giovedì 17 aprile 2014

Il Faraone tre volte vincitore nei pittogrammi di Narmer: è Re, Horus e Toro

Fig. 1: Disegno della tavoletta di Narmer, da questo sito. Si noti, sulla destra, la surreale combinazione di segni sopra la testa del nemico sottomesso, dal significato “ Il grande Horus che sottomette gli abitanti della terra del papiro” (1). La formula, resa a rebus, ripete il "disegno" del faraone che sottomette e calpesta il nemico. Sul retro della tavoletta, la stessa formula viene ripetuta una terza volta, con il faraone rappresentato come Toro vincitore (2).  

Scoperta nelle campagne di scavi del 1897-1898 a Hierakonpolis (Egitto), la tavoletta di Narmer-risalente al 3100 a.C. circa, è un documento la cui funzione e decifrazione tengono ancora in scacco ermeneuti ed orientalisti di tutto il mondo: basti considerare il fatto che quell'animale doppio e ben strano, un pò leone e un pò giraffa o serpente (battezzato serpopardo), compare pressochè identico su un contemporaneo sigillo da Uruk (Mesopotamia).

Quello di cui vogliamo parlare qui però sono i pittogrammi formulari della regalità del faraone, fissati su questa tavoletta in modo magistrale (1). E' infatti con i primi re della dinastia 0 e 1, il re Scorpione e Narmer, che l’ Egitto conia una sua caratteristica simbologia formulare regale:: il re in minigonna che con un mano brandisce una mazza sopra la testa e con l’ altra soggioga il nemico, mentre  ne calpesta altri. Sulla testa reca un copricapo oblungo con un rigonfiamento terminale: è la corona dell’ alto Egitto, il simbolo primario del potere regale agli albori delle dinastie faraoniche. Sopra la testa del prigioniero nella paletta di Narmer si nota però una ripetizione ed una compattazione della formula, che aggiunge veri e propri attributi divini e si ritroverà nella scrittura per geroglifici in forma più lineare: il re sotto forma di falco-Horus ha in mano una corda legata al naso del prigioniero, rappresentato con la sola testa sotto un cespuglio di piante di papiro. Secondo Ziffer la formula, resa come un gioco enigmistico, è di facile lettura: il re è “ il grande Horus che sottomette gli abitanti della terra del papiro” (1). Ripetendo quindi, per la seconda volta, ciò che ci dice il "disegno" del faraone che calpesta il nemico e brandisce la mazza: ma la dimensione cambia, diviene divina ed astrale, il faraone è Horus.

Sul retro della tavoletta, la formula viene reiterata sotto altre spoglie: il faraone è qui rappresentato come Toro (2) vincitore e trionfante sul nemico. Sebbene gli attributi di Toro rimarranno ai faraoni per tutto l' arco millenario della storia egizia, ad esempio come coda (3a), la rappresentazione naturalistica del sovrano-Toro verrà abbandonata dopo le prime dinastie: ce ne sarà solo uno, Amenhotep III (1388–1351 a.C.) - famoso padre dell' "eretico" Akhenaten- che si farà rappresentare ancora così (2), su una emblematica serie di scarabei (3b, figura 2). Inutile sottolineare come quel Toro abbia quindi attributi sia divini che regali, così come il re è Horus e Toro.

Su quella tavoletta ci sarebbe naturalmente ben altro da dire: per esempio il fatto che la dea taruina BAT vi sia rappresentata 4 volte (2 davanti e 2 dietro) e altre 4 volte sul grembiule del faraone (3c): i numeri 2 e 4 rimarranno poi indelebilmente associati a BAT ed alla sincretica e più famosa Hathor (4, 3d).

(1) Irit Ziffer, 2002, Symbols of Royalty in Canaanite Art in the Third and Second Millennia B.C.E. Bullettin of the Israeli Academic Center in Cairo, 2002, 25:11-20
(2) Renate Marian van Dijk, 2011, The motif of a bull in the ancient near East : an iconographic study, University of South Africa, MA thesis
(3) A. Belladonna, monteprama.blogspot.it, a. Una Gran Casa con la coda di Toro, 15 OTTOBRE 2013; b. I Tori di Sant´Anastasia, Sardara. SULCIS2013-Two, 9 NOVEMBRE 2013; c. BAT-woman e la prigioniera col Toro, 22 MARZO 2014; d. Egitto e Sardegna: da quanto tempo? I parte, 19 GIUGNO 2013
(4) Mohamed Gamal Rashed, The goddess Bat and The confusion with Hathor", in: The Horizon, studies in Egyptology, F.S. of Professor Nur El-Din, Cairo, 2009, pp.407-ff. 6 pls. SCA2009