mercoledì 2 aprile 2014

Un Gigante nuragico כד (brocca) di Il Yhwh in quel di Cubas di Dualchi. Parola di documento in sardo 'protocananaico'.

di Gigi Sanna

Fig. 1

Il giorno 17 marzo 2013 in risposta (1) al saggio scritto dal Dott. Raimondo Zucca sulla problematica della scrittura nuragica (2) avevamo scritto 'sfidando', per così dire, lo studioso oristanese a pronunciarsi su questo ed altri due documenti di scrittura nuragica che si aggiungevano allora (3) ai 150 e più del 'corpus' ritenuti da lui, quale per un motivo quale per un altro, ma senza nessuna prova scientifica,  documenti 'falsi'.  La sfida partiva anche in considerazione del fatto che il dott. Zucca nel suddetto saggio si mostrava disponibile ad interloquire, contestando vigorosamente l'accusa, formulata più volte dalla docente universitaria parmense Aba Losi, che l'Università sarda si mostrasse, in certi ambienti, restia e/o insensibile alla discussione aperta e senza supponenza, circa la problematica della scrittura arcaica in Sardegna.
    Ora, noi abbiamo volutamente atteso non giorni ma mesi e mesi (praticamente un anno e più)  per toccare con mano questa disponibilità. Che non c'è stata e, presumo, mai ci sarà. Tanto che diciamo francamente che si è trattato di sola retorica e forse di incredibile ipocrisia. Per altro i documenti presentati sono risultati lettera morta nonostante la possibilità di essere esaminati di persona o perché giacenti in strutture pubbliche o perché custoditi da persone disponibili a mostrarli (così come è stato il caso, per fare un esempio, del noto reperto di Cungiau de is mongias di Uras, di proprietà di un privato cittadino della stessa città).
   In attesa che qualcuno si pronunci, oltre alla dott. Aba Losi, non solo su tale comportamento non certo confacente alla deontologia professionale di un membro di un Istituto  universitario ma anche sulla caratura (4) di un saggio del tutto approssimativo, pieno di errori clamorosi (v. l'incredibile pronunciamento sulla presunta falsità della 'fibula praenestina' ) e ipocritamente tendenzioso (con l'insistere sul falso e solo su di esso), vediamo di pronunciamoci noi sul dato (un dato eccezionale, come si vedrà)  posto dal sottoscritto  all'attenzione della scienza, ovvero sulla presenza di un testo, con una certa estensione di scrittura, riportato su di un frammento di pietra.
   
  1. Trascrizione, tipologia della scrittura e analisi dei segni
Come si può notare dalla nostra trascrizione i segni incisi  nella pietra (5) del Nuraghe Cubas di Dualchi  sono otto. A partire dall'alto a sinistra notiamo una hē, una lamed, una yod, un segno in 'legatura' o agglutinamento, cioè kaph + dalet, una 'ayin, una  gimel, una  'aleph  e infine un'altra yod. Sono tutti segni protocananaici noti da tempo e riportati nei nostri repertori alfabetici (v. tab 1 e tab. 2) riguardanti la scrittura nuragica, ma con non trascurabili varianti formali (6).     

Tab. 1

Tab. 2

Innanzitutto si consideri la tipologia della scrittura che, come ognuno può vedere, rispetta le norme fondamentali della cosiddetta 'griglia' di Sassari (7) e cioè quelle del mix, composta com'è da segni pittografici, da segni lineari schematici e  dalle legature e con ogni probabilità, come si vedrà più avanti, anche dalla numerologia.
    Vediamo quindi i segni uno per uno:

