martedì 6 maggio 2014

Ardauli conserva e salva Norbello. Tre codici alfabetici e un Norb principe sardo a 'farfallino'! E la storia si vendica degli irriverenti a caccia di ...'farfalle'. (II)

# Gigi Sanna e il codice nuragico

di Gigi Sanna, vd. I parte

dedicato a Linalba Ibba e a Raffaele Manca


fig.1. Pietra di Lacos di Ardauli 




[ …...].i nuragici caratterizzarono il loro sistema di scrittura, dandogli così una notevolissima continuità nel tempo, in virtù del semplice ricorrere agli alfabeti 'esterni' sia a quelli 'storici' sia a quelli che via via si 'inventavano'. Quindi il fatto quasi incredibile è che nelle iscrizioni, in quelle che, per comodità, abbiamo chiamato 'nuragiche', si trovano presenti pressoché tutti i sistemi di scrittura del Mediterraneo orientale ed occidentale, ivi compreso il sistema egiziano. Praticamente nessuno fu escluso: l'interessante era che i segni 'nuovi'  dei repertori fossero disciplinatamente inclusi in quelli che ormai da tempo si caratterizzavano non più come segni di ispirazione semitica cananaica ma sarda.
   Chiunque troverà dei documenti nuragici (di scrittura nuragica), antichi o recenti, troverà questo sistema di scrittura; un sistema da chiamare 'nazionale' perché il codice era diffuso capillarmente in tutta l'isola dal momento che scuole scribali 'ortodosse' nuragiche si trovavano evidentemente dappertutto. Scuole scribali religiose, non lo si dimentichi, e mai 'laiche' perché la scrittura nuragica è proprio a buon diritto la 'scrittura del nuraghe' e chi fabbricava e sovrintendeva a questo elaborava e sovrintendeva anche a quella. La scrittura, da considerarsi a tutti gli effetti 'geroglifica' o 'sacra' come quella egizia, era impiegata per il dio e per i suoi figli dei in terra e mai (stando almeno a tutta la documentazione in nostro possesso) per gli uomini comuni”

Ecco un'altra conferma.

     A pochissima distanza da Ardauli, in provincia di Oristano, nella strada provinciale che conduce dal paese a Tadasuni, in località Lacos (1), si trova un edificio adibito una volta ad uso militare (una casermetta) che contiene, incastrato nel muro orientato verso est, un concio trachitico con una scritta in 'lectio continua' di due righe. Il manufatto si trova ad una altezza di m. 3,90, è in forma trapezoidale  e ha come misure cm 20 in altezza e cm 70 in lunghezza. Si tratta, in tutta evidenza, di una pietra riciclata durante i lavori della costruzione o di ristrutturazione dell'edificio. Sarà bene dire, per ovvi motivi, che la scritta è conosciuta da sempre e dai proprietari dell'immobile e dagli odierni abitanti di Ardauli.
   La scritta, composta da dodici lettere, si presenta molto chiara ed integra, se si escludono una lieve rottura nella parte sinistra della superficie superiore, all'altezza del secondo segno (incidente che però non ne impedisce la perfetta lettura) e una corrosione nella parte alta a destra che ha seriamente compromesso buona parte della visibilità e quindi la lettura precisa dell'ottavo segno.

     Così come quella che si è vista la volta scorsa (epigrafe sardo - latina - etrusca di Lars) la lastra presenta (v. trascrizione fig. 4) una tipologia di scrittura all'apparenza molto strana perché, ancora una volta, le lettere alfabetiche  impiegate appartengono, in tutta evidenza, a tre codici diversi e non ad uno solo. Sussiste dunque,  ancora una volta,  il mix tipologico sistemico ottenuto con le lettere sarde semitiche (2), latine ed etrusche.

