domenica 4 maggio 2014

Umano sarà lei!


di Atropa Belladonna

Diciamoci la verità: lo abbiamo pensato un pò tutti che le statue di Monte Prama non sono  certo canoni di bellezza classica. Le gambe corte e tozze, i torsi lunghi, appiattiti ed ampi li pongono ben lontani dai culetti ben levigati e torniti dei loro rivali  bronzi di Riace, scoperti negli stessi anni: forse è anche per questo che i professori di storia dell' arte li snobbano, al massimo ne fanno un'analisi piuttosto superficiale e ne approfittano per accostare una loro possibile datazione alta agli "ambienti neo-nazionalisti" (e perchè poi, cosa c'entra?) (1). Io sono sicura che qualcuno, guardandole, avrà perfino pensato che le statue sono brutte e rozzamente eseguite. Ma non funziona: di fronte alla perfezione certosina delle incisioni, all' esecuzione magistrale di alcuni dettagli -come gli occhi perfettamente rotondi- l'ipotesi del rozzamente non regge di sicuro. 

Deve esserci un altro motivo per cui sono stati rappresentati in quel modo. Non sappiamo purtroppo come fossero la maggior parte delle teste, perchè sono state le più rubate e ben poche sono giunte fino a noi: scommetto che le teste erano impressionanti a dir poco e forse anche veramente belle nel senso classico del termine (anche se verosimilmente avevano gli occhi rotondi); allora che cosa vuole dire mettere insieme un fisico certo non da uomo vitruviano, con elementi di perfezione stilistica? E analoga cosa avviene in diversi bronzetti (fig. 1a).

Fig. 1. a. bronzetto di "pugilatore" (Giovanni Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, Illisso editore, 1966, nr. 64); b. demone o divinità antropozoomorfo Lilliu, nr. 267); c-e: alcune statue restaurate di Monte Prama (Cabras, OR)

Bene, detto questo io formulo l'ipotesi che quel fisico lì un pò mostruoso e animalesco, ce lo hanno perchè la loro dimensione travalica l'Umano; quel petto così ampio e troppo lungo rispetto alle gambe, mi ricorda da matti quello del bronzetto "antropozoomorfo" di Nule (fig. 1b). E travalica l'Umano nel senso che ha l' impronta della divinità taurina, l' AK dei nuragici, svelato da decine e decine di documenti (2,3): per me quelli sono Tori figli del Toro e padri di Tori. Così come le statue dei faraoni hanno una fissità disumana, racchiusa entro schemi rigidi e predeterminati e fissata nella perfezione giovanile, così i faraoni sardi di Monte Prama, i signori-tori-giudici di Monte Prama, sono uomini con attributi divini: però secondo i canoni nuragici, non quelli egiziani.

Fig 2. La statua  in diorite di Chefren (IV dinastia ca. 2575–2465 a.C. ), vista di fronte e di profilo (Museo del Cairo)

L' egittologo Pernigotti scrive della statua di Chefren (fig.2), sulla cui nuca poggia il dio falco Horus (invisibile guardando la statua di fronte): [..]quasi che il volto umano che i sudditi vedevano riprodotto nella statua fosse solo apparenza rispetto ad una realtà più profonda e più vera (anzi, l' unica vera) costituita dalla natura divina (il falco) che si celava dietro di esso: inconoscibile per mezzo dei sensi degli esseri umani, ma non per questo meno vera e meno presente. E Sabatino Moscati ribadisce:  "L' immagine [..] corrisponde solo in parte all' apparenza. Il falco non entra in questa, rappresenta il dio Horus che protegge il sovrano. Nè l' artista nè i fedeli lo vedevano fisicamente; ma lo vedevano intellettualmente, sapevano che c'era e che costituiva insieme al faraone, al di là dell' apparenza, la realtà autentica".(4,5a)

Non so se qualcuno scriverà mai qualcosa di simile sulle statue di Monte Prama e sulla natura divina del falco o qualche altro essere "ultraumano" in Sardegna. Certo, Horus mezzo uomo e mezzo falco è più avvenente dell' idolo di Sardara e meno inquietante degli antropomorfi sui vasi nuragici del Genna Maria di Villanovaforru (fig. 3); e quel falco dietro la testa di Chefren (fig.2), perfetto in ogni sua piuma e penna, è di certo più attraente dell' "uccellaccio" immortalato sul concio di Bosa, dell'androgino "calabrone" sul coccio di ceramica scritto, dell' inquietante "uccellatore" androgino sulla chiesetta di Tresnuraghes: ma io credo che stiamo parlando della stessa cosa, e cioè di una "bestialità-umanizzata" che caratterizza il divino. 