-        lamed:

    la sua tipologia è attestata nella scrittura nuragica di ispirazione protocananaica (8). Si vedano i segni simili,  a 'serpentello', della 'coccinella' di Lunamatrona (fig.2) e il segno sempre a 'serpentello' del coccio del Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore (fig.3). Il segno è attestato anche nella documentazione siriana nel noto coccio di Qubur el - Walayda (fig. 4 a) e nell'altro noto ostrakon di Izbet Sartah (fig. 4b).  Per quanto riguarda specificamente il nuragico si può osservare facilmente che il 'serpentello' lamed è associato, non a caso, con la voce IL/'EL per sottolineare la immortalità della divinità, tanto che la lettura completa diventa IL/'EL  SERPENTE (immortale).
fig. 2                                                                                   fig. 3

Fig. 4
 - yod
 
  La lettera yod è assai varia come tipologia. Anch'essa, in forma di 'forcella', compare più volte attestata nella documentazione nuragica. Il segno può essere orientato con la forcella verso  l' alto, verso il basso, a destra o a sinistra. Praticamente sono possibili tutti gli orientamenti (9), come si può vedere dalla seguente tabella (tab. 3) e da alcuni exempla documentari (figg. 5-6-7): 

Tab. 3

  fig.5. Coccio di Orani

        fig. 6. Pietra di Aidomaggiore 

fig. 7. Anello sigillo di Pallosu                                                           I 36 segni dell'anello 

-        kaph + dalet

             Il segno protocananaico del kaph ad 'alberello'di ascendenza 'protosinaitica(10) qui legato al segno del dalet,  si riscontra, al di fuori della Sardegna, nel citato (v. fig. 4 a) 'ostracon di Izbet Sartah (11). In   Sardegna lo troviamo nella scritta (fig.8) della pietra di Norbello  e in quella di Perdu Pes di Paulilatino (fig. 9). Una lettura diversa ma assai meno probabile, a nostro parere, è quella che potrebbe suggerire la legatura  di una yod più il segno della dalet con peduncolo sulla sinistra e non sulla destra (12).     


fig. 8. Pietra di Norbello

fig. 9. Pietra di Perdu Pes di Paulilatino  

-        'ayin

    Il segno della 'ayin si presenta in questo documento alquanto inusuale data la sua forma ovoidale marcatamente verticale. Ma non è un unicum perché nel corpus della documentazione nuragica si trova sicuramente attestato un'altra volta (fig. 10) nel ciondolo di Allai (13)  In questo aspetto ovoidale - verticale la consonante si presenta nel cosiddetto 'protosinaitico' ma marcata da un puntino e, ancora, per quanto riguarda il protocananaico, con uguale disegno in un ostracon da Lachish (14).  
fig. 10

-       gimel
 La gimel si presenta anch'essa  in una forma alquanto inusuale, disegnata com'è marcatamente ad 'uncino'. Tuttavia anche in questo caso non manca, nella documentazione nuragica,  una forma molto simile come si può vedere nella scritta del frammento di coppa (fig. 11) di ispirazione formale 'cananaica' di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili (15).
 fig. 11

-        'aleph


  Il segno della 'aleph ci riconduce ancora, come aspetto, all' anfora di S'Arcu 'e is Forros, dati il prolungamento  e la marcata curvatura del tratto verticale (fig. 11 e particolare fig. 12).  

fig. 12

-        yod /hē 


      Questo segno è quello che sembra creare maggiori difficoltà interpretative. In quanto segue la voce IL(v. più avanti) potrebbe essere la consonante finale del nome  e cioè ILI (variante di IL/ 'EL). Ma, dal momento che la  lamed è seguita da un altro segno (trattino orizzontale a sinistra),  potrebbe ritenersi la consonante iniziale del nome di persona (v. più avanti) che segue subito dopo e cioè 'AGO/U. Non sarebbe da trascurarsi l'ipotesi  che il segno possa configurarsi come un lusus scrittorio con la consonante che può essere riferita volutamente (per i motivi che si vedranno) ad entrambe le voci. Comunque, si vedrà poco più avanti come giustificarlo al meglio nel tentativo di comprensione della lettura completa della scritta. 