fig. 4

La stranezza della scrittura si mostra già molto evidente sin dal primo grafema, molto arcaico e presente, nella documentazione della scrittura nuragica, nella stessa identica forma (3), solo nella cosiddetta 'fusaiola' nuragica esposta nel Museo Mazionale G. Sanna di Sassari (v. figg. 5 -6). Cosa questa, come ognuno può capire, di notevole importanza come quella che mette a tacere tutte le ipotesi, alcune delle quali ridicole sino all'inverosimile, offensive anche per l'intelligenza comune ( e pertanto denunciate (4) prontamente come tali)  sulla anepigraficità e insignificanza del reperto  del Nuraghe  Palmavera di Alghero.
   In virtù di questo rinvenimento di Ardauli sappiamo ora con certezza, senza alcuna possibilità di dubbi e contestazioni, che la fusaiola algherese possiede dunque tre segni di scrittura da noi identificati e dichiarati con i corrispondenti valori fonetici (e il significato) sin dai primi momenti (figg 7-8) della scoperta dell'oggetto nuragico scritto, custodito da tanto tempo nel detto museo e del tutto ignorato circa la sua specificità e sul suo valore aggiunto. Chi ora vorrà insistere con l'ameno 'lusus' degli operai o con i graffi accidentali del famigerato 'sacco' si accomodi pure ma dovrà fare i conti, non solo con il riso universale ma anche con questa iscrizione adamantina per chiarezza epigrafica e paleografica nonché per i contenuti spiccatamente nuragici e solo nuragici.



Le lettere alfabetiche consonantiche e vocaliche miste, a partire dalla sinistra, sono una 'beth', una enne, una seconda enne, una vocale 'o', una 'resh', una seconda 'beth', una 'hē' (mater lectionis della vocale 'e'), una probabile elle e una seconda vocale 'o' . Procedendo quindi in senso bustrofedico o a serpente dalla destra, si ha una terza enne, una seconda 'resh' e una terza consonante labiale ovvero una bi.
    La presenza del mix  la si può ricavare facilmente già dal riporto della prima lettera, della sesta e della dodicesima. Sono tre 'beth', lettere consonantiche omofone ma non omografe in quanto i segni hanno suono uguale ma forma grafica differente. Ma il mix lo si può vedere anche dai codici diversi presenti nella scritta, ad es. dalla decima, dalla undicesima e dalla dodicesima lettera (sequenza creata di sicuro ad arte)  che sono rispettivamente dell' etrusco, del sardo semitico e del romano.
    Una tabella illustrativa, con le tre 'BI/BETH' cerchiate e i tre codici di riferimento dello scriba (ardaulese?)  potrà essere utile per individuare con più facilità e prontezza la differenza dei segni dei diversi alfabeti:   


 La sequenza della scritta  partendo da sinistra e proseguendo in senso bustrofedico è dunque la seguente:

                                                                BNNORBELO/NORB

      Una scritta assai scarna e facile da tradurre ma che mette subito sull'avviso sulla 'quantità' di senso (come si è visto per il mix delle lettere omofone ma non omografe e dei codici di scrittura), anche chi è digiuno  del  modo di essere della scrittura nuragica; scrittura questa quasi sempre a rebus che inganna facilmente chi va alla grossa e non mette in conto tutti i significanti ivi compreso, il più delle volte, il supporto stesso.  Infatti, almeno apparentemente sembrerebbe esserci scritto 'FIGLIO di NORBELO/NORB. Cioè NORB (è) FIGLIO di NORBELO (5).  Ma non è così o, perlomeno,  non è solo così.
    Infatti, per capire bene la singolare iscrizione, il suo contenuto e non essere ingannati dall'apparenza, facciamoci una serie di domande obbligate (obbligate nel senso che è la scritta stessa che ci impone di formularcele):

1)       Perché la scritta è palesemente in mix?
2)       Perché possiede tre tipologie alfabetiche?
3)       Perché il numero delle lettere è dodici?
4)       Perché le voci o parole sono tre?
5)       Perché le tre beth sono diverse le une dalle altre?
6)       Perché c'è una scrittura consonantica (uso delle sole consonanti), una scrittura sillabica (uso delle consonanti e delle vocali e una scrittura numerica?
7)       Perché il praenomen NRB è scritto con le lettere dei tre codici?
8)       Perché c'è la parola Luce scritta in tre modi, e cioè NR/ NOR/ 12 (6)?
9)     Perché una scrittura che presenta tale precisione e, direi, armonia di esecuzione presenta il supporto in quell' aspetto irregolare?

