lunedì 2 giugno 2014

Tel Arad, una città alle porte del deserto del Negev: 3000-2650 a.C.

di Atropa Belladonna 

Giovedì 29 maggio 2014 è l' ultimo giorno pieno che possiamo passare in Israele: sì, comincio dalla
Fig.1: la cosiddetta "Stele di Arad", rinvenuta
sul pavimento del "palazzo" a sud del recinto
sacro dell'antica città cananea EBA II (Età del Bronzo
Antico II, 3000-2650 a.C.) (dal rif. 1)
fine perchè è stata per me la tappa più straordinaria. Non avendo nessuna intenzione di tornare sulla spiaggia rovente e senza vita del Mar Morto (una sorta di anticamera dell' inferno: bello provarla una volta, ma poi basta!), nè tanto meno di riprovare le acque sulfuree delle terme dell' hotel-altrettanto bollenti e che mi hanno lasciato una scia puzzolente sulla pelle per tre giorni-, e neppure di rosolarmi sulla non lontana piattaforma della celeberrima fortezza di Masada, cerchiamo e troviamo, per il nostro ultimo giorno, una meta alternativa. Che si rivela un'ottima scelta: Tel Arad, un sito archeologico di eccezionale interesse incastonato in una zona relativamente fertile tra il deserto della Giudea a nord-ovest e quello del Negev, di cui rappresenta il limite nordorientale. 

La collina (il Tel) è un sito piuttosto articolato, solo parzialmente scavato, ma che ha fornito reperti di eccezionale interesse, tra cui il graffito di figura 1 (vide infra): è uno dei rarissimi esempi di raffigurazioni sacre su pietra che si hanno in Palestina per l' Età del Bronzo Antico (1).

Fig. 2: il nostro tragitto, da Ein Gedi a Tel Arad
Raggiungiamo Tel Arad partendo da Ein Gedi, risalendo dai -420 metri fino a circa +560 s.l.m., per 72 km: finalmente si respira, anche se il sole è bollente l' aria è leggera e tersa. La strada si snoda tra le colline desertiche che sembrano letteralmente gettarsi dentro il Mar Morto ed il paesaggio è quello sconvolgente, brullo e mozzafiato che ormai ci è famigliare. Oltrepassata la moderna città di Arad (fig. 2) dopo 12 km si svolta sulla destra: la presenza di pastori e di campi coltivati (fig. 3) ci rivela che la zona non è poi così arida e che non per nulla sorse sul Tel la città cananea da 10 ettari, che visse per 350 anni, tra il 3000 ed il 2650 a.C. circa(2,3).  E' l' epoca delle prime dinastie egizie (3), un epoca di intense relazioni tra Egitto e Palestina, ed è anche l' epoca predinastica e delle prime dinastie dei Sumeri (Enmerkar, Gilgamesh ecc). Le torri che punteggiano le mura della città cananea, hanno colpito perfino l' archeologo Giovanni Ugas, che ne parla brevemente discutendo sulle possibili connessioni tra le torri nuragiche ed altre torri sparse nel mondo mediterraneo (4). 


Fig. 3: Tel Arad vista dall' alto (si notino le numerose emergenze non scavate). In epoca israelitica sulla sommità del colle venne eretta una fortezza (ca. X sec. a.C), che continuò a servire da sito di transito durante l' epoca persiana, ellenistica e nabatea. Durante il II sec. d.C. cessò di essere usata come fortezza, probabilmente quando il regno nabateo venne annesso all' impero romano. Catturata dagli Arabi nel VII secolo, venne poi distrutta nell' VIII e da allora è disabitata. 

E le torri nelle mura possenti, spesse 2.5 metri, sono la prima cosa che colpisce entrando nella città da uno dei cancelli (fig. 4) (si veda questo sito per i dettagli)

fig. 4: una delle torri murarie di Tel Arad

Un'altra delle highlights del sito sono i "templi gemelli", di cui alcuni pensano rappresentino una divinità "doppia" (fig. 5).


Straordinari  il pozzo/serbatoio dell' acqua, profondo 20 metri, ampiamente restaurato ed utilizzato nelle epoche successive (fig. 6) ed il cosiddetto "palazzo reale" (seppure l' oraganizzazione sociale resti tuttora non chiara). 

Fig. 6: il pozzo/serbatoio dell' acqua.

Perchè questa città possente e dall'architettura sofisticata sia stata abbandonata nel 2650 a.C., lasciando il sito virtualmente disabitato per circa 1500 anni, non è dato sapere. E' possibile che vi sia stato uno shift climatico, vista la zona di variazione delle isoiete (fig. 7), variazione che potrebbe aver lasciato Tel Arad "all'asciutto" per un periodo ben più lungo delle solite "fluttuazioni" annuali (5). 

