mercoledì 19 marzo 2014

Sutiles Naves (navi cucite) del Mediterraneo

di Gerolamo Exana
Navicella proto etrusca su un vaso fittile da Veio VIII sec. a.C. e particolare della protome della navicella di epoca nuragica da Urzulei molto simile alla raffigurazione della navicella proto etrusca.
Nella baia di Zambratija, in Croazia, circa 50 km da Trieste, sono stati ritrovati i resti di una barca con una decina di metri di lunghezza, di cui poco più di metà dello scafo è conservato.  Il ritrovamento è stato  segnalato da un pescatore che ha dato la posizione ai due archeologi croati  Ida Koncani e Marko Uhač del Ministero della cultura. Inizialmente, si pensava che fosse di epoca romana, ma la datazione al carbonio 14 ha sorpreso tutti, il relitto è molto antico: XII secolo a.C. circa, appartenente all’età del Bronzo.

L'épave  de l'âge de bronze de Zambratija en Croatie − Ph. Groscaux, CNRS, CCJ
In questo relitto si può notare la medesima tecnica di assemblaggio utilizzata nel relitto etrusco del Bon Portè (VII sec. aC) costa sud della Francia.
Il relitto croato in questo caso è più vecchio di ben 5 secoli, in esso si notano le pseudo ordinate disposte a distanza superiore rispetto al sistema più moderno chiglia ordinate utilizzato a partire dai cartaginesi e greci classici. Siamo di fronte ad un naviglio assemblato con tecnologia a "guscio portante" ove le ordinate non fungevano da struttura portante, ma bensì da supporto e per questo inserite dopo la realizzazione del guscio (first shell). La manutenzione di questo tipo di scafi era più semplice ed era possibile cambiare le parti danneggiate o deteriorate senza l’ausilio di attrezzatura complessa.
Attraverso l’utilizzo di  tenoni, mortase e legature che tenevano unito il corso dei fasciami, lo scafo di grosso spessore era molto resistente, poteva infatti supportare tonnellaggi molto importanti. Questo è uno dei motivi per il quale questo tipo di imbarcazioni a guscio portante sono state utilizzate fin nel periodo del medioevo. 
Ricostruzione sperimentale della navicella nuragica di Hera Lacinia ritrovata a Crotone, mediante la tecnica di assemblaggio utilizzata nel relitto etrusco del Bon Portè (Archistoria Sinnai – mostra Sutiles Naves). Scala 1:20
Il relitto etrusco del Bon Portè VI – VII sec. a.C. (costa sud della Francia) di tipologia a guscio portante assemblato mediante cuciture passanti  e perni lignei, ci permette di avvicinarci notevolmente a capire quale tecnologia adottassero i nuragici, civiltà che contribuì non poco, soprattutto attraverso il periodo Villanoviano, alla nascita della civiltà etrusca. L’anello di collegamento ci viene da una raffigurazione di una navicella proto etrusca su un vaso fittile dell’epoca, dove si osserva ancora l’utilizzo delle protomi bovine di ispirazione nuragica e delle vele  quadre. 

 Navicella nuragica da località sconosciuta della Sardegna. (Archivio fotografico del Prahistorische Staatssammlung di Monaco di Baviera). Depalmas, Anna (2005)
In questa navicella nuragica, del tipo a sez. trapezoidale marginata si può capire la tecnologia utilizzata all’epoca per l’assemblaggio del fasciame, ossia la giunzione dei corsi mediante stoppie o corde con azione di guarnitura, opportunamente cucite a loro volta tramite cordicelle passanti da fasciame a fasciame fino a formare il caratteristico ricamo a cordicella. La presenza della copertura in questo modello, esclude la funzione di corda tirante e avvalora quella di corda con funzione principale di giunzione e guarnitura.  


La marineria nuragica ,1° Parte - Gerolamo Exana NURNET
La marineria nuragica, 2° Parte - Gerolamo Exana NURNET
Un bateau de l'âge de bronze retrouvé en Méditerranée Le Point.fr
- disegni di Gerolamo Exana e immagini fotografiche della mostra Sutiles Naves. Le navi della Sardegna nuragica, per gentile concessione dell'associazione Archistoria di Sinnai.