domenica 27 aprile 2014

Il nome di Tharros (THARRUSH) in un' iscrizione nuragica, etrusca e latina del III - II secolo a.C. Un Lars di nobile origine etrusca 'curulis' di Roma in Sardegna*

di Gigi Sanna

Po sa 'die de sa Sardigna'



Qualche anno fa è stata scoperta da Stefano Sanna di Cabras (1) un' iscrizione insistente su di un  blocco di arenaria disposta su due righe. Detto blocco ha un'altezza di cm.42, una larghezza di cm 100 e uno spessore di cm 25.
  
Il reperto, di eccezionale importanza, come si vedrà, dal punto di vista epigrafico, paleografico e linguistico, è stato rinvenuto nelle campagne del Sinis, in un rudere di un edificio, forse di antica fabbricazione romana, che si trova in una località che per ora ci riserviamo, per evidenti motivi (2), di nominare e di rendere pubblica se non per la sigla BM. Così come del resto abbiamo fatto altre volte nelle numerose occasioni di pubblicazione di documenti scritti dell'età nuragica.

  1. Dati epigrafici.
    L'iscrizione corre per due linee parallele per tutta la superficie della pietra con dei segni di grandezza varia: la prima riga ha una progressività a scalare di grandezza, con delle lettere molto grandi a partire dalla sinistra per terminare con delle lettere sempre più piccole e disposte le une sulle altre; la seconda riga parte con una lettera di piccole dimensioni seguita da cinque lettere leggermente più piccole delle prime della prima riga e si conclude con le ultime lettere decisamente più piccole. Il solco tracciato dallo scriba con lo strumento di incisione è rimasto più evidente nella prima riga mentre nella seconda sei segni su undici sono ben visibili, gli altri meno. Evidentemente questa parte è quella che ha subito più danno per l'azione degli agenti atmosferici. 

   Comunque, complessivamente il documento risulta abbastanza leggibile e mostra una certa difficoltà di lettura nel sesto/settimo segno e negli ultimi tre della prima riga, mentre nella seconda riga i segni sono tutti leggibili anche se in parte sbiaditi (v. fig. 2). 



