domenica 11 maggio 2014

S' Arcu 'e is Forros, lo scarabeo: crittografico e con l' androgino?

Fig. 1. a-c, scarabei sardi dal catalogo Scandone (1) recanti uno scarabeo inciso o una figura seduta: la Scandone li classifica come "opera locale" di artigiani sardi erecanti inquivocabilmente crittografia amunica; d. lo scarabeo in fayence dal sito nuragico di S'Arcu 'e is Forros (2a, 3). 

Lo scarabeo rinvenuto nel sito nuragico di S'Arcu 'e is Forros è notoriamente un mal di pancia e un mal di testa (2a). Personalmente ho chiesto all' epoca l' aiuto di diversi egittologi di fama mondiale: la risposta è stata univoca, in pratica non riescono a decifrarlo in modo certo; lo hanno trovato molto bello, e molto particolare nella fattura e composizione geroglifica. E questo lo sapevamo già (2a): ma cosa sia quella figura seduta non è molto chiaro, secondo loro potrebbe essere Maat senza la piuma, oppure un determinativo per "dio". Il pallino fra le zampe posteriori dello scarabeo inciso sulla base (che comunque, senza le ali, è elemento raro sugli scarabei, a parte nel prenome di Thutmosis III, Menkheperre, (2b)) configura una variante rara del geroglifico L1 (2a), presente ad esempio nel libro dei morti (2c). 

Cercando però nel repertorio dalla Sardegna riportato da Gabriella Matthiae Scandone (1), qualche indizio era venuto fuori (2a); e l' interessante è che gli scarabei che li recano vengono classificati come "opera locale"*. Scarabei incisi con "pallino" seppure tra le zampe anteriori, sono sui numeri E17 ed E18; una figura antropomorfa accovacciata e molto simile a quella di S' Arcu, si trova sullo scarabeo nr. A5. Si noti ad esempio l'inclinazione delle gambe della figura seduta, che è identica a quella di S'Arcu, ed il segno solare per RA sopra le ginocchia.

La Scandone interpreta queste composizioni di geroglifici, che non le danno un senso immediato, in modo  semplice e rifacendosi alla ben nota crittografia acrofonica amoniana o amunica, scoperta e codificata da Drioton negli anni '50 (2b): il numero E17 viene letto 'Imn-Ra-nb (Amun-Ra è il Signore) (1); infatti  le piume maat possono assumere qualunque valore ('I, M, o N), così come lo scarabeo, Ra è il disco alato ed il cesto nb = Signore; (Alternativamente si può leggere quattro volte 'IMN: da destra a sinistra, da sin. a dx., dall' alto al basso e dal basso all' alto-vista la polivalenza di tutti i segni utilizzati) Similmente, la Scandone legge E18 come 'IMN-nb, Amun è il Signore; a mio parere non legge tutti i segni, trascurando il segno per "vita" (la 'ankh) dentro il cartiglio, che potrebbe essere un segno fondamentale. Si noti, tra le altre cose, il fatto che la 'ankh è "disarticolata" e che la "testa" è marcatamente a goccia, assolutamente simile ad uno scarabeo del Nuovo Regno egizio al museo di Portland, Oregon (2d, fig. 1b) (rif. http://monteprama.blogspot.it/2014/03/le-donnine-di-amun-e-le-altre-co.html fig 1b). 
Il terzo scarabeo, A5, è purtroppo abbastanza rovinato nel cartiglio e la Scandone lo descrive così: "[..]un cartiglio collocato in direzione orizzontale, entro cui è probabilmente il nome regale Men-kheper-Ra (Thutmosis III  e crittografia di Amun 2b, ndr), molto stilizzato e nella parte inferiore un felino (leone?) accovacciato e volto a destra. La lettura crittografica della composizione dà come risultato il nome divino 'Imn-Ra: infatti il cartiglio vale 'i da 'inh <<ciò che inquadra>>, il felino m da maj <<leone>>, la figura antropomorfa n da ntr <<dio>> e il disco solare ha valore Ra (1) (si vedano le tavole di crittografia amunica nel rif. 2b)
In questo caso quindi la Scandone legge la figura seduta come ntr, cioè netjer = dio, in genere usato come determinativo divino: lo si confronti con il segno a "bandierina" R8, fonetico e ideografico (fig.2). Si noti però che nello scarabeo di S'Arcu e forse anche nello scarabeo A5 (ma non si riesce a distinguere), la figura seduta non ha l' usuale barbetta arcuata caratteristica del geroglifico A40, che Gardiner rimarca come segno distintivo (fig. 2). Francamente a me quella figura sullo scarabeo sembra femminile  e identica al geroglifico B1 (fig. 2). Ciò non modificherebbe ovviamente la lettura per crittogrammi acrofonici, ntrt o ntr-sempre n darebbero nel tetragramma 'Imn-Ra (Amun-Ra), ma modificherebbe notevolmente il significato della composizione: perchè una figura femminile divina, cui però viene aggiunto in modo ben chiaro il segno del dio Ra sullo stendardo, potrebbe alludere all' androgino divino, cui tanta scrittura e logo-pittogrammi nuragici ci hanno abituato. 

