lunedì 10 marzo 2014

La lamina di Sulcis, un documento unico

E' la cover-girl del libretto Parole di Segni: l'alba della scrittura in Sardegna (fig.1), redatto dopo l' omonima mostra del 2011. Si tratta della "lamina di Sulcis", in oro, con iscrizione. Rinvenuta nello strato più profondo e antico del tophet e risalente, secondo l' analisi paleografica di Maria Giulia Amadasi, all' VIII-VII sec. a.C. (2)

                         
Figura 1: la laminetta aurea di Sulcis sulla copertina del libro "Parole di Segni: l'alba della scrittura in Sardegna" (1). Immagine da questo sito. All'interno del libro la lamina viene commentata nel modo seguente: Nr. 60 Laminetta, oro, Cagliari, Museo Archeologico nazionale; S. Antioco (CA), città di Sulky, area del tophet. h cm 1.5; largh. cm 1.9; Porzione di laminetta parzialmente ricomposta, con lettere graffite, corripsondenti ad una invocazione a Baal; una lettura alternativa vi legge il nome B'l'. (1). (seguono riferimenti bibliografici, ma questo è tutto). Si notino le minuscole dimensioni dell' oggetto (2), un unicum assoluto nel contesto funerario "fenicio-punico" (3). 

Spezzato in due frammenti, di cui quello inferiore fu reso noto solo in un secondo tempo rispetto alla pubblicazione di Maria Giulia Amadasi (2), che lo riporta come in figura 2. Un particolare del "nuovo frammento" è mostrato in figura 3. L'analisi epigrafica di questa nuova parte non è ancora stata pubblicata su riviste o libri specialistici, ma se ne può leggere un'interpretazione tentativa di Roberto Casti cliccando qui.
Figura 2: frammento della lamina di Sulcis pubblicato e commentato nel 1967 da M.G. Amadasi. 


Figura 3: un particolare del frammento della lamina rinvenuto in un secondo tempo ripsetto a quello di figura 2: si noti la shin, molto arcaica, identica a quelle della Stele di Nora

Sarà anche un documento fenicio-punico, non dico di no, ma una cosa è certa: non ha termini di paragone.
Un documento più unico che raro, tanto che Helene Dixon scrive, nel 2013, nella sua tesi di dottorato: "E' il solo oggetto scritto (fenicio, ndr) proveniente da un cimitero ad incinerazione (tophet) del Ferro I-II: la "lamina di Sulcis". Datata all' VIII-VII sec. a.C., la piccola lamina- una foglia d'oro- era affissa ad un oggetto di ferro -un pezzo di corredo funerario unico per la sepoltura di un bambino, specialmente in un tophet (3).  E non è tutto, la Dixon aggiunge altre osservazioni sulle iscrizione sarde: "Quattro tophet dalla Sardegna hanno fornito stele paragonabili a quelle di Mozia: Sulcis, Nora, Monte Sirai e Tharros. Le loro iscrizioni forniscono variazioni non facilmente interpretabili: tali variazioni indicano che i tophet possono essere stati utilizzati per rituali differenti in un determinato luogo e che vi erano variazioni nella terminologia (e pratiche?) da sito a sito, anche all' interno della stessa isola di Sardegna. Uno studio completo dell' iconografia delle stele sarde (e forse di altri siti con tophet) sarebbe un  lavoro monumentale, ma risulterebbe cruciale per formulare un quadro completo della grammatica visiva dei tophet fenici occidentali. Il loro valore per comprendere le pratiche mortuarie fenicie in "madrepatria" è meno chiaro, poichè non siamo a conoscenza di alcun tophet levantino che somigli a quelli rinvenuti in Sardegna (3)." 

Dal che si evince che non solo quel documento è unico nel mondo fenicio-punico, e tanto meno ne esiste uno simile nella patria (la Dixon scrive, prudentemente, la parola "homeland" tra virgolette) di questi elusivi navigatori, ma è unico anche il contesto di ritrovamento. Secondo la Dixon inoltre quel documento potrebbe non avere  a che fare col rituale funerario del tophet, non essendo stato trovato dentro un' urna ma semplicemente depositato tra di esse (3).