Fig. 7.: [..]Palestine is divided into three climatic zones: the Mediterranean zone, the semi-arid zone and the arid region. The limit between these zones is marked by the isohyet of 250 mm of annual precipitation and its fluctuations. Indeed, the Mediterranean zone climate is above this isohyet and the arid region is below this isohyet. However, there are annual fluctuations which create an unstable zone of climate; it is the semi-arid area (Fig. 1)[..] (dal rif. 5).

E la scrittura? Tel Arad era una città, costruita con tecnica molto avanzata, una città che manteneva rapporti paritari di import-export per lo meno con l' Egitto(3), e nell' Egitto dell' epoca già si scriveva; per l' età del Ferro la cittadella di Tel Arad (costruita sulla cima del colle), ha  restituito oltre 100 ostraca che costituiscono il corpus più importante dell' epigrafia paleo-ebraica. Ma prima? Finora ben poco è stato rinvenuto, pezzi tra cui spiccano segni mediati dall' Egitto contemporaneo (fig. 8), tra cui uno serekh del re Narmer: che però cambia i giochi, mettendovi sopra non il solito falco Horus, ma una bella rondine. Diavoli di Cananei...che leggevano e si reinventavano tutto! Certo, siamo ancora lontani qualche secolo dall' "invenzione" dell' alfabeto proto-sinaitico proto-cananaico (6a,b,c,d), tradizionalmente assegnati ai primi secoli del II millennio a.C..

Fig. 8. a: Tel Arad, pendente ina renaria con il geroglifico per "rondine" (G36), con valore fonetico wr; b: Tel Arad, frammento di giara con il geroglifico wr e lo serekh del re egizio Narmer (I dinastia); c. Abydos, pettine con il geroglifico "rondine" , Horus, uno serekh ed altri segni  (Modificato dal rif. 3)

Eppure la città cananea era dotata certamente di un repertorio di segni-simboli: tra i più famosi ed eclatanti quelli incisi su una stele in pietra locale trovata riversa sul pavimento di una delle stanze del "palazzo", edificato a sud del recinto sacro (fig. 1); La stele rappresenta due figure antropomorfe, una delle quali (maschile) defunta e coricata all' interno di un semiperimetro a rettangolo. Secondo Andrea Polcaro, è improbabile che quel rettangolo rappresenti un "sarcofago" se si tiene presente che i sarcofagi sono totalmente assenti nell'EBA palestinese e che le fosse singole sono rarissime e di forma ovale (1). Polcaro discute anche l' opinione che quella raffigurazione rappresenti il dio mesopotamico morente e risorgente Dumuzi/Tammuz: quella figura in piedi potrebbe essere sia il morto-risorto, sia una figura femminile, riproducendo così la divinità doppia dei "templi gemelli". 

Polcaro trova tuttavia un parallelo straordinario per la figura deposta: in una tomba collettiva da Jericho, del periodo immediatamente precedente (3300-3000), è stato trovato uno scheletro deposto con le mani alzate, con ricco corredo e una testa di mazza tra le gambe-in corrispondenza del pene (figura 9) (1). Chi era questo individuo: una sorta di capo-guida (la mazza), o/e un sacerdote? L'ipotesi è, comunque, che si tratti di una posizione di preghiera che quindi caratterizza un "orante": simili raffigurazioni (anche se non con la testa a "spiga" come nella stele di Arad) si trovano, per quell' epoca su alcuni vasi egiziani e dal sito giordano sul Mar Morto di Bab edh-Dhrà (1). 

Fig. 9: Jericho, l' inumato a braccia alzate e mani aperte (1) (3300-3000 a.C.)
E così, da una parte del mondo inattesa, ci giunge una conferma dell' ipotesi che "gli oranti" non sono solo neolitici (6e). 

