venerdì 9 maggio 2014

Il linguaggio dei cerchi neolitici: Goseck, 7000 anni fa



Fig. 2: ceramica decorata a punzone,
dall' interno del cerchio di Goseck (1)
Alcuni tra i cerchi neolitici (fig. 1) sono conosciuti da oltre 40 anni: all'inizio erano considerati casi fortuiti, delle curiosità; grazie alla tenacia di pochi ed all'archeologia aerea, sono oggi considerati tra le prime architetture monumentali europee (1). Decisamente più antichi di Stonehenge, se ne conoscono oggi circa 120, concentrati nell'Europa centro-orientale: il più noto è il cerchio di Goseck, il cui materiale è stato datato al 4900-4600 a.C. (2). Il materiale archeologico dell'interno del cerchio di Goseck (Burgenlandkreis, Sassonia-Anhalt, Germania) appartiene alla "cultura della ceramica decorata a punzone" (Stichbandkeramik in fig. 1, SIBK) (fig. 2), una evoluzione della cultura della ceramica lineare, ed appartenente al gruppo delle culture di origine danubiana. 

Fig. 3: il cerchio di Goseck e le entrate del sole
al solstizio d'inverno, ben definite nel fossato 
I recinti circolari neolitici comparvero improvvisamente ed ebbero vita breve, non più di pochi  secoli (2). Come la maggior parte di queste strutture, il circolo di Goseck è stato costruito su una terrazza leggermente penduta e ricoperta di loess, in uno spazio aperto e privo di alberi, nei pressi  di una fonte o di un fiume. Consiste di un fossato circolare del diametro di oltre 70 metri, fornito di tre entrate, che racchiude tracce evidenti di due palizzate in legno concentriche. Il fossato è largo circa 3 metri alla superficie e si restringe fino a 30 cm alla base, avendo una sezione a forma di V (2). Dopo gli scavi e la completa catalogazione del materiale, nel 2006 il circolo di Goseck è stato ricostruito in situ ed è stato allestito un centro apposito su di esso: il tutto rappresenta una delle maggiori attrazioni dello stato, in quanto Goseck è indubbiamente un osservatorio solare, antichissimo: all'alba del solstizio d'inverno del V millennio a.C., il sole entrava dall' apertura sud-est, al tramonto dello stesso giorno entrava dall' apertura sud-ovest (figura 3). Interruzioni nella parte nord delle palizzate sono invece esattamente allineate con il solstizio estivo (2), in modo tale da costituire un sistema solstiziale completo (figura 4)

Fig. 4. Il sistema visivo solstiziale di Goseck (da questo sito): la ricostruzione del circolo in situ, consente ai visitatori di rivivere direttamente l'esperienza progettata poco meno di 7000 anni fa (1,2). 

Come se questo non fosse sufficiente, Goseck ha riservato altre soprese: fuori dal cerchio la sepoltura di un bambino di 1-2 anni, conteneva un corredo di cultura della ceramica lineare, risalente al 5200 a.C. circa (1,2). Ancora fuori dal cerchio, c'erano resti di focolari  a pozzetto 2000 anni più giovani del cerchio stesso: dentro i pozzetti, ripuliti, erano state deposte delle ossa umane (2). Tracce di fossati, sicuramente posteriori al fossato principale, sembrano portare verso ilc erchio stesso; infine, sempre al di fuori del cerchio, strutture risalenti al 1600 a.C. (2). Il tutto indica che l'area fu occupata prima e dopo la costruzione e l' utilizzo del cerchio (fig. 5 e 6). 

Fig. 5. Principali rinvenimenti durante gli scavi del 2002-2004 al fossato circolare di Goseck . Vengono indicati  i resti di capanne, focolari, resti di crani bovini, resti umani, e (in nero) i resti di epoche diverse da quella di costruzione del recinto (inizio V millennio a.C.) (Dal riferimento 2). I resti scheletrici si concentrano nei pressi dei 3 ingressi. Dagli ingressi a sud-est e sud-ovest entrava la luce solare all'alba ed al tramonto del solstizio d'inverno rispettivamente (fig. 3) (2). (vd. figura 4 per gli orientamenti al solstizio d'estate, ottenuti con interruzioni delle palizzate interne). 

Fig. 6: un vaso di cultura della ceramica lineare o LBK (dal tedesco Linearbandkeramik), rinvenuto nella sepoltura infantile all' esterno del cerchio (ca. 5200 a.C.) (dal rif. 1)

Ma che significato culturale hanno questi cerchi? l'osservazione diretta dei fenomeni astronomici, consentita dalla loro architettura, che funzione aveva? Se lo chiede Peter Biehl dell'Università di Halle-Wittenberg, che assieme a Francois Bertemes fu ed è uno dei maggiori studiosi del sito (2). Esclusa totalmente per Goseck la funzione difensiva e quella di recinto per il bestiame, Biehl propende fortemente per una funzione cultuale: "[..]the sites not only can be linked with ritual actions but also with means of consecrating place, of honoring ancestors, and of marking time, and can be the symbolic representation of communal cohesion. The defined ways in which people must have approached, entered, and experienced such monuments could be seen as a metaphor for the regularities of the comings and goings of their own lives, both from year to year and from generation to generation[..] (2).
I patterns di distribuzione originaria dei ritrovamenti, fanno formulare a Bihel un'ipotesi di lavoro dove, soprattutto, lo studioso enfatizza la dinamicità e la ciclicità eterna del luogo, l'approccio multilivello al luogo sacro e sociale assieme: [..]the enclosed place is constructed and reconstructed continuously through reiterative practices such as feasting, sacrificing, initiating, observing celestial elements, worshipping, processing, dancing, and singing. It is not only the product of human practice, embodiment, and experience, it is also the arena through which they emerge [..].(2) (fig. 7). 



(1) François Bertemes und Andreas Northe, Goseck – neue Forschungen zum Ringheiligtum und zum Benediktinerkloster: Die Kreisgrabenanlage von Goseck, In: Archäologie in Sachsen-Anhalt 5/11 (2011) 13 - 36
(2) Peter F. Biehl, Meanings and Functions of Enclosed Places in the European Neolithic: A Contextual Approach to Cult, Ritual, and Religion, Archeological Papers of the American Anthropological Association, Special Issue: Special Issue: Beyond Belief: The Archaeology of Religion and Ritual, 21, 2011 pages 130–146