E orba io a non accorgermene prima! 


 
Fig. 2

Se la Scandone ha ragione sullo scarabeo A5 la lettura lineare (e parziale) dello scarabeo di S'Arcu 'e is Forros potrebbe essere netjerkheperre (il dio che si manifesta come Ra, o Ra il dio manifesto); ma potrebbe anche essere, vista l' ambiguità della figura seduta, netjer/netjert-kheperre, cioè il dio/dea che si manifesta come Ra. 

Si ricordi che Netjerkheperre è anche il prenome del faraone Siamun = SA 'Imn, figlio di Amun (986–967 a.C. circa, XXI dinastia) dove netjer viene scritto però con la "bandierina" R8 (fig. 3a); l' altro nome regale possibile,  se accettiamo che la figura seduta sia Maat (pur senza la caratteristica piuma), è quello di Ramesses X (1111-1107) (figura 3c): a me però l' accostamento non convince, seppure l' impianto sia molto simile, sia per la diversità di stile della figura seduta e dello scarabeo inciso, sia perchè i segni obiettivamente sono solo parzialmente gli stessi. 


Figura 3. a. il cartiglio di Siamun (figlio di Amun), faraone della XXI dinastia: il prenome completo è Netjerkheperre Setepenamun (manifestazione divina di Ra, prescelto di Amun),  la freccia indica Netjerkheperre, dove la "bandierina" si legge netjer = divino;  b. lo scarabeo idal sito nuragico di S'Arcu e is Forros (2a, 3). c.  uno scarabeo con il nome regale incompleto di Ramesses X (1111-1107 a.C.): Khepermaatre Setepenre (lo scarabeo comprende solo Khepermaatre), conservato al Museo Civico Archeologico di Bologna


Un impianto simile lo si ritrova sullo scarabeo del nuraghe Nurdole di Orani, su cui è leggibile il nome reale del  faraone Amenhotep III (1388-1350 a.C), Nebmaatre  (figura 4) (4, 2b). In quel caso la piuma maat è davanti alla figura seduta, identificando così la dea in modo inequivocabile, e lo stile della figura è decisamente diverso.
Se in quello di S'Arcu ci sia scritto un altro nome, a parte quello criptato di Amun-Ra, io non so leggerlo: così come mi sembra illeggibile come geroglifico egizio quel "virgolone" simile ad un lamed su cui poggia la figura seduta: non è certo l' usuale cesto neb (vd. fig. 4).


Figura 4: a. lo scarabeo in fayence dal sito nuragico di S'Arcu e is Forros; b.  Scarabeo in steatite dal nuraghe Nurdole di Orani, lettura Nebmaatre (Amenhotep III, 1388-1350 a.C.); c. scarabeo egizio,  lettura Nebmaatre (da questo sito, segnalatomi da Romina Saderi). 

