domenica 9 marzo 2014

La valvola

*di Stella del Mattino e della Sera

"E se poi mi scappa fuori l' anima?" aveva chiesto Ottaviano alla dottoressa. La quale  a questo punto della discussione si era alzata in silenzio ed era uscita dalla stanza: ci voleva una pausa.
Ottaviano considerava la questione come molto seria: non era forse il cuore la sede dell' anima? E non evocava quel nome "valvola mitrale" qualcosa come la chiusura di una bombola del gas? E non si era forse detto sempre che l' anima fosse gassosa? 
Immagine da questo sito
No, no, bisognava andarci cauti e lui non aveva nessuna intenzione di firmare il consenso all' operazione, gli mancava solo di perdere l' anima dopo tutto quello che aveva già perso!
No grazie  -pensò- io mi tengo la mia debolezza, affaticabilita' e difficolta' di respiro; e la mia anima. La dottoressa rientrò in stanza e provò a fargli capire che nella letteratura scientifica non esistevano precedenti di qualcuno che avesse perso l' anima per un intervento a cuore aperto. Per di più quella del cuore sede dell' anima era solo una favoletta degli Antichi. 
"Sarà" disse Ottaviano, "ma è meglio non correre rischi inutili!".
"Prenda almeno queste, due volte al giorno dopo i pasti;  e se  le cose peggiorano riveda la sua posizione", lo congedò la chirurga mettendogli in mano la ricetta. ("Ci mancherebbe di occuparmi dell' anima dei pazienti", borbottò la donna di scienza uscendo di gran carriera dalla stanza degli interrogatori). 

Un brutto giorno la moglie di Ottaviano lo trova disteso per terra svenuto:  non respira quasi più e lei chiama il 118. In ospedale firma il consenso all' intervento a cuore aperto, l' operazione va benissimo: Ottaviano esce dalla sala operatoria con una valvola mitrale nuova e fresca, da fare invidia a un vescovo. Quando si sveglia dall'anestesia e si riprende, rimane stranamente non reattivo: mangia e beve a comando e va in bagno quando glielo dicono, però sembra una mummia: gli mancano solo le bende, che del resto ormai gli hanno tolto.
Protesi di mitrale

La moglie è contenta anche così o forse più e se lo porta a casa come fosse nuovo. La dottoressa dal canto suo non vede l'ora di togliersi di torno quell' inquietante soggetto nè morto nè vivo. Spiega alla moglie che l' organismo di Ottaviano deve aver compreso male l' anestesia e qualche importante funzione psico-neuronale se ne è andata: la signora si congeda dicendo che fa lo stesso perchè molto sveglio non lo è stato mai. 

Nell' Aldilà capiscono invece immediatamente la situazione: Ottaviano ha perso l' anima, ma dov'è? In Cielo non se ne sa nulla, cerca che ti cerca l' anima di Ottaviano non si trova. Una telefonata ai piani di sotto non giova: nei sotterranei, tra un colpo di corna e uno di coda,  non s'è vista. Anche al piano rialzato delle anime in Transito non è stata registrata, nessuno sa dove sia e l'indagine viene archiviata. Del resto se anche si presentasse le chiuderebbero i cancelli in faccia perchè: "Ottaviano mica è morto: non è che qui possono entrare cani e porci!", sostiene il Capo. 

L'anima di Ottaviano rimane perciò sospesa tra Cielo e Terra e prova di continuo a rientrare per dove è, con gesto impulsivo, uscita; ma la "ferita si è rimarginata rapidamente"  dicono i medici soddisfatti: la via è chiusa! L'anima, svolazzante ed eterea, tenta di materializzare le dita  per pigiare i tasti sulla tastiera della moglie di Ottaviano e mandare un disperato messaggio: "Riaprite per carità!". Niente da fare, le dita son troppo gassose anche per il touch screen. All'anima di Ottaviano adesso è rimasta  una sola speranza: che la valvola artificiale si rompa prima o dopo come quella originaria. E che qualcuno prima o dopo riapra.

*questo racconto partecipa al concorso "Scritturiati"