-       

Si tratta sicuramente della consonantea trattino orizzontale.  L'esempio d' obbligo che dobbiamo fare, dal momento che essa segue ugualmente la voce IL con tratto breve e appena accennato, è la scritta della bipenne bronzea (16) di S'Arcu 'e is forros di Villagrande Strisaili.

    Fig. 13

2. Lettura del documento

     Il documento di Dualchi è insolito anche per il modo, chiaramente spiraliforme,  in cui è stato scritto. La lettura pertanto procede in senso antiorario dal segno più interno, ovvero dal segno leggermente obliquo, per finire al segno della che segue alla lamed a serpentello inciso in alto sulla sinistra (v. fig. 14). 

  fig. 14

   Data la conoscenza sicura di tutti i valori fonetici del cosiddetto protocananaico e dei segni del nuragico, considerate le difficoltà interpretative pressoché nulle di cui si è detto circa la legatura, la lettura dovrebbe essere:

-                y'ago/u kd yl he יעגע כד יל ה

e cioè

 -    yago brocca di IL Lui (yh/yhwh)
 
    Appare subito evidente che qui ci troviamo di fronte ad un documento che ci informa su di  una persona di nome YAGO che è detta 'stranamente'  essere brocca  ('recipiente per acqua o per solidi' come la farina) di IL YHWH.
  In primo luogo, ricordiamo che il nome di y'ago risulta già noto all'onomastica nuragica (17) dal momento che esso si trova attestato in scrittura con caratteri ugaritici e protocananaici in mix (18) nel bellissimo sigillo mortuario cerimoniale di Tzricotu di Cabras, e più specificamente nel 'settore'  notante il praenomen di Dhe Hathos, il figlio taurino  della divinità androgina taurina soli -lunare yhwh (v. fig. 15). Il nome yago, non essendo semitico, ma con ogni probabilità indoeuropeo, viene scritto ricorrendo alle cosiddette matres lectionis (alcune consonanti che sostituiscono le vocali). Nella tavoletta A3 di Tzricotu la mater lectionis per la vocale 'a' e per la 'o' finale viene resa attraverso la medesima consonante, ovvero la 'ayin; nella pietra di Dualchi invece la prima vocale è riportata attraverso l'aspirata laringale 'aleph  mentre la 'o' finale lo è  attraverso l'aspirata faringale 'ayin (19).   


fig. 15Il praenomen yago nel sigillo A3 di Tzricotu di Cabras
  
     In secondo luogo, Yago viene chiamato kad (כד), cioè 'brocca', con ogni probabilità con il valore metaforico di 'colui che disseta e sfama'. La voce kad, tipicamente semitica (gr. Κᾱδος, lat. cadus) si riscontra numerose volte nella bibbia (Gen 24,14; 24,15; 24, 16; 24,17; 24,18; 24, 20; 24, 43; 24, 45; 1Re 17,12; 17,14; 17,16; 18,34; Ec 12,6; Jud 7,16; 7,19; 7,20). Non c'è nessuna 'stranezza' dunque. Anche perché non si deve dimenticare che in Sardegna nel IV sec. a.C., a Mozia nel III sec. a.C.(20) e in altri luoghi ancora,  è registrata nelle stele mortuarie l' apparentemente 'strana' iconografia della divinità (figg. 16 -17 -18) detta 'idolo a bottiglia' . In realtà non sembra sussistere nella raffigurazioni nessuna immagine a 'bottiglia' ma semmai, come chiunque può vedere,  immagini a  'brocca', in forma di recipienti di quelli usati per contenere liquidi o solidi. Proprio come la כד ebraica. Lo dimostra una magnifica celebre brocca (v.fig. 19)  per liquidi e/o cereali rinvenuta a Lachish in Palestina, manufatto per culto religioso  e, per di più, con citatissima iscrizione protocananaica (20) in mix. Quindi i citati documenti, sardi e non, contribuiscono  magnificamente  a far comprendere il valore semantico dell' appellativo 'brocca' dato a Yago e, ancora, a far comprendere bene la sua identità. Ma anche il documento sardo di Cubas di Dualchi consente oggi di far  non poca luce sul valore metaforico dell'oggetto, del curioso simbolo divino raffigurato spesso nelle stele mortuarie proprio perché segno di rassicurante  'benessere e felicità' nell'aldilà.
   L'arcaicità indubbia dei segni protocananaici presenti nel documento ci permettono di dire che, per quanto il Vecchio Testamento non faccia menzione di un Dio con voce e simbolo כד, esso tuttavia doveva essere già presente nella cultura religiosa cananaica, aborrita questa e purgata, come si sa, dalla fazione 'deuteronomistica'  del partito dello YHWH 'solo' (21)

