domenica 22 giugno 2014

I viticoltori nuragici della laguna di Mistras

Parliamo ancora di vino nuragico, o per meglio dire in questo caso parliamo di piante di vite coltivate intensivamente già dal 1700 a.C. nella zona (oggi) lagunare tra Cabras e Tharros. Forse per fare vino. Abbiamo già parlato di vino nuragico in altre occasioni, a cui rimando i curiosi di questo curioso argomento.


di Atropa Belladonna

La guida dell' Area Marina Protetta  dà della laguna di Mistras (Cabras, fig.1) una breve descrizione, di cui riportiamo l' incipit: "La laguna di Mistras si estende per circa 600 ettari, è collegata direttamente con il mare da un’unica bocca; e non gode di apporti significativi di acqua dolce (laguna ipersalina, ndr), come accade invece per lo stagno di Cabras. Presenta una profondità media di 50 centimetri. L’effetto della maggior salinità, causata dall’evaporazione, si fa sentire sia sulla vegetazione acquatica, limitata a poche specie, sia sulla vegetazione della praterie umide alofile, adattate cioè alla salinità elevata. Lo sviluppo di associazioni vegetali assume particolari forme descrivendo cinture vegetazionali differenti man mano che ci si allontana dall’acqua a seconda del livello dell’acqua e della salinità della stessa.[..]". 
Fig. 1a: la laguna oggi ipersalina di Mistras: viene mostrata la posizione del possente nuraghe Angios Corruda (età del Bronzo Medio, 1981-1500 a.C. circa) e, con una stella, la zona di campionatura di cui al rif. 1. 

Fig. 1b: la laguna di Mistras (indicata dal segno a stella) e Tharros in rapporto al golfo di Oristano (Da: Cristiano Nicosia, Roger Langohr,Pilar Carmona González, Carlos Gómez Bellard, Emily B. Modrall, José Miguel Ruíz Pérez, and Peter van Dommelen, Land Use History and Site Formation Processes at the Punic Site of Pauli Stincus in West Central Sardinia, Geoarchaeology: An International Journal 28 (2013) 373–393). 

Devo ammettere che io non l'ho mai visitata-spero di rimediare quest'anno, se qualcuno mi fa da guida: so solo che quando vedo il "nuraghe del curvone" che sembra controllarla a vista (Angios Corruda, questo è il nome mi ha detto Stefano Sanna), mi sento come quando torno a casa da un lungo viaggio. 

Bando alle romanticherie: qualcuno ha invece studiato l'evoluzione ambientale della laguna durante gli ultimi 5 millenni-e scusate se è poco-dal punto di vista della vegetazione e della litostratigrafia, correlando i dati dello studio di pollini e di sedimenti con l'evoluzione della cultura materiale; i vari campioni analizzati provengono dalla regione terminale della lingua di terra centrale della laguna stessa (1) (fig. 1). Gli scopi erano quelli di capire l'evoluzione  di un ecoambiente costiero così dinamico come quello del Sinis, anche in funzione dell'impatto umano su di esso e dell' uso delle piante a valenza economica. 