Fig. 3. Da sin. a dx: Horus mezzo uomo e mezzo falco in una rappresentazione egizia; l' idolo con forcella di Sardara (complesso nuragico di Sant' Anastasia, foto di Eros Suà) e antropomorfi "pennuti" su vasi piriformi dal nuraghe Genna Maria di Villanovaforru (2a, 5b)

Fig. 4: rappresentazioni e scritture dello YHWH dei nuragici: a. concio di Bosa, chiesa di San Pietro fuori le mura; b. coccio di provenienza incerta; c. graffito su un masso della parete della campestre di Sant'Antonio a Tresnuraghes (si veda il rif. 3l)
La loro "bruttezza" viene però ampiamente compensata dall' enorme importanza che  hanno nello svelarci la natura androgina della divinità YH e nella scrittura del nome divino: non per nulla, i. l' idolo nuragico di Sardara ha in mano un forcone e gli studiosi non sanno ancora decidersi se è maschio o femmina; ii. gli antropomorfi del Genna Maria hanno le facce maschili ma un "falso colatoio" che è evidente segno uterino femminile (oltre ad avere un corpo "pennuto" o a lisca di pesce, e scusate se è poco); iii. il concio di Bosa reca la scritta YHW, resa in forma alfabetica, con un bel pittogramma per H (non è certo bello come Horus questo "uccellaccio", ma impressionante lo è di certo!) (2a, 3l); iv. il coccio che è stato definito dagli archeologi che lo hanno visionato come "motociclista" o "salsicciotto" (2d) esplicita il maschio-femmina YH scrivendoci sotto un bell'evidente YHW, e non mi si dica che quel fallo non è evidente; v. il concio sulla chiesetta di Tresnuraghes, per finire, il dio dietro la rete, ci rende lo schema maschio-femmina = YH, mettendo un fallo in testa alla donnina (3l). Ma in fondo è la stessa, bellissima e cruda brutalità delle migliaia di falli di pietra dalla perfetta esecuzione tecnica che si ergono verso il cielo della Sardegna. 

Questi sono documenti che un innamorato del classicismo come Raimondo Zucca (6) non riuscirà mai neppure a guardare senza avere un moto di repulsione: per questo non capirà mai, neppure se dovesse mettersi in tutta umiltà a studiarli, ma a studiarli davvero, i documenti nuragici. Perchè se non capisce i documenti nuragici, che parlano di un dio Toro, androgino e serpente, uccello e Luce, un Dio esigente e scrutatore come quello del Vecchio Testamento,  e che parlano di un sincretismo vissuto e percepito tra YH e Amun-Ra.....beh allora non le capirà mai quelle statue. Hai voglia inventarsi che lo spillone di Antas è cipro-sillabico (6) o, peggio, che le statue di Monte Prama sono state distrutte durante una sorta di derby, da un'allenza fenicio-nuragica
Non è nel particolare stilistico del gonnellino di Marash che Marco Rendeli dovrebbe cercare il suo ideale levantino per le statue di Monte Prama: quella è solo una goccia nel mare! Dovrebbe cercare ispirazione nella realtà vera dietro l' apparenza che si richiama all'ideale del sovrano egizio, ma che viene reinventato e riscritto alla nuragica; deve cercarne piuttosto echi nel naturalismo "mostruoso" (e fallico)  dello Yahweh animalesco del pithos A dal caravanserrai di Kuntillet Ajrud (Sinai settentrionale) e della scritta pittografica su un coccio dall'ophel di Gerusalemme, pubblicato nel 2009 (fig. 5) (7). Con antichi echi cananei, scrive Gilmour: anche quelli sardi hanno antichi echi cananei, come anche la scrittura ci dice chiaramente (2,3): ma la divinità androgina della Sardegna non è ancora "divisa" in due, come Yahweh e la sua Asherah di Kuntillet o di Gerusalemme (entrambi i documenti risalgono alla II Età del Ferro).

