giovedì 8 maggio 2014

Su bìculu de Putzumajore/The shard from Pozzomaggiore/Il coccio di Pozzomaggiore

Qualche giorno fa ho riproposto sulla pagina facebook del blog Monte Prama un'immagine ritrovata tra i miei appunti di scolaretta di epigrafia nuragica (fig. I): ero in vena di prendermi un pò in giro per quanto ero somarella qualche anno fa; nella fattispecie si trattava dei miei appunti sul coccio di Pozzomaggiore, pubblicato per la prima volta sul libro Shardana-Jenesi degli Urim, di Leonardo Melis (2010) e con lettura di Gigi Sanna. L' immagine, che ho pubblicato su FB in modo estemporaneo e con la modalità di spirito di cui sopra, si è poi sparsa a macchia d'olio tramite condivisioni successive. 

Fig. I: i miei appunti da "scolara" sul coccio di Pozzomaggiore (marzo 2010)
Ho perciò capito-con rara sagacia- che esiste un'esigenza effettiva da parte dei nostri lettori di saperne un pò di più: ripropongo quindi una piccola cronistoria del reperto e la lettura di Gigi Sanna del 2010, che è peraltro rimasta l' unica pubblicata finora.  
A parte alcuni tentativi di interpretazione emersi qua e là, in evidente contrasto tra di loro, che qui riassumo: 

a. a commento di un post di Gianfranco dal titolo "Un silenzio sempre più rumoroso", l' archeologo Alfonso Stiglitz scrisse: [..]Quanto al reperto per l’aspetto epigrafico devi rivolgerti agli epigrafisti e non agli archeologi, personalmente nella prima riga ci leggo MRD.[..] Ti suggerirei anche di proporre una lettura a un epigrafista latino esperto di corsivo; così tanto per toglierci i dubbi. [..];

b. l'orientalista ed epigrafista Stefan J. Wimmer, da me consultato via e-mail, mi rispose così-in sorprendente accordo con A. Stiglitz: [..]The first line would look like good old Roman Latin. The main text is arranged like usual Roman accounts on ostraca, with commodities and numerals. The signs that are used would be very cursive Latin, as used in administrative texts, with a lot of abbreviations and special signs for measures or commodities[..]. Io gli chiesi di darmi degli esempi di ciò, ma la sua risposta deve essersi persa verso i vari meandri postali cui lui soleva inoltrare le nostre conversazioni che io pensavo-nella mia beata ingenuità essere private; era il 7 marzo 2010, e lui non rispose mai più. 

c. in risposta ad una interrogazione parlamentare presentata dai  senatori Massidda e Sbarbati in seguito ad una petizione popolare del maggio 2010, con comodo e sette mesi dopo arrivò la risposta della Soprintendenza: e qui bisogna tenersi un pò forte, perchè riguardo questo coccio si scrive: [..]In relazione al frammento fittile da Pozzomaggiore si precisa quanto segue. Il nuraghe Alvu di Pozzomaggiore è stato oggetto di un intervento di restauro e scavo archeologico nell'ambito del progetto «Il nuraghe Alvu tra fruizione e salvaguardia», con finanziamento della Regione Sardegna, dal novembre 2006 fino al dicembre 2007. I lavori, diretti dalla Soprintendenza per i beni archeologici per le Province di Sassari e Nuoro, hanno permesso di mettere in luce uno dei complessi monumentali nuragici più interessanti della Sardegna settentrionale e di evidenziare un'importante stratigrafia all'interno del complesso. Un ulteriore finanziamento da parte del Comune di Pozzomaggiore ha consentito di procedere con la documentazione grafica, ancora in corso, di tutti i reperti. Il frammento è attualmente conservato presso il centro di restauro della Soprintendenza archeologica delle Province di Sassari e Nuoro. Si procederà con la pubblicazione integrale dei risultati dello scavo dopo gli interventi di restauro. Una comunicazione sui risultati dell'indagine è stata presentata dagli archeologi Luisanna Usai e Franco Campus al convegno dell'Istituto italiano di preistoria e protostoria che si è tenuto a Cagliari nel novembre 2009. Gli stessi studiosi hanno presentato al comitato scientifico il testo per gli atti. Tutti gli ambienti scavati, ed in particolare il cortile, hanno permesso di evidenziare una sequenza stratigrafica che documenta, oltre alla fase nuragica, l'occupazione del nuraghe in età punica e romana, con sporadiche frequentazioni anche in età fenicia. Il reperto citato nell'interrogazione è chiaramente riferibile alle fasi di rioccupazione del nuraghe ed i caratteri della scrittura sono facilmente ascrivibili ad ambito fenicio-punico; ciò non contrasta neanche con la posizione stratigrafica del reperto.[..].

