giovedì 1 maggio 2014

L' eterno e tormentato viaggio dello "scheletro di Barum"


Fig. 1: a. l'unica fotografia rimasta fatta dal prof. Hansen allo scheletro di Barum (6800 a.C.), Svezia (Dal rif. 1); b. disegno ricostruttivo della sepoltura della defunta, seduta in un pozzetto verticale, da autore ignoto (Dal rif. 1). c. ricostruzione della posizione originale nel pozzetto, nell' esposione del 1943 al  Museum of National Antiquities di Stoccolma (Dal rif. 2).

Barum, nel Sud della Svezia. Due contadini trovano uno scheletro sulla riva di un lago: ne rimuovono il cranio, qualche vertebra, parte del braccio e della gamba destri e forse anche qualcos'altro (1). Dopo la scoperta lo scheletro viene analizzato da Folke Hansen, della Lund University, che nel 1941 pubblica anche alcune fotografie (fig. 1a); inizia anche a circolare un disegno, il cui autore rimane ignoto (fig. 1b). Altre notizie compaiono qua e là sui giornali locali e nel 1943 lo scheletro viene esposto al Museum of National Antiquities di Stoccolma (fig. 1c). Con esso viene esposto il punteruolo in osso rinvenuto assieme allo scheletro e destinato a diventare il tormento delle future ricostruzioni (2).

E così iniziò il lungo e mai finito viaggio dello scheletro di Barum: dapprima ritenuto un uomo, si sa oggi che è uno scheletro femminile risalente al 6800 a.C. (1), ma ciò che ancora non si conosce con esattezza è in quale posizione esatta fu interrato, dove si trovava il punteruolo in osso, se il pozzetto verticale fu riempito di terra al momento della sepoltura o se la terra si infiltrò successivamente (1,2). Non si sa neppure su quali basi i curatori del museo cambiarono, nel corso degli anni, la posizione del corpo e del punteruolo al momento della sepoltura (figura 2); impossibile perfino sapere se parti del suo corpo furono asportate in origine o al momento del ritrovamento.

Figura 2: evoluzione delle ricostruzioni della donna di Barum al Museum of National Antiquities di Stoccolma (Dal rif. 2)

Hanlon e Nilsson, dopo aver analizzato le varie configurazioni ricostruite per l' esposizione al museo, incredibilmente variabili soprattutto per il punteruolo (che l' ha fatta classificare come "cacciatrice"), concludono amaramente: [..]The problem is not the perception of the Barum woman as a hunter - she most probably was involved in hunting of some kind. Rather it is the uncritical way this conclusion was arrived at. A distortion of facts in order to convey a certain message is not good conduet.  Statements about the distant past must be firmly rooted in the archaeological record.(2). 

Sten e Welinder la prendono con un pò più di leggerezza, ma il messaggio è lo stesso: [..] The Barum woman after death perhaps stayed for a long time with her tribe members, her body handled by them in various ways. Perhaps she started a long journey for a remote world, her body intact or not. Perhaps she … Only one thing is certain, her life after death as an archaeological item of debate has not finished travelling.(1).

Io noto che, a differenza degli inumati di Monte Prama (3a), almeno esposizione e discussione (e datazione) c'è e c'è stata: altra somiglianza, a parte il pozzetto verticale e la posizione seduta o accovacciata dello scheletro, non ne trovo. 


(1) Sabine Sten & Stig Welinder, The eternal traveller from Barum, in: On the road : studies in honour of Lars Larsson. - 2007. - 9789122021636 ; S. [151]-156
(2) C. Hanlon & B. Nilsson, The ever-changing Barum grave, Fornvännen 2004(99):3, s. [225]-230
(3) A. Belladonna, monteprama.blogspot.it, a. I defunti di Monte Prama: e perchè non datare le ossa?, 15 APRILE 2014; b. Il bambino di Taramsa e gli altri antichissimi "seduti per l' eternità", 27 MARZO 2014