La laguna di Mistras, oltre ad essere un ambiente ipersalino e costiero, è localizzata a circa 15 km dal massiccio vulcanico del Montiferru  e si è formata grazie alla dinamica del litorale, con l'accrescimento di due lingue di terra da Capo San Marco. Oggi la laguna è separata dal mare aperto solo dallo stretto litorale denominato "Su Siccu".  
La presenza umana della zona è stata, per millenni, più che intensa: gli insediamenti neolitici si sono localizzati principalmente attorno allo stagno di Cabras, un'importante fonte di sostentamento. Durante l'Età del Bronzo e lo sviluppo della cultura nuragica (che gli autori, seguendo Lilliu, datano tra il 2300circa e il 238 a.C. (1), ma vedi rif. 2a.), la zona conobbe un picco di popolamento-soprattutto tra il 1730 e il 1350 a.C. (Età del Bronzo Medio e Recente) e durante il Bronzo Finale-Primo Ferro (1200-730 a.C.) durante cui nuovi villaggi vennero costruiti sulla costa e vicino alle lagune. Sempre seguendo l'archeologia, o meglio la sua interpretazione, gli autori ci dicono-nell'introduzione- che i nuragici lasciarono la penisola del Sinis probabilmente nell' VIII sec. a.C.:  "In the studied area the Nuragic age ended with the establishment of Phoenician and Punic settlements. The arrival of the Phoenicians, probably in the VIII century BC, changed the general structure of the territory also in connection with the abandonment of the Sinis peninsula by the nuragic people. The presence of Phoenicians is attested manly in the city of Tharros, while it is rare inland and elsewhere along the coast (Acquaro, 1991). With the conquest by the Carthaginians in 510 BC, there was a new important occupation of the Sinis peninsula and Campidano plain. The Punic diffusion in the Sinis further increased in the IV and III centuries BC because of the Carthaginian strategy that encouraged the intensive use of land for agriculture. During the Roman occupation, in 238 BC, the territory of the Sinis was involved in a slow Romanization for several centuries, although starting from the Imperial age a radical change occurred: most of the small rural villages disappeared possibly in favour of an urbanization of the population (Tore and Stiglitz, 1987). In the Late Antiquity and Middle Ages (IV e VI century AD) a gradual decline of the city of Tharros and the movement of the population inland occurred. The Sinis areawas completely abandoned in the Middle Ages due to the barbarian incursions." (1). 

Per un aggiornamento sulle datazioni, pubbblico una figura tratta dal rif. 2a., con le datazioni assolute di diversi reperti


I dati paleobotanici e sedimentologici: cosa dicono?

Tante, tantissime cose. Prima di tutto ci dicono che tra il 3300 e il 2650 a.C. le attività umane attorno alla laguna di Mistras ebbero uno scarso impatto sulla dinamica vegetale della zona e che tra il 2650 e il 2000 a.C. solo la presenza di resti da cereali ci testimonia l'attività umana e l'impatto limitato di essa sull'ambiente lagunare (fig. 3): forse l'ambiente era troppo dinamico ed instabile, e con una concentrazione salina variabile ma comunque alta (1). 

Tra il 2000 e il 50 a.C., invece, vi fu una crescita assai rimarchevole degli indicatori di attività umana, forse favorita da condizioni ambientali più stabili (fig. 3). Ma durante questo periodo di intensa attività antropica le cose andarono avanti con modalità molto diverse, nelle diverse epoche. 

Fig. 3: modificata dal rif. 1 (ho aggiunto le date assolute, in rosso sulla destra). Si notino i i picchi nell'uso del fuoco in corrispondenza dell'età del Bronzo e dell' Età del Ferro e la presenza "naturale" di alberi di Olivo (Olea) e di quercia da sughero nell' Eneolitico. In questo periodo la presenza di Vitis è sparsa e non consente di capire se sia o meno casuale. Durante l' età del Bronzo è invece chairamente correlabile ad attività umana (1). La quercia da sugnero inizia ad essere sfruttata in modo sitematico in epoca romana. 