d. un' epigrafista di fama mondiale scrisse a Gigi Sanna fornendo una risposta lapidaria che più marmorea non si può: neo-punico oltre ogni dubbio (mi auguro che Gigi abbia conservato la lettera)

In pratica smentendo clamorosamente i due interpretatori favorevoli al latino corsivo (tra cui, ricordo, un epigrafista di fama mondiale come Stefan J. Wimmer) la Soprintendenza dichiarò che i caratteri di scrittura erano fenicio-punici ed un'altra epigrafista mondiale giurò che erano neo-punici. Misteri dell' epigrafia! e misteri anche delle pale del proprio mulino. Però sono ragionevolmente sicura che alla fine avranno ragione tutti e tre: un'interpretazione alternativa è che gli studiosi, in preda al panico da epigrafia nuragica gigisanniana, abbiano sparato ognuno la propria risposta preferita senza neppure consultarsi tra di loro, confidando nella disattenzione del lettore. Avranno, in un vicino futuro, ragione tutti tranne, ovviamente Gigi Sanna che legge il documento secondo lo script nuragico (vide infra): analoga sorte è toccata del resto allo spillone nuragico scritto di Antas, per il quale Zucca dice che è scritto in cipro-sillabico, ma che vanno bene anche le piste fenicia e greco-euboica di Bernardini e Ugas (sic!). Come finì l'interrogazione parlamentare, indelebilmente incisa sulla piattaforma del web, lo sappiamo tutti: finì con la frase lapidaria: [..]I reperti citati dai promotori non recano peraltro alcuna traccia di scrittura di età nuragica anche perché, come ben esplicitato in tutti i testi scientifici sulla civiltà nuragica, questa non ha mai conosciuto la scrittura[..]. (il che grossomodo va letto: la scrittura nuragica non esiste, perchè così abbiamo detto noi). Se ne sarà pentito il Soprintendente Minoja, dopo che lui stesso portò a far analizzare la barchetta nuragica scritta di Teti (uno dei reperti "citati dai promotori" e dichiarato inesistente nella risposta in senato) e gli risposero che la barchetta non solo è  autentica ma anche risalente al IX-VIII sec. a.C.? 
Ho sicuramente abusato troppo della pazienza del lettore: tra poche righe avrete la lettura che Gigi Sanna pubblicò sul libro Shardana-Jenesi degli Urim di Leonardo Melis, il primo autore che portò il reperto all' attenzione del pubblico. La lettura di Gigi comparve anche sul blog di Gianfranco, il 3 marzo 2010, ma ora non è più leggibile nella sua interezza. 
Il coccio di Pozzomaggiore e la barchetta di Teti attendono ancora di essere pubblicati su riviste specializzate: in fondo è una storia solita; ci vorranno 30 anni come per le statue di Monte Prama, o oltre 50 o 100 anni come per la rotella del Palmavera (e solo dietro pungolo)? e l'altra scritta al museo di Teti, bella tosta e passata sotto agghiacciante silenzio? e lo scarabeo di Monte Prama stesso per il quale ci sono voluti 34 anni solo per capire di che materiale era fatto-per non parlare di quello che c'è inciso sopra che si avvicinerà all' 8 orizzontale (segno per infinito) se si va avanti così? oltre 20 come per lo spillone nuragico scritto di Antas? Ci sono persone che pensano a complotti o cose del genere: chi è abituato a fare ricerca e a pubblicare il più in fretta possibile in nome dell' etica professionale e della professionalità stessa, la pensa ben diversamente. Anche perchè si viene pagati non solum per ricercare, sed etiam per pubblicare e questi ritardi sono inaccettabili, da qualunque parte li si guardi.
Ecco di seguito il saggio di Gigi Sanna sul documento di Pozzomaggiore, risalente a 4 anni fa. AB

mercoledì 3 marzo 2010

Il documento in ceramica di Pozzomaggiore



di Gigi Sanna

Trascrizione:

ŠRDN [AB]