  1. Dati paleografici
      Dal punto di vista paleografico l'iscrizione è assai intrigante perché le lettere alfabetiche, in numero di 30, appartengono come tipologia (v. fig.3) non ad un solo alfabeto ma a tre alfabeti diversi. Alcune come ad es. il decimo segno a partire da sinistra nella prima riga ed il trentesimo ', ovvero l'undicesimo della seconda riga sono manifestamente nuragiche di ispirazione 'cananaica', altre come le prime cinque sono di tipologia latino - romana, altre ancora come l'ottava della prima riga e la sesta della seconda riga sono di tipologia etrusca. Altre ancora come la seconda, la quinta, la tredicesima e la quattordicesima della prima riga e la seconda, la terza, la quarta, la quinta, la settima sono decisamente ambigue e possono appartenere a due sistemi diversi o etrusco latino o sardo-etrusco.
   Le legature (fig.3) sono, con ogni probabilità, tre e riguardano il sesto ed il settimo segno della prima riga, il diciassettesimo ed il diciottesimo, sempre della stessa riga, ed il quarto il quinto della seconda riga.
    Oltre alle legature c'è da registrare il dato che nella parte estrema destra della prima riga le lettere (le più piccole di tutte) sono disposte per gruppi di due, una al di sopra dell'altra, con lettura che parte sempre dal segno più alto. Nella seconda riga questo artificio è ripetuto ma una sola volta con la lettera quinta che si legge prima della sesta, più sbiadita,  posta più in basso (N + S).  
    Risulta da ciò evidente e cioè dal mix degli alfabeti, dalle legature e dall'andamento della scrittura di concezione arcaica, che l'iscrizione si iscrive nella lunga tradizione del nuragico che, sin dall'alba della sua storia (3), ha fatto uso del mix alfabetico, dell'agglutinamento e della lettura varia compresa quella (frequente) dall'alto verso il basso (secondo il sistema di scrittura egiziano). Tanto più poi che l'iscrizione si presenta con una certa numerologia, tipica sempre del nuragico, attenta alla presenza dei numeri magici ovvero del tre e dei suoi multipli (4).
     Ricordiamo che il fatto del mix, la varietà della lettura e la numerologia  non costituiscono una novità in periodo tardo perché  essi sono ben presenti in una iscrizione tarda etrusco -latina -nuragica di cui abbiamo parlato (5) e nella stessa nota iscrizione di Aidu entos di Bortigali (6) .
  Purtroppo le iscrizioni nuragiche tarde, per quanto presenti, non vengono notate o prese nella giusta considerazione dagli archeologi, neppure quando esse si trovano nei musei cui sovrintendono, venendo scambiate epigraficamente e paleograficamente per ben altro. Di queste parleremo nelle prossime settimane avendo deciso di anteporre il loro interesse a quello delle numerose iscrizioni più antiche (ancora non pubblicate) perché si capisca una volta per tutte una cosa molto semplice ma che risultava ancora dubbia e per alcuni (7) addirittura assurda: che i nuragici caratterizzarono il loro sistema di scrittura, dandogli così una notevolissima continuità nel tempo (8), in virtù del semplice ricorrere agli alfabeti 'esterni' sia a quelli 'storici' sia a quelli che via via si 'inventavano'. Quindi il fatto quasi incredibile è che nelle iscrizioni, in quelle che, per comodità, abbiamo chiamato 'nuragiche', si trovano presenti pressoché tutti i sistemi di scrittura del Mediterraneo orientale ed occidentale, ivi compreso il sistema egiziano (9). Praticamente nessuno fu escluso: l'interessante era che i segni 'nuovi'  dei repertori fossero disciplinatamente inclusi in quelli che ormai da empo si caratterizzavano non più come segni di ispirazione semitica cananaica ma sarda. Chiunque troverà dei documenti nuragici (di scrittura nuragica), antichi o recenti, troverà questo sistema di scrittura; un sistema da chiamare 'nazionale' perché il codice era diffuso capillarmente in tutta l'isola dal momento che scuole scribali 'ortodosse' nuragiche si trovavano evidentemente dappertutto. Scuole scribali religiose, non lo si dimentichi, e mai 'laiche' perché la scrittura nuragica è proprio a buon diritto la ' scrittura del nuraghe' e chi fabbricava e sovrintendeva a questo elaborava e sovrintendeva anche a quella. La scrittura, da considerarsi a tutti gli effetti 'geroglifica' o 'sacra' come quella egizia, era impiegata per il dio e per i suoi figli dei in terra e mai (stando almeno a tutta la documentazione in nostro possesso) per gli uomini comuni.     
     Si spiega così facilmente quell' assurda 'aleph della prima riga (nona lettera) della nostra iscrizione, così come si spiegano le varie 'resh' orientate a destra, così tipologicamente diverse dalla 'erre' latina (terzo segno della prima riga), che non devono essere considerate 'ro' greche ma antichissime  'resh' protocananaiche sarde, come mostrano ad abundantiam  la  'resh' legata alla ' 'ayin' dell'arcaica iscrizione di Perdu Pes di Paulilatino (fig.4), le due artistiche  'resh' a puntinato della barchetta di bronzo dell' Antiquarium arborense (v. figg. 5-6), la 'resh' della scritta in protocananaico della scogliera di Tharros (fig.7) e la 'resh della stessa barchetta fittile di Teti (fig. 8) manufatto questo che sappiamo, da prove scientifiche effettuate recentemente (10), essere del IX - VIII secolo a.C.    
fig. 3


                             fig. 5



  1. Dati contenutistici
      Il  contenuto dell'iscrizione si mostra interessante quanto e forse più della scrittura dell'iscrizione stessa. Infatti nella prima riga si presenta  il praenomen di un personaggio di nome LARS seguita dalla formula trimembre che rende sempre il praenomen  del padre e del padre del padre: LARS figlio di ARNT figlio di LARS. Formula ovviamente attestante il rango e l'altissima nobiltà di LARS.
    I tre praenomina, variamente scritti, sono assai frequenti nelle iscrizioni etrusche e non hanno certo bisogno di presentazioni e di commento (11). Quello invece che bisogna rimarcare è il fatto che il personaggio LARS, con un chiaro praenomen etrusco e solo etrusco,  compaia in una iscrizione non etrusca ma nuragica, la quale risulta, tra l'altro, in tutta evidenza, non solo scritta in tre alfabeti diversi ma anche in tre lingue diverse.
      