La maggior densità abitativa si raggiunse nel 1700 – 1350 BC a.C., cioè con il fiorire della costruzione di nuraghi sia semplici che complessi nell' Età del Bronzo (fig. 4). Fu proprio in questo periodo che si ebbe un picco nell'uso civile del fuoco (fig. 3), un grande aumento nel consumo di cereali e dell'uso della terra per agricoltura e, in modo molto distinto, l'inizio di una notevole presenza di Vitis, che si protrarrà fino al 400 a.C.  (1).  Come gli autori giustamente fanno notare, di solito è difficile, nel Mediterraneo, riuscire a decidere dall'analisi palinologica se queste Vitis antiche sono frutto di coltivazione o di una espansione naturale di viti selvatiche: infatti l'espansione di Vitis è spesso concomitante, sulle coste, ad altra vegetazione costiera. Sia nel Mediterraneo centrale che in quello Orientale, infatti, l'espansione costiera di Vitis si accompagna spesso all' espansione di comunità di Alnus e Salix, suggerendo che in quei casi la vite non è coltivata ma allo stato nativo. 
Ma i campioni di Mistras dell' età del Bronzo dicono un'altra cosa: non vi fu espansione concomitante di altre piante e quindi pare proprio che la vite fosse coltivata dagli abitanti della regione di Mistras, già agli inizi del II millennio a.C. e fino a circa il 400-500 a.C.  : "[..]By contrast, in the pollen diagram from the Mistras Lagoon, the highest frequencies of Vitis are recorded at the transition from the middle Bronze Age to the Punic Period (approx. from 3500 to 2500 cal BP) , when no clear increase in the riparian trees was found, despite a continuous record of Alnus. This may reflect local human management and exploitation of grapevines that were possibly partly imported from natural riparian communities from other Sardinian locations and partly introduced as cultivars by the invaders (e.g. Phoenicians, Punics) that built and developed the nearby city of Tharros. This hypothesis is supported by studies indicating that the Sardinian
grapevine platform has a heterogeneous origin, being the product of different breeding events, including direct domestication from local wild grapes, and progressive introduction from elsewhere (Reale et al., 2006). In addition, the Sardinian grapevine germplasm may also have been enriched through breeding events among local varieties and wild plants present in the spontaneous flora of the island (Bakels, 2002; Zecca et al., 2009). Archaeobotanical data from a
middle Bronze Age level of a “domus de janas” in northern Sardinia document the use for funeral rituals of the wood of Vitis vinifera L. ssp. sylvestris and of wild companion trees of Alnus (Celant, 2010).[..] (1). 

Tra il 400 a.C. e l'anno 0, vi sono indicatori palinologici in favore di un'economia che cambia verso l'allevamento del bestiame, a sfavore della coltivazione di cereali e della vite; dal 200 a.C. si iniziò a sfruttare intensivamente la quercia da sughero, così come l'olivo. 

Passando oggi in quelle terre quasi deserte di persone, si stenta ad immaginare il mondo nuragico della zona di Mistras: ve li immaginate, i Sardi, a coltivare viti nel II millennio a.C.? 

Fig. 4a. Sin, complessi nuragici riferibili al Bronzo Medio e Recente (vd. fig. 2); destra, complessi che hanno restituito attestazioni del Bronzo Finale (modificato dal rif. 2b); a sin, vengono indicati i complessi attorno alla laguna di Mistras in rosso. L'allée couverte di Matta Tramontis, oggi distrutta (Bronzo Antico/Medio, vd. figura 2).  

Figura 4b: insediamenti nuragici globali nel Sinis (vedi in coda al post per la legenda)* (dal rif. 2b)

Perchè e come si misero a farlo ed in modo così sistematico? Fu solo una botta di lato B, dovuta allo shift verso un clima moderatamente piovoso avvenuto alle soglie del II millennio a.C. (3) (fig. 5) oppure arrivarono/tornarono altre genti portando nuove idee che sfociarono nella cultura nuragica, pur integrandosi con chi e cosa c'era prima? 

Fig. 5: evoluzione climatica generale in Sardegna dal IV al II millennio a.C. (ricavato dal riff. 3 e 4). Anna Depalmas riassume così lo scenario del Bronzo Medio in Sardegna (2a):  [..] Il lungo periodo (secoli XVIII-XIV) appare caratterizzato da uno sviluppo culturale di cui sembra possibile definire solo parte dei processimentre prive di sufficiente dettaglio risultano le articolazioni interne in due o tre fasi. Nell’intento di sincronizzare le sequenze con quelle peninsuari, si tende a distinguere tre fasi: gli aspetti SaTurricola (BM 1), San Cosimo (BM 2) e “a pettine” (BM 3) (Lo Schiavo 2002, p. 52); oppure: Sa Turricola, “con associazioni tipologiche rinnovate” e “a pettine” (Usai 1998, p. 129); o ancora: Sa Turricola, Monti Mannu e San Cosimo (Ugas2005); tali scansioni non sembrano però del tutto chiare. Recenti organizzazioni dei dati in tabelle di associazioni (Depalmas 2005, Tanda et alii  2003) hanno consentito l’ipotesi di almeno tre fasi, due delle quali ben distinte: BM I- facies  Sa Turricola, caratterizzata da un limitato numero di elementi; BM II di più lunga durata contraddistinta dalla progressiva introduzione di elementi vascolari che preannunciano il Bronzo recente. Piuttosto diffcile invece enucleare la fase BM III, in cui pur permanendo elementi tipici del BM come le decorazioni plastiche e l’olla a tesa interna, compare la decorazione “a pettine” ma forse non ancora con il repertorio completo di sintassi decorative che caratterizzerà il Bronzo recente. Il Bronzo medio della Sardegna appare comunque un periodo caratterizzato da articolazioni fluide e cambiamenti graduali non formalizzabili in eventi nettamente distinguibili [..] (2a). 