Ovviamente quello di Nurdole e quello di S'Arcu 'e is Forros non sono gli unici scarabei sardi con figura seduta, anzi ce n'è una bella serie (figura 4), un paio dei quali sono tra i più antichi rinvenuti sull'isola (2e), e sono: 
A8:  Menmaatre (Seti I, 1290-1279 a.C.), "opera locale" (la figura seduta è Maat)
A9:   Usermaatre (Ramesse II, 1279 – 1213a.C.);  XIX dinastia  (la figura seduta è Maat)

Fig. 5: scarabei dal catalogo Scandone con figure sedute (1). 

Sugli altri 4, la Scandone è restia a dare una lettura: in F4 l'uomo seduto con la barbetta (ma senza lunga parrucca) è probabilmente un sovrano; in D2 la figura è secondo la Scandone, la dea con faccia leonina Sekhmet (ma perchè non anche in A5, fig. 1c?); in H1 il segno che campeggia è una 'ankh, più grande ancora della figura seduta (inutile dire che tutti sono facilmente leggibili in crittografia amunica, 2b).

Lo scarabeo più "strano" è quello I3, per il quale riporto la descrizione completa della studiosa (1):


Bene, detto tutto questo - che ci ha portato un pò fuori linea-credo che ci sia materiale sufficiente per riaprire il discorso scarabei della Sardegna, un fenomeno che -al di fuori dell' Egitto- non ha uguali in tutto il Mediterraneo. E per riaprire il discorso sulla scrittura presente, in forme diverse, nel sito nuragico di S'Arcu e is Forros (2f, 2g). A questo proposito faccio notare che alla mostra di Cagliari "L' Isola delle Torri" dedicata a Lilliu sono esposti il ciondolo a Tanit, lo scarabeo, la bipenne (5) e altri reperti da S'Arcu e is Forros: non so se ci sia la raspa scritta (2f), ma so per certissimo che non c'è l' anfora scritta che ha fatto tanto scalpore (2g; 5, fig.8). 

E questa è davvero l' ennesima e insopportabile vergogna sulla scrittura dei Nuragici. 

Nota aggiuntiva: Romina mi fa notare che la Scandone legge il prenome di Ramesses II, Usermaatre, anche sullo scarabeo nr. A11,  mi era sfuggito totalmente! In quello scarabeo (fig. 6), Maat sembra non avere affatto la piuma (seppure potrebbe essere stata sulla testa, ora un pò erosa)-anche se sembra avere il ...pizzetto. Non se ne esce: grazie comunque a Romina. 

Fig 6: altro scarabeo ins teatite dalla Sardegna che la Scandone (3) legge come Usermaatre: 
si noti che Maat sembra non avere la piuma


(1) G. Matthiae Scandone, Scarabei e scaraboidi egiziani ed egittizzanti del Museo Nazionale di Cagliari, 1975, Roma
(3) M. A. Fadda, Villagrande Strisaili. Il villaggio santuario di S'Arcu 'e is Forros, 2012, Carlo Delfino ed. 
(4) Marcello Madau, II complesso nuragico di Nurdòle (Orani-NU) e le relazioni con il mondo Mediterraneo nella prima età del ferro, in: Etruria e Sardegna settentrionale tra l'età del bronzo finale e l'arcaismo, Atti del XXI convegno di studi etruschi ed italici, Sassari, 13-17 ottobre 1998.
(5) G. Sanna, monteprama.blogspot.it, La bipenne nuragica bronzea scritta di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili e la 'potenza' (עז) di IL YHWH, 8 OTTOBRE 2013


*: vale la pena riportare i criteri secondo i quali la Scandone identifica, tentativamente, gli scarabei prodotti localmente in Sardegna (qui sotto): sostanzialmente la "rozzezza" di alcuni scarabei o il fatto di essere stilisticamente diversi da tutti gli altri (1) e non riportabili al generico ambito di Menfi o Naukratis. Il criterio ignora totalmente una possibile connessione diretta tra Sardegna ed Egitto, in epoca precedente a quella fenicio-punica (1), anche per gli scarabei che lei stessa classifica come Hyksos, egiziani puri, e risalenti ad epoca ramesside; ignora inoltre una possibile rielaborazione sarda di concetti mutuati direttamente dalla cultura egizia.