martedì 18 marzo 2014

Tombe nuragiche, storie parallele ed un piccolo puzzle

Da: Raimondo Zucca, Il tempio di Antas, 1989 C. Delfino Editore.  La citazione di Zucca si riferisce a "O. UGAS, G. LUCIA, Primi scavi nel sepolcreto nuragico di Antas, AA VV, La Sardegna nel Mediterraneo tra il secondo e il primo millennio a.C., Cagliari 1987, pp. 255 Ss.

Da: Raimondo Zucca, Il tempio di Antas, 1989 C. Delfino Editore.

Da: Raimondo Zucca, Il tempio di Antas, 1989 C. Delfino Editore. 


Da: Raimondo Zucca, Il tempio di Antas, 1989 C. Delfino Editore. 

"[..]La prima fase d’utilizzo dell’area si riporta al periodo nuragico del Bronzo Finale (1200-900 a.C.), cui si riferiscono, probabilmente, ceramiche d’impasto, anelli digitali in bronzo, una perlina in vetro verde ed un frammento di lamina in bronzo. Tali reperti, rivenuti in un’area distante quaranta metri a sud del podio del tempio romano, sono stati problematicamente ascritti dallo scavatore, Giovanni Ugas, a sepolture ad incinerazione del Bronzo Finale, connotate da un terriccio ricco di carboni e di ossa umane combuste.
Con certezza può affermarsi che l’area funeraria nuragica fosse in uso nella prima età del Ferro (IX-VIII secolo a.C.), giacchè a questo ambito cronologico si ascrivono le tre tombe a pozzetto orientate in senso NordSud visibili a 21 metri a Sud del podio romano. Si tratta di fosse circolari scavate nel banco di schisto grigio, di m. 0.80 (T. 1,3)/0.87(T.2) di diametro, con profondità di m. 0.35(T.l), 0.45(T.2), 0.68(T.3).
Le tombe 1 e 3 contenevano un individuo inumato, mentre la tomba 2 va considerata un cenotafio. Nella tomba 1 si è rinvenuta una perlina di bronzo e due vaghi di collana in oro; nel pozzetto 2 una semplice perla in cristallo di rocca.  Più ricca appare la tomba 3, da cui provengono tre vaghi sferici in cristallo di rocca, quattro perle (a botticella, cilindrica, ad anello, biconica) in ambra; tre vaghi in vetro verde e giallo-ocra, un vaso in argento laminato in oro, un pendaglio a disco ugualmente in argento, un anello digitale ed una statuina in bronzo.Il defunto appare essere un dolicomorfo di tipo mediterraneo, deposto in ginocchio o seduto.
La tipologia dei pozzetti funerari richiama con immediatezza la necropoli indigena della prima età del Ferro e del periodo Orientalizzante (VII sec. a.C.) di Monte Prama-Cabras, in cui i pozzetti dotati di lastrone di copertura erano, in origine, contrassegnati da statue in arenaria gessosa alte circa m. 2,5/3, rappresentanti arcieri e “pugili” secondo iconografie documentate nella bronzistica nuragica.
Evidentemente il defunto fu sepolto adornato da una collana (composta da undici perle di varia materia e da un pendaglio d’argento) e da un anello digitale, mentre nella mano destra gli fu collocata la statuina citata.
Questa figurina, di artigianato indigeno influenzato da modelli levantini, presenta un individuo ignudo, stante con le ginocchia leggermente flesse, il braccio destro alzato in gesto di benedizione e con la mano sinistra impugnante una lancia. La testa evidenzia un naso a listello, gli occhi a globetto e la bocca dischiusa; i padiglioni auricolari sono piuttosto ampi ed inorganici, il capo è ricoperto da una calottina.
La statuina trova un confronto puntuale con il bronzetto nuragico di guerriero nudo con lancia rinvenuto da Daniela Rovina nell’area del pozzo sacro di Serra Niedda Sorso. La cronologia andrà posta tra il IX e i primi tempi dell’VIlI secolo a.C.
La statuina potrebbe rappresentare la più antica raffigurazione di Sardus Pater Babai. Benchè nel nostro bronzo non compaia la tiara piumata che corona la testa di bronzetto da Decimoputzu, possibilmente identificata anch’essa con Sardus Pater, tuttavia la presenza della lancia nei bronzetti nuragici di Antas e di Sorso richiama con immediatezza il medesimo attributo di Sardus Pater sul rovescio della moneta di M. Atius
Balbus, la lancia impugnata da Sid nella pittura della “Tomba di Sid” nella necropoli punica di Tuvixeddu e Carales e nel rasoio di Sid da Cartagine e la numerosa serie di giavellotti votivi in ferro di Antas.Come si è detto il teonimo Babai ridotto in età punica e romana ad appellativo rispettivamente di Sid e Sardus Pater, deve ascriversi ad ambito linguistico e culturale paleosardo, cioè nuragico.
Il dio guerriero e cacciatore dei Sardi era venerato in questa valle di Antas sin dal IX sec. a.C., epoca in cui viene concepito in aspetto antropomorfo. Non deve essere escluso che il culto di Sardus-Babai fosse connesso alla venerazione degli antenati sepolti nella valle sin dai tempi del Bronzo finale, in quanto una delle caratteristiche di Babai-Sid- Sardus era, secondo la intuizione di Jean Ferron, quella dell’ancetre, “progenitore e fondatore della stirpe”. Il luogo di culto nuragico dovrà essere definito nelle indagini future: allo stato attuale delle ricerche ignoriamo se i bronzi votivi indigeni rinvenuti nell’area di Antas (una faretrina”, un stiletto a capocchia modanata, una spada miniaturistica, un arto inferiore di figurina, una statuina di devoto, riportabili all’VIII secolo a.C.) siano da attribuirsi (in parte o totalmente) a sepolture ovvero alla stipe del presumibile santuario nuragico." Da: Raimondo Zucca, Il tempio di Antas, 1989 C. Delfino Editore