Fig. 5. a. disegno del pithos A di Kuntillet Ajrud, il testo invoca la benedizione di "Yahweh e la sua Asherah (7); b. la scritta pittografica dall' ophel di Gerusalemme, discussa da G. Gilmour (7) e da G. Sanna (2d). 

Ma torniamo alla figura 1 e alla mia ipotesi: quella particolare conformazione fisica vuole suggerire la natura taurina dei personaggi rappresentati, la dimensione sovraumana suggerita anche dall' altezza, non gigantesca ma di certo superiore alla media? Il ritrovare la parola ŠRDN sui documenti epigrafici (2,3) (tra cui la Stele di Nora, il coccio di Pozzomaggiore, il concio stesso di Bosa di fig. 4a, il ciottolo di Allai), che chiarificano la natura taurina della divinità 'Aba Shardan, identificata con 'IL e YH(WH) (2b,2f) sono forti indizi in questo senso: sul documento di Pozzomaggiore c'è scritto [..]ŠRDN 'AK 'IL H 4 H YH H ecc. (2f); sul ciondolo di Pranu Antas di Allai si vede chiaramente: 'AK 'AB ŠRDN (2b); sulla stele di Nora anche un somaro legge facilmente 'AB ŠRDN, ed una bella 'aleph centrale preceduta dal determinativo H configura ancora la natura taurina del Dio. Lo 'AK = toro nuragico è il parallelo del KA egizio, con la sua equivalenza sia fonetica che simbolica Fallo-Toro-Ka (5c): c'è forse da stupirsi se il "figli del Dio" sardi, gli ŠRDN signori-tori-giudici, mostrano con fierezza l' attributo taurino divino? I faraoni facevano lo stesso: anche se solo nelle prime dinastie il sovrano veniva rappresentato in modo naturalistico come Toro (5d), la coda gli rimase sempre e sempre gli rimasero appiccicati nomi o epiteti come: Ka-Kaw = Toro dei Tori (Nebre), Kamose= è nato il Toro, Ka nakht = toro vittorioso/grande, Ka-nakht mery Ra =toro vittorioso beneamato di Ra, Ka-nakht mery Maat = Grande Toro, beneamato di Maat" (8). Certo, lo "stile" sardo (che prima o poi entrerà nei libri di storia dell'arte!) era diverso da quello egizio, ma ancora una volta la luce ce la danno i documenti: lo 'AK è il KA e i "faraoni" nuragici sono i Tori che camminavano sulla terra. E non solo: gli occhi a geroglifico per RA (o cos'altro sono?) li classificano anche come i Tori della Luce (3n). Quindi, signori miei, non chiamate umano il bellissimo Chefren, nè gli alti faraoni con la coda di toro, nè le statue di Monte Prama con i petti taurini e  le gambe corte: se ne hanno a male. 