Proprio nel mese di giugno 2014 è uscita una pubblicazione-non free access ma visibile solo nelle prime due pagine-dove si attesta che tra il 2000 e il 1100 a.C. in Sardegna si coltivavano cereali e legumi, almeno nei sei siti campionati (fig. 6)- tra cui il Sa Osa di Cabras (5). 

Fig. 6: i sei siti campionati nel 2014 per analisi archeobotaniche (da 5): "This paper presents new archaeobotanical data from six sites in Sardinia, Italy, dated to the Bronze Age (2000–1100 cal. bc). A total of 978 l of sediment has been sampled and 23,008 items retrieved. The study reveals the presence of cereals (Hordeum vulgare, H. vulgare var. nudum, Triticum monococcum and T. aestivum/durum), legumes (Lathyrus sativus/cicera, Lens culinaris, Pisum sativum and Vicia faba), and wild plants such as Ficus carica, Fragaria sp., Rubus sp., Prunus spinosa, Vitis vinifera, Myrtus communis, Juniperus oxycedrus and Pistacia lentiscus, providing substantial information on the agricultural practices of the first Nuragic communities during the Bronze Age in Sardinia.

Per finire, non so quale fosse il livello del mare nella zona di Tharros durante l'età del Bronzo: sicuramente negli ultimi millenni il mare è risalito, e anche di tanto (6) (fig. 7, 8): circa 2.30 metri dall' VIII sec. a.C.. a Malta (fig. 8) il grosso del dislivello glaciazionale (ca. -120 metri rispetto ad oggi) è stato colmato tra i 16000 e gli 8000 anni fa, ma ancora nel 2000 a.C. c'erano un netto di -4.9 metri rispetto ad oggi e nel 1000 a.C. di circa 3.2 metri.  E' quindi immaginabile che tutta la zona, da Tharros a Mistras, avesse un aspetto molto diverso dall'attuale in epoca nuragica, e molto più adatto alla viticoltura: si tenga presente, inoltre, che la zona era ed è ricca di acquiferi dolci, perfino con componenti sub-termali (7). 

Fig. 7: livello marino, rispetto all' attuale, durante gli ultimi 2800 anni. Dal rif. 6. In alcuni casi viene portato un confronto tra dati osservati (rettangolo bianco) e dati previsti da un modello matematico (6).  


(1) Federico Di Rita and Rita Teresa Melis, The cultural landscape near the ancient city of Tharros (central West Sardinia): vegetation changes and human impact, Journal of Archaeological Science, 2013, 40: 4271-4282
(2)  Anna Depalmas, a. Il Bronzo medio in Sardegna, in: Atti della XLIV Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria La preistoria e la protostoria della Sardegna, I, Firenze 2009, pp. 123-130, 150-151, 155-160; b. 2008, Evidenze e apparenze del paesaggio attuale per una lettura del territorio nuragico, In: Preistoria e protostoria in Etruria: atti del 8. Incontro di studi: V. 1: paesaggi reali e paesaggi mentali, 15-17 settembre 2006, Valentano-Pitigliano, Italia. Milano, Centro studi di preistoria e archeologia. p. 523-534). 
(3) Luca Lai, Il clima nella Sardegna preistorica e protostorica: problemi e nuove prospettive, In Atti della XLIV Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Cagliari, Barumini, Sassari, 23-28 novembre 2009, vol. I – Relazioni generali: 313-324. Firenze, Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, 2009
(4) M.G. Melis, Problemi di cronologia insulare. La Sardegna tra il IV e il III millennio BC, in:  CRONOLOGIA ASSOLUTA E RELATIVA DELL’ETÀ DEL RAME IN ITALIA, Atti dell’Incontro di Studi Università di Verona, 25 giugno 2013, a cura di Daniela Cocchi Genick,  QuiEdit, pp.197-211
(5) Mariano Ucchesu, Leonor Peña-Chocarro, Diego Sabato, Giuseppa Tanda, Bronze Age subsistence in Sardinia, Italy: cultivated plants and wild resources, 2014, Vegetation History and Archaeobotany, DOI 10.1007/s00334-014-0470-2
(6) Fabrizio Antonioli, Paolo Orrù, Alessandro Porqueddu, Emanuela Solinas, Variazioni del livello marino in Sardegna durante gli ultimi millenni sulla base di indicatori geo-archeologici costieri, 2012, presentazione al XIX Convegno internazionale di studi su «L’Africa romana», Trasformazione dei paesaggi del potere nell’Africa settentrionale fino alla fine del mondo antico, Sassari-Alghero, 16-19 dicembre 2010. 
(7) S. CARBONI, C. NICOLÒ, A. PALA, S.L. PILI, Studio idrogeologico degli acquiferi profondi del Sinis (Sardegna Centro-Occidentale), Rendiconti Seminario Facoltà Scienze Università Cagliari Vol. 72 Fasc. 1 (2002)

