giovedì 12 giugno 2014

Sha'ar ha ba'al di San Giovanni del Sinis (Tharros). Il sincretismo religioso e l'occhio astronomico immortale dei tre soli: Shamash, Nur, Ra. Il mix della scrittura e la scuola scribale nuragica in periodo tardo (IV -III secolo a.C.).

# Gigi Sanna e il codice nuragico

di Gigi Sanna*


fig. 1
Gli sciocchi hanno subito strillato, gridato con impotente menzogna  al falso con la tacita approvazione degli scriteriati archeologi negazionisti che neppure di fronte al bello e allo stupefacente, direi al miracoloso,  sanno fare uno o due passi indietro. Perduti per sempre, naturalmente si perdono quello che si perdono ma il guaio è che, soprattutto per colpa della loro disgraziatissima 'auctoritas',  fanno perdere a moltissimi la gioia di ammirare uno dei capolavori dell'arte scribale nuragica dove epigrafia, architettura e archeoastronomia s'incontrano con precisione assolutamente scientifica ovvero matematica.

     In questo caso, gli scribi nuragici con la loro continua dinamicità e fantasia glorificano, con il costruire ed il disegnare scrivendo, davvero ispirati,  la divinità yhwh attraverso un prodotto che astronomicamente rende, in virtù del ricorso al dato spettacolare di una testa disegnata e orientata in un certo modo (v. fig. 1), i tre momenti dell'anno del passaggio del sole sull'orizzonte. Infatti, una testa, o meglio un viso bipartito attraverso il suo riporto in uno spigolo di una falsa parete (v. fig. 2) fa sì che la sua parte sinistra (quella di chi osserva il graffito) si trovi illuminata durante il solstizio d'estate, mentre la parte destra viceversa, in virtù della variazione dell'angolo dato dallo spigolo, si trova illuminata solo durante il solstizio d'inverno. Ovviamente lo spigolo in cui insistono il naso e la bocca segnala gli equinozi di primavera e di autunno momento nel quale le due parti del viso sono entrambe illuminate.

fig. 2

 Ora, tale accorgimento tecnico scribale per rendere il calendario astronomico solare crediamo che sia per il momento unico in Sardegna (una cosa ben diversa accade nel Nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu dove il fenomeno è limitato al solo solstizio invernale), come unico è anche lo scenario della grande 'sala' con enormi pareti di arenaria che, in direzione  ovest, si aprono verso il mare, ad un metro da esso, rendendo al tramonto uno spettacolo naturale estremamente suggestivo (v. fig. 3). 

fig. 3

La 'sala', una vecchia cava dismessa usata per il prelievo di enormi lastre per pavimentazione o per altro, era nient'altro che l'ingresso principale ovvero sha'ar שער del sole in quel preciso punto nel quale, grazie al preciso orientamento dello spigolo della falsa parete, esso dettava (e ancora detta)  la sua immortale cadenza durante i mesi dell'anno. C'è da pensare che in quelle vicinanze ci fosse un santuario all'aperto e che in una di quelle date astronomiche (particolarmente nel solstizio d'Estate, momento della decadenza e dell'inizio della morte del sole) i pellegrini del Sinis e di altri luoghi vicini si recassero a tributare omaggio con offerte e sacrifici al dio sempre meno luminoso. 
    Il dato  astronomico dei solstizi e degli equinozi realizzato nella parete della porta (שער) solare  viene però ad essere ancor più valorizzato dal dato epigrafico che non solo arricchisce il disegno pittografico della testa  con simbologia solare ma ne chiarisce con stupenda scrittura e con tre probabili letture il significato. Cioè, se uno fosse passato distrattamente osservando quella strana testa riportata in quel modo nello spigolo della falsa parete avrebbe potuto capire dalla scritta, anche osservandola 'generaliter',  che lì sussisteva qualcosa di religioso e di sacro e che andava interpretato. Infatti nella parete, sia a destra che a sinistra della testa, sono disegnati (graffiti) con profonda incisione  dei segni pittografici e non, lettere arcaiche alfabetiche consonantiche e lettere consonantiche più recenti (v. fig. 4).

fig. 4

I segni sono in tutto 10 che però diventano 9 per la nota convenzione scrittoria nuragica che due o più segni in legatura o in nesso costituiscono un segno solo. Essi non si trovano tutti nello stesso spazio in quanto i primi due stanno alla sinistra della testa solare e gli altri sette stanno nella destra. Il dato è da tenere ben presente perché in questo modo lo scriba ha iniziato a  realizzare con le due scritture divise dallo spigolo della falsa parete anche due letture.
    Ma prima di essere in grado di leggere vediamo di capire prima i valori fonetici del singoli segni; segni pittografici che ci sono noti in quanto quasi tutti ricorrenti nella scrittura nuragica oppure ricorrenti in codici alfabetici da cui essa trae ispirazione continua.