 Yago è uno dei 'bene' del Dio IL YAHWH e pertanto anche lui, così come il padre suo,  è fonte 'di acqua e di farina', cioè di prosperità e di benessere, per il suo popolo. Ma forse il significato è da ampliarsi ancor più e non è da scartarsi del tutto, data l'influenza della 'religio' egiziana su quella nuragica (22)  l'ipotesi che Yago, gigante e 'faraone' in qualche modo anche lui, dio in terra come Cheope (Kh -u-f-u), abbia come simbolo la brocca (fig. 16); quella stessa (khnem) che formava uno dei nomi del suddetto Faraone: Khnem -Ba. Essendo il significato di khnem quello di 'unire, associare', il simbolo potrebbe indicare anche il valore 'unificante' di Yago conduttore della sua gente in nome del Dio suo padre.



Nulla aggiungiamo, a questo punto, sul resto della scritta riguardante la divinità IL YHWH di cui abbiamo parlato molte volte nei nostri saggi, nel Blog di Gianfranco Pintore, in quello di Aba Losi  e nella rivista Monti Prama (23) .


3. Il probabile significato della spirale

   Resta invece da dire circa una più estesa lettura della scritta presente nella pietruzza di Dualchi dal momento che la 'nascosta' spirale non è stata di certo tracciata per dei motivi puramente estetici. Essa, a nostro parere, fa parte integrante del 'testo' con valore ideografico, in quanto suggerisce con la sua forma il concetto di 'vigore, forza, energia, potenza'. Detto valore ideografico diventa più che probabile in quanto c'è anche da considerare che i segni allusivi numerici nella scrittura nuragica contano sempre ed essi stessi perlopiù sono indizio di ulteriore senso (24).
   Ora, i segni nel documento non possono essere otto in quanto il numero otto non è mai 'magico' e riferibile in alcun modo alla essenza della divinità. Quindi anche la spirale diventa 'segno' e offre 'senso' come nono segno.  Pertanto il senso della scrittura criptata  della spirale con quella più 'leggibile' dei segni consonantici e vocalici (le suddette 'matres lectionis') sarà, partendo dal segno ideografico:

עז יאגע כד יל ה

'oz (25) yago kad Il Lui 

forza di yago brocca di Il Lui


     4. Elenco dei 'praenomina' presenti nella documentazione scritta nuragica

    Ci rimane da dire ora che quello di Yago iscritto nella pietra di Cubas di Dualchi è il ventitreesimo  praenomen che compare nell'ormai cospicuo corpus di iscrizione nuragiche sinora rinvenute, escludendo  quelli di cui si ha documentazione solo letteraria (26).
    Presentiamo ora qui per la prima volta, dopo l'ormai del tutto superato elenco di prenomi e nomi (27) forniti nel 2004, quello di cui oggi disponiamo (v.tab.4), in virtù dell'acquisizione di ben 135 (centotrentacinque) nuovi documenti. Di alcuni di essi diamo conto anche attraverso una breve rassegna antologica fotografica composta da sette documenti (v. figg. 19 -20 -21 -22 -23 -24 -25)