      Infatti, la lettura di tutta l'iscrizione, che parte dalla sinistra di entrambe le righe,  ci dà l'esito seguente:


                                                       LARSARNTLARS CURU[LI]
                                                              SNATUSTHARRUS  
     
   Se LARS ARNT LARS sono voci chiare della lingua etrusca, CURULIS NATUS e THARRUSH sono altrettanto chiaramente voci della lingua romana le prime due e della lingua sarda del tempo l'ultima. Su ciò non possono esservi dubbi, anche accettando la possibile obbiezione che la prima voce romana, ovvero CURULIS,  possa essere discutibile perché di lettura un po' faticosa nei primi quattro segni e molto incerta nel quinto e nel sesto.
    Lo scriba (certamente un sardo) ha quindi adoperato il codice di scrittura sardo nuragico per redarre un' iscrizione di un altissimo magistrato che, forse perché tanto alto, necessitava, di un certo tipo di scrittura altrettanto nobile come era quella nuragica che veniva adoperata - come sappiamo - praticamente solo nelle iscrizioni religiose indicanti e la divinità ed i nomi divini di questa e cioè i principi sardi tori Giganti (12). Se la lettura della iscrizione da noi proposta è giusta (e mi pare che non ci possano essere obbiezioni sostanziali)  io ritengo che altra spiegazione di una scritta così  'strana', da ritenersi quasi bizzarra,  non ci possa essere.
    In ogni caso il nome di un personaggio di rango, un nobile etrusco, 'CURULIS' (13), ovvero di un magistrato dotato della più alta carica in Sardegna, soprattutto in fatto di applicazione della legge (in fondo in fondo ancora un 'signore giudice' o shardan che si voglia chiamare), riteniamo, stando alle nostre conoscenze, che sia un dato del tutto singolare per quanto riguarda l'amministrazione della Sardegna in periodo romano repubblicano.
      La magistratura dei 'curules', da quanto si sa (14), venne istituita in Sardegna a partire dall'anno 217 a.C. e cioè all'incirca due anni prima della celebre battaglia di Cornus nella quale i Romani sconfissero il  'dux' Amsicora  e si spense nei tre secoli successivi, nonostante le rivolte, ogni speranza di indipendenza e di libertà della Sardegna.  La datazione dell'iscrizione di BM, anche per dati squisitamente epigrafici e paleografici  può essere ricondotta a questo periodo (tra la fine del terzo secolo a.C. e l'inizio del secondo). Tra tutti i dati paleografici emersi, quello che ci sembra più convincente nel mostrare  una notevole recenziorità del documento, oltre ai chiari segni romani della 'erre' e delle 'elle', è la scrittura 'quadrata' della 'teth' (un segno questo che, tra l'altro, ci sembra  enfatizzato rispetto a quello di tutti i segni della seconda riga)  ovvero del particolare grafema usato per esprimere la dentale aspirata (v. più avanti) con cui inizia la voce THARRUSH (15).
     Ma se la presenza di un etrusco romanizzato, magistrato di Roma, risulta per la Sardegna un dato singolare, del tutto straordinaria risulta la presenza della voce sarda nuragica 'Tharrush', voce che, in quanto tale, non viene declinata dopo il latino NATUS.  Si sa bene che l 'archeologia e l'epigrafia isolana non hanno avuto mai la fortuna di essersi imbattute in un documento diretto attestante l'antico nome della splendida città della Sardegna, una volta capitale,  prima che  essa, in periodo  basso medioevale (1070) fosse trasferita (16) in Aristanis. Le colte fonti storiche (17) parlano qui e là di Tharros ma con il nome sempre incerto (Tarri, Tharra, Tirrha, Thurra) e senza la sibilante finale. Invece la parlata popolare sarda, contraddicendo le fonti letterarie,  ha resistito senza tentennamenti e non ha smesso mai, per millenni, di darne il nome e la pronuncia, da quanto stiamo qui scoprendo, davvero autentici: THARRUS o THARROS.
    Ancora oggi THARRUS è voce viva popolare, con la 'U' ben pronunziata, così come la si pronunciava anche in Oristano alla fine dell'Ottocento e per tutto il Novecento. Tutti infatti conoscono il famoso detto in lingua sarda 'campidanesa' riguardante le costruzioni nobiliari oristanesi (18): De sa 'idda 'e Tharrus(u) /portânt(a) is perdas(a) a carrus(u)! (Dalla città di Tharrus/ portavano le pietre a carri).
     Ora,  la testimonianza di BM ci dice che nel III/II secolo a.C. la capitale, non più nuragica (19) ma romana, della Sardegna si chiamava THARRUSH . Sette secoli prima  nella Stele di Nora alla seconda riga (in realtà alla terza) si registra per la prima vota per iscritto il nome della città nuragica, citata peraltro insieme alla città di COR(R)ASH (CORNUS) e di NORAN (20).
   Risulta allora evidente che la sequenza grafica con consonantismo alfabetico di tipologia 'fenicia' TRSHSH della stele nuragica norense dovesse essere letto, con l'aggiunta delle vocali, TARSHUSH e non TARSHISH (come nel testo biblico). La variazione rispetto al testo del documento di BM sta nella consonante dentale sorda iniziale che però, si badi, risulta  essere quella foneticamente giusta.  Infatti, la consonante iniziale del nome della città è 'T' e non 'TH'. TH lo diventa perché in seguito, secondo noi, si assume come grafema/fonema  quello che si sente nella pronuncia  intervocalica (sa 'dda 'e Tharrus e non sa  'idda 'e Tarrus). E' lo stesso errore che a sua volta lo scriba della stele di Nora commette quando scrive il 'W GRSH (va gorash: e Coras/Corras/ Cornus) che è riportato in questo modo in quanto è la pronuncia intervocalica della consonante velare sorda (che passa a  sonora fricativa) che la fa sentire più come un 'G' che una 'C'.
    Quanto alla doppia 'R' di THARRUSH al posto della iniziale TARSHUSH la trasformazione fonetica potrebbe essere avvenuta con l' indebolimento iniziale, la caduta della prima 'shin' ed il conseguente raddoppiamento della consonante precedente : TARSHUSH > TARRUSH.


