giovedì 3 aprile 2014

Stele cultuali ancoriformi, alcune anche scritte

Questo breve cerca di rispondere a due domande: può un pietrone ancoriforme essere un oggetto pertinente al culto? può essere perfino scritto? Come vedremo dalla documentazione di Egitto e Vicino Oriente la risposta è sì ad entrambe le domande. E da tempi antichissimi (in Israele si inizia dalla fine del IV millennio a.C., in Egitto da metà del III): in alcuni casi queste stele formano l' elemento centrale di un piccolo sacrario, in altri compongono il corpo stesso di stele votive, monumentali o funerarie. Possono essere scritte, anepigrafiche o recare pittogrammi.

di Atropa Belladonna

Quelle trovate in Israele e risalenti alla cultura cananea del III millennio a.C.  si chiamano shfifonim: sono stele litiche a forma di ancora oppure sono ancore riutilizzate come stele cultuali, e risalgono agli ultimi secoli del IV millennio a.C. (EBA-I) (1). Lo shfifon più famoso proviene da Tell Beth Yerah (fig. 1, fig. 2a,b,c), ascritto al periodo considerato di "transizione all' urbanesimo" (1a). 

Fig. 1. Il sacrario presso il cancello principale della Tell Beth Yerah (בית ירח) della prima età del Bronzo (3300-3000 a.C.) (1b).  E' formato dalla stele a forma di ancora, lo shfifon, + tre massi di basalto lavorati (1). 

Non so esattamente quante ne siano state trovate, a Tel Beth Yerah e dintorni, vale a dire nei pressi del Mare di Galilea (Kinnereth) (fig. 2d). Alcune sono completamente formate ed adatte a stare in piedi da sole, altre in fase di lavorazione (fig. 2) (2). Una cosa però appare piuttosto chiara: non erano pensate per la navigazione nel Mar di Galilea-nel quale tra l' altro non ne sono state trovate neppure durante la secca del 1980 (2): erano oggetti che dovevano rappresentare un' ancora, ma con un significato differente  e cultuale, seppure non ben compreso.



Greenberg così riassume l' opinione corrente (e tentativa) tra gli studiosi, riguardo gli shfifonim di Tel Beth Yerah (la città del dio Luna, YRḤ) : "At the gate, a small shrine located at the right doorpost served as a reminder that the threshold was not to be crossed casually. The shrine consisted of a large pierced stela, fronted by three flat-topped basalt blocks, presumably serving as offering tables. It might have been dedicated to a local patron deity, similar to those whose symbols appear on roughly contemporary seals from Mesopotamia and on the Libyan (Cities) palette from Egypt, thus implying the crystallization of a sense of identity for the enclosed settlement. Alternately, it might have served as a less specific apotropaic device. Favoring the former possibility is the curious concentration of similar stelae—clearly intended to represent anchors—in and around Tel Bet Yerah. Far too large to have seen actual use on boats, the pierced stones nonetheless must have been associated with seafaring, testifying to an intimate relationship between Bet Yerah and Lake Kinneret. The artist’s reconstruction in fig. 4 interprets EB II elements found in the gate area and adds an imagined superstructure. It is intended to convey a sense of the possible visual effect of the approach to the gate—vital for an appreciation of the cognitive impact of the transition to an urban environment." (1a).

Gli shfifonim sulle rive del Mar di Galilea sono anepigrafiche, ma stele cultuali e/o votive, a forma di ancora e scritte o con "marchi" ci provengono-ad esmepio- dall' Egitto  della V dinastia (2500-2350 a.C.) e dalla Byblos della Media Età del Bronzo (2200-1570 a.C.): dalla mastaba (tomba monumentale)  di  Kehotep ad Abusir proviene una stele con la scritta "Il solo amico, l' amato, alla presenza del faraone [il nome del sovrano è illeggibile], Kehotep" (2). Dal recinto sacro di Byblos ne proviene una -tra le altre-con inciso il geroglifico "nefer" (buono, bello) (2). (figura 3). 


Figura 3: stele ancoriformi, da  a. la mastaba di Kehotep (XXVI-XXIV sec. a.C.) e  b. il recinto sacro di Byblos (XX sec. a.C.) (2) Immagini da questo sito

Fig. 4: sacrario a 7 stele di
Ankhow (XX sec. a.C.) (2)


Sempre dall' Egitto, ed ancora più impressionante, proviene un'incredibile composizione: è il sacrario di Ankhow-ciambellano di Senusret I (1971-1926 a.C.), rinvenuto sulle rive del Mar Rosso al porto di Wadi Gawasis (2). Formato da una base di 4 stele ad àncora sopra cui ne stanno altre 3 troncate e con scritte dedicatorie e templari (fig. 4): andare per mare era faccenda sacra in Egitto, come del resto lo era quasi ogni attività (2).