Tel Arad nella Bibbia e il tempio di Yahweh (e Asherah?)
La Bibbia fa diversi riferimenti alla città di Arad (ערד) (vide infra), e ad un re cananeo che vi abitava: precisamente nel libro dei Numeri ed in quello di Giosuè, dopo l' Esodo dall' Egitto. Gli eventi cui fa riferimento la Bibbia non possono ovviamente situarsi all' epoca della città cananea di inizio terzo millennio, ma sono di almeno un millennio successivi. Difficile dire se, subito prima dell' arrivo degli israeliti, ad Arad vi fosse nuovamente un re cananeo, o se l' estensore faccia semplicemente riferimento alla grande città cananea di antica memoria: gli scavi non hanno trovato uno strato corrispondente alla tarda Età del Bronzo che possa connettersi agli eventi narrati nella Bibbia, che però potrebbe essere anche sotto la cittadella fortificata sulla vetta del colle o nella larga parte del Tel non indagata.  Il più famoso componente della cittadella è di certo il tempio ritenuto ebraico. Secondo gli scavi compiuti finora sulla cima del Tel sorse un villaggio attorno all'XI sec. a.C., 1500 anni dopo l'abbandono della citta cananea. Poi la cosa si fa un pò incasinata, perchè la povera Arad viene presa da storici ed archeologi come prova dell' esistenza di un tempio giudaico, per anni ritenuta una copia di quello di Salomone a Gerusalemme: la data del tempio della parte alta di Arad, con tanto di ipotizzato Sancta sanctorum, non è ancora stata "decisa" e oscilla tra il X ed il VII sec. a.C.. Il problema è che le misure del tempio non tornano con quelle descritte nella Bibbia. La nostra guida di viaggio scrive che "finora si riteneva che il tempio fosse squisitamente ebraico, ma ora si ritiene che potrebbe essere basato su concetti più antichi: uno dei grossi problemi sono le due massebah, cioè le due stele nel tempio. Perchè due? L' archeologo Mazar pensa che vi sia un riferimento a Yahweh ed Asherah, ma non è forse simile a ciò che gli archeologi scrivono dei templi gemelli della città cananea? E non vi è forse una bella massebah superstite anche in uno di questi templi gemelli dell'antichissima città cananea (fig. 9)? 

Fig. 9: a sin, il "sancta sanctorum" del tempio sulla sommità di Tel Arad, nella parte nord-occidentale della citadella fortificata dell' età del Ferro; a dx, la stele in uno dei templi gemelli della città cananea (vd. figura 5). 

Le ricerche sulla cittadella di Tel Arad sono talmente orientate in senso biblico, che il sancta sanctorum è stato pesantemente restaurato con quell' ottica, tanto che oggi è quasi impossibile capire cosa c'è di originale in quel tempio. L'archeologo e biblista Eero Kalevi Junkkaala (7) ha fatto di recente il punto della situazione: [..]Excavations at Tel Arad (map reference 162.076) were conducted in 1962-1967, directed by Y. Aharoni (Iron Age Arad) and R. Amiran (since 1964 Early Bronze Age Arad).No final reports have been published, after almost forty years, although the first preliminary report was made in 1984. Herzog in 2002, wrote the next interim report and he is preparing the final one. The stratigraphy at Arad is complicated and the periods are not very easy to date. The first Iron Age level is an agriculture settlement and it belongs to Stratum XII. The construction of the next level destroyed the remains of this stratum and therefore data concerning it is poor. Probably some Early Bronze Age houses were in secondary use. Stratum XII may have been an ‘enclosed settlement’, which was a typical phenomenon in the Beersheba Valley in these times.[..] (7). La cosa importante da sottolineare è che il faraone Sheshonq I (943-922 a.C.), scrive di aver conquistato-tra le tante altre città palestinesi-Arad e la "Grande Arad" ed è impensabile che con la Grande Arad si riferisse alla piccola cittadella sulla sommità del Tel.

Qui sotto, alcune tra le menzioni di Arad nella Bibbia; molte altre volte viene menzionata anche una Harad e una Arada: impossibile capire se si tratti dello stesso sito. Giosuè lista comunque la città tra quelle conquistate nella sua epopea (7), suggerendo che nella tarda Età del Bronzo (cioè gli ultimi secoli del II millennio, dove gli studiosi collocano la conquista dopo l' Esodo) una città con un re vi fosse, effettivamente, ad Arad. 

Numeri 21
1 Quando il re cananeo di Arad, che abitava nel Neghev, udì che Israele veniva per la via di Atharim, combattè contro Israele e fece alcuni prigionieri.
2 Allora Israele fece un voto all'Eterno e disse: «Se tu mi darai nelle mani questo popolo, distruggerò completamente le loro città».
3 L'Eterno diede ascolto alla voce d'Israele e gli diede nelle mani i Cananei; ed essi li distrussero completamente con le loro città, e quel luogo fu chiamato Hormah.

Numeri 33
39 Aaronne aveva centoventitré anni quando morì sul monte Hor.
40 Il re di Arad, il Cananeo, che abitava nel Neghev, nel paese di Canaan, udì dell'arrivo dei figli d'Israele