Stiamo  parlando di un'epoca, quella dell' VIII-VII sec. a.C. , in cui in Libano le stele mortuarie apparivano come in figura 4, estratta dal monumentale lavoro della Sader pubblicato nel 2005 (4). Per la figura 4 ho scelto quelle datate esplicitamente all' VIII-VII sec. a.C.. Decisamente lo stile delle iscrizioni ha poco a che vedere con  la raffinatezza e l' eleganza del documento di Sulcis. 
Gli unici paralleli che la Sader trova tra le stele sarde e le sue 62 stele funerarie (della zona di Tiro), sono databili ad epoca tarda (punica) o molto tarda (romana), e riguardano quasi esclusivamente la rappresentazione di teste umane, con l'eccezione di un segno con triangoli isosceli composti e di una stele anepigrafica da Tharros dove è inciso un naos (4). 



Figura 4. Stele funerarie libanesi attribuite al VIII-VII sec. a.C. (non in scala) . Dal rif. 4, con numerazione della Sader. 

Provando a girare attorno a quella data, possiamo vedere cosa succede in Libano all' indietro e in avanti (fig. 5 e 6). I documenti sono di eccezionale interesse (si vedano ad es. la shin disarticolata della stele 16, X sec. a.C. ed il segno 'ankh egizio nella 17, IX-VIII sec. a.C. ed un segno definito "pseudo-'ankh" nella 42 del VII sec.), ma poco hanno a che fare con la laminetta aurea di Sulcis. 

Figura 5. Stele funerarie  libanesi del X-VIII sec. a.C. (4)


Figura 6. Stele funerarie  libanesi del VII sec. a.C. (4)

Stele funerarie ben più lineari, dal punto di vista epigrafico, e strutturate appaiono invece, in Libano, nei secoli più tardi (figura 7). Quasi che avessero imparato dai Sardi e non viceversa! 
Figura 7: stele funerarie iscritte libanesi di epoca tarda (4). 

Ovviamente in Libano e regioni adiacenti c'era stato nel passato anteriore  ben altro, epigraficamente parlando, rispetto alle  stele arcaiche di cui sopra, se pensiamo al sarcofago di  Ahiram ed alle altre iscrizioni di Byblos del XI-XIII sec. a.C. (3). Ma ci assicurano che all' epoca non c'era traccia in  Sardegna dei Fenici o di chi ne faceva le veci. 

(1)Parole di segni. L'alba della scrittura in Sardegna, di Marco Minoja, Consuelo Cossu, Michela Migaleddu. Con interventi di Paolo Bernardini e Giuseppe Garbati,  2012, Carlo Delfino ed.
(2)M.G. Guzzo Amadasi, Le iscrizioni fenicie e puniche delle colonie in Occidente, Roma 1967;
(3) Phoenician Mortuary Practice in the Iron Age I – III (ca. 1200 – ca. 300 BCE),Levantine “Homeland”, 2013, PhD thesis, University of Michigan. La Dixon scrive inoltre sulla lamina di Sulcis: The text has been dated to the 8th-7th centuries BCE on the basis of its paleographic features.Although the text is too small and fragmentary to provide much material for interpretation,the fact that this gold lamina was affixed to an iron object in a tophet setting seems significant. The Sulcis lamina was not placed inside a cinerary urn, where other small amulets and metal objects have been found at other cinerary cemeteries, but was deposited or buried among the urns. It may have been placed in affiliation with a particular urn or burial – we have certain evidence that ceramic vessels sometimes accompanied urn burials in this manner. But it may also have been deposited in the tophet site for some other purpose, or as part of a ritual unrelated to an urn burial.
(4) H. Sader, Iron Age Funerary Stelae from Lebanon, Cuadernos de arqueología mediterránea 11, Barcelona: Edicions Bellaterra.