*: Legenda: 1. Su Pallosu, San Vero Milis; 2. Sa Rocca Tunda, San Vero Milis; 3. Su Conventu, San Vero Milis; 4. Spinarba, San Vero Milis; 5. S’Omu, San Vero Milis; 6. Pran’e Cannas, San Vero Milis; 7. Abilis a, San Vero Milis; 8. Abilis b, San Vero Milis; 9. Sale Porcus, San Vero Milis; 10. Nuraghe ‘e Mesu, San Vero Milis; 11. Gutturu Diegu, San Vero Milis; 12. Sorighis, San Vero Milis; 13. Is Benas, San Vero Milis; 14. Zerrei, San Vero Milis; 15. Lilloi, San Vero Milis; 16. Pala Naxi a, San Vero Milis; 17. Pala Naxi b, San Vero Milis; 18. Melas, San Vero Milis; 19. Priogu, San Vero Milis; 20. Riu Maiore/Pischina Predi, San Vero Milis; 21. Serra is Araus a, San Vero Milis; 22. Serra is Araus b, San Vero Milis; 23. S’Uracheddu Piudu, Riola Sardo; 24. S’Imbucada, Riola Sardo; 25. Bidda Majore C, San Vero Milis; 26. Bidda Majore B, San Vero Milis; 27. Bidda Majore A, San Vero Milis; 28. Nuragheddu Biancu, San Vero Milis; 29. Costa Atzori a, San Vero Milis; 30. Costa Atzori b, San Vero Milis; 31. Porcu Silva, Riola Sardo; 32. Priogu, Riola Sardo; 33. Arcibiscu, Riola Sardo; 34. Francisca Perra, Riola Sardo; 35. Tostoinus, Cabras; 36. Benas de Marchi, Cabras; 37. Su Archeddu de Cani Mau, Cabras; 38. Monti Trigu a, Riola Sardo; 39. Monti Trigu b, Riola Sardo; 40. Civas, Riola Sardo; 41. Oru Simbula, Riola Sardo; 42. Muras a, Cabras; 43. Muras b, Cabras; 44. Is Aruttas a, Cabras; 45. Is Aruttas b, Cabras; 46. Grisanti, Cabras; 47. Monti Chibuddas, Cabras; 48. Matta Canna, Cabras; 49. Barrisi C, Cabras; 50. Barrisi E, Cabras; 51. Barrisi F, Cabras; 52. Barrisi B, Cabras; 53. Barrisi B a, Cabras; 54. Barrisi A, Cabras; 55. Barrisi A a, Cabras; 56. Barrisi D, Cabras; 57. Roia sa Murta, Cabras; 58. Sa Tiria a, Cabras; 59. Sa Tiria b, Cabras; 60. Molas a, Cabras; 61. Molas b, Cabras; 62. Cannevadosu, Cabras; 63. Su Archeddu su Procu, Cabras; 64. Monti Prama a, Cabras; 65. Monti Prama b, Cabras; 66. Monti Prama c, Cabras; 67. Monti Prama d, Cabras; 68. Maillonis, Cabras; 69. Ziricottu, Cabras; 70. Istai a, Riola Sardo; 71. Istai b, Riola Sardo; 72. Monti Corrighias, Cabras; 73. Corrighias a, Cabras; 74. Corrighias b, Cabras; 75. Su Archeddu de sa canna, Cabras; 76. Cadaane B, Cabras; 77. Riu Urchi b, Cabras; 78. Cadaane A a, Cabras; 79. Cadaane A b; 