Uno potrebbe pensare che questa faccenda delle stele-ancore sacrali o votive sia una roba antica, una mania limitata e che passò ben presto quando i "Fenici" , nel I millennio a.C., iniziarono ad andare per mare come noi prendiamo ....l' autobus (così almeno ci raccontano)!

Apparentemente non fu così: a Beirut, nell' area dove per un pò si credette di aver trovato finalmente un tophet fenicio in madrepatria (3), se ne trovò un'altra di queste stele-ancore: con inciso un simbolo che per quanto ne so nessuno è riuscito a decifrare. L' area è cimiteriale, seppure con ogni probabilità non sia un tophet (figura 5): secondo la Seeden in quel caso un' ancora fu riciclata come stele votiva (3).



Dopo questa sorta di excursus torniamo in Sardegna ed occupiamoci della lastra scritta di Barisardo (4). 


Figura 5: la stele scritta di Barisardo (4)

Non intendo approfondire la lettura che ne ha fatto Gigi Sanna (riposteremo l' articolo originale al più presto, 4a), se non per dire che la scritta è di tipo sacrale-quindi la lastra ancoriforme è un oggetto cultuale - secondo quanto Gigi vi legge. Vi si riconosce agevolmente il solito segno serpentiforme per N fuso con la L (il manico di ombrello direbbe l' Alieno di "Avanti un altro"!) e la lettera proto-cananaica H, che fa da determinativo divino. Per serpenti e determinativi rimando al recente articolo di Gigi (4b). 

Di opinione diversa sono sia Raimondo Zucca che Massimo Pittau;  alla nota 126 del suo saggio sulla scrittura nuragica, Raimondo Zucca così la interpreta: "Si tratta di una lastra di pietra (in basalto?) di forma triangolare di m 0,50 x 0,40 x uno spessore di m 0,11/0,12, dotata alla sommità di un foro pervio. Su uno dei lati è presente una scritta intesa da G. Sanna come «un pittogramma acrofonico nahas agglutinato con un lamed seguito da una lettera protocananaica tarda he». Funzionalmente la pietra è una pietra per trebbiatura (perda de trebài o de treulài: cfr. G. ANGIONI, Sa laurera. Il lavoro contadino in Sardegna, Cagliari 1982, pp. 262-264, tav. 41) o, meno probabilmente, per il contesto terrestre di rinvenimento, un’ancora litica. Le lettere sono latine: S E che fiancheggiano un motivo ancoriforme. Parrebbe una sigla onomastica, preferibilmente cognome + nome secondo l’uso sardo."  (5).

Molto più  reciso è Massimo Pittau (6): "La lastra di Barisardo è  chiaramente un’antica ancora, nella quale pertanto una iscrizione non avrebbe  alcuna ragione di essere. I segni che essa presenta saranno il semplice effetto  del suo raschiamento effettuato sugli scogli" (6). 


(1) a. Raphael Greenberg, Life In the City:  Tel Bet Yerah in the Early Bronze Age, In: Daily Life, Materiality, and Complexity  in Early Urban Communities of the  Southern Levant, Edited by Meredith S. Chesson, 2011,Winona Lake, Indiana,  pp. 41-54; b. Mark Iserlis, Tel Bet Yerah: Hub of the Early Bronze Age Levant, Near Eastern Archaeology, 2012, 75: 88-107
(2) Seagoing Ships and Seamanship in the Bronze Age Levant, By Shelley Wachsmann. College Station, Tex.: Texas A&M University Press, 1998.
(3) Seeden, H. 1992b. A tophet in Tyre? The story of a discovery and an exhibition. Berytus 39, 39–51. (Il tentativo di identificare un tophet a Tiro fu considerato fallito da Sabatino Moscati, “Non è un tofet a Tiro,” Rivista di Studi Fenici 21 (1993): 147–51; Piero Bartoloni, “Considerazioni sul ‘tofet’ di Tiro,” Rivista di Studi Fenici 21 (1993): 153–56; e  Maria Giulia Amadasi Guzzo, “Osservazioni sulle stele iscritte di Tiro,” Rivista di Studi Fenici 21 (1993): 157–63).
(4)  G. SANNA, a. Una stele nuragica da Barisardo in protocananaico, gianfrancopintore.blogspot.com (22 aprile 2011); b. Scrittura e lessico nuragici. I simboli monografici che accompagnano la voce NUR per notare la divinità YHWH (II), 15 MARZO 2014, monteprama.blogspot.it
(5). R. Zucca, "Storiografia del problema della ‘scrittura nuragica’" in Bollettino di Studi Sardi, Anno V, numero 5, dicembre 2012
(6) M. Pittau, Discredito e derisione nella cosiddetta "scrittura nuragica",11.11.2012, http://rinabrundu.com/