venerdì 18 luglio 2014

Il pozzo di Mistras secondo Atropa

di Atropa Belladonna
Ringrazio Stefano Sanna per avermi mostrato il pozzo e altre meraviglie del meraviglioso Sinis

Vedi anche:
Mistras di Cabras. Il magnifico pozzo (באר) sacro scritto di Yabal Yan'a Toro della Luce, 4.06.2014
Antichi pozzi di legno nell' Europa centrale. Cioè, antichissimi, 5 GIUGNO 2014
Pozzi quadrati qua e là nel Mediterraneo (e oltre), 11 GIUGNO 2014
I viticoltori nuragici della laguna di Mistras, 22 GIUGNO 2014
Il Pozzo di Mistras secondo Franco Laner,  8.07.2014

La cosa più importante di tutte adesso è tutelarlo, questo pozzo: non so di quale epoca sia, so però che è una rarità, con la vera costruita così, con pesantissimi pietroni di arenaria ad incastro e i due conci a T; per lo meno io di uguali non ne ho trovati.
Si arriva al pozzo in modo piuttosto facile (se si sa dov'è!), con la sola preoccupazione di evitare il giunco spinoso nelle immediate vicinanze del pozzo stesso (fig. 1). Noi ci siamo stati quattro volte e non abbiamo incontrato nessuno cui chiedere informazioni sul pozzo stesso o sul terreno su cui è stato costruito. Si vede che siamo sfortunati.

Fig. 1 Capo San Marco e Torre San Giovanni  visti dal pozzo di Mistras guardando verso sud. Sotto la torre spagnola si vedono ancora le rovine dell'imponente nuraghe sottostante, uno dei 5 registrati tra il Capo e la parte nord paese di San Giovanni Sinis, in una teoria lineare sud-nord di circa 2 km . 

Il luogo.
Una tozza penisola che si protende nella laguna di Mistras a sud-est del possente nuraghe Angioi Corruda, denominata Matta Tramatza. Una piccola parte viene, saltuariamente, coltivata; l'area dove si trova il pozzo no, non è davvero adatta: è occupata da vegetazione pioniera e soggetta ad allagamenti. Si cammina per lo più su una crosta semi-solida coperta di sparuta vegetazione, ma in alcuni punti la macchia si fa più densa. In uno di questi punti più "verdi" si trova il nostro pozzo, seminascosto alla vista. 

Fig. 2, la laguna di Mistras. Immagine da questo documento. E' stata aggiunta la posizione approssimativa del pozzo (stellina arancione). Il giallo indica coltivi, il verde scuro a Matta Tramatza  indica"Vegetazione pioniera a Salicornia e altre specie annuali/Pascoli inondati mediterranei (Juncetalia marittimi)". La linea tratteggiata rossa, che comprende il pozzo, delimita la ZPS (Zona a Protezione Speciale) mentre la linea rossa continua include il SIC di Mistras (Sito di Interesse Comunitario). 

Matta Tramatza è immediatamente adiacente a Funtana Murru Zoppu, dove Depalmas riporta un insediamento nuragico, oggi non più visibile (fig. 3) (1). La cosa più notevole di Matta Tramatza sono, a parte i soliti massi basaltici sparsi, strutture affioranti-forse lunghe mura che corrono verso la laguna (fig. 4). Non so cosa siano esattamente, nè a quale epoca risalgano, ma mi pare che il terreno cedevole si sia abbassato lasciando affiorare le strutture in rovina. 


Fig. 3.  Gli insediamenti nuragici nei pressi di Matta Tramatza, cerchiati di rosso; modificato dal rif. 1. 149. Matta Tramontis b (allée couverte), Cabras; 150. Angios Corruda a, Cabras; 151. Angios Corruda b, Cabras; 152. Murru Zoppu, Cabras;


Fig. 4.  a sin. massi basaltici ricoperti da licheni ed incrostazioni, sulla penisoletta di Matta Tramatza; a dx, una delle strutture, forse murarie, emergenti dal terreno e che si dirigono verso la laguna, ricoperte di terriccio e bassa vegetazione. 


Fig.5: posizione della laguna di Mistras e del pozzo di Matta Tramatza rispetto a Tharros (da questo post).

