giovedì 24 luglio 2014

Ieri e oggi. E senza domani.

Caro Gianfranco, oggi devo raccontarti una storia un pò brutta. Leggi con attenzione, e non sobbalzare troppo sulla tua nuvoletta.... 
Dal 1977 al 2014: sin, le tombe nuragiche a pozzetto di Is Aruttas , oggi sacrificate negli scavi di cava (dx e sotto). 



Ci sarebbe quasi da ridere se non ci fosse da piangere: del resto tutto il Sinis è da bucherellato a squarciato a sepolto. La pietra che lo compone è ambita da millenni, e non c'è nulla da stupirsi: aggiungiamoci che l'archeologia della Sardegna della componente nuragica del Sinis non si è mai troppo occupata-anzi ha avuto una tendenza a dimenticarsene, in qualche caso per molti decenni-e la pietanza è pronta per essere servita. 

Nel 1977 Vincenzo Santoni diede notizia di tombe a pozzetto nei pressi di una cava, a Is Aruttas di Cabras (una delle spiagge più note della Sardegna): in realtà le tombe si trovavano in una località poco a nord di Is Aruttas e poco a sud di Mari Ermi; e pochi chilometri a ovest di Monti Prama (si veda questo link, dove la posizione delle tombe è indicata come "necropoli" tra i siti storico-archeologici). Poco più a nord vengono segnalati una cava e un insediamento nuragico con nuraghe (Muras); a est un altro insediamento e ad ovest, sulla spiaggia, sepolture a cista litica.

Io le vidi -quelle tombe a pozzetto-su una pubblicazione del 2008 (V. Santoni, I villaggi all'aperto dell' entroterra del golfo di Cagliari nel quadro della civiltà nuragica, In: Per una riscoperta della storia locale: la comunità di Decimomannu nella storia, 2008, Arci Bauhaus, Vulcano). Più che altro mi colpì quello che l'archeologo scriveva riguardo a certi corni di pietra:  [..]la tipologia delle tombe a fossa  di Antas trova il corrispondente formale in quelle di Is Aruttas – Cabras, sopra le quali si sovrapponevano i corni litici, del tutto analoghi a quelli ritrovati nell’esedra della tomba di giganti di Grutti Acqua di Sant’Antioco.[..].

Inutile dire che i corni litici sono invisibili, sia quelli che chiudevano queste tombe sia quelli rinvenuti a Grutti Acqua, nell'esedra di una tomba di giganti. La pubblicazione originale di queste tombe singole, eccezionali sotto ogni punto di vista, fu questa: V. SANTONI, Regione Is Aruttas, «Rivista di Scienze preistoriche», 1977, pp. 354-355. 

Paolo Bernardini ce ne parla -di queste tombe-in un suo lavoro del 2011: "Nel notiziario della «Rivista di Scienze preistoriche» dell’anno 1977, Vincenzo Santoni ha illustrato un intervento di recupero operato, a seguito di scavi clandestini, nella regione di Is Aruttas, in agro di Cabras; il saggio di scavo allora condotto mise in luce, in una estensione di pochissimi metri quadrati, cinque tombe a pozzetto circolare scavate nel tufo trachitico. La densità dei ritrovamenti in un saggio esplorativo assai ridotto fa ritenere assai verisimile l’esistenza nel sito di una necropoli di una certa ampiezza e rende quanto mai urgente la ripresa della ricerca. I sepolcri a pozzetto hanno un diametro di una cinquantina di centimetri e una profondità più o meno analoga, tra i 50 e i 40 cm; in uno di essi fu rinvenuto lo scheletro del defunto, sistemato “seduto”, in posizione fortemente contratta. Una decorazione scultorea era associata alle tombe, forse come elemento di chiusura della parte superiore del pozzetto: si tratta di crescenti lunari, la cui lunghezza corrisponde al diametro dell’apertura dei pozzetti". (P. Bernardini, 2011, Necropoli della Prima Età del Ferro in Sardegna: una riflessione su alcuni secoli perduti o, meglio, perduti di vista. In: Mastino, Attilio; Spanu, Pier Giorgio; Usai, Alessandro; Zucca, Raimondo (a cura di). Tharros Felix 4. Roma, Carocci editore. p. 351-386). Questa posizione seduta e contratta, così rara nel resto del mondo per questa epoca, la troviamo in Sardegna a Monti Prama, a Is Aruttas, ad Antas (tombe singole), a Laerru (tomba collettiva, dove i defunti sono seduti come se fossero al cinema). 

Durante le vacanze in Sardegna mi sono fatta accompagnare sul sito delle tombe a pozzetto di Is Aruttas e posso dire al dottor Bernardini che può risparmiarsi la fatica dello scavo: c'è già una immensa voragine rettangolare (io non sono neppure riuscita ad avvicinarmi, per paura di finirci dentro: è grande circa 20 metri per 50 e profonda direi sui 15-20), uno scavo non archeologico ma di cava, che ha distrutto le tombe. Se necropoli c'era, ora fu. Se urgenza c'era, ora non c'è più: per lo meno non per questo sito. Anche se sono certa, certissima, che tra le famose spiagge di quarzo e Monti Prama le tombe a pozzetto non si contano.
Ma questa è un'altra storia.