giovedì 24 aprile 2014

Ma quali servi d'Egitto!


Fig. 1. Lo Sherden Tarbu, possessore di terra in ragione di 5 arure, una misura che spettava a funzionari e sacerdoti, mentre ai semplici soldati ed ai servitori erano riservate al massimo 3 arure. Il papiro Wilbour (1145 a.C. circa) lista ben 42 Sherden che possedevano 5 arure nella regione del Medio Egitto, con servitori e coltivatori (dal rif. 1a). Sotto la voce "titolo" la scritta "Shardana" (da sin. a dx), che termina con il determinativo "gente straniera". 

Non poteva sussistere alcun dubbio che l'ultimo post scritto qui sul tema Sherden, avrebbe scatenato l'ira funesta del nostro più assiduo lettore. Non ha importanza quello che dice di me, cui sono più che abituata; così come sono abituata al suo attribuirmi affermazioni che mai ho fatto: mai e poi mai ho affermato che Jeff Emanuel sia un sostenitore degli Sherden a El-Ahwat o in Sardegna e delle teorie di Ugas e Zertal, giudichi il lettore (2)-anche perchè so benissimo che Emanuel non è per nulla d'accordo con Zertal.

Quello che mi infastidisce è però la distorsione della verità storica- verità testimoniata da decine di documenti epigrafici egizi (1,3)- con l'affermazione totalmente arbitraria e sprezzante che gli Sherden erano servi 'egittizzati' degli Egizi: i documenti egizi testimoniano ben altro e di certo gli antichi Egizi non erano propensi a fare sconti agli stranieri! Con la notazione, ovvia, che in Egitto tutti erano "servi" del faraone, ma questa è altra storia.

Giacomo Cavillier scrive (1a): 
[..]Dopo il regno di Ramesse III, la documentazione sugli Shardana presenta caratteristiche più attinenti alla sfera sociale. I combattenti sono menzionati nel Pap.Amiens nel quale si afferma che il sovrano ha concesso agli Shardana e agli scribi reali lo sfruttamento agricolo di un fondo annesso al tempio di Karnak:  “grano del dominio della casa di Amon-Ra dio degli dei che Usimara-Meriamun (Ramesses III, ndr) procurò per (?) il popolo Shardana e per reali scribi dell’esercito, sotto la sua autorità, 850 sacchi” (5, 4)[..]

[..]Gli Shardana risultano presenti in un secondo importante documento, il Pap. Wilbour. Nel papiro sono attestati 42 Shardana in qualità di beneficiari di appezzamenti di terra di 5 arure, al pari dei funzionari e dei sacerdoti - (Ai semplici soldati è invece riservato un fondo di 3 arure): “lo Shardana Tarbu (deve) 1/2 sacco per il possesso di 5 arure” (A.17:40).

Si tratta di un beneficio legato essenzialmente alla professione e garantisce al titolare tutti i diritti legati alla proprietà del bene, tra i quali rientra quello di avvalersi di coltivatori (íḤwty)
e di servitori (šmsw): “il lavoratore per conto dello Shardana Ptah-menu” (A.30:12).

così come in altro passo si evince: “il servitore Ameni dello Shardana (n.n.) (deve) 1/4 di sacco per il possesso di 3 arure” (A.17:16).

Altro beneficio è quello dell’ereditarietà del bene“il servitore Pentaur dello Shardana (n.n.) che è deceduto, per conto di suo figlio, (deve) 1/4 di sacco per il possesso di 3 arure” (A.27:19).
la parità di trattamento che sussiste fra lo Shardana e quegli ufficiali egizi preposti al loro comando: i vessilliferi. Infatti, a differenza di altre etnie mercenarie presenti nel paese, questi  combattenti non sono guidati da un wr 'a ma organizzati in “compagnie” o “manipoli” guidati da un vessillifero: “il vessillifero degli Shardana Seth-Ha (deve) […] per il possesso di 5 arure” (A.27:43).

L’avvenuta integrazione sociale del mercenario alla fine della XX dinastia è testimoniata in un altro documento: il Papiro dell’adozione (primo anno di regno di Ramesse XI), nel quale due Shardana, Pakamen e Satameniw, fungono da testimoni in un atto di donazione da parte del capo-scuderia Nebnefer in favore della moglie Naunefer (1) “Nebnefer, mio marito fece un atto per me […] alla presenza di numerosi testimoni […] alla presenza dello Shardana Pakamen, alla presenza dello Shardana Satmeniu e di sua moglie Adjedu” (Pap.Adozione recto, II.3-4, 7-8, 9-10).

Alla faccia dell' essere servi! potevano essere possessori di terreni al pari di funzionari, scribi reali e sacerdoti, avere servitori, essere testimoni in questioni legali, ereditare e tramandare beni. Potevano ovviamente essere anche servitori-come il famoso e fidato messaggero Hori (1)- ma evidentemente nulla vietava che appartenessero a classi agiate ed organizzassero i loro possedimenti: erano integrati ed attivi, non un popolo asservito. Possedevano perfino un tempio, per il loro "Dio degli Sherden", tempio per il quale il faraone stesso aveva donato la collina di P-Nebi! 