'AK ILI H 4
H 'AK YH H
H NAHAS 4
H Kaph NR 4

  Il documento presenta una scritta con 22 segni in alfabeto nuragico (v. tab.1 e 2) d'ispirazione pittografica orientale 'protosinaitica' ('aleph, yod, resh, nachas, kaf) e 'protocananaica' (dalet, shin, resh, kap). Ma ci sono anche i caratteri 'sardi': yod, hē, ed il simbolo numerico 4 con valore, come vedremo, di 'forza'. Il segno numerico è ripetuto per tre volte alla l. 2, alla l. 4 e alla l. 6. Vedremo che questa disposizione non è accidentale ma voluta dallo scriba per dare maggior senso all'intera scritta. I segni compaiono di dimensioni diverse ed in particolare si nota come più grande degli altri il 'lamed' della seconda linea.
  Le sei ll., hanno rispettivamente 4, 6, 5, 3, 3, 2 segni. Ma la prima con ogni probabilità è mancante di due lettere alfabetiche (v. fig.1). Pertanto in origine la scritta era composta da 24 lettere.
 La lettura procede da sinistra verso destra, ovvero in senso progressivo, come talvolta nella scrittura nuragica. Dette linee teoriche si presentano tutte manifestamente oblique. Non sembrano comparire segni agglutinati, caratteristica questa della maggior parte dei documenti nuragici sinora rinvenuti (v. fig. 2).


Tab. 1

Tab. 2


Il 'contenuto' è diviso in tre settori:
– nel primo settore (ll. 1-2-3) si evidenzia la natura taurina della divinità ( 'ak -il-h).
– nel secondo (l. 4) la natura di 'serpente' (nachas);
– nel terzo (l.5) la natura 'arborea' e 'celeste', che dà la vita (kaf - nr) .

  Detti simboli zoomorfi e fitomorfi sono quelli ricorrenti in non pochi dei documenti scritti nuragici e sono riferiti alla divinità Il/El/ILI- Yhwh. Si veda ad es. per il simbolo fitomorfo ancora la scritta di Perdu Pes di Paulilatino (fig.2.) nella quale si trova (penultimo segno nella sinistra) un reš legato ad un ayin.
  Il logogramma numerico ovvero il 'numero' 4 (le quattro linee verticali tracciate, come si è detto, per tre volte) si trova sempre in fine di linea. Chiaramente i tre simboli, con i 12 segni complessivi, tendono a realizzare il numero 12, numero che allude metonimicamente al sole o šamaš.
  I 24 segni della scritta, assieme al 12 dato dai tre 'quattro', hanno lo scopo di rendere complessivamente il numero 36; cioè il 12, il numero solare, ripetuto per 'tre' volte. Questa attenzione (quasi 'ossessiva' in certi documenti) dello scriba nuragico per i numeri è spiegabile con il fatto che il 'lusus scribendi' della scuola contempla quasi sempre una scrittura numerica. L'esempio più calzante è quello dell'anello sigillo di Pallosu di San Vero Milis che presenta ugualmente 36 lettere, suddivise in 'tre' parti ( fig. 3)


    La simbologia numerica però non si ferma qui perché, come si può notare dalla tabella seguente, il numero dei segni, con le linee riportate a due a due, danno 'tre' numeri anch'essi molto presenti come 'logogrammi' nella documentazione epigrafica (e non solo) degli ormai sessanta e più documenti su cui oggi possiamo contare ai fini ermeneutici.



  Il primo numero ha valore (quello che abbiamo già visto) di 'sole, šamaš; il secondo di 'santo'; il terzo di 'toro'.
  Il 'nome' più importante della scritta è quello di 'Il' alla seconda l. (il nome che nella Bibbia precede, di norma, quello di yh o yhwh); il 'nome' del Dio pancananeo e poi israelitico. Detta divinità 'El (ma anche ILI/ILU/ILOY) significa, tenendo conto dei singoli pittogrammi acrofonici, ovvero di 'aleph'+ lamed, 'potere assoluto del toro'. Yh invece significa, soprattutto, 'manifesto' (dall' acrofonia delle voci semitiche yad + halal: 'agitare le mani in segno di supplica) . In realtà, come si può notare, né l'uno né l'altro sono il 'vero' nome; sono invece degli 'appellativi che tendono a spiegare in qualche modo la natura misteriosa del Dio che, in quanto tale, è ritenuto concepito come astrazione assoluta. Questa può essere resa, in qualche modo, solo dai numeri perfetti (o 'santi'), numeri a cui non si può dare alcun nome se non il numero stesso. Ricordare la
nota espressione popolare sarda 'su santu doxi' (il 'santo Dodici), quella espressa prima dal 7 e dal 12 nella babella 3.

