sabato 5 luglio 2014

STUDIO SU AMSICORA OVVERO QUANDO AD AMSICORA VENNE LA SINCOPE DELLA “O”

di Sandro Angei

Questo studio ha inizio con un gioco di parole sul nome Amsicora.
Amsicora è una figura dai natali alquanto incerti, visti gli studi fatti su di lui. C’è chi lo titola di origini sarde, chi di origini sardo-puniche, chi di origini solo puniche. C’è anche chi riferisce che lui, Amsicora, si vantasse di avere origini Troiane. Alcuni ritengono che i suoi avi fossero delle lande medio orientali e chi addirittura lo vuole originario del paese delle favole e tutto per quel nome alquanto astruso: Amsicora. Nome che è difficile da pronunciare e non sia mai pronunciarlo con l’aspirazione di Hamsicora o addirittura con la variante Hampsicora, che è quasi un salto mortale fonetico.
Queste mie, sono considerazioni basate su constatazioni molto semplici, che non si prefiggono di dare la spiegazione ultima al dilemma, ma offrire una soluzione alternativa nella composizione del
sorprendente puzzle della storia di Sardegna.
  Per Ettore Pais Amsicora o Ampiscora benché nato in Sardegna, è un Cartaginese. Per avvalorare
questa affermazione scomoda un fiume della Numidia chiamato “Ampsagora” (1).

  Secondo Silio Italico, come ci fa sapere Attilio Mastino, avallato da Massimo Pittau, Hampsicora si vantava di appartenere alla schiatta Troiana e Massimo Pittau, di suo afferma dicendo (2) “ha un molto elevato grado di probabilità il fatto che l’antroponomo sardo Hampsicora/Hampsagoras avesse origine egeo-anatolica in pieno accordo con la tesi dell’origine orientale dei Sardi Nuragici dalla Lidia nell’Asia Minore, dalla cui capitale Sardis è derivato sia il nome stesso dei Sardi sia quello della loro patria Sardó/Sardinia”.