Ma ciò che forse mi colpisce di più, il documento più toccante, sono le parole di Ramesses III, "pronunciate" nel Papiro Harris quando il sovrano è già morto (5): il sovrano dalla Terra del Silenzio, si rivolge direttamente alla sua gente, prega coloro che vivono di accettare suo figlio come nuovo sovrano (fig. 2). Tra i viventi cui si rivolge vi sono anche gli Sherden che abitano in Egitto:


Fig. 2. Un frammento del papiro Harris (dal rif. 5): Ramesses III, dalla Terra del Silenzio, prega i viventi di accettare suo figlio come nuovo sovrano
Caro amico, mi sembra molto chiaro da questi pochi documenti (e ce ne sono parecchi altri) che non si possa parlare di un popolo servo: il traduttore (fig. 2) scrive Sherden con la maiuscola, perchè quelli che entrarono in Egitto come soldati e strateghi militari mercenari, divennero un'etnia straniera parte integrante della società ramesside, ma pur sempre un popolo. Come il determinativo "gente straniera" (fig. 1) indica in modo inequivocabile, gente che mantenne almeno in parte la propria identità (come scrive Jeff Emanuel (2)). Un popolo di pari dignità ai cittadini egiziani, una gente cui il faraone defunto si rivolge come ad un popolo fratello.

In un articolo del 2010 Cavillier scrive ancora: "In the ‘text B’ (B 9.x+2) collective tenure is attested in “North of the Yaya region” for the Pr-nṯr n Šrdn “temple of the god of the Sherden”. The handwriting adopted by the scribe suggests a cult dedicated to a Sherden god, and the existence of this structure in the Yaya region in the territory of Hardai opens also the question on religious customs ascribable to the mercenaries.
Connected with cultic aspects is the matter of the language adopted by the Sherden. The only available source is the Pazegef stela found by Petrie in the temple of Hershef of Herakleopolis (Ehnasya el-Medina). The important point of this source is that the Sherden Pazegef of the stronghold of Wsr-Maat-Ra figures not only as offering to the gods Hershef and Hathor, but the language used in the document seems to be Egyptian, even if in an abnormal hieratic form, but essentially Egyptian" (1b).

Vediamole queste stele di Ehnasya el-Medina (6), perchè almeno una di esse (quella di destra) testimonia di un modo "anomalo" di utilizzare lo script ieratico egizio (fig. 3) e lo stesso Petrie scrisse che il testo era di difficile comprensione.

Fig. 3: sin, stele di Sethemheb, generale e al contempo“comandante della grande fortezza degli Shardana" (1a); dx. La Stele dello Shardana Pagezef, della fortezza di User-Maat-re; entrambe le stele provengono dal tempio di Herishef,  Heracleopolis (Ehnasya)(1a, 6). 

Infine, gli Sherden scompaiono dai documenti epigrafici egiziani, nel corso del IX secolo a.C.: "L’ultimo documento a noi noto sugli Shardana è la Stele di donazione di Helwan, databile al sedicesimo anno di regno di Osorkon I (922–887 a.C., ndr), nel quale si menziona una donazione di terre da parte del sacerdote Ged-ptah-iuf-ankh in favore di Ptah; le tenute sono consegnate al principe Nimlot, comandante generale della fortezza di Sḫm-ḫpr, principale piazzaforte del Medio Egitto; la proprietà comprende “i campi Shardana” atto, questo, che probabilmente testimonia l’avvenuto cambio istituzionale tra i mercenari d’età ramesside e i combattenti di stirpe libica" (1a). 

(1) G. Cavillier, a. Gli Shardana nell’Egitto Ramesside, Oxford, 2005; b. Giacomo Cavillier, "Shardana Project": Perspectives and Researches on the Sherden in Egypt and Mediterranean", Syria 87 (2010), p. 339-345
 (2) A. Belladonna, monteprama.blogspot.it, Corto circuito, 18 APRILE 2014. Nel brevissimo post, scrivo poche righe sullo studioso, senza mai nominare El-Ahwat, Zertal o Ugas: "Jeffrey Emanuel, uno dei più attivi studiosi che attualmente si occupa di Sherden e "Popoli del mare", ritiene che a Gurob-nell' Alto Egitto-quel modellino di nave segnalatoci da Romina (datato  1295-1186 a.C., XIX dinastia) provenga dalla tomba di uno Sherden o di un suo discendente. Ritiene anche che quel tipo di nave fu un bel regalo tecnologico dei Popoli del Mare all' Egitto. E che gli Sherden non vennero mai del tutto assimilati nella società egizia, ma che mantennero almeno in parte la loro identità"
(3) Pomey, P. (2013), The Gurob Ship-cart Model and its Mediterranean Context (Ed Rachel Foundation Nautical Archaeology series) by Shelley Wachsmann, Texas A&M University Press
(4) Alan H. Gardiner and Raymond O. Faulkner, The Wilbour papyrus, Brooklyn Institute of Arts and Sciences (NEW YORK), vari volumi dal 1879 al 1963
(5) Haicheng Wang, Writing and the Ancient State: Early China in Comparative Perspective, 2014, Cambridge University Press
(6) W.M. Flinders Petrie, F.L. Griffith, and C.T. Currelly, Ehnasya: 1904. Memoir of the Egypt Exploration Fund 26 (London: Trübner & Co., 1905), plate 27/1-2