lunedì 9 giugno 2014

Un fingerprint degli scarabei sardi: di antica derivazione cananea-Hyksos?

di Atropa Belladonna

Quando Gabriella Matthiae-Scandone pubblicò nel 1975 il suo preziosissimo catalogo di scarabei dalla Sardegna che definì "egizi o egittizzanti", si accorse di un fatto che spiccava sopra tutti gli altri: tra i sigilli che la studiosa considera come prodotti probabilmente locali, il motivo più ricorrente è quello del  fanciullo divino (Horus) e/o  un re che cammina accompagnato da una divinità con tratti femminili, antropomorfa, alata o in forma di cobra (Figura 1) (1): [...]Ci troviamo evidentemente qui in presenza della scena di Iside che protegge con le sue ali Horo fanciullo, insolita sugli scarabei egiziani ma attestata nei bronzetti:[..]La seconda suddivisione, che è anche la più ampia, comprende pezzi di scarso valore artistico, tra cui sono rare eccezioni D 9 e H 2, i quali mostrano una notevole accuratezza anche nell'esecuzione dei dorsi, dalla morfologia pressoché identica. Gli scarabei classificabili in questa categoria sono eseguiti per lo più in pietra talcosa e poi in pasta vitrea; sono caratterizzati da una tecnica aspra e semplificatrice, che riduce le figure umane a silhouettes dai contorni rigidi ed angolosi e stilizza alquanto i segni geroglifici, che per lo più non dovevano essere compresi dagli artigiani indigeni[..] Il soggetto che si incontra più frequentemente sulla loro base è la protezione del giovane Horo da parte di Iside alata con il disco e le corna hathoriche sul capo, oppure in forma ofidica; la dea sta in piedi dietro al figlio e protende le lunghe ali ai suoi lati, per circondario con il suo potere magico, come si può vedere negli esemplari D 14 - D 27. La composizione doveva essere assai popolare in Sardegna poiché, mentre è assai rara altrove, compare sia in questa forma sia in altre varianti anche sugli scarabei in pietra dura semipreziosa [..]. (1). 


Fig. 1. Il fanciullo divino e/o  il re accompagnato da una divinità con connotazioni femminili, per lo più alata  o in forma di cobra, su scarabei rinvenuti in Sardegna e  pubblicati sul catalogo del 1975 (1) . Vengono inoltre mostrati  uno scarabeo da Tell el-Far'ah sud (antica Beth Pelet, che  Hölbl identifica con Sharuhen) (XX dinastia 1189-1077 a.C) (2) uno dei due scarabei dalla tomba 267 di Monte Sirai (3a, 4) ed uno da Pani Loriga (4). 

E popolare in Sardegna doveva esserlo davvero questo motivo, se nel catalogo Scandone viene riportato su 16 degli 80 sigilli che la studiosa considera di produzione locale. Il trigramma amunico reso per crittogrammi acrofonici JMN (o 'IMN)  è molto facilmente identificabile in questa composizione: sia che il personaggio maschile sia un sovrano (jty), un bambino regale (jnpw), un personaggio che si porta la mano alla bocca (J!), il valore è sempre la pseudo-vocale J o 'I (3a); il cobra è polivalente (J, M o N) (3a e rif.) e il personaggio alato vale qui M da mwt = madre; il cesto nb rende per acrofonia la lettera N o conserva il valore originale di "Signore" (1, 3a).  Negli scarabei più raffinati (fig.2), la semplice formula crittografica che rende il trigramma, si arricchisce ulteriormente, fino a rendere (secondo la Scandone) una frase compiuta, es. Amun è il mio Signore nello scarabeo H2 (1) (fig. 2). 

