domenica 27 luglio 2014

Senti chi parla

E' uscito ieri su "La Nuova Sardegna" un articolo che parla della collezione Elie Borowski di antichità sarde. Ne abbiamo parlato in più occasioni anche noi. E' abbastanza chiaro che la collezione origina da pezzi comprati per vie poco pulite, ed è questo il punto su cui si concentra l'articolo di Luca Fiori. Ma io dico: può un pezzo che punta il dito sui furti rubare ad altri? Evidentemente sì (anche se fa un pò sorridere), visto che la parte introduttiva è presa quasi paro paro da un nostro post, ed in particolare in una frase appaiono analogie formali e sostanziali sorprendenti. 

"La mostra di Karlsruhe comprendeva nel 1980 tre grandi aree contributive: i bronzetti provenienti dai musei nazionali di Cagliari e Sassari, quelli in prestito da musei sparsi nel mondo (da Cincinnati fino a Leningrado), e quelli provenienti da collezioni private. " (Monte Prama, 29 GIUGNO 2014)". 

"La mostra di Karlsruhe comprendeva nel 1980 tre grandi aree contributive: i bronzetti provenienti dai musei nazionali di Cagliari e Sassari, quelli in prestito da musei sparsi nel mondo (da Cincinnati fino a Leningrado), e quelli provenienti da collezioni private." La Nuova Sardegna, 26 Luglio 2014

Una scena dal film a cartoni animati "Robin Hood" della Disney
Ora noi saremmo anche propensi a tollerare questo "rubare ai ricchi per dare ai poveri" sennonchè La Nuova mostra sempre, verso il nostro blog, la più totale indifferenza o peggio: non esistiamo, se non in una occasione in cui ci hanno definito "rifugio sicuro per gli eretici dell' archeologia ufficiale".  
E allora non ci sta bene. Tanto più che l'articolo usa in pratica la nostra introduzione, che però era funzionale ad un post che non metteva solo in luce le modalità di raccolta, ma anche quelle di cura ed esposizione dei reperti sardi: da cui i musei isolani potrebbero solo imparare. Una questione si sviscera completamente, altrimenti è solo demagogia e giornalismo di poco valore. 
Per cui no, caro Luca Fiori, lei non ha nessun diritto di rubarci dei testi senza citare la fonte. Neppure una virgola. MP

Da: La Nuova sardegna, 26 Luglio 2014


Nel patrimonio di un polacco reperti sardi trafugati Esposti in Germania nel 1980, ora sono a Gerusalemme

di Luca Fiori

SASSARI. Quello che oggi fa scandalo ed è materia di interrogazioni alla Camera, qualche anno fa era motivo di orgoglio nazionale. Fu una mostra epocale che si svolse a Karlsruhe in Germania, tra il 18 aprile ed il 13 luglio del 1980, a far conoscere i bronzetti sardi a tutto il mondo. Un evento che fece seguito ad una dozzina di altre mostre in altrettante città europee e che mostrò pubblicamente l’arte e la cultura della Sardegna dal neolitico fino alla fine dell'epoca nuragica, anche attraverso materiale di dubbia provenienza.
Tra le opere che vennero esposte spiccava infatti la collezione privata di Elie Borowski, un mercante d'arte polacco di religione ebrea che fece conoscere 89 pezzi unici di epoca prenuragica e cultura nuragica al mondo intero, compresi la Sardegna che di quelle statuette create dai progenitori dei sardi era stata derubata. «Il fatto che si tratti di reperti trafugati - spiega Antonello Gregorini direttore di Nurnet - lo si può evincere dalle parole dello stesso Borowski che in una conversazione raccontò: alla fine degli anni cinquanta, durante un mio soggiorno a Basilea, mi arrivò una telefonata da un giovane che conoscevo superficialmente. Mi chiese con insistenza di incontrarmi, mi portò un pacco avvolto in molti strati di carta di giornale che con accuratezza sciolse dall’involucro, finché non venne fori una statuetta di bronzo fortemente deteriorata».
La mostra di Karlsruhe comprendeva nel 1980 tre grandi aree contributive: i bronzetti provenienti dai musei nazionali di Cagliari e Sassari, quelli in prestito da musei sparsi nel mondo (da Cincinnati fino a Leningrado), e quelli provenienti da collezioni private. Tra queste quella di Borowski. La sua collezione era talmente importante che venne catalogata. Rossella Maltinti, cagliaritana, da 35 anni a Monaco di Baviera ha tradotto il catalogo dal tedesco all’italiano. «La sua collezione, iniziata nel 1960 e progressivamente ampliata - spiega l’informatica appassionata di archeologia - poteva vantare certi oggetti che nemmeno nei musei di Cagliari e di Sassari trovavano riscontro. Nel 1990 la collezione venne divisa e oggi può essere ammirata in modo completo su alcune pubblicazioni tedesche». Poco prima di morire il mercante d’arte lasciò buona parte della sua collezione al “Bible Lands Museum Jerusalem”, il museo da lui stesso fondato. Altre statuette della collezione Borowski si trovano a Monaco, di altri pezzi si sono perse le tracce. Un anno fa, con lo scopo di promuovere la cultura pre e nuragica, è nata, da sessantanove soci fondatori, la Fondazione Nurnet - La rete dei Nuraghi. «Il nostro auspicio - spiega Antonello Gregorini - è che l'emorragia di tesori della nostra storia possa avere fine e che magari prima o poi qualche reperto possa tornare definitivamente in Sardegna».

Si veda anche: 

Ricordiamo inoltre che il catalogo Borowksi di arte prenuragica e nuragica, curato d J. Thimme nel 1983,  è tradotto da Rossella Maltinti sulla pagina FB S'Ischisorgiu Furau