  1. Riassunto  dei dati paleografici e contenutistici fondamentali del documento
a) Quella di BM è  un'iscrizione che, dai dati complessivi, si può collocare temporalmente tra il III ed il II secolo a.C.
b) E' stata composta da uno scriba nuragico (forse della stessa Tharros)  con una tipologia di scrittura e di lettura antiche prettamente nuragiche.
c) Possiede tre tipologie di segni alfabetici consonantico - vocalici: latini, etruschi, sardi.
d) Possiede tre lingue: etrusca, latina, sarda.
e) Reca il nome, con formula onomastica trimembre  del praenomen', di un nobilissimo magistrato etrusco – romano, un CURULIS (praetor) addetto  all' amministrazione militare e della giustizia in Sardegna.
f) Mostra, fatto questo che accade per la prima volta in modo diretto, il nome specifico della città di Tharros, nome citato in modo diverso e oscillante dalle fonti storiche sarde
g) Mostra il nome di TARRUSH/ THARRUSH con la vocale finale, così come da sempre pronunciato popolarmente in Cabras, in Oristano e nei paesi tutti del Campidano di Oristano
f) Mostra, con illuminante vocalizzazione aggiuntiva, lo stesso preciso nome citato sette secoli prima (IX sec. a.C.) nella Stele di Nora (continua).   


* Il presente articolo  non vuole essere che informativo e pertanto è una anticipazione, in estrema sintesi, di un più corposo saggio riguardante e l'iscrizione di BM e quelle altre che, per forme e contenuti simili di scrittura, possono essere considerate iscrizioni del tardo nuragico. Detto saggio uscirà, con ogni probabilità, nel n° 66 della rivista Monti Prama edita dalla PTM di Mogoro.