Tab. 4


Note e riferimenti bibliografici

1) Sanna G., 2013, Sulla 'quaestio' scrittura nuragica. Lettera aperta al dott. Paolo Maninchedda; in monteprama.blog  (17 marzo 2013).
2) Zucca R. 2012, Storiografia del problema della scrittura nuragica; in  Bollettino di Studi Sardi - CUEC / CSFS - Anno V, numero 5 ( dicembre).
3) Oggi i documenti hanno superato la cifra di 160. Naturalmente, come abbiamo ripetuto tantissime volte a partire dalla stessa prefazione di Sardōa grammata (p.15), questo numero include solo i documenti ritenuti tradizionalmente epigrafici (con segni alfabetici, consonantici, sillabici e non, riprodotti su pietra, su ceramica e su metallo) ed esclude quelli in cui è presente ugualmente la fonetica, ma ottenuta questa attraverso la scrittura che abbiamo chiamato 'con'. Ottenuta cioè attraverso ('con') gli oggetti stessi, i monumenti e le stesse persone, raffigurati a rebus (con particolari indicanti per via acrofonica consonantica, logografica  o ideografica il lessico  di una determinata lingua). Un nuraghe o una barchetta o un 'bronzetto' nuragici offrono scrittura 'con', mentre la pietruzza di Cubas di Dualchi, oggetto della presente trattazione, offre solo scrittura epigrafica (scrittura consonantica e ideografica riportata su supporto in pietra). Colgo l'occasione per ricordare che la maggior parte dei documenti, come in altre scritture antiche mesopotamiche e mediterranee, era anche in Sardegna, con ogni probabilità, riportata su pelli (le famose διφθέραι citate da Erodoto) che non ci sono ovviamente pervenute per la scarsa resistenza al tempo del materiale.    
4) Sanna G., 2013, Sulla 'quaestio' scrittura nuragica. Lettera aperta ecc, cit. 
5) La 'pietra' in realtà è una pietruzza di forma leggermente ovoidale di poco spessore (3 o 4 cm).  Ha come misure 15 cm circa in larghezza e 12 in altezza. I segni, come si vede dalla foto, sono stati incisi profondamente e con mano sicura dallo scriba attraverso l'ausilio di una punta metallica. Gli intervalli tra segno e segno sono regolari e i simboli quasi tutti della stessa grandezza, tanto da fornire un certo valore estetico  al documento.   
6) Si veda più avanti la trattazione specifica di ogni singolo segno. Ricordiamo che il concetto di 'variatio',  tipico di tutta la scrittura nuragica (epigrafica e non), stimola sempre lo scriba a cercare soluzioni formali differenti. E ciò riguarda non solo l'orientamento della scrittura, che risulta molto vario (da sinistra verso destra, da destra verso sinistra, bustrofedico o a 'serpente', dall'alto verso il basso e dal basso verso l'alto), ma anche i singoli segni pittografici, ideografici o schematici lineari che siano. Dei più di 160 documenti sino ad oggi rinvenuti non ce ne sono due non diciamo identici ma simili. Fanno eccezione i famosi sigilli di Tzricotu di Cabras, citati e riportati in foto anche in questo articolo, per il semplice motivo che sono tutti con lo stesso 'specimen' in quanto sigilli cerimoniali tutti caratterizzanti i 'faraoni' sardi figli della divinità (v. Sanna G., 2004, Sardōa grammata. 'ag 'aba sa'an yhwh. Il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure Oristano in part. Cap. 4, pp. 83 -179).
7) V. Sanna G., 2011, Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico nella storia della scrittura; in Monti Prama. Rivista semestrale di cultura di Quaderni Oristanesi, Anno I, n° 62, pp. 25 - 38. 