Fig. 2. [..]La probabile lettura crittografica della composizione dà come risultato la formula 'Imn-nb-'i (Amun è il mio Signore) : infatti la figura di sinistra vale 'i da 'ity « sovrano », quella centrale m da mwt « madre », appellativo di Iside e quella di destra n da nsw « re dell' Alto Egitto »; nel registro inferiore il nb conserva il valore originario e il cervide vale 'i da 'im3t « stambecco femmina »[..]. La scena raffigurata nella parte superiore è assai simile a quella presente sul precedente esemplare D 28; lo stile dell'incisione induce a ritenere il pezzo opera locale piuttosto raffinata. Dx, disegno da Hölbl dello scarabeo H2 (2, fig. 26). 

In almeno un altro caso "sardo" dietro la figura alata c'è un ulteriore re o essere divino (fig.3) su cui la Scandone disquisisce piuttosto a lungo, ma che è pittuosto semplice come crittografia di tipo "simmetrico" e leggibile da destra a sinistra o da sinistra a destra  come Amun (il re vale anche N da nsw =re, così come un dio = ntr); completando la formula con il disco alato e il cesto nb si ottien Amun-Ra è il Signore (1,3a). Il "gioco" della crittografia amunica resa simmetricamente, rimane però volutamente aperto come soluzione: lo scarabeo D28 è infatti anche leggibile come 3 volte Amun: da destra a sinistra, da sinistra a destra e dall' alto in basso (3a, vd. ad es. la figura 2b del rif. 3a, dove la lettura rimane ambigua tra Amun e Amun-RA)
Fig. 3: scarabeo in steatite al Museo di Cagliari (1): In questo esemplare la scena della protezione del giovane Horo da parte di Iside è stata arricchita di una seconda immagine del dio, ad imitazione delle triadi divine che spesso compaiono sugli scarabei egiziani. Un esemplare simile è riprodotto in CGC, pl. XVII, n. 37388: la figura di destra è seduta in trono ed è interpretata da P. E. Newberry come un sovrano, mentre le due che seguono sono intese come divinità; la datazione è alla XIX dinastia (1292-1189 a.C., ndr)Lo stile dell'incisione (di D28, ndr) induce a ritenere il pezzo opera locale.Dx. disegno dello scarabeo da Hölbl (2, fig. 25). 

Cercando in giro, sia la Scandone che Hölbl trovano un parallelo in uno scarabeo da Tell el-Far'ah sud, nella Palestina meridionale (tomba 982), risalente al XII-XI sec. a.C. (1,2)-identificata da Hölbl come l' antica Sharuhen (fig. 1 e fig.4). E cioè la roccaforte dei cananei Hyksos in fuga dall'Egitto nel bel mezzo del XVI sec. a.C., rasa al suolo da Ahmose I dopo tre anni di assedio.  Petrie chiamò il sito di Tell el-Far'ah sud Beth Pelet, perchè dopo essere stata una roccaforte cananea (tipo Tel Arad) nell' età del Bronzo Medio, venne distrutta ed in seguito occupata dai "Filistei" durante l' Età del Ferro. 


Fig. 4: il parallelo indicato in rif. 1 e 2 per l' iconografia del re accompagnato dalla dea in forma ofidica, frequente negli scarabei sardi (tomba 982 di Tell el-Far'ah sud, o Beth Pelet, 1189-1077 a.C) (da 2). 

Ma a ben guardare e con una buona dose di lato B, non è l'unico parallelo che si possa reperire. Da Tel Shiqmona (Haifa, Israele) ne proviene un altro: che ci crediate o meno viene classificato come scarabeo Hyksos e proviene da uno strato del Bronzo Medio II.  In fig. 5 l' ho messo vicino allo scarabeo D13 del Museo di Cagliari: la somiglianza non solo è inequivocabile, ma quasi da non credersi. 