Note e riferimenti bibliografici 
1.  Stefano Sanna è un cittadino di Cabras appassionato di archeologia. Si è reso benemerito in campo epigrafico e archeologico per aver scoperto diverse testimonianze scritte in San Giovanni del Sinis (Tharros). In particolare ricordiamo i cartigli egizi della scogliera del Sinis e, soprattutto, la scritta della cosiddetta Sala da Ballo (corruzione toponomastica di 'sha'ar ha ba'al', porta d'ingresso del dio Baal Sole) che possiede, raffigurato in un spigolo di una parete, il 'volto' di Ba'al illuminato ciclicamente dagli equinozi e dai solstizi. Su questo fenomeno (da lui visto e registrato fotograficamente, cioè scientificamente, per tutti gli eventi astronomici) si veda Sanna S. 2013, Il magnifico fenomeno del tramonto del sole nelsolstizio d'inverno nella Sala da Ballo (Shar ha Ba'al) in San Giovanni delSinis; in Monteprama blog (20 dicembre).
2. Primo fra tutti quello di tutelare, nel miglior modo possibile, una scritta di tale rilevanza epigrafica, paleografica, linguistica e storica dall'azione di eventuali tombaroli o male intenzionati.
3. Sanna G., 2011, Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico nella storia della scrittura; in Monti Prama. Rivista semestrale di cultura di Quaderni Oristanesi, n.62, pp. 25 -38; idem, 2011, Scrittura nuragica: ecco il sistema ecc, .in gianfrancopintore blogspot.com (6 Novembre).
4. Detta numerologia si può vedere in tantissimi documenti da noi presentati e commentati. Si vedano, tra gli altri, soprattutto, (in quanto concepiti con intenso ricorso al valore magico e di senso dei numeri) la stele di Nora, i sigilli cerimoniali A1,A3,A4, A5 di Tzricotu di Cabras, il cosiddetto 'brassard'  di Is Locci Santus di San Giovanni Suergiu, il ciondolo di Pranu Antas di Allai, l'anello sigillo di Pallosu di San Vero Milis e la pietra di Terralba.
5. Sanna G, 2012,  Scrittura nuragica: gli Etruschi allievi dei sardi; in Monti Prama. Rivista di cultura di Quaderni Oristanesi, n.° 63, pp. 3 -30.   
6. Sanna G., 2009, No Caro Pittau no, così non va; in gianfrancopintore blogspot.com (22 marzo)
7. Pittau M., La scrittura nuragica: mai esistita.Il punto di vista di Massimo Pittau; in Lacanas (rivista bilingue dell'identità fondata da Paolo Pillonca) 22. Marzo 2014.
8. Il sistema, compreso il prestito delle lettere e dei segni per attuare il 'fondamentale' mix, durò, con ogni probabilità,  dal XVI secolo a.C. al secolo II a. C. e forse anche oltre. Praticamente abbracciò tutto quel tempo che Giovanni  Lilliu ha definito periodo 'nuragico'. Cioè dal nuragico arcaico al nuragico recente (1500 a.C. - 238 a.C.). Si veda il suo La civiltà dei sardi, dal neolitico all'età dei nuraghi, ERI ed. Torino, p. 12. 
9. L'uso dell'egiziano in mix con quello sardo è attestato, al di là di ogni ragionevole dubbio,  in uno scarabeo rinvenuto in una tomba Monte Sirai. V. Atropa Belladonna, 2013, Gli scarabei sigillo della Sardegna e la scrittura segretadel Dio nascosto; in Monte Prama blog  (26 ottobre).
10.  Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Sassari e Nuoro. Conferenza di presentazione delle analisi di autenticità sulla barchetta fittile (02 dicembre 2013). Il fatto curioso (diciamo così) è che la dott. Nadia Canu, incaricata da parte della Sovrintendenza di Sassari di illustrare il documento nella conferenza di  di Teti, ha parlato dell'autenticità e della datazione del reperto di S'Urbale ma, per quanto giudicato e dichiarato manifestamente epigrafico (e con i segni della scrittura impressi 'ante coctionem'), ha preferito non esprimersi sulla tipologia di scrittura presente in esso, dichiarando incompetenza personale e  invocando, tra le proteste del pubblico, futuri pronunciamenti di esperti studiosi di epigrafia. Ma c'è ben poco ormai da esprimere e da domandarsi su quella scrittura nuragica in mix, di ispirazione protocananaica. Infatti, in proposito ci si è pronunciati già ormai diversi anni fa: Sanna G., 2009, Buon Natale da Teti. NR HE 'AH HE 'AB H; in gianfrancopintore blogspot.com (17 Dicembre). Il medesimo saggio si trova ora, ripreso integralmente, nel Blog di Aba Losi (MONTEPRAMA BLOG) con una sua breve prefazione: Sanna G., 2013, Auguri da Teti. NR HE 'AH HE 'AB H (9 dicembre 2013).    
11. Cristofani M.,1991, Introduzione allo studio dell'etrusco, Leo S. Olschki editore, cap. III, Il sistema onomastico pp. 93 - 102.