  Per Emanuele Melis il personaggio “Amsicora” è originario del mondo delle favole o giù di lì; a conforto di ciò scrive un intero libro per sostenere la sua tesi, per dire alla fine che Ampiscora è un
nome preso in prestito da un personaggio femminile di una commedia di Plauto (3). Invece, per quanto riguarda il figlio Iosto, che Livio chiama “Hostus", Emanuele Melis fa la seguente considerazione “…finora non sembra si sia prestata la dovuta attenzione al nome di uno dei protagonisti della vicenda sarda, Hostus, il quale ha non solo un nome chiaramente latino ma anche un nome dal significato trasparente, cioè un nome che indica una funzione.” Questa considerazione di Melis mi fa venire in mente il fraintendimento di toponimi sardi quali “isola di Malu entu” che divenne “isola di mal di ventre” o "Isula de is cávurus" che divenne “isola dei cavoli” (4). A parer mio Tito Livio verosimilmente ha latinizzato a mo’ di sfregio un nome sardo a noi ignoto, accostandolo per assonanza, ad una parola latina di senso spregiativo. Parallelamente il nome Hampiscora, che ci fu tramandato dagli scrittori Polibio (206 a.C. – 124 a.C.), Tito Livio (59 a.C.- 17 d.C,), Silio Italico (25 d.C. – 101 d.C.), che nacquero quando Amsicora era già morto e sepolto, palesemente fu accostato, storpiandolo, al nome Hampsigura della commedia plautina (5).
  Ancora, Massimo Pittau accosta il nome di Amsicora ai nomi di tre famosi filosofi, Anassagora, Protagora e Pitagora, in relazione al nome Ampsigura di Plauto (6), per dire poicche “Ampsigura ” plautino sarebbe derivato dal nome del nostro personaggio secondo un percorso alquanto tortuoso seguito dallo scrittore nell’attribuzione del nome (7).
  Rammentiamo inoltre che Ettore Paratore, traduttore e commentatore di Plauto, afferma (8) che il nome Ampsigura (madre di Agorastocles) è in fondo un nome di origine greca; senza fare riferimento alcuno al nostro eroe.
A questo punto le possibilità sono due:
- 1°: Amsicora è un nome punico utilizzato al femminile da Plauto nel suo Poenulus; per tanto il
nostro eroe è stato “battezzato” col nome del fiume numidico Ampsagora che scorre vicino ai
territori punici.
- 2°: Amsicora è un nome di origine greca, perché Plauto è filo greco e Anassagora, Protagora
e Pitagora sono greci di nascita. Per tanto, per sillogismo, il fiume che scorre nella numidia,
vicino a Cartagine è pure greco? (?).
Che caos!
Detto ciò, mi domando per quale motivo dobbiamo cercare delle improbabili congetture con il suffisso “gora”, greco o numidico che sia, quando abbiamo a disposizione il sardo “cora” “o gora”, che ha originato Cornus, benché latinizzato e che trova riscontro nei toponimi di quella regione come “monte Colchinas o Corchinas” dove giace l’acropoli di Cornus, oppure “campu e corra” altra regione li vicinissima. Pure Prof. Sanna nel suo Sardôa Grammata, spiega il nome in termini di glosse di origine nuragica: “Ab s’n goras”(9), dove però non spiega il lemma “goras”. La tesi di Prof. Sanna, per certi versi sostiene la mia teoria, benché quest’ultima proceda su una strada diversa dalla sua. La sostiene lì, dove Sanna ci dice che Amsicora significa “Padre Santo di Goras”, per tanto non un nome proprio di persona ma il più alto titolo onorifico che si può dare ad un capo tribù: la tribù di Goras.
Benché quanto esporrò farà storcere il naso a qualcuno, ritengo che questo lavoro possa servire alla
decifrazione dello statere di Amsicora; moneta che a parer mio contiene scritto in rebus il nome di
Amsicora appunto.

PARTE PRIMA
Se scomponiamo il nome AMSICORA in due parti: AMSI e CORA, perché CORA è la radice del
latinizzato CORNUS e aggiungiamo una vocale nel punto giusto, tal nome acquista improvvisamente un significato ben preciso e cambia zona di origine, almeno per la sua prima parte; per tanto aggiungendo una “O” ad AMSI, questo diventa: AM(O)SI.
  Con questo inserimento vocalico abbiamo composto il nome di Ahmosis, faraone della XVIII dinastia, morto nel 1526 a.C.; che sconfisse e scacciò gli Hyksos dall’Egitto tra il 1568 e il 1545. Alcuni ritengono che gli Hyksos altri non fossero che la terribile coalizione dei popoli del mare.
  Sappiamo che la prima citazione degli Shardana si trova nelle lettere di Amarna: 1350 a.c. e che nel 1278 a.c. Ramses II li arruola nella sua guardia personale. Questa notizia mi esorta a pensare che già all’epoca di Ahmosis I, i guerrieri sardi fossero famosi per le loro qualità guerriere e da allora arruolati nelle file della guardia reale del faraone. Per questo motivo “Ahmosis” rimase nella memoria dei sardi quale sovrano leggendario meritevole di menzione, archetipo della sovranità benevola e per tanto usato quale epiteto onorifico attribuibile ai sovrani della Sardegna. Per tanto, basandomi su questo sillogismo, dico che AMSICORA non è altro che un titolo onorifico: Ahmosi-Cora inteso come faraone di Cora, in definitiva sovrano di Cornus. Per dimostrare la mia tesi ho bisogno di conoscere il significato di questo nome, perché questo mi darà la chiave di lettura dello statere d’oro.
  Il nome del faraone d’Egitto significa, come vedremo più avanti: “figlio protetto dalla luna”. Per
tanto si potrebbe ipotizzare che Amsicora significhi “figlio protetto dalla luna Cora”. Però ritengo che l’appellativo non fosse “Ahmosi-Cora” ma “Ahmosi de Cora”, dove l’elisione della “d” della
preposizione abbia operato una contrazione in “Ahmosi ’e Cora”, per tanto l’interpretazione corretta sarebbe: “figlio di Cora protetto dalla luna”.
  Veniamo ora al lemma Cora o Coras ovvero Goras come ci dice Prof. Sanna in Sardôa grammata.
Goras è formato dalle consonanti «g r ‘ š» che a ben vedere potrebbe essere scritto: «’g r’š».
Decifriamo il lemma:
’g  → toro (10)
r’ š → ra’is (11) = capo