Fig. 5. Sin, scarabeo in steatite (color crema) nr. D13 del catalogo Scandone (1); Museo di Cagliari, Provenienza: dono Giovanni Spano. Dx, scarabeo Hyksos in steatite, dallo strato della Media Età del Bronzo II (circa 2000-1570 a.C.) di Tel Shiqmona (Haifa, Israele). Immagine da questo sito

Adessso non è che io voglia stare tanto a disquisire sul come mai e perchè di questo fatto: anche perchè con gli scarabei non si può stare tranquilli mai, vista la facilità con cui questi piccoli oggetti passavano di mano e visto che diversi motivi Hyksos vennero ripresi anche dai sovrani del Nuovo Regno egizio (3b) e secondo molti i motivi considerati classicamente Hyksos del II periodo intermedio (165-1550 a.C.) sono stati in realtà mediati da motivi già presenti nel Medio Regno (2055-1650 a.C.), grazie alle strette relazioni onnipresenti tra Vicino Oriente ed Egittto (6). Di certo c'è che la concordanza tra gli scarabei sardi di cui D13 è una sorta di prototipo (1), e lo scarabeo di Tel Shiqmona, è sicuramente notevole. 
Anche perchè non è certo la prima volta che sentiamo parlare di "tipo Hyksos" per la Sardegna: ne aveva già parlato la Scandone nel 1975 (1, 3b), se ne era parlato anche riguardo al sigillo di Monte Prama (3c), il cui parallelo più vicino sembra provenire da Tell el-Ajjul o Tell el-Far'ah sud (5) (guarda caso le due candidate proposte come l' antica Sharuhen).   Chi ha dato cosa a chi e come rimane tutto da vedere, fatto sta che quel motivo iconografico-con le sue varianti-divenne un leit-motiv della Sardegna e quasi un'esclusività sarda (1).  

Una cosa è certa: il trigramma crittografico rende, in modo semplice e diretto, quasi commovente, sia il nome divino Amun che la simbologia del bambino divino e regale che cammina in avanti, a piedi nudi sul cesto del potere, sotto la protezione di una "madre" alata o in forma di cobra. Come si ricorderà, a Monte Sirai lo scarabeo del bambino divino seguito dal cobra si trovava sul cuore del defunto (4), assieme ad un altro, ancora più peculiare e straordinario (3b), che rappresenta il sovrano divinizzato di fronte ad un obelisco cornuto alla base e zeppo di "geroglifici di difficile interpretazione" (4): lo scarabeo è zeppo di crittografia amunica (3b) ed è nel contempo un possibile testimone del sincretismo tra l'egizio Amun e il sardo-semitico YH (3b, 7). 


(1) G. Matthiae Scandone, Scarabei e scaraboidi egiziani ed egittizzanti del Museo Nazionale di Cagliari
(2) G. Hölbl, Ägyptisches Kulturgut im phönikischen und punischen Sardinien, Band 1 (Leiden: Brill 1986)
(4) M. Guirguis, S. Enzo, G. Piga, Scarabei dalla necropoli fenicia e punica di Monte Sirai. Studio crono-tipologico e archeometrico dei reperti rinvenuti tra il 2005 e il 2007, in Sardinia, Corsica et Baleares Antiquae, (2009), 7:101-116;
(5) C. Olianas, Lo scaraboide dalla Tomba 25 di Monti Prama: confronti e considerazioni,  Kubaba, 2012, 3: 39-52.
(6) Daphna Ben-Tor, 2004. Second Intermediate Period Scarabs from Egypt and Palestine: Historical and Chronological Implications, in: Scarabs of the Second Millennium BC from Egypt, Nubia, Crete and the Levant: Chronological and Historical Implications , Papers of a Symposium, Vienna, 10th-13th January 2002, ed. by M. Bietak & E. Czerny, Contributions to the Chronology of the Eastern Mediterranean VIII, Denkschriften der Gesamtakademie XXXV, Vienna, 27-42. 
(7) G. Sanna, Lo scarabeo di Monte Sirai. L'obelisco di Amun Ra e di Yhh Nl. Faraoni santi egiziani e 'padri' santi nuragici (parte I). http://gianfrancopintore.blogspot.com 22.04.2012