domenica 6 aprile 2014

La grotta museo di Chauvet: 32000 anni fa

Fig. 1. Il bisonte in movimento, caratteristica resa 
dalle gambe multiple. Da questo sito
Non so quanti di voi abbiano avuto la fortuna, il 4 aprile 2014, di vedere su Rai 5 il film documentario "Cave of forgotten dreams" di Werner Herzog. Prodotto nel 2010 dopo che Herzog ricevette un permesso speciale da parte del Ministero della Cultura francese. Il film venne realizzato in condizioni estreme, anche per i tempi ristrettissimi messi a disposizione, la non diretta accessibilità ai dipinti e l'atmosfera che in molti punti si fa tossica per l'elevata concentrazione di anidride carbonica.

Nonostante tali limitazioni è un film che non si può definire bellissimo, perchè questo aggettivo neppure al superlativo rende l' idea di quello che prova lo spettatore e che rimane comunque un nonnulla se paragonato a ciò che prova chi ha il privilegio di entrarvi, in quella grotta, scoperta nel 1994 dagli speleologi Eliette Brunel-Deschamps, Christian Hillaire, and Jean-Marie Chauvet: è la famosa grotta di  Chauvet-Pont-d'Arc Cave, rimasta integra da quando  l' entrata venne sigillata da una frana, circa 21000 anni fa (ma i crolli parziali erano già iniziati da ca. 29000 anni fa). Oggi occorre entrarvi dall' alto, e lo si può fare solo per scopi di ricerca e dietro speciali deroghe dal divieto di accesso.

Fig. 2: il dipinto denominato "La Venere 

e lo sciamano", realizzato su una 

protuberanza conica. 

I dipinti sono stati datati con sicurezza, attraverso la tecnica del C14 e quella denominata  Cosmic Ray Exposure, a due periodi principali: 32000-30000 anni fa (periodo Aurignaciano) e 27000-25000 anni fa (periodo Gravettiano). La maggior parte di essi, e quelli considerati più belli,  datano al periodo più antico. Come uno dei dipinti più famosi, denominato "La Venere e lo sciamano" (fig.2), realizzato su una protuberanza da alcuni ritenuta fallica: è l'unica rappresentazione umana, seppure solo dalla vita in giù, della grotta. Un triangolo pubico + un paio di gambe molto stilizzate: direttamente sopra di esso, la testa di un toro o un bisonte, considerato semi-umano in quanto l'unica zampa visibile (non in questa foto) è munita di manina. Subito a fianco, un leone delle caverne, una specie estinta. A questo proposito, i dipinti della grotta hanno permesso di stabilire che il maschio di questa specie non aveva criniera. la "Camera dei leoni", di cui si dà un dettaglio in figura 3, è considerata un capolavoro assoluto dell' arte mondiale di ogni tempo e luogo, sia per tecnica che per il dinamismo che esprime.

Figura 3: un dettaglio della Camera dei Leoni
La grotta racconta anche le sue storie, umanissime: come quella dell' uomo con il mignolo storto, una persona che realizzò un'intera parete "stampandola" con l'impronta della sua mano. Era alto circa 180 cm, ma aveva una malformazione al mignolo che lo rende riconoscibile anche su altre pareti della grotta stessa. La grotta racconta anche che gli uomini non vissero lì dentro, vi andavano per dipingere e per altri scopi ancora indefinibili.  Racconta che i graffi degli orsi delle caverne, di cui sono stati anche rinvenuti diversi crani, a volte sono sotto e a volte sono sopra i dipinti stessi, indicando che ilg esto artistico non era certo scevro di pericoli. Racconta dell' impronta di un bimbo affiancata a quella di un lupo: impossibile sapere se il lupo lo stesse inseguendo o accompagnando come amico. E racconta anche, incredibilmente, che gli uomini cercarono di realizzare i dipinti nei punti della grotta meno illuminati e di mettere gruppi di animali vicino a nicchie da dove sgorgava l' acqua. 

Un archeologo prova a raccontare, nel film, ciò che non è possibile raccontare: dopo 5 giorni consecutivi in cui era entrato nella grotta per le sue ricerche e per solo poche ore, dovette smettere per non collassare emotivamente, il tutto era troppo potente. I suoi sogni si erano popolati di leoni, dipinti e reali, anche se non ne aveva paura: la vividezza ed il dinamismo dei dipinti è quasi insopportabile per il nostro cervello, è come un'overdose di arte e di richiamo alla nostra umanità più ancestrale. Il gioco di luci ed ombre, la tridimensionalità delle pareti-ben lungi dall' essere piatte, fanno apparire gli animali dipinti come vivi ed in movimento. In qualche caso il movimento viene accentuato dalla presenza di gambe multiple: muovendo una torcia davanti alla figura con gambe multiple, sembra davvero che le gambe si muovano, una sorta di protocinema. L'archeologo spiega: "Sono uno scienziato, ma anche un umano: avevo bisogno di tempo per "capire", perchè è tutto così potente lì dentro. E' un modo non diretto di comprendere".

Raccontare il film non è possibile, neppure lontanamente. La prima cosa che Chauvet vide, entrando nella grotta nel 1994, fu la famosa parete costellata di macchie circolari rosse (fig. 4): ancora oggi quell' immagine lo accompagna ogni giorno e, dice, non lo lascerà mai. 


Per vedere immagini molto curate della grotta e di ogni suo aspetto, da quello figurativo a quello ricostruttivo: http://donsmaps.com/chauvetcave.html

Per visitare in modo guidato la grotta: http://www.bradshawfoundation.com/chauvet/index.php

Per vedere i segni che l' antropologa Genevieve von Petzinger ha descritto come "non figurativi", vd. I 26 (+2) segni non figurativi del paleolitico francese, 8 marzo 2013:  http://monteprama.blogspot.it/2013/03/i-26-2-segni-non-figurativi-del.html

Per vedere il documentario in streaming: http://ildocumento.it/archeologia/cave-of-forgotten-dreams-herzog.html



Immagini dal documentario