per tanto «’g r’š» → “toro capo”; per estensione del termine, capo diventa testa: “testa (di) toro”, che in definitiva può significare: “cornuto”; ma non finisce qui perché «r’š» e costituito da un “resh” che significa “testa”; dall’apostrofo col significato di “aleph” e da uno “shin” che significa “dente”, non un dente qualsiasi però, ma il dente del potere divino (12): “il dente del giudizio”, visto che esso è legato alla testa. Giudizio dato con parola detta con la testa, perciò pensata con l’intervento nascosto del toro divino. Per tanto «’g r’š» si leggerà “Giudice Cornuto divino” o meglio “divino toro-signore giudice”. In base a questa decifrazione si può affermare che la città di Cornus o meglio “Goraš” era il centro religioso dove risiedeva il “divino toro-signore-giudice” e per tanto luogo sacro, nonché capitale di riferimento per tutte le tribù sarde. Dando in tal senso una risposta al quesito posto da Prof. Sanna in Sardôa Grammata al capitolo 10.3.
Sulla base di quanto esposto possiamo ora decifrare il nome Amsicora nel seguente modo: «figlio del divino toro-signore-giudice protetto dalla luna[1]». E questo io ritengo si possa leggere nello statere di Amsicora, dove si è voluto dichiarare in rebus l’appartenenza di Amsicora a una casta di sovrani figli del dio, come ci rivelano d’altronde i sigilli di Tzrigotu.

PARTE SECONDA
Veniamo all’interpretazione dello statere d’oro di Amsicora.
Premetto che il Forteleoni nella sua pubblicazione: “Le emissioni monetali della Sardegna punica” ci
fa capire a più riprese che l’iconografia delle monete sarde ha un valore simbolico. Ricollegandomi agli studi di Prof. Sanna, dico che la moneta qui rappresentata è scritta e trattandosi della moneta intitolata ad un “dio” benché terreno, è completamente criptica, come tutte le iscrizioni “nuragiche”
appellanti la divinità.


Questo è il famoso statere d’oro. La testa indicherebbe la dea Tanit; ma a noi questo per il momento non interessa.

1a CHIAVE DI LETTURA

Andiamo invece a vedere cosa c’è simboleggiato nell’altro verso della moneta, con l’avvertenza che in questa esposizione non seguirò, volutamente, la lettura canonica della moneta, dall’alto verso il basso, come normalmente si dovrebbe, ma esattamente il contrario. Lo sviluppo della traduzione seguirà le lettere della parola AMSICORA così come la leggiamo. Vedremo più avanti che l’estrapolazione del significato profondo dello statere seguirà la lettura dall’alto verso il basso.
Partiamo dall’antico Egitto: questo qui sotto (FIG 1) (13) è uno dei cartigli con su scritto il nome del faraone Ahmosis in geroglifico con la sua traslitterazione tradotta.
Fig 1

Questo logogramma indica la luna crescente.