Quali emergenze archeologiche siano nella zona e come si siano succedute nelle varie epoche, non mi è molto chiaro. Raimondo Zucca in Tharros Felix IV ne parla molto brevemente, durante il tentativo di localizzare il porto "fenicio" di Tharros nella laguna di Mistras (2): "La nostra proposta preliminare vedrebbe il primo approdo delle Tárrai nuragiche e fenicie (Bronzo Finale-Prima Età del Ferro-Orientalizzante) nell’insenatura di Mistras con la linea di riva a San Giovanni di Sinis, Prei Sinnis, Matta Tramatza in corrispondenza dei conglomerati poligenici ed eterometrici e delle arenarie conglomeratiche stratificate del Pleistocene Medio-superiore, nonché delle sabbie, silt e argille dell’Olocene. [..] In ogni caso, il porto si sarebbe così trovato a ridosso della via che seguendo la riva occidentale del bacino di Mistras si dirigeva verso nord, nella chora tharrense, suddividendosi presso Murru Zoppu nelle due arterie rispettivamente dirette a Cornus e a Othoca. Nota 347; che dice: La via in questione, ricostruita sulla base della cartografia dei secoli XIX e XX  e del survey, rivela sull’orlo del bacino occidentale di Mistras due bacini idrici rivestiti in cocciopesto distrutti, in località Prei Sinnis e Matta TramatzuA strutture demolite si riferiscono grandi blocchi di arenaria, il cui sistema metrologico di riferimento è il cubito sia grande (55 cm, ndr) sia piccolo (46 cm, ndr) , collocati tra la via e la riva della laguna e anche sotto il livello attuale di Mistras. Tra gli elementi in arenaria si rileva una cornice di tipo punico recata dallo scrivente nel 1977 nell’Antiquarium Arborense" (2). (ndr: cocciopesto è un intonaco impermeabilizzante ottenuto mediante tritume di terracotta e calce, una tecnica tipicamente romana)

Quindi una cosa è certa: ancora in epoca romana l'acqua di Matta Tramatza veniva utilizzata per l'approvvigionamento idrico, ma di certo quel pozzo non è in cocciopesto. Cosa e come sia quella cornice di tipo punico in arenaria che venne portata al Museo da R. Zucca non è dato sapere, nè vedere. 

Il pozzo e la vera
L'apparizione della vera bianca in arenaria del pozzo è già un'esperienza  emozionante (fig. 7): l'impressione immediata è quella di un oggetto dalle caratteristiche se non uniche di certo inusuali. Tanto inusuali che alle grida di falso, romanico, recentissimo non ha finora corrisposto alcun termine di paragone puntuale. Si trovano altri pozzi a vera quadrata, è vero (il più famoso dei quali proprio  a nord-est e non molto lontano dal nostro pozzo, e cioè quello di San Salvatore (fig.8)), ma con quegli incastri e con pietre così  massicce-seppur lavorate- non ne ho mai visti. 


Fig. 7: in alto, come appare la vera del pozzo, circondato da vegetazione decisamente più fitta di quella mediamente presente sul terreno circostante, che appare piuttosto desolato (sotto)
.
Fig. 8: il pozzo di Matta Tramatza rispetto al più famoso pozzo dell'ipogeo di San Salvatore ed al nuraghe Angios Corruda (immagini non in scala), le emergenze storico-archeologiche ancora visibili in zona. 

Il pozzo che si pensa alimentasse -almeno in parte- l'acquedotto romano di Tharros ed il castellum acquae (dovendo però superare un dislivello di 12 metri) è anch'esso a vera quadrata, ma costruita/restaurata con tutt'altra tecnica (figura 9), e cioè in blocchi di pietra squadrati.

Fig. 9: mappa del sito di Tharros (da questo sito). Nella parte nord, leggermente oltre la collina di Murru Mannu con il tophet, si localizza il pozzo quadrato che abbiamo fotografato, non so con quale grado di restauro: oggi vi è dentro una pompa attiva e funzionante e ne esce un tubo per l'acqua. 

La prima volta  abbiamo visto il pozzo di Mistras in una delle ahimè troppe giornate nuvolose, la seconda volta c'era il sole (fig. 10): basta mostrare un lato con iscrizione per apprezzare la differenza tra le due situazioni. E questa osservazione basti, se non per sciogliere i dubbi sulla nuragicità della scritta, a tacitare le assurde urla verso la del tutto anacronistica schiera di falsificatori: chi le ha emesse  abbia almeno la creanza di riconoscere che la scritta in condizioni di nuvolosità non è facilmente visibile e che quindi non è affatto lecito parlare di un falso fatto ad arte e di recente, con motivazioni inesistenti o peggio. Il gioco di ombre e la diffusione della luce da parte della superficie (e delle incisioni) incrostate di una patina bianca, sia calcarea che da licheni essicati, sono responsabili della differenza. Ma della scritta parleremo poi (vide infra), perchè la cosa che più mi ha colpito in quella giornata nuvolosa sono state le due coppelle incise su uno dei conci a T (fig. 11). 

Fig. 10: uno dei due lati su cui poggiano i conci a T


Fig. 11: le due coppelle incise su uno dei conci a T che compongono la vera del pozzo. 

Come la scritta, anche le coppelle si presentano con le stesse incrostazioni e alterazioni della pietra circostante: ripeto che non so dare un'età al pozzo, ma non credo proprio che uno Zio Antoniccu negli anni '40 del XX secolo, avrebbe inciso due coppelle su un concio a T e nemmeno che sarebbe stato tanto masochista da costruire una vera per un pozzo cilindrico a quel modo e trasportando in quel luogo remoto e non coltivabile massi tanto pesanti: vera, tra le altre cose, totalmente inutile e semplicemente "appoggiata" sul pozzo sottostante cilindrico. Perchè non costruirla in mattoni o sassi più piccoli? oppure usando massi squadrati sulla falsariga del pozzo di figura 9? 

