lunedì 14 luglio 2014

La parte per il tutto

Figura 1: foto da ArcheoLife; una delle teste in arenaria di Monte Prama (Cabras, OR) all' epoca del ritrovamento. 

Come avrebbe reagito un sovrano egizio se si fosse recato a Cabras, in qualche momento di fine II-inizio I millennio a.C., e avesse visto questa testa sulle spalle di un gigantino scolpito nel calcare bianco del Sinis? Non so come avrebbe reagito, forse l' avrebbe presa a male, ma di certo avrebbe capito. Così come avrebbe probabilmente capito un archeologo del XIX secolo d.C. che avesse visto spuntare quella testa dal terreno: oggigiorno  l'archeologia e la storia, infarcite di ex oriente lux, guardano a queste statue e rimangono attonite, cercando tra i solchi le tracce di un artifex fenicio o greco, innominabile quanto improbabilmente attivo in un sacro luogo nuragico. Il certosino lavoro del CCA di Roma ci ha restituito parzialmente la statua cui appartiene l'imponente testa, battezzata Gherreri (fig. 2a) (ce ne ha parlato Romina di recente, per un parallelo miniaturistico al British Museum): impossibile non emozionarsi di fronte a questo viso, così serio e dagli occhi impossibili. La ricostruzione dell' architetto Panaiotis Kruklidis ci restituisce un' immagine possibile di quello che poteva essere la statua intatta: purtroppo non amo queste cose, questo tipo di disegni, li trovo gelidi e anche per molti versi fuorvianti (riconosco però che è un gusto personale, perchè invece tali ricostruzione incontrano il favore dei più) (vide infra). Le ricostruzioni vengono definite "plausibili", criterio che francamente non riconosco affatto come oggettivo, nè quantificabile in termini di probabilità statistica. 


Fig. 2: a. Il cosiddetto Gherreri di Monte Prama dopo il restauro (da questo sito); b. il disegno ricostruttivo di P. Kruklidis (da questo sito). 

Questo "farone sardo" (perchè francamente non riesco a chiamarlo in altro modo), è stato scorporato e una sua parte-il grembiulino o stola-è stata accostata a quella presente sul maschio di una coppia di coniugi-forse regnanti- in un bassorilievo su basalto da Marash (Anatolia), dell' VIII-VII sec. a.C. (Rendeli, Marco (2010) Monte ‘e Prama: 4875 punti interrogativi. Bollettino di archeologia online, Vol. speciale (D/D2/7), p. 58-72) (figura 3). Questo accostamento, ripreso un pò da tutti, è uno di quelli letali, uno di quelli che danno ossigeno all' ansia di trovare a tutti i costi un "artifex levantino". Ecco cosa scrive Rendeli: "Presi singolarmente i tipi di Monte ‘e Prama e quelli rappresentati nei bronzetti potrebbero essere sufficientemente esaustivi se non fossero presenti sulle statue alcune peculiarità che mi hanno fatto sospettare possibili influenze altre: la resa di certe parti anatomiche, certi dettagli delle vesti o dell’armatura, lo stesso tipo di acconciatura dei guerrieri riporta a confronti che legano queste peculiarità al mondo orientale (d’Oriente) soprattutto per quella fase di contatto, scambio e interazione con il mondo ellenico. In essi potrebbero rivelarsi una serie di “motivi firma” che connoterebbero la bottega che ha lavorato nell’alto Sinis definendo una possibile provenienza dell’ (o degli) artista/i coinvolti in questo straordinario complesso sperimentale. Questa ricerca è solo all’inizio ma tra i motivi analizzati uno in particolare ha attratto la mia attenzione, una sorta di sciarpa che scende dal petto di uno degli arceri: il motivo, del tutto particolare e unico nel complesso di Monte’e Prama, ha un confronto con l’abbigliamento di un personaggio regale presente su di una stele funeraria rinvenuta a Marash (nell’Anatolia sud orientale) che è ascritta a un filone artistico aramaico databile nel corso della seconda metà dell’VIII secolo a.C."


Figura 3: il confronto proposto da Rendeli; a sin il torso della statua di Monte Prama, a destra la stele funeraria "coniugale" di Marash (Anatolia) (Da: (Rendeli, Marco (2010) Monte ‘e Prama: 4875 punti interrogativi. Bollettino di archeologia online, Vol. speciale (D/D2/7), p. 58-72). 

Inutile, ovviamente, che se prendiamo una "parte per il tutto", son capaci tutti di trovare paralleli, perfino in Egitto (come ha fatto Romina di recente, per la stessa stola): e cosa ci vuole? ma è lecito prendere una parte per il tutto, o non è forse doveroso dal punto di vista scientifico considerare tutti gli elementi? cosa hanno a che fare l' uno con l' altro il "marito" di Marash e la statua di Monte Prama? 
A parte l' ovvia considerazione che la relazione di "somiglianza" è logicamente simmetrica e nulla, proprio nulla, vieta di pensare che il Re di Marash abbia "copiato" dal faraone di Monte Prama. Ma poveretto anche lui, non rendiamoli ingiustizia. 
Fosse solo questo però sarebbe anche perdonabile: ma no, non basta mai! osserviamo la moglie del bassorilievo di Marash: non si capisce bene se sia a piedi nudi con i rotolini di calze autoreggenti o se indossi una sorta di stivaletti che terminano in alto con tre fascette (guardando questa foto, sembrerebbe che sia vera la seconda ipotesi). Bene, l' architetto Kruklidis non ti va a mettere queste tre fascette nella sua ricostruzione della statua intera (figura 2b)? A me questo sembra davvero troppo: si combinano elementi maschili e femminili, da una terra lontana, da un contesto che nulla ha a che fare con quello di Monte Prama per creare una "ricostruzione plausibile"? 
Logicamente questi disegni ricostruttivi, senza alcuna discussione, costituiscono la parte centrale e patinata di quel libro da dimenticare che è "Giganti di Pietra. Monte Prama L'Heroon che cambia la storia della Sardegna e del Mediterraneo, di Alessandro Bedini, Carlo Tronchetti, Giovanni Ugas, Raimondo Zucca, Fabula editore, Cagliari 2012".