8) Per detta scrittura in mix , che caratterizza tutta o quasi tutta la tipologia della scrittura nuragica per un millennio e più, si vedano in particolare Amadasi M.G., 1999, Sulla formazione e la diffusione dell'alfabeto; in Scritture Mediterranee tra il IX ed il VII secolo a.C. Atti del Convegno di Studi dell'Università di Milano. Istituto di Storia Antica  ( 23 -24 febbraio 1998), pp. 27 -51; Attardo E., 2007, Utilità della paleografia per lo studio, la classificazione e la datazione di iscrizioni semitiche in scrittura lineare; in Litterae Caelestes. Center for Medieval  and Renaissance Studies, 2 (1) pp. 169 -180.
9) V. nota 6.
Albright W. F. 1966, The proto-Sinaitic Inscriptions an their Decipherment (Harvard Theological Studies, XXII ) Cambridge (Mass.)  Attardo E., 2007, Utilità della paleografia per lo studio, la classificazione ecc. cit. pp. 151 - 169 (in part. p. 158).
11) Kochavi M. 1977, An Ostracon of the Period of the Judges from 'Izbet Sartah, in Tel Aviv, 4, pp. 1 -13; Garbini G., 1997,  Ostrakon da Izbet Sarta (prima metà XI secolo a.C.), in I Filistei. Gli antogonisti di Israele, Rusconi Milano, p. 248.
12) Non essendo però attestata (stando alle nostre conoscenze) una lettera con peduncolo a sinistra né nella documentazione nuragica né in quella esterna siro -palestinese (Attardo E., 2007, Utilità della paleografia per lo studio, la classificazione e la datazione, ecc. cit.) riteniamo che l'unica lettura (per altro del tutto legittima stante il senso)  possa essere כד
13) Sanna G., 2009, La stele di Nora. Il Dio il Dono il Santo.  The God the Gift the Saint ( trad. in lingua inglese di Aba losi), pp. 61 -63.
14) Attardo E., 2007, Utilità della paleografia per lo studio, la classificazione e la datazione, ecc. cit. p. 178.
15) M. A. Fadda, S'Arcu 'e is Forros. Nuragici, Filistei e Fenici fra i monti della Sardegna (scheda di G. Garbini); in Archeologia Viva, anno XXXI, .155, Settembre/Ottobre 2012 pp. 46-57; Sanna G., 2012, Anfora con scritta di S'Arcu 'e is Forros. Garbini: in filisteo - fenicio. No, in puro nuragico; in gianfrancopintore blogspot.com (10 settembre).
16) Sanna G., 2013, La bipenne nuragica bronzea scritta di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili e la 'potenza' (עז) di IL YHWH; in monteprama blog  (8 Ottobre)
17) V. la tab. 4
18) Sanna G., 2004, Lettura della tavoletta A3. I 'tria nomina' del figlio del Dio e del padre (terreno) di questi; in Sardōa grammata. 'ag 'aba sa'an yhwh. Il dio unico, ecc. cit. pp. 117 -120.
19)  Le matres lectionis, talvolta obbligate in Sardegna data la presenza di nomi e voci di una lingua indoeuropea (il cosiddetto 'paleosardo', lingua 'sorella' del latino), si riscontrano ancora, oltre che nei sigilli di Tzricotu di Cabras, nella pietra di Perdu Pes di Paulilatino (Sanna G., 2008, Le iscrizioni in alfabeto nuragico (protosinaitico e protocananaico) della capanna di Perdu Pes di Paulilatino, in Quaderni Oristanesi (rivista diretta da G. Farris), PTM editrice Mogoro, N. 59/60, pp. 5 - 34. e nella pietra di Villamassargia (Sanna G., 2013, Villamassargia: il protocananaico per un altro santo nuragico della Sardegna; in monte prama blog (11 giugno).
20) Sass B., 1988, The Genesis of the Alphabet and its Development in the Second Millennium B,C. (Ägipten und Altes Testament) Wiesbaden 1988; Amadasi M.G.,1999, Sulla formazione e la diffusione dell'alfabeto; in Scritture Mediterranee tra il IX ed il VII secolo, ecc. cit. pp. 42 – 43.
21) Smith M., L'antico testamento e la sua interpretazione; in Gli uomini del ritorno, Essedue  Verona 1984.