  Pertanto possiamo procedere alla traduzione e alla lettura della scritta, sia di quella manifesta sia di quella nascosta (numerica):

Forza (del) Signore Giudice [padre]
toro ('ak) ILI Lui
(del) vivificante Bue Api Lui/
Forza (del) serpente Lui/
Forza (della) luce (nr) dell'albero della vita Lui.


  Esame analitico del documento e breve esposizione lessicale (con riferimento esemplificativo ad altri documenti scritti nuragici):

linea.1.

  ŠRDN : 'Signore'. V. Stele di Nora l. 4; Ciondolo di Allai, f. 2; Concio di S.Pietro extra muros di Bosa; Sigillo di Quirra (?);

linea 2

  'AK: 'toro' (v.Tzricotu. A1, A3, A4, A5; Anello di Narbolia; Vaso del Nuraghe La Prisgiona di Arzachena. Con buona probabilità dalla radice di AGERE (lat.) e AGEIN (gr.). Gli AGOI sono in Omero i'capi, le guide dell'esercito' ovvero i ' tori della mandria'.

  ILI: Divinità cananaica venerata dalle popolazioni nuragiche: v. scritta del frontone del Nuraghe Aidu 'e Entos di Bortigali; la pietra del Nuraghe Losa di Abbasanta (voce 'El ).

H(e): determinativo: 'Lui'.

  Numero 4 (IIII): V. bronzetti nuragici (saluto: 4+1); Oschiri (S. Stefano: x 3); Barchette (le quattro colonnine: 4 +1); nuraghi (quattro torrette: quadrilobati: 4+1) ecc.. Per la scrittura con segni verticali indicanti ciascuno l'unità, v. pietra della capanna del Nuraghe La Prisgiona (v.Fig.4.) di Arzachena (III III: 6: 3+3), il ciondolo di Allai (IIIII: 5: 4+1).

linea 3.
  he: determinativo. V. linea 2.

  hy: il 'vivificante'. Dal verbo semitico 'hyh'. V. barchetta fittile di Teti (fig.5) e scritta del nuraghe Zuras (fig.6)

  Logogramma : protome di 'toro con il corno storto', Significato di 'bue api'. V. Tzricotu di Cabras (A1,A3, A4,A5); Barchetta di Teti; Spadino di distinzione dei bronzetti nuragici con 'elsa gammata' (v. fig.7.).

linea 4:
  NACHAS (pittogramma-logogramma): Serpente. Noto segno iconografico simbolico di 'El, Yhwh. Simbolo, soprattutto, del mondo sotterraneo, ctonio -lunare, della divinità. V. per i documenti nuragici sardi la tab. 4

linea 5:
  Kaph: (pittogramma -logogramma dell'albero). Ha il significato della 'vita', del 'ciclo' della vita terrena. Logogramma assai frequente nella documentazione scritta nuragica. V. Aiga 1 di Abbasanta; Perdu Pes di Paulilatino; pozzo sacro di Is Cuccuradas di Cardedu, pietra di Norbello (v. fig.8), pietra di Loceri, pietra di Marrubiu, ecc.

  NR: luce, cielo. NUR 4 (forza celeste). Voce frequentissima della toponomastica sarda (nura, nuragatta, nuraghe, nuray, nurdole, nurattolo, nureci, nura, nuragugume, nuraminis) e attestata nei documenti nuragici. V. pietra del nuraghe Losa di Abbasanta, Tzricotu A3 e A5; anello sigillo di Pallosu di San Vero Milis; barchetta fittile di Teti ; barchetta in bronzo dell'Antiquarium arborense di Oristano (v. fig. 9).

  Come si è potuto vedere dunque la scrittura del coccio di Pozzomaggiore è composta, così come molto spesso in nuragico (tavolette di Tzricotu di Cabras A1, A3,A4,A5: v. fig.10; anello -sigillo di Pallosu di San Vero Milis; Ciondolo di Allai:v. fig.11; Stele di Nora: v.fig.12; Concio di San Pietro di Bosa:v.fig.13; pietra di Perdu Pes di Paulilatino; barchetta di Teti; Pietra del Nuraghe Pitzinnu di Abbasanta: v.fig.14; ecc.) da segni:

Pittografici (logogrammi ):

Toro ('ak), Serpente (nachas, coloru), Albero (kaph, arbore + determinativo > arbare-he).


Lineari schematici:

resh, dalet, lamed, yod, kaf, hē.

Numerici:

il 2, il 3, il 4, il 5, il 6, il 7, il 12, il 24, il 36.








Tab. 4