Fig. 12: il pozzo di Matta Tramatza visto dall'alto della mia scarsa altezza

Il pozzo si presenta in sezione cilindrica e costruito a secco(fig. 12); sul fondo, che dista circa 150 cm dal livello del terreno, vi è una scarsa vena d'acqua e si intravvedono dei gasteropodi. Impossibile sapere quanto sia stato riempito da terriccio (e altre cose) nel corso della sua esistenza e/o se sia stato in parte svuotato, quindi è impossibile sapere quanto fosse profondo in origine: non ho intenzione di andare in giro a fare domande, perchè non ho desiderio di trovarmi protagonista in una commediola con comparse istruite ad arte. Chiedo alla scienza, quella vera, di indagare e di tutelare questo oggetto. Non molto lontano (ma fuori da Matta Tramatza) se ne trova un altro, anepigrafico, scavato direttamente nella roccia (fig. 13): anche quello andrebbe indagato e tutelato, seppure appaia di certo più "rozzo" rispetto al primo. 

Fig. 13: in alto un altro pozzo sulle rive della laguna di Mistras, con vera quadrata ad incastri e con conci a T: questa volta anepigrafica; il pozzo è scavato nella roccia e la sezione appare quadrangolare. Sotto, la bellissima vera del pozzo di Matta Tramatza

La scritta. 
Che posso dire oltre quello che ha già detto Gigi Sanna? Io sarò orba ma a parte un possibile 1 o I e un possibile 9 o beth non riesco davvero a vedere nè un 4 nè tanto meno un 2. Però devo dire a Gigi che la luce delle foto inganna: quel segno che in foto sembra un lamed, da vicino sembra più una sorta di sgabello quadrangolare (fig. 14)., simile ad uno dei segni del nuraghe Littu e del sigillo di Uras (Gigi lo annovera, tentativamente, tra le He).  Lo aveva rilevato anche Francesco Masia (commento delle 18:59).

Fig. 14: parte della scritta che corre lungo tutta la vera quadrangolare

Vi sono segni incisi lungo tutta la vera quadrata ad incastri: segni che, a parte ancora uno a forma di S ed uno a forma di  V (vd. fig. 10) nulla hanno a che fare, a me sembra,  con segni latini (fig.15). Ma mi posso anche sbagliare, visto lo stato rovinoso di questa scritta. Alcuni pezzi li mostro di seguito: non sono davvero in grado di dire altro, se non di rinnovare con forza la richiesta di studiare e tutelare questo oggetto, da parte di chi di dovere. 



Fig. 15: alcuni dei segni incisi sulla vera

Varie ed eventuali

Ecco un'immagine ravvicinata delle due magnifiche coppelle incise su uno dei conci a T (fig. 16)

Fig. 16: le due coppelle incise su uno dei conci a T

Queste coppelle mi hanno fatto venire in mente un oggetto di cui mai ho compreso significato ed importanza (se ne viene data dagli archeologi): la stele nuragica di Monte Sirai (fig. 17). 
Fig. 17: Monte Sirai. Stele nuragica con coppelle dalle strutture del Mastio. Da: P. Bartoloni, Monte Sirai, C. Delfino ed. 2004

Direi che con 17 figure, posso chiudere qui. Anzi no: mi sento di aggiungere un'informazione dell'ultima ora. Il Comune di Cabras ha prodotto un documento che si chiama "Carta dei beni architettonici-archeologici e aree di rischio archeologico". Tra il nuraghe Angios Corruda  e Matta Tramatza vengono segnalate diverse "aree a rischio archeologico", oggi per lo più su terreni agricoli; è un' area dove Depalmas situa villaggi nuragici (Angios Corruda e Murru Zoppu). Il nostro pozzo non è ancora inserito nell'elenco. Un pozzo viene segnalato nel vicino Murru Zoppu (nr. 174 della cartina). Riporto solo l'areale di interesse immediato (fig. 18), ma vale la pena guardarsi l'intero documento, per rendersi conto di quanto la regione sia complicata. Insediamenti archeologici di vario e non specificato tipo si estendono comunque lungo tutta la riva settentrionale e quella occidentale della laguna di Mistras. 


Fig. 18

(1) Anna Depalmas, 2008, Evidenze e apparenze del paesaggio attuale per una lettura del territorio nuragico, In: Preistoria e protostoria in Etruria: atti del 8. Incontro di studi: V. 1: paesaggi reali e paesaggi mentali, 15-17 settembre 2006, Valentano-Pitigliano, Italia. Milano, Centro studi di preistoria e archeologia. p. 523-534 
(2)  Pier Giorgio Spanu, Raimondo Zucca Da Tarrai polis al portus sancti Marci: storia e archeologia di una città portuale dall’antichità al Medioevo, In: Mastino, Attilio; Spanu, Pier Giorgio; Usai, Alessandro; Zucca, Raimondo (a cura di).Tharros Felix 4. Roma, Carocci editore. p. 15-103: ill. (Collana del Dipartimento di storia dell'Università degli studi di Sassari, 39; Tharros Felix, 4, 2011, pp. 15-103.