80. Piscina Rubia a; 81. Piscina Rubia b, Cabras; 82. Sa Roia de Pusedda A, Cabras; 83. Marghini Grutzu, Cabras; 84. Sa Roia de Pusedda B, Cabras; 85. Sa Gora de sa Scafa a, Cabras; 86. Sa Gora de sa Scafa A b, Cabras; 87. Sa Gora de sa Scafa B c, Cabras; 88. Sa Gora de sa Scafa d, Cabras; 89. Sa Gora de sa Scafa e, Cabras; 90. Riu Urchi a, Cabras; 91. Pranu Nuracheddus A, Cabras; 92. Su Pranu Nuracheddus B, Cabras; 93. Pranu Nuracheddus C, Cabras; 94. Maistu Andria, Cabras; 95. Su Nuraxi, Cabras; 96. Sianeddu a, Cabras; 97. Sianeddu b, Cabras; 98. Sianeddu c, Cabras; 99. Siau Mannu, Cabras; 100. Ollastu, Cabras; 101. Caombus, Cabras; 102. Maimoni a, Cabras; 103. Maimoni b, Cabras; 104. Sa Roia Traversa B, Cabras; 105. Sa Roia Traversa C, Cabras; 106. Sa Roia Traversa A, Cabras; 107. Sassiniviri, Cabras; 108. Covili sa Serra su Sipiri, Cabras; 109. Sa Carroccia, Cabras; 110. Zianeddu B, Cabras; 111. Zianeddu A, Cabras; 112. Abba chene Sole, Cabras; 113. Suergiu, Cabras; 114. Antioco Crobis C, Cabras; 115. Antioco Crobis A, Cabras; 116. Antioco Crobis B, Cabras; 117. Figus de Cara Mannu, Cabras; 118. Figus de Cara Pittiu, Cabras; 119. Costa Randada A, Cabras; 120. Costa Randada B, Cabras; 121. Sa Bingia B, Cabras; 122. Sa Bingia A, Cabras; 123. S’Argara, Cabras; 124. Serra ‘e Cresia, Cabras; 125. Conc’Ailloni, Cabras; 126. Conca Illonis, Cabras; 127. Leporada, Cabras; 128. Sa Perdera, Cabras; 129. Sa Ruda a, Cabras; 130. Sa Ruda b, Cabras; 131. Procaxius A, Cabras; 132. Procaxius C, Cabras; 133. Procaxius B, Cabras; 134. Procaxius D, Cabras; 135. Crichidoreddu, Cabras; 136. Crichidoris a, Cabras; 137. Crichidoris b, Cabras 138. Paegrevas B, Cabras; 139. Paegrevas A, Cabras; 140. Cuccuru ‘e Feurras, Cabras; 141. Fondo Camedda, Cabras; 142. Cuccuru is Arrius a, Cabras; 143. Cuccuru is Arrius b, Cabras; 144. Funtana Meiga, Cabras; 145. Sa Costa de su Forru, Cabras; 146. Giovanni Nieddu a, Cabras; 147. Giovanni Nieddu b, Cabras; 148. Matta Tramontis a, Cabras; 149. Matta Tramontis b (allée couverte), Cabras; 150. Angios Corruda a, Cabras; 151. Angios Corruda b, Cabras; 152. Murru Zoppu, Cabras153. Murru Mannu, Cabras; 154. Tharros, Cabras; 155. Torre di San Giovanni, Cabras; 156. Baboe Cabitza, Cabras; 157. S’Arenedda, Cabras;158. Mal di Ventre, Cabras