise di non classificarlo e così scrisse nel verbale.
Il bambino che era la metà del bambino-pioppo fu colpito alla gola da una freccia che gli si conficcò senza che provocasse perdita di sangue. Il maestro s’avvicinò, esaminò la freccia e vide che le mancavano le piume in coda, perché era la freccia che aveva già ferito la bambina.
Non sapeva cosa fare, se azzardarsi a togliere la freccia o a spezzarla senza estrarla; in considerazione che il bambino non diceva né ah, né bah, lasciò le cose come stavano, per non inquinare le prove.
Il bambino aveva già scritto sul foglio il nome del comune, la data del giorno, il nome e il cognome, la classe e il nome della scuola di appartenenza. Inoltre aveva scritto, iniziando a metà della riga, “Dettat ”.
Il maestro considerò che aveva fatto più di quanto avesse chiesto e ne annotò la promozione nel verbale.
Solamente allora si accorse di essere stato anch’egli colpito dalle frecce e ferito gravemente: alla vista del sangue si sentì mancare, ma si ripromise di resistere, di non perdere i sensi prima di aver firmato il verbale.
Gli indiani intanto avevano eseguito il giro dell’isolato e si ripresentarono, imperversando come belve sulle figure all’ombra del bagolaro nel cortile della scuola, lanciando torce di fuoco per porre termine all’opera che avevano iniziato. Il disastro andò a compimento, non rimasero a ricordo neppure i fogli degli alunni, né il verbale del maestro.
In fede
Sempronio Manis

Il Maresciallo Vargiu fece leggere la deposizione del bidello ad Direttore della scuola che approvò con riserva, in quanto lo riteneva un attacco alla grammatica. Il Maresciallo finse di capire, sorrise e andò via.
Fu proclamata una settimana di lutto nella comunità, l’evento s’impresse nella memoria della città e fu ricordato per sempre come la strage del Dettato.
Il Maresciallo fece leggere la deposizione del bidello anche al Sindaco, il quale sorrise e approvò.
Ma dove sta l’attacco alla grammatica?, rimuginò il Maresciallo, guardando con sospetto la firma del bidello. Non avendo compreso, ha spedito il malloppo al blog per averne un aiuto. 

*questo racconto partecipa al concorso "Scritturiati"