(1) M. Madau, Paesaggi culturali e territorio, dispense del corso monografico "Identificazioni di Pesaggio" dell' Accademia di Belle Arti di Sassari, cattedra di Beni culturali e ambientali, aa 2011/2012, pg. 20.
(2) Gigi Sanna a. Sardôa Grammata. 'ag 'ab sa'ab Yhwh il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure Oristano 2004; b. La stele di Nora, PTM ed., 2009; c. Ed ecco finalmente la parola "Nuraghe". In una scritta a Terralba,  4 luglio 2012, gianfrancopintore.blogspot.it; d. YHWH in 'immagine' pittografica. Prima a Gerusalemme? No, in Sardegna. E con scrittura šardan, 24/set/2010, gianfrancopintore.blogspot.it; e. Scrittura nuragica. Il magnifico Toro alato o Bue Api di Villaurbana, 6 agosto 2012,gianfrancopintore.blogspot.it; f. Il documento in ceramica di Pozzomaggiore, 3 marzo 2010, gianfrancopintore.blogspot.it; 
(3) Gigi Sanna, monteprama.blogspot.it, a. Scrittura e lessico nuragici. Il serpente e la lettura completa della voce NR, 'lux aeterna' (I), 4 MARZO 2014 ; b. Scrittura e lessico nuragici. I simboli monografici che accompagnano la voce NUR per notare la divinità YHWH (II), c. Auguri da Teti. Firmato: NuR Hē ’AK Hē ’ABa Hē, 9 DICEMBRE 2013 (reloaded da un post del 17 dicembre 2009); d.  'BUON NATALE' DA PIETRO LUTZU (1859 - 1935), UN SOLITARIO PIONIERE DELLA RICERCA DELLA SCRITTURA NURAGICA, 17 DICEMBRE 2013; e. Il nome di Tharros (THARRUSH) in un' iscrizione nuragica, etrusca e latina del III - II secolo a.C. Un Lars di nobile origine etrusca 'curulis' di Roma in Sardegna, 27 APRILE 2014; f. Scritta di Tharros. Garbini: la buia 'dimora' filistea di Ba'al Zebul'. No, il tempio luminoso e la dimora eterna di 'el yhwh (I), 9 NOVEMBRE 2012; g.Tanit, il Toro eterno celeste e i versetti 3 e 4 del libro della Genesi (II), 21 NOVEMBRE 2012; h. Croci o svastiche? Filistei o Nuragici? Una brocchetta nuragica per chiudere definitivamente il discorso (parte III)7 DICEMBRE 2012; i. Un Gigante nuragico כד (brocca) di Il Yhwh in quel di Cubas di Dualchi. Parola di documento in sardo 'protocananaico', 2 APRILE 2014; l. Tresnuraghes (Sardegna). La chiesetta campestre di Sant'Antonio e il concio della rete - trappola di yh(wh), 22 OTTOBRE 2013; m. Aidomaggiore (Sardegna). Il tetragramma/crittogramma di YHWH per la prima volta nella storia della scrittura, 27 MAGGIO 2013; n. I pittogrammi ciclici del toro della luce. 'Buon Babbo Natale' dal Nuraghe Zuras di Abbasanta, 22 DICEMBRE 2012
(4) Sergio Pernigotti, Chefren e il mistero del Falco, Archeo, Anno XXIX, 5, maggio 2013 pp. 61-67
(5) A. Belladonna, monteprama.blogspot.it, a. La realtà autentica, oltre l' apparenza, 18 MAGGIO 2013 ; b. Segnali di segni: il "beccuccio", la "forcella", il disco e..., 13 DICEMBRE 2013; c. Egitto e Sardegna: da quanto tempo? I parte, 19 GIUGNO 2013; d. Una Gran Casa con la coda di Toro, 15 OTTOBRE 2013; e. I Tori di Sant´Anastasia, Sardara. SULCIS2013-Two, 9 NOVEMBRE 2013
(6)  R. Zucca, "Storiografia del problema della ‘scrittura nuragica’" in Bollettino di Studi Sardi, Anno V, numero 5, dicembre 2012
(7) Garth Gilmour, An Iron Age II Pictorial Inscription from Jerusalem Illustrating Yahweh and Asherah, Palestine Exploration Quarterly, 141, 2 (2009), 87–103
(8) Ronald J. Leprohon, The Great Name: Ancient Egyptian Royal Titulary, Denise M. Doxey (Editor), Society of Biblical Literature, Atlanta, 2013
(9) M. Madau, II complesso nuragico di Nurdòle (Orani-NU) e le relazioni con il mondo Mediterraneo nella prima età del ferro, in: Etruria e Sardegna settentrionale tra l'età del bronzo finale e l'arcaismo, Atti del XXI convegno di studi etruschi ed italici, Sassari, 13-17 ottobre 1998. 
(10) B. Brian, Amenhotep III's Legacy in the Temple of Mut, In: Offerings to the Discerning Eye: An Egyptological Medley in honor of Jack A. Josephson,  edited by Sue D'Auria, BRILL, 2010