tab. 1

 Vediamoli uno per uno iniziando con i segni alla sinistra della testa (v. tab. 1).  Essi sono dati da un segno a 'T' che altro non è se non il segno taurino schematico. Schematico al massimo della sua realizzazione. Segue quindi, agglutinato alla testa, il segno, frequentissimo in nuragico,  a schema di arco di luna calante. La parte destra invece si mostra più abbondante di segni sia pittografici che schematici. Il primo segno è quello della 'shin'   molto arcaica del protosinaitico (un piccolo betilo con le corna), segno questo che compare per la prima volta  nel corpus dei documenti nuragici epigrafici. Segue il simbolo pittografico della cosiddetta 'Tanit', segno che, sia pur con le sue infinite variazioni, assume sempre il valore acrofonico del verbo HLL הלל (sollevare le braccia in segno di giubilo o di adorazione) ovvero quello di 'H'. Abbiamo quindi il segno pittografico acrofonico (e non) del serpente נחש (nachash) che rende, come si sa,  la consonante semitica nasale 'nun'. Al di sotto  del serpente insistono due consonanti 'erre' , lettere alfabetiche che, se nel frattempo non avessimo capito da diversi documenti (postati da poco in questo blog) il modo di scrivere dei nuragici nel tempo, avremmo ritenuto del tutto impossibili.
   Infatti sono segni palesemente 'romani'  e direi, ben  datati (IV -III secolo a.C.), che senza di essi sarebbe stato davvero difficile  collocare cronologicamente la scritta della שער הבעל. Alle due 'erre' (o 'resh' romane che vogliamo chiamarle) si aggiunge il segno di tipologia 'fenicia' della 'aleph ed infine il segno pittografico dell'occhio o 'ayin. Quest'ultimo non meravigli nessuno in quanto ricavato dal segno naturale della parete. E' espediente questo quanto mai tenuto presente dagli scribi nuragici che ritenevano il supporto naturale, per la sua conformazione o per altro, elemento aggiuntivo (spesso basilare), per la lettura di un'intera scritta.
 La prima e la seconda lettura (v. tab. 2) pertanto saranno, con andamento serpentiforme:


Come ognuno può vedere quindi lo scriba, costretto il più delle volte a rispettare la numerologia ovvero le lettere sacre della divinità in modo tale che questa  sia 'anche' e soprattutto espressa con i suoi simboli ideografici più significativi, realizza raffinatamente sia attraverso il pittogramma di 'shamash' sia  attraverso l'acrofonia la voce 'sole' con tre nomi di lingue diverse:  ŠMŠ, NR, RA.  Per quanto riguarda il ŠMŠ non sfugga il fatto che anche nella Stele di Nora la lettera  'shin' viene più volte usata nella lettura per esprimere un valore non consonantico acrofonico (Š) ma logografico (ŠMŠ) . Infatti, nella terza lettura a 'serpente'  si ha (v. fig.5)  H ŠMŠ ŠR 'AB NNY ( Lui Shamash Signore Padre Antico).
   Il sospetto però della presenza di tre letture e non solo di due è molto forte in un disegno complessivo dove già la simbologia astronomica, con i tre punti annuali del sole sull'orizzonte e le conseguenti tre 'illuminazioni', sembrano dare l'abbrivio per il sacro ternario assoluto. Quindi proponiamo la terza lettura criptata (v. tab. 3) che sembra basarsi esclusivamente sui segni pittografici e che è data, soprattutto, dalla somma di a + b, cioè dalla lettura pittografica che comprende in qualche modo tutti e due i settori.

fig. 5                                                                     tab. 3

 Insomma nella prima lettura abbiamo il toro solare che dà la vita, nella seconda il triplice nome del toro solare e nella terza l'immortalità del serpente solare.
    Ma non è finita qui perché lo scriba gioca ancora sul numero tre e, così come ha realizzato lessicalmente tre volte la voce 'sole', così realizza in maniera criptata tre volte la voce 'serpente' e tre volte la voce toro. Si analizzi bene la scritta. In una ben calcolata progressione visiva ed intellettiva il primo serpentello visibile (v. tab. 4) lo si trova nella voce NR, il secondo meno visibile è quello (la forma della consonante ) agglutinato al pittogramma logogramma testa, il terzo (v. tab. 4 e fig. 6), del tutto criptato, è quello reso attraverso l'andamento della scrittura e quindi della lettura della scritta a 'serpente' .

fig. 6                                                                                           tab. 4

   I tre 'tori' invece sono dati (v. ancora tab. 4) dallo schema a 'T', dal segno del betilino con le corna (ecco il motivo della sua singolarità paleografica!) e, ovviamente, dalla 'aleph;  anch'essi, come sembra, in una certa progressione di individuazione
   Ancora una volta lo scriba nuragico sottolinea, così come in non pochi  altri documenti nuragici (ad es. i 4 sigilli di Tzricotu di Cabras, la scritta della Grotta Verde di Alghero, il concio di Nurdole di Orani, la Stele di Nora, la scritta dell'anfora di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili ) sia con i numeri sia con i principali simboli zoomorfi quello che è la divinità  (YHWH, Lui o il Tre perfetto) per gli uomini e per il creato: immensa forza luminosa ed eternità della vita.
  Chi ci segue da tempo sicuramente avrà notato che in ultima analisi la scritta della Sala da ballo di San Giovanni del Sinis ripete sempre lo stesso linguaggio formulare, quello variato tantissime volte. Ripete cioè l'espressione NUR 'AK HE (LUI  TORO - SERPENTE DELLA LUCE).  

   
          * Questo breve articolo, finalizzato esclusivamente all' escursione (21Giugno prossimo) dei Corsisti amici del Corso on line di 'facebook' e degli appassionati di epigrafia nuragica,  esce insolitamente senza l'apparato delle note esplicative (oltre 50) . Si è voluto così non appesantire il testo  e renderlo, per così dire, 'colloquiale e essenziale' per l'evento imminente. Il saggio completo (che riguarderà non pochi  altri documenti e scritture, correlati e non, rinvenuti recentemente nel Sinis di Cabras) sarà pubblicato o nel n. 66 della rivista semestrale Monti Prama oppure, se i rinvenimenti dovessero proseguire in quantità e qualità, in un libro a parte per i tipi della PTM di Mogoro.