Penso inoltre che la traduzione del cartiglio “Iah (la luna) è nato” si possa interpretare: “nato sotto il segno della luna o protetto dalla luna”. Un segno molto strano questo, carico di significati, perché sembrerebbe dire: piccolo sole nascente protetto dalla luna; e qui si inserisce il dualismo divino sole/luna, Maschio/Femmina della divinità nuragica, un dualismo che continua anche nel nome delle divinità richiamate, da una parte la divinità lunare egiziana “J’h” o “Jah” → “Yah”?, dall’altra il dio sardo nuragico “Y’h” o “Yah”; lo stesso dio androgino? Certamente si.

Nello statere d’oro di FIG.2
FIG 2

troviamo questo simbolo tra le gambe del toro, che è lo stesso del cartiglio di Ahmosis e anche qui potrebbe indicare “dedicato alla luna o protetto dalla luna”.
Che coincidenza.
La coincidenza però viene meno nel momento in cui troviamo la raffigurazione del “toro” figlio del “divino Toro-signore-giudice” che ha la sua controparte egiziana nel toro Apis sacro alla luna, incarnazione del dio Osiride (14).

Figlio terreno del dio sardo, anche lui toro divino perché recante sul fianco l’emblema triangolare della divinità.
Il terzo simbolo indica la stella del mattino e della sera, il pianeta Venere (15) che è il simbolo della dea Venere, ma è pure il simbolo della egiziana Iside rappresentata con le corna e della sumera Inanna pure lei cornuta, sempre la stessa dea.

Il simbolo che indica il dualismo tra l’irraggiungibile ma reale pianeta Venere e la sua immagine terrena fittizia ma tangibile (Fig. 3 e F.4) (16). Dualismo che ritroviamo nel Toro-signore-giudice, divinità imperscrutabile, nascosta e innominabile, per tanto “irraggiungibile” e il suo figlio, l’Amsicora, il Toro-signore-giudice terreno, colui che intercede per il popolo presso il dio. E questa la connotazione che dobbiamo dare ai simboli dello statere di Amsicora?
Forse sì; che senso avrebbe usare simboli di altre divinità o altre culture se non per farli propri?

FIG. 3 FIG. 4

Per tanto affermo che quelle otto corna dello statere d’oro sono il simbolo del «’g r’š = divino toro signore-giudice».
Continuando la lettura della moneta troviamo il determinativo, dato dalle tre pieghe del collo del
toro(17). Determinativo che spiegherò con la relativa immagine nella seconda lettura del documento.
A questo punto potremmo leggere il rebus proposto dalla moneta secondo il cartiglio egiziano:


Leggendo la moneta dall’alto verso il basso abbiamo la seguente sequenza: «(di)[2] Goraš lui[4] figlio toro-signore-giudice protetto dalla luna[5]».
Per tanto come Ahmose in Egitto, lui Amsicora, è faraone sardo di Goraš.

2a LETTURA
Ora vediamo cosa ancora c’é scritto nella moneta, ma questa volta in sardo nuragico.
Per fare questo ho bisogno dell’immagine di un altro statere di Amsicora, perché in quella utilizzata
prima non compare l’intera figura del toro e comunque la medesima non è molto ricca di particolari
come questa (18).


Su questo grafema occorre fare un’annotazione, lo “he” presenta un peduncolo troppo corto rispetto ai grafemi attestati. A questa obiezione si risponde facilmente dicendo che il prosieguo del peduncolo potrebbe essere rappresentato dalle corna, che benché staccate dal grafema, sono sul suo prolungamento.


Per tanto potremmo leggere: «’b yhw h ‘g» → «padre yhw lui toro»
Ma a ben vedere c’è un altro aspetto da considerare. Il tetragramma «yhwh» è scritto completamente nel collo del toro, la parte più potente di esso. In funzione di questo aspetto possiamo leggere la frase completa: « padre yhwh forza (del) toro[6]».
 Per tanto in questa moneta troviamo due letture, una religiosa di invocazione al dio e una per così dire “secolare” di chiamata alle armi sotto il segno di un unico sovrano per scacciare l’