12. Si veda circa la scrittura su di essi il nostro ultimo saggio: Sanna G., 2014, Un Gigante nuragico כד (brocca) di Il YHWH in quel di Cubas di Dualchi. Parola di documento in sardo'protocananaico' ; in monteprama blog (2 aprile).
13. E' appena il caso di ricordare, dal momento che il personaggio citato nell'iscrizione è un nobilissimo Etrusco, che fu tra i simboli e dai simboli  del potere dei magistrati etruschi che 'sella curulis' ...sumpta est' (Livio, Hist. I,8).
14. A nostro parere Lars deve essere stato 'curulis' in Sardegna nel periodo immediatamente successivo alla magistratura (196 -194 a.C.) di T. Sempronio Longo (Livio, Hist. XXXIII, 24 -26), il figlio del famoso omonimo console Tiberio Sempronio Longo sconfitto da Annibale nel 218 a.C.
15. La lettura della 'S' come 'shin' ci viene suggerita con sicurezza  da due testimonianze documentarie: la prima, nota, è quella della Stele di Nora  (TRSHSH) dove l'ultima consonante è una 'shin'  e l'altra, non nota (ma di imminente prossima pubblicazione), è stata offerta recentemente da una scritta trovata nella scogliera a sud-est di Tharros. In quest'ultima con i caratteri molto simili a questi dell'iscrizione di BM,  compare la voce semitica ' Sh'R' (ingresso, porta), con la consonante 'Shin' iniziale. 
16.  Casula F.C., 1994, La Storia di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino Editore, pp. 312 -313.
17. V. Zucca R., 1984,  Tharros, Oristano; Sanna G., 2009,  La Stele di Nora, Il Dio il Dono il Santo. The God the Gift the Saint (trad. in lingua ingl. di Aba Losi), PTM ed. pp. 75 - 80.
18.  Il dato edilizio - architettonico è testimoniato ancora oggi dai muri, quelli non ancora intonacati o rifatti, dei palazzi del centro storico. Furono i conci in arenaria ed in basalto ad essere trasportati, spesso di notevolissime dimensioni. Il saccheggio  interessò evidentemente tutta Tharros ma in particolare i grossi muri di Murru Mannu.
19.   Credo che l'iscrizione, tra l'altro, faccia vedere la vera e propria sciocchezza mitico - archeologica di un Tharros fenicia prima (addirittura fondata da filistei o da fenici!) e punica poi. Se Tharros fosse stata fenicia o punica ab origine non sarebbe stata certamente indicata come 'sarda' nelle tre lingue e lo scriba non avrebbe potuto attuare il suo 'lusus' numerico. Ma, cosa rilevante ancora è che lo scriba mostra che, nonostante il momento di occupazione romana e la recente sconfitta 'nazionale' dei Sardi, probabilmente proprio in Tharros (dove altrimenti?) si trovava la grande scuola scribale nuragica, ovvero il centro della cultura religioso -letteraria della Sardegna, ancora in vita  e  così dura a morire nonostante il mutamento politico -religioso e  istituzionale.  E altra considerazione, non certo ultima  per importanza, proviene dal dato inequivocabile che se Lars, come altissimo magistrato romano, accettò quell'iscrizione così 'strana', può essere avvenuto per due motivi. Perché egli come etrusco di cultura ancora etrusca era a conoscenza di scuole etrusche che, in qualche modo, ancora usavano (o avevano usato storicamente)  il mix o il rebus nella scrittura, così come quelle sarde (cioè il modo di scrivere non gli era estraneo per cultura paterna). Oppure perché il magistrato  si trovò di fronte ad una situazione scribale locale ben radicata e tale da non poter essere sostituita ancora da una 'scuola' romana dove certe simbologie e un certo lusus scrittorio, di origine e caratura  religiosa, non era più contemplato. Questa problematica la vedremo commentando, in un prossimo saggio, un' iscrizione ancora in mix e, per nostra fortuna, non molto lontana temporalmente da questa. In essa però il nome del 'protagonista', ovvero di colui che è citato non è quello di un magistrato romano ma di un principe sardo con un bellissimo praenomen di tipo sardo -semitico. Un' iscrizione che ritengo potrà illuminarci (e non poco), insieme ad altre,  per iniziare a comprendere le 'forme' del passaggio politico - istituzionale della Sardegna dopo il 215 a.C. Dal governo dei Principi sardi Giganti, figli della divinità, a quello romano dove  'principi divini', in qualche modo, sostituendosi ai precedenti, cercarono di diventarlo agli occhi dei Sardi,  i nobili magistrati inviati da Roma. 
20. Sanna G., 2009, La stele di Nora. Il Dio il Dono il Santo ecc., cit. pp. 74 - 82.