venerdì 11 aprile 2014

Gli scarabei e la ventilazione del grano

Scarabaeus sacer o scarabeo stercorario
L' articolo "Medicina, blasone popolare e magia in alcuni nomi popolari di insetti in Sardegna" (di Roberto Rattu, pubblicato in INSULA: Quaderno di cultura sarda, ISSN 978-88-96, Nº. 7, 2010, pp 141-148), parla di insetti nella tradizione popolare sarda. Ci dice che sia la meloe che lo scarabeo rinoceronte sono chiamati a volte ed in alcune zone "impikka-bábbu" o espressioni simili con connotazione negativa. Dopo aver cercato varie ragioni ed origini per un tale soprannome, ne riporta una possibile che credo sia estremamente interessante, e non concerne solo quei due tipo particolari di insetti. Leggiamola e poi mi dite che ne pensate.

"[..]In molte zone della Sardegna, infatti, quando il vento necessario alla spulatura del grano non soffiava con l’intensità e nella direzione voluta, lo si evocava magicamente con l’uso di alcuni insetti. Ad esempio, secondo l’interessante testimonianza di Giuseppe Ferraro (1891: 289), a Siniscola «sos massaios crene, chi su carrafazzu appa’ su potere de fàgher pesare su ‘entu e cando non poden’ triulare, lèana unu buvone o carrafazzu, lu fàghen isconcare a mossu dae unu pizzinnu e nàrana: o pesas bentu, o incùe moris». Tuttavia, sempre a Siniscola e secondo dati più recenti, si era soliti legare uno scarabeo stercorario (Espa 1981: 251). Stando a Calvia (1926: 202), «nelle aie dove trebbiano i cereali si appende un grillo ad un palo per produrre il vento». In Ogliastra – più precisamente a Ulassai – secondo Serra (1999: 54) si recitava, durante la trebbiatura, la seguente formula: «Tira tira su entu, ka su pùligi est tèntu, tentu e accappiàu, scappancèddu in Barigàu». Per renderla meglio comprensibile, Serra riporta la testimonianza di alcuni anziani secondo cui, per propiziare il vento necessario a rendere più agevole il lavoro nell’aia, si appendeva a un palo vicino una pulce viva. A Jerzu la formula era la stessa tranne che per la parte finale, chiusa dalla parola accancarronau.
Abbiamo personalmente accertato tale credenza a Quartucciu (si legava uno scarabeo stercorario), Escalaplano (si legava una pulce o si infilzava con una spina uno scarabeo stercorario), Santu Lussurgiu (si legava uno scarabeo rinoceronte).
In sostanza la presenza del verbo «impiccare» può essere in parte giustificabile poiché, al fine di propiziare magicamente il vento, alcuni coleotteri venivano legati e tale consuetudine può aver condizionato paretimologicamente una denominazione popolare della Meloe poiché tale coleottero è simile per  livrea e dimensioni a quelli utilizzati in tale rituale magico.8 (Nota 8: È da escludere che la Meloe fosse tra i coleotteri che venivano legati al fine di propiziare il vento perché questa compare in primavera, mentre la ventilazione del grano è una operazione che si compie in estate)."