       Chi da tempo (ormai da venti anni!) ci segue nella presentazione ed illustrazione dei documenti della scrittura nuragica non farà fatica a rispondere non ad uno, ma a tutti gli interrogativi che ci siamo posti per la lettura di questa scritta. Infatti, già dalle prime attestazioni di scrittura scoperta nel 1994, ovvero dalle tavolette sigillo di Tzricotu (documenti che pure sono distanti cronologicamente da questo secoli e secoli!) avevamo compreso (7):

-         che la scrittura nuragica era in mix
-         che gli alfabeti impiegati nelle tavolette erano tre  
-         che dodici era il numero 'ossessivo' ricorrente in esse
-         che i nomi impiegati erano tre ( i tria nomina: praenomen, nomen, cognomen)
-         che triadico era il rapporto padre, figlio, padre terreno
-         che tre erano i segni riguardanti il 'pittogramma- ideogramma ' della divinità 
-         che tre erano i settori della scrittura
-         che tre erano i monumenti disegnati con crittografia (nuraghe, tomba di giganti, pozzo sacro)
-         che il supporto dava, come 'segno' da leggere, il 'pollice' fallico e il nuraghe con significato di 'potenza' o 'toro'.


     In poche parole, riusciamo a comprendere che le risposte date ai nostri interrogativi di allora sono le risposte  che oggi possiamo dare rispetto a questo documento in quanto il modus scribendi dei nuragici non è cambiato minimamente se non nel fatto (aspetto questo sottolineato nell'articolo precedente e in apertura di questa seconda parte del saggio) che il mix è costituito da codici alfabetici ancora diversi. Allora (nel XII -XI secolo a.C), si usava l' ugaritico e magari il gublitico o il fenicio arcaico, ora nel IV - III secolo a.C. si usa il romano. Cambiano solo i codici, cambiano le forme dei segni fonetici, ma non cambia per nulla l'impianto del sistema, basato sempre sul segno, sul simbolo e sul suono: basato spesso anche sulla lettura ulteriore, la più profonda e la più importante perché la più nascosta, come quella che si basa anche e soprattutto sull'ideogramma o simbolo numerico, ovvero su certi numeri adoperati, per convenzione, al posto delle parole.
   Pertanto proviamo ad adattare alla scritta il 'sistema' crittografico e serviamoci anche della lettura numerica  e del supporto che sono rimasti esclusi. Avremo:

        Supporto (la pietra fallica) + 12 (il numero dei grafemi) + il tre + il  sette (il tre ottenuto per sette volte volte come si è visto) + BN + NORBELO + NORB. Otterremo una nuova lettura che non sconfessa la precedente ma semmai tende a amplificarla con il significato più profondo che essa contiene.
Alla lettera si ha:
      
     del TORO (supporto fallico) della Luce (il numero 12) YH  santo (il numero TRE reiterato per SETTE volte) figlio NORB di NORBELO. Cioè ' Potenza (8) di Norb (figlio) di Norbelo figlio del Toro della Luce di YH santo (9)
    
  Insomma,  in maniera (non sorprendentemente) nascosta si propone, come in Tzricotu, il nome del padre terreno e quello del figlio. La formula è identica: in Tzricotu di Cabras (tav. A3) c'è Yago figlio di YHWH Toro della luce figlio di BOYQO (10), in Lacos di Ardauli c'è NORB figlio di YH Toro della Luce figlio di NORBELO. Così come,  per fare un altro esempio ancora,  in Nora (Stele di Nora) c'è LEPHISY  figlio di YH Toro della luce figlio di NGR (11)     
    Il documento di Ardauli si dimostra quindi straordinario  non solo perché conferma il modus scribendi e la formula onomastica del nuragico per i nobili Giganti (12) figli del dio YHWH ma perché ci offre (in un periodo che possiamo riportare, dati i caratteri recenti romani e etruschi, al IV -III secolo a.C.) la prova dell'  esistenza della dinastia dei principi sardi' e il loro potere in Sardegna  in un periodo in cui si sta approssimando il dramma della loro disfatta con la battaglia di Cornus; battaglia persa, come si sa,  dal 'dux'  Ampsagoras  e dal figlio Hostus nel 215 a.C..
   Ma ci sta dicendo soprattutto che i Giganti tori figli della divinità taurina celeste non sono venuti meno come potenza nel  IV - III secolo a.C. e che pertanto in quel periodo le loro statue e/o quelle dei loro antenati  facevano ancora bella mostra di sé in qualche santuario degli 'eroi'  nella collina di Monte Prama.
   E ci suggerisce anche che Amsicora, detto non certo a caso  'primus auctoritate' nelle Historiae liviane,  nella seconda metà del III secolo a.C., è ancora uno di questi Giganti giudici figli della divinità YHWH. Ma come facciamo a saperlo? Come lo si ricava con certezza in assenza di fonti storiche classiche che lo attestino? (continua)  