22) Atropa Belladonna, 2012, Gli scarabei sigillo della Sardegna e la scrittura segreta del Dio nascosto; in monteprama blog (26 ottobre 2013); eadem, 2012,  I più antichi scarabei sardi: XVII-XI sec.a.C; in monteprama blog (29 novembre);  eadem,  Le donnine di Amun (e le altre): co-evoluzione del segno 'ankh e del segno a Tanit; in Monteprama blog ( 2 marzo 2014); Sanna G., 2012, La scrittura nuragica e il corno asimmetrico del Faraone Ramses III. Tori 'celesti' divini e tori infernali; in gianfrancopintore blogspot.com (10 maggio 2012).
23) Si vedano in part. Sanna G. 2009, La stele di Nora. Il Dio il Dono il Santo. The God the Gift the Saint, ecc. cit. passim; in part. pp. 94 - 96; idem,  2010, YHWH in 'immagine' pittografica. Prima a Gerusalemme? No, in Sardegna. E con scrittura šardan; in gianfrancopintore blogspot.com (24 settembre);  idem, 2011, Yhwh e la scrittura nuragica: un successore di Aaronne con il 'diadema della Santità' nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari; in Monti Prama. Rivista semestrale di cultura di Quaderni Oristanesi, cit. n° 61, pp. 27 - 42 idem, Scrittura e lessico nuragici. I simboli monografici che accompagnano la voce NUR per notare la divinità YHWH (II), in monteprama blog (15 marzo ) 
24) Gli esempi che si potrebbero fare sono numerosi, dai quattro sigilli di Tzricottu di Cabras all'anello di Pallosu di San Vero Milis, dal ciondolo di Pranu Antas di Allai alla Stele di Nora, dalla bidente di Is Locci Santus di San Giovanni Suergiu alla 'rotella' del Nuraghe Palmavera di Alghero, dal coccio del Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore alla barchetta di Teti, ecc. In genere i numeri interessati sono il tre (in particolare), il sei, il nove ed il dodici.  Nel nostro caso i segni interessati, compresa la spirale, sono nove. La numerologia era tanto importante nel nuragico che essa, con ogni probabilità, anche a causa della consonanza religiosa della coppia (androgino) soli lunare TIN-UNI con l'androgino YH (YHWH), passò nella simbologia etrusca.  Numerosi documenti etruschi (di cui si tratterà tra non molto in questo Blog)  ci parlano di questa numerologia, soprattutto quelli che attengono al culto dei morti e alla speranza della rinascita attraverso la forza 'e del padre e della madre' (apac atic).
25)  Diamo questa parola alla spirale in quanto 'oz è voce alquanto attestata nella documentazione nuragica. Si veda ad es. la testimonianza di essa nella bipenne di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili (Sanna G.,  La bipenne nuragica bronzea scritta di S'Arcu 'e is Forros, ecc. cit.; idem, 2013, 'BUON NATALE' DA PIETRO LUTZU (1859 - 1935), UN SOLITARIO PIONIERE DELLA RICERCA DELLA SCRITTURA NURAGICA; in monte prama blog (17 Dicembre).
26)  Alludiamo ai nomi di Argantonio re del Tartesso (di cui ci parla Erodoto nelle sue Historiae), di Amsicora e di Yosto, i capi nuragici delle fonti storiche (Tito Livio e Silio Italico) che si opposero alla colonizzazione romana. Sicuramente anch'essi  di stirpe divina e 'giganti'.
27) I 'nomina' sono chiaramente presenti nei sigilli cerimoniali di Tzricotu dove lo scriba, ottemperando all'imperativo del documento, che deve sempre riportare il 'tre'  o i suoi multipli,  riporta a bella posta  praenomen, nomen e cognomen (more sardo -italico latino)  di ciascun Gigante ( GGH(N)LOY). V. Sanna G., Sardōa grammata. 'ag 'ab sa'an yhwh. Il dio, ecc. cit. cap. 4, pp. 117 -125; cap. 12, pp. 489 -513; cap. 13, pp. 543 -551.