giovedì 10 luglio 2014

I signori di Yericho e i loro scarabei

Fig. 1. Scarabeo in steatite TS.99.G.500 dalla t. D.641, con l’iscrizione 'dmr Rḫa («governatore di Gerico»): era collocato sul petto della defunta più giovane, una fanciulla di circa 12 anni (dal riferimento 1) (XX-XVIII  a.C, Bronzo Medio) (vd. figura 2). Il leone accovacciato dà lettura rw (ru), e divenne in seguito la lettera L in epoca tolemaica. 

Lo scarabeo TS.99.G.500 [..] presenta una decorazione incisa contraddistinta dalla rappresentazione di un leone accovacciato, un soggetto piuttosto raro nella glittica gerichiota e palestinese in generale (nota 69), sovrastato da due geroglifici, non riconosciuti come tali nella pubblicazione preliminare: il pesce «bûri» che si legge ‘d,(nota 70) e il segno mr «canale». I due segni scrivono una nota titolatura egizia, quella di ‘d-mr «amministratore di provincia» (letteralmente «responsabile dei canali»); un titolo in uso sin dall’Antico Regno, che a Gerico, una città-stato sorta in un’oasi, potrebbe non esserecasuale. Il titolo dovrebbe, quindi, essere seguito da un nome personale, come accade negli unici altri quattro scarabei del vasto corpus gerichiota, tutti rinvenuti nelle successive tombe della necropoli, che riportano titoli di funzionari egizi. In questo caso, i geroglifici che seguono il titolo con una scrittura bustrofedica, giacché il pesce e il leone sono orientati diversamente (fatto, peraltro, comune negli scarabei), sono il segno rw «leone accovacciato»  e il sottostante sole che sorge su una collina ḫa , un nome proprio, Rḫa, inesistente in Egitto e che, invece, potrebbe rappresentare la traslitterazione di un nome semitico occidentale quale Rwha o Riha. Nessun nome personale del genere, tuttavia, è attestato nelle fonti egiziane contemporanee; si deve, quindi, escludere una lettura dei due geroglifici come nome di persona. Diversamente, non si può non notare allo stesso tempo come nelle contemporanee fonti egiziane, segnatamente nei cosiddetti Testi di Esecrazione, il toponimo Gerusalemme, la cui sillaba iniziale è la stessa di Gerico, compaia come r()w-u-š()l-m-m, privo proprio della sillaba medesima. La scrittura Rḫa – come Rushalimum – potrebbe, dunque, essere considerata una trascrizione egiziana del Medio Regno del nome di Gerico.D’altra parte, che «Riha» sia il toponimo da sempre associato dalle fonti a Tell es-Sultan e all’adiacente Oasi è noto: dal nome del sito nei testi biblici, al toponimo antico, il greco Υερίχω, quasi del tutto identico all’arabo moderno Ariha [ar-Riha*]. Tutte queste considerazioni, sebbene in via del tutto ipotetica e preliminare, suggeriscono di proporre una lettura dell’iscrizione sullo scarabeo TS.99.G.500, ‘d-mr Rḫa, come «amministratore di Gerico» (1). 
Nota 69: Il motivo del leone è relativamente comune nella glittica palestinese del II millennio a.C., ma, tra le varie iconografie (Keel 1995, pp. 195-198), quella del leone accovacciato rw è scarsamente attestata negli scarabei sia egiziani che cananaici (Keel 1995, p. 196), e sembra, pertanto, strettamente correlata a questa specifica scrittura (vd. di seguito). Il motivo del leone accovacciato deve essere, infatti, distinto dal leone sia incedente sia seduto, che sono, invece, relativamente comuni anche a Gerico (Sellllin - Watzinger 1913, p. 156, tav. 42d¹; Kirkbride 1965, p. 590).; 
Nota 70: Si tratta di un muggine o cefalo (Mugil cephalus).(1)[..]

(N.B: La lettura di Nigro si oppone, almeno all’ apparenza, alla tradizionale scrittura di Gerico nella Bibbia: YRḤW, che però potrebbe essere successiva allo scarabeo)


Fig. 2: la tomba di Gerico denominata D. 641, contenente lo scheletro di una donna e di una fanciulla dodicenne (1): [..] Degna della massima attenzione, perché insolita rispetto alle altre tombe di Gerico, è la presenza di ornamenti personali nella deposizione della fanciulla, che comprendevano uno spillone di bronzo rinvenuto sulla spalla, una collana con vaghi e perline in fritta, una con perle di corniola e cristallo di rocca (fig. 20), due coppie di orecchini in bronzo (fig. 21), un anello digitale di bronzo con uno scarabeo fissato sopra (fig. 22), e un secondo scarabeoin steatite, deposto invece sul petto della defunta (figg. 23-24). La varietà e la relativa ricchezza dell’ornamento  di questa deposizione non soltanto indicano il rango elevato della fanciulla, ma permettono di avanzare alcune considerazioni ulteriori. In particolare, informazioni di notevole interesse sono fornite dai due scarabei in steatite associati alla deposizione, gli unici sinora rinvenuti nelle sepolture (tombe e deposizioni) intra-moenia a Tell es-Sultan, e, stando alla datazione della tomba indicata dalla stratigrafia e dal corredo ceramico, i più antichi sinora rinvenuti in tutta Gerico


Fig. 3: elementi di corredo della Tomba D. 641 di Gericho (1). A destra, uno spillone in bronzo. 
Fig. 4: altri elementi di corredo della tomba D. 641: [..] Lo scarabeo TS.99.G.458 è classificabile tra i numerosi scarabei con iscrizioni augurali (fig. 22): una serie di geroglifici s3 «protezione», 'ankh «vita», intercalati dal poggiatesta wrs, e in basso due wadj «essere sano», intercalati da due nfr «buono». Esso è stato rinvenuto fissato sull’anello bronzeo del corredo e, quindi, palesemente in un uso secondario. Si tratta di un comune scarabeo «Hyksos»[..] (1)

Per i lettori di queste pagine, penso sia inutile richiamare alla memoria i leoni accovacciati delle scritte geroglifiche di recente scoperte a San Giovanni Sinis, poco lontano da Tharros (OR) (2), che ancora nessun esperto ha però analizzato. 

(1) Lorenzo Nigro, "Le tombe costruite sulla "Spring Hill" e i signori di Gerico nel II millennio a.C.", in G. Bartoloni, G. Benedettini (edd.), Sepolti tra i vivi. Evidenza ed interpretazione di contesti funerari in abitato (Scienze dell'Antichità 14), Roma 2008, pp. 277–307.
(2) A. Belladonna, E con le mareggiate d'inverno spunta il terzo cartiglio di Tharros, 16 MARZO 2014, montepram.blogspot.it