Giosué 12
1Or questi sono i re del paese sconfitti dai figli d'Israele, che presero possesso del loro territorio di là dal Giordano, verso l'est, dal torrente Arnon fino al monte Hermon e tutta l'Arabah orientale:
2 Sihon, re degli Amorei, che abitava a Heshbon e dominava da Aroer, che è sulle sponde del fiume Harnon, da metà del fiume e da metà di Galaad, fino al fiume Jabbok, confine dei figli di Ammon;
3 e nella parte orientale dell'Arabah dal mare di Kinnereth fino al mare dell'Arabah, il Mar Salato fino a Beth Jescimoth, e a sud fino sotto le pendici del Pisgah.
4 Poi il territorio di Og re di Bashan, uno dei superstiti dei giganti, che abitava ad Ashtaroth e a Edrei,
5 e dominava sul monte Hermon, su Salkah, su tutto Bashan fino al confine dei Gheshuriti e dei Maakathiti, e sulla metà di Galaad fino al confine di Sihon re di Heshbon.
6 Mosè, servo dell'Eterno, e i figli d'Israele li sconfissero; quindi Mosè, servo dell'Eterno, diede il loro paese come possesso ai Rubeniti, ai Gaditi e a metà della tribú di Manasse.
7 Questi invece sono i re del paese che Giosuè e i figli d'Israele sconfissero di qua dal Giordano, a ovest, da Baal-Gad nella valle del Libano fino al monte Halak che si eleva verso Seir, paese che Giosuè diede in possesso alle tribú d'Israele, secondo le loro divisioni,
8 nella regione montuosa, nel bassopiano, nell'Arabah, sulle pendici dei monti, nel deserto e nel Neghev; il paese degli Hittei, degli Amorei, dei Cananei, dei Perezei, degli Hivvei e dei Gebusei:
9 il re di Gerico uno; il re di Ai, vicino a Bethel, uno;
10 il re di Gerusalemme, uno; il re di Hebron, uno;
11 Il re di Jarmuth, uno; il re di Lakish, uno;
12 il re di Eglon, uno; il re di Ghezer, uno
13 il re di Debir, uno; il re di Gheder, uno
14 il re di Hormah, uno; il re di Arad, uno
15 il re di Libnah, uno; il re di Adullam, uno
16 il re di Makkedah, uno; il re di Bethel, uno;
17 il re di Tappuah, uno; il re di Hefer, uno
18 il re di Afek, uno; il re di Sharon, uno
19 il re di Madon, uno; il re di Hatsor, uno
20 il re di Scimron-Meron, uno; il re di Akshaf, uno;
21 il re di Taanak, uno; il re di Meghiddo, uno;
22 il re di Kedesh, uno; il re di Jokneam, al Karmel, uno;
23 il re di Dor, sulle alture di Dor, uno; il re delle genti di Ghilgal, uno;
24 il re di Tirtsah, uno. In tutto trentun re.

Giudici 1
15 Essa rispose: «Fammi un dono; poiché tu mi hai dato della terra nel Neghev dammi anche delle sorgenti d'acqua». Allora egli le donò le sorgenti superiori e le sorgenti inferiori.
16 Or i figli del Keneo, suocero di Mosè, salirono dalla città delle palme con i figli di Giuda nel deserto di Giuda, che si trova nel Neghev, vicino a Arad; andarono e si stabilirono fra il popolo.

(1) Polcaro, A., La Tomba A: stratigrafia, corredi e rituale funerario del Bronzo Antico, in L. Nigro (ed.), Tell es-Sultan/Gerico alle soglie della prima urbanizzazione: il villaggio e la necropoli del Bronzo Antico I (3300-3000 a.C.), (Rome La Sapienza Studies on the Archaeology of Palestine & Transjordan 01), Roma 2005: 49-70.
Editor: Weeks, John M, 2004
(3) Florian Lippke, The Southern Levant in context. A brief sketch of important features related to the religious symbol system
in the Bronze Ages.In: Jana Mynárová (ed.), Egypt and the Near East - the Crossroads: Proceedings, Oxford 2011, 211-234. 
(4) G. Ugas, L'ALBA DEI NURAGHI, Fabula ed., 2006: "Benché non debba essere trascurato il fatto che nel Calcolitico analoghe cinte fortificate con torri semicircolari (o circolari piene, senza volta), sono note anche in Sicilia, in aree dell'Egeo (Calandriani e Panormos nelle Cicladi), del Mediterraneo sud-orientale (Arad, 'Ai e Gerico nel Vicino Oriente) e in Mesopotamia,' è possibile che inizialmente l'architettura nuragica abbia risentito, a livello di sostrato, delle esperienze megalitiche occidentali e segnatamente iberiche. Tuttavia in Sardegna le cinte prenuragiche e protonuragiche degli abitati sono del tutto prive di torri e inoltre il modello politico-sociale imperniato sulle residenze fortificate megalitiche, proposto a cominciare da circa il 1600 a. C. da Sardegna, Corsica e Minorca, è pressochè sconosciuto, al momento, sulle coste francesi e iberiche."
(5) Deborah Sebag, The Early Bronze Age Dwellings in the Southern LevantBulletin du Centre de recherche français à Jérusalem, 2005, 16: p. 222-235