giovedì 20 marzo 2014

Mont’e Prama: i loro primi quarant'anni

Roberto Nardi, direttore del CCA ( Centro di Conservazione Archeologica di Roma), davanti al Museo di Cabras (OR). Immagine dal video di Videolina del 18.03.2014. Le statue saranno visibili da sabato 22 marzo: a Cagliari alle 10:30 ed a Cabras alle 17. 

C'erano Sisinnio Poddi (uno degli scopritori) e Roberto Nardi (direttore del CCA) davanti al Civico Museo Archeologico "Giovanni Marongiu" di Cabras (OR), quando sono arrivate le 10 sculture  restaurate: la quota che, per il momento, spetta alla madre patria delle statue d'arenaria scoperte nel Sinis nel lontano 1974. Non so se ci fosse anche Marco Minoja, ma nel video un archeologo della Sovrintendenza (credo Alessandro Usai) ci dice, per l' ennesima volta perchè siamo duri di comprendonio, che le statue pur essendo divise tra Cagliari e Cabras, sono insieme in un progetto unitario. E ci viene ripetuto anche e sempre: Cagliari, Museo Archeologico Nazionale;  Cabras, Museo civico “Giovanni Marongiu” Dal 13 marzo 2014. Il protocollo d’intesa del 12.12.2011 tra la Regione Autonoma della Sardegna, la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Sardegna, la Soprintendenza cagliaritana e il Comune di Cabras, ha sancito la costituzione del sistema museale di Mont’e Prama, secondo un programma di valorizzazione che tende a esaltare le potenzialità del contesto in un sistema espositivo plurale, frutto però di una progettazione strettamente unitaria. (Da questo sito). Pur tuttavia non lo capiamo e vorremmo vederle insieme, perchè dopo 40 anni - e non so come le Soprintendenze sarde possano essere fiere di questo lasso di tempo assurdamente lungo-il mondo ne avrebbe il diritto (1). 
A Cabras e Cagliari per l' inaugurazione del sistema museale di Monte Prama
Egoisticamente sono contenta di poterne almeno vedere 10 di queste sculture quando andrò in vacanza a luglio e comunque so bene che i 5178 pezzi di cui parla Roberto Nardi -e del cui assemblaggio è giustamente fiero- erano solo i miseri resti lasciati dal saccheggio che i soliti ignoti hanno potuto compiere pressochè indisturbati prima che la Soprintendenza (all' epoca diretta da Giovanni Lilliu) si interessasse della cosa negli anni '70: anche se le statue venissero esposte tutte assieme, l' esposizione delle 38 sculture restaurate sarebbe solo un'ombra di ciò che Monte Prama doveva essere non so bene quando ma direi un 3000 anni fa. Ma un'ombra che pesa, ancora oggi, come un macigno: solo ieri Paolo Bernardini e Raimondo Zucca si sono sentiti in dovere di ribadire, durante il convegno internazionale  “Interazioni culturali fra indigeni della Libye e fenici in Tunisia e fra sardi e fenici in Sardegna (Il caso di Monte Prama)”, tenutosi al chiostro del Carmine a Oristano, questo concetto che lascio commentare al lettore perchè se lo faccio io forse trascendo-guarda caso il 19 marzo in concomitanza dell' apertura del museo diffuso:
"Il convegno, metterà a confronto gli studi sulla cultura libica e fenicia in Tunisia, con particolare riferimento al tema della lingua e delle scritture libiche e a quello della costituzione urbana attraverso il modello fenicio e le indagini sulla cultura sarda e fenicia in Sardegna, puntando sul tema della organizzazione sociale, alla base del complesso di Monte Prama. La cultura libica dell’entroterra del Golfo Neapolitano in Tunisia, è assodato che acquisisce dal mondo fenicio la scultura a rilievo, come documenta la protome taurina e la coppia di sfingi, guardiane di una tomba a camera libica, nella necropoli di Jbel Sidi Zid, così come la cultura sarda dell’entroterra del Golfo di Oristano, nella sub regione del Sinis, acquisisce dal mondo levantino, l’idea della grande scultura a tutto tondo, elaborata nelle officine locali di Monte Prama."

Nello stesso tempo però esce su La Stampa del 15 marzo 2014 un articolo dal titolo "Sardegna, il ritorno dei Giganti di pietra" in cui si legge: "Capolavori di arte nuragica furono scolpiti in arenaria tra l' XI e l' VIII secolo a.C.". Non so quale tra gli archeologi interpellati dal giornalista abbia osato pronunciare la fatidica ed orrorifica datazione del XI secolo come almeno possibile, ma questo potrebbe essere d'aiuto a Zucca & Bernardini per rendere un pò più concreto quel mondo levantino di cui sempre parlano e che non definiscono mai. E l' Egitto, per esempio (altra entità innominabile) dove stava, su Marte? E non si è sempre detto che una simile datazione (XI-VIII sec. a.C.)  renderebbe le statue di MP le più antiche del Mediterraneo-cioè antecedenti ai  kouroi della Grecia antica (VII secolo a.C.) e posteriori solo a quelle egizie? Quindi se questo intervallo di tempo -XI-VIII sec. a.C.- ora è accettato, come si fa a dire che la cultura sarda dell’entroterra del Golfo di Oristano, nella sub regione del Sinis, acquisisce dal mondo levantino, l’idea della grande scultura a tutto tondo? caso mai sarà il contrario! E quello scarabeo tanto discusso (trovato proprio da Zucca il 9 ottobre del 1979), che ha tutto di sardo-egizio e nulla di fenicio, non è una delle tante prove di un contatto diretto tra Sardegna ed Egitto, come del resto salta agli occhi anche di un miope guardando la ricostruzione dell' architetto Panaiotis Kruklidis? alzi la mano chi non ha formulato il pensiero, "guardali lì, i faraoni sardi!". E mentre The Guardian scrive (un pò scandalizzato, devo dire):  Some of the most mysterious statues from antiquity are finally to go on permanent display this week – 40 years after they were discovered by a ploughman on the Italian island of Sardinia. The Giants of Monte Prama include statues of archers, wrestlers and boxers carved in sandstone probably between the ninth and eight centuries BC, before Rome was even founded. They belong to the Nuragic civilisation, which flourished on Sardinia for two millennia until the second century AD. The figures, standing over 2 metres (6.5ft) high, are distinguished by their unearthly eyes, which consist of two perfectly concentric circles. They – or rather, their component parts – were found in 1974 near the town of Cabras, on the west coast of the island.", i due archeologi ci rassicurano che il tutto rientra nel quadro solito dei fenicio-punici, altro che distinzione! Meno male. 

Per consolarci (si fa per dire) leggiamoci il testo del protocollo d' intesa  del 12.12.2011, sottoscritto tra la Regione Autonoma della Sardegna, la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Sardegna, la Soprintendenza cagliaritana e il Comune di Cabras (ne riporto solo la parte che viene dopo i vari "visto questo e visto quello", sennò non ci passa più). E' stato postato su facebook da "Per Cabras"