                                                                    Note ed indicazioni bibliografiche

1)       Secondo la ricercatrice Cinzia Loi (Città del vino. Sos lacos de catzigare: i palmenti della Sardegna centrale, s.d.) i 'lacos' potrebbero essere state delle antiche vasche nuragiche per la pigiatura dell'uva (lacos de catzigare). La località prenderebbe quindi il nome dal cospicuo numero di vasche vinarie presenti nel territorio (v. fig. 3).
2)       Uno dei non piccoli problemi da affrontare quando si parla di scrittura nuragica è quello di capire in che senso gli scribi nuragici sentissero il codice come 'loro', proprio cioè di un intero territorio, caratterizzato politicamente, istituzionalmente e religiosamente. Un territorio del tutto a sé, come si va scoprendo sempre di più,  nel panorama della geografia degli stati e delle città stato nella seconda metà del secondo millennio a.C. e per quasi tutto il millennio successivo. Sembra evidente che il codice ab origine fosse ritenuto 'semitico' in quanto è assai presente il consonantismo (e forse il sillabismo) di tipo semitico. Quindi, per comodità classificatoria, parliamo di un sardo - semitico anche se, all'interno di questo codice, esistevano (come sembra dimostrare questa stessa scritta) delle tipologie grafiche differenti. Differenti sì, ma pur sempre 'semitiche'.  Del resto, la stessa indubbia presenza del codice etrusco e del codice latino consigliano di interpretare come terzo codice tutto il rimanente, ovvero gli altri segni che sono di tipologia diversa ma pur sempre semitici. Insomma, un terzo codice che ricaviamo per esclusione.
3)       V. Atropa Belladonna,  2011,  Segni al museo Sanna di Sassari; in gianfrancopintore blogspot. com ( 5 novembre) ; eadem, 2012, La rotella scritta del museo Sanna: un dubbio m’assale, in gianfrancopintore blogspot.com (6 febbraio );  eadem, 2013, Il documento di Palmavera secondo Raimondo Zucca, in MontePrama Blog (5 marzo); Sanna G., 2011, Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico nella storia della scrittura, in gianfrancopintore blogspot.com (9 novembre); idem, 2011, Scrittura nuragica: ecco il sistema. ecc.; in Monti Prama, Rivista semestrale di cultura di Quaderni Oristanesi, PTM ed. n° 62, pp. 25 -38.   
4)       Atropa Belladonna, 2013, Il documento di Palmavera secondo Raimondo Zucca, ecc. cit. in MontePrama Blog (5 marzo).
5)       E' appena il caso di sottolineare che NRB è voce semitica e significa 'casa della luce'. La lettura del significato si ottiene come nel caso del comune nome proprio  'ABD-'A  che vuol dire 'servo del toro'. Infatti, la convenzione scrittoria nuragica (e evidentemente non solo nuragica, dato che il nome è attestato nel V.T.)  consente che l'ultimo segno venga letto non come acrofonico ma come pittografico logografico. Lo stesso artificio scrittorio consente allo scriba della Stele di Nora di usare la sequenza H 'A  per leggere 'Lui (pronome)' + 'Toro (segno acrofonico 'A usato come logogramma 'aleph/'ak)'. La (relativa) vocalizzazione del patronimico (adoperata per formare uno dei tre tipi di scrittura) è interessante perché ci fa vedere che la voce comunissima  NR (luce) del nuragico era pronunciata indifferentemente NOR o NUR. Non è un caso ad es. che nella lingua sarda il Nuraghe si chiami NURACHE oppure NORACHE. E' assai rilevante constatare inoltre che i documenti nuragici, in virtù del loro numero sempre più elevato, ci stanno facendo capire non poco anche della fonetica del paleosardo che, come si vede, non è cambiata quasi nulla a distanza di millenni (non di secoli). Nella parte prima (I) del saggio si è vista ad es. la fonetica che riguarda il nome Tharros ed il nome C/Gorash (Cornus) con i fenomeni del mutamento fonetico della consonante in posizione intervocalica. Per quanto riguarda la seconda parte (in realtà la terza)  del nome NORBELO  credo che possa essere ragionevole pensare che ELO sia 'EL/ILO/U e che quindi il padre di NORB  avesse un nome più esteso di quello del figlio che significava 'casa (sede) della luce di 'EL'/ILU/ILI,IL'. Infine sembrerebbe che  il paese di Ardauli con la preziosissima pietra abbia salvato e conservato il nome antico del paese di Norbello, località  che si trova ad appena 13 km di distanza; paese che però, come si sa, mantiene anche il popolare NORGHIDDO. Quest'ultimo non è certamente in contrasto con il precedente in quanto, a nostro parere, è esito di comprensibili  trasformazioni fonetiche, del tutto compatibili con la fonetica storica del sardo; trasformazioni   avvenute, presumibilmente,  con tre iniziali parole semitiche : NOR + BET + 'EL . Dalla voce  NOR + BETEL  si avrebbe:  NORBETELO > NORBĒLLO > NORGELLO > NORGILLO>  NORGHIDDO. Se così è, come riteniamo che sia, contrariamente a quanto avremmo potuto immaginare, si sarebbe quindi conservata con una iscrizione del  IV -III secolo a.C. sia la forma linguistica più antica (NORBEL[L]O) ritenuta a torto la più recente sia la forma più recente ritenuta la più antica,  avvenuta questa per mutamento fonetico della labiale sorda in posizione intervocalica in velare sonora (B >G: BETEL > GETEL Cfr. Wagner M.L., Fonetica storica del sardo  Introduzione, traduzione e appendice di G. Paulis, Trois ed. Cagliari 1984. pp. 334 -342) e per passaggio della liquida doppia (LL) alla cacuminale (Wagner M.L., Fonetica storica ecc., cit. pp. 318 -319) . Quanto al nome attuale del paese NORBELLO /NORGHIDDO sembra evidente che non costituisca altro se non una derivazione dal nome del nobile principe sardo, padre di NORB proprietario della campagna non distante da Ardauli. Sarebbe insomma quello che si chiama un toponimo prediale. 
6)       Si ricordino le numerosissime volte in cui il numero 12 o il cerchio (il disco) assume in nuragico il valore ideografico dei 12 mesi lunari e solari e quindi della luce.  Scrivere NR o disegnare un cerchio o costruire un disco per la convenzione degli scribi nuragici era la stessa cosa (Sanna G., 2004, Sardōa Grammata, 'ag 'ab sa'an yhwh. Il dio unico del popolo nuragico, S'alvure ed. Oristano, passim)
7)       Atzori  G.- Sanna G., 1996, Omines. Dal neolitico all'età nuragica, Castello ed. Cagliari, capp. VI, VII, VIII, pp. 86 -152.
8)       La potenza per antonomasia è il toro e si dice in semitico 'OZ. E' questa, come sanno quelli che ci seguono,  una delle voci  più comuni con cui iniziano i documenti nuragici che inneggiano o alla potenza del Dio o a quella dei suoi figli in terra (V. ad es. Sanna G., 2013, La bipenne bronzea di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili e la potenza (עז) di IL YHWH., in Monte Prama Blog,  8 Ottobre
9)       La 'santità' può essere attributo di YHWH oppure della lux aeterna  o NR o Dodici che è la qualità fondamentale della divinità. Dire NR, dire Dodici o dire YH/YHH/YHW/ YHWH è, si può dire,  la stessa cosa. Si consideri che la lingua sarda mantiene ancora l'antico valore del Dodici per indicare la divinità con l'espressione (frequentissima in alcune zone del territorio arborense) di 'Su santu doxi'. V. Sanna G., 2006, Su Santu Doxi. I numeri perfetti o santi. Il sette e il dodici nella simbologia logo-pittografica, geometrico numerica e nella scrittura lineare consonantica dei nuragici. Il santu Doxi e il Santu Yacu nella lingua popolare sarda, in Quaderni Oristanesi,  n° 55/56, pp. 83 -102.
10)     Sanna G., 2004,    Sardōa Grammata, 'ag 'ab sa'an yhwh ecc, cap. 4., pp. 117 -120; cap. 12, pp. 494 -502.
11)    Sanna G,, La stele di Nora. Il Dio il Dono il Santo. The God the Gift the Saint (trad. in lingua inglese di Aba Losi), cap. 3, p. 73 e pp. 88 -93.
12)    Sanna G., 2004,Il tempio nuragico a 'colonne solari' di Monti Prama di Cabras e i sacerdoti guerrieri figli del dio YHW, in  Sardōa Grammata, 'ag 'ab sa'an yhwh ecc. cap. 10, pp. 395 - 411.