giovedì 22 maggio 2014

Il ferro siderale nei vaghi da collana

Gerzeh, Basso Egitto (cioè Egitto settentrionale) (figura 1); due sepolture risalenti all' epoca predinastica restituiscono quelli che finora sono i più antichi manufatti in ferro conosciuti: nove vaghi di collana del 3400-3100 a.C. (1). Sette vengono dalla tomba 67, di cui tre attorno alla vita del defunto e 4 facenti parte di una collana; gli altri due provengono dalla tomba 133 ed erano in mano al defunto.
La tomba 67 venne considerata particolarmente importante da Petrie, al momento della sua scoperta nel 1911, perchè potrebbe rappresentare un esempio di mutilazione rituale del defunto (figura 2): "The head appeared to be severed from the body, as it was standing on its base, and a neck vertebra was found some distance out of place between the shoulders;  yet the valuable necklace of gold, iron, carnelian, and agate beads was left round the neck.  Had a plunderer been feeling round the neck it is highly improbable that he should miss the necklace, and disturb only one vertebra, leaving all the others in their places..." (2). 


Fig. 1. Map of lower Egypt in the 4th millennium BC, with key predynastic sites marked. Gerzeh is near the entrance to the Fayum. Shaded area indicates cultivated land. Map by Gianluca Miniaci (Da: 1)


Fig. 2: ricostruzione della tomba 67 e localizzazione nel cimitero predinastico (da questo sito).

Dei vaghi di collana fatti per martellamento di ferro meteoritico ne hanno parlato tutti i giornali: una combinazione di metodi fisico-chimici non invasivi (imaging ai neutroni, emissione ai raggi X e analisi elementare) indica che i vaghi sono stati prodotti in cicli successivi di martellamento e avvolgimento; il ferro è ricco di nickel e l' origine meteoritica è quasi del tutto certa, con la presenza di germanio come la più forte evidenza a favore di tale origine. Ma quello che sorprende di più i ricercatori è la tecnica, cioè il martellamento in fogli spessi 1-2 mm e poi il loro avvolgimento, procedura che socuramente coinvolse stadi successivi. La tecnica del martellamento di minerali era in auge, ad es. in Turchia, fin dal IX millennio a.C., ma non certo per minerali così grossolani e facili da rompersi come questo da Gezer (1). 

Quindi in Egitto si lavorava il ferro spaziale già 1800 anni prima del silicio spaziale del pettorale di re Tut (3). 

Il cimitero predinastico di Gerzeh riserva anche altre sorprese, tra cui una delle più spettacolari è la paletta del bovide astrofilo dalla tomba 59 (figura 3) e che abbiamo già visto (4): ma questa è un'altra storia, quella di Bat-woman.  
Fig. 3: Paletta di Gezer, tomba 59 del cimitero predinastico (da questo sito)

(1) Thilo Rehrena, Tamás Belgyab, Albert Jambonc, György Kálid, Zsolt Kasztovszkyb, Zoltán Kisb, Imre Kovácse, Boglárka Marótib, Marcos Martinón-Torresf, Gianluca Miniacif, g, Vincent C. Pigotta, Miljana Radivojevićf, László Rostad, László Szentmiklósib, Zoltán Szőkefalvi-Nagye,  5,000 years old Egyptian iron beads made from hammered meteoritic iron, 2013, 40 4785–4792
(2) Petrie/Wainwright/Mackay 1912. The Labyrinth, Gerzeh and Mazghuneh. BSAE XXI. London
(3) Siziliano, monteprama.blogspot.it, A silica glass scarab of king Tut, 15 AGOSTO 2013
(4) A. Belladonna, http://monteprama.blogspot.com/2014/03/bat-woman-e-la-prigioniera-col-toro.html