Lo stiletto a capocchia modanata si riferisce a quello a noi noto sotto il nome di "spillone scritto a capocchia modanata"?  
Si noti che la pubblicazione di Zucca è del 1989, mentre quella di Ugas cui Zucca fa riferimento è del 1987. Invece vediamo cosa riferisce Bernardini, nel 2011 (paragrafo che in quanto a datazioni mi ha sempre confuso): 
"[..]Ugas ha condotto nel primo sito una campagna di scavi nel 1984, che ha portato alla scoperta di tre tombe a pozzetto, allineate in direzione nord-sud, in un’area prossima al basamento del tempio del Sardus Pater;[..]La necropoli di Antas, indagata successivamente (1990-93), ha restituito nuovi elementi di grande interesse: due nuovi pozzetti funerari si sono aggiunti ai precedenti, uno dei quali ha restituito un inumato deposto con le stesse modalità riscontrate in precedenza; i due nuovi sepolcri si trovano più vicini al podio templare che, con ogni probabilità, occlude attualmente la serie più numerosa delle tombe indigene. Nella terra nera e carboniosa che circonda i pozzetti e che restituisce frammenti di ceramiche nuragiche, le indagini più recenti hanno individuato alcune fossette, con carboni e resti di ossa animali, interpretabili come luoghi di offerte votive; da quest’area provengono due bronzi che trovano un’impressionante connessione con il ritrovamento “curioso” del nuraghe Iselle: una figurina di cinghiale e uno spillone a capocchia articolata, di un tipo ben noto nella tradizione bronzistica locale, ma stavolta caratterizzato da un ulteriore elemento: la presenza di una serie di lettere fenicie incise sulla lama. Tipologia dell’oggetto e lettere fenicie orientano verso una cronologia che ribadisce le datazioni proposte da Ugas all’epoca del primo intervento: IX e VIII secolo a.C.[..]" Da: P. Bernardini, 2011, Necropoli della Prima Età del Ferro in Sardegna: una riflessione su alcuni secoli perduti o, meglio, perduti di vista. In: Mastino, Attilio; Spanu, Pier Giorgio; Usai, Alessandro; Zucca, Raimondo (a cura di). Tharros Felix 4. Roma, Carocci editore. p. 351-386

 Da: P. Bernardini, 2011, Necropoli della Prima Età del Ferro in Sardegna: una riflessione su alcuni secoli perduti o, meglio, perduti di vista. In: Mastino, Attilio; Spanu, Pier Giorgio; Usai, Alessandro; Zucca, Raimondo (a cura di). Tharros Felix 4. Roma, Carocci editore. p. 351-386

La domanda da 1 euro è: quando trovò Ugas lo spillone? nel 1984, come sembra evincersi dalla pubblicazione di Zucca,  o nel 1990-93 come dice Bernardini? Poichè Bernardini pubblicò lo spillone solo nel 2010 (Ugas se ne era dimenticato, apparentemente), erano passati rispettivamente 26 o 17-20 anni. 

Ma c'è anche un' altra cosa: secondo quello che dice Zucca, la prima fase della necropoli nuragica di Antas risale al 1200-900 a.C. : ""[..]La prima fase d’utilizzo dell’area si riporta al periodo nuragico del Bronzo Finale (1200-900 a.C.), cui si riferiscono, probabilmente, ceramiche d’impasto, anelli digitali in bronzo, una perlina in vetro verde ed un frammento di lamina in bronzo. Tali reperti, rivenuti in un’area distante quaranta metri a sud del podio del tempio romano, sono stati problematicamente ascritti dallo scavatore, Giovanni Ugas, a sepolture ad incinerazione del Bronzo Finale, connotate da un terriccio ricco di carboni e di ossa umane combuste.[..]. Ed è proprio qui "Nella terra nera e carboniosa che circonda i pozzetti e che restituisce frammenti di ceramiche nuragiche" che è stato rinvenuto lo spillone scritto, così scrive Bernardini. E non è così certo, allora, che "Tipologia dell’oggetto e lettere fenicie orientano verso una cronologia che ribadisce le datazioni proposte da Ugas all’epoca del primo intervento: IX e VIII secolo a.C.", perchè per questa zona attorno ai pozzetti, Ugas, nel primo intervento del 1984, si orientò verso il Bronzo Finale (1200-900 a.C., cioè XIII-X sec. A.C.) grazie alla qualità delle ceramiche; secondo quanto scrive Zucca. 

Allora qui siamo davanti ad un piccolo puzzle, o sbaglio? perchè se i reperti del terriccio ricco di carboni e di ossa umane combuste sono del 1200-900 a.C. non possono essere anche del IX-VIII secolo: sto parlando della terra nera e carboniosa che circonda i pozzetti e non dei pozzetti stessi. 

Per finire ecco una composizione fotografica delle tombe a pozzetto nuragiche che conosco io; sicuramente non è esaustiva, ma certamente è suggestiva. 


Laerru (SS), loc. Luogosanto
Per il territorio di Cabras le foto sono tratte da: V. Santoni, I villaggi all'aperto dell' entroterra del golfo di Cagliari nel quadro della civiltà nuragica, In: Per una riscoperta della storia locale: la comunità di Decimomannu nella storia, 2008, Arci Bauhaus, Vulcano ([..],la tipologia delle tombe a fossa  di Antas trova il corrispondente formale in quelle di Is Aruttas – Cabras (Fig. 24)[103], sopra le quali si sovrapponevano i corni litici, del tutto analoghi a quelli ritrovati nell’esedra della tomba di giganti di Grutti Acqua di Sant’Antioco.[..];; la foto da Antas viene da Da: Raimondo Zucca, Il tempio di Antas, 1989 C. Delfino Editore. Per Laerru (Luogosanto): A. Taramelli, Indagini nei tumuli con tombe di giganti in regione di Bopitos, nelle tombe di Luogosanto  e in vari monumenti del territorio, in: Notizie degli scavi di antichità, 1915, XII, 393-402 (si veda anche questo post)



"Faretrine" in bronzo da "Fluminimaggiore, santuario nuragico di Antas",  Da: Deiru, L. (2009) “Le “faretrine” nuragiche. Contributo allo studio delle rotte fra Sardegna ed Etruria” in A. Mastino, P. G. Spanu and R. Zucca (eds), Tharros Felix 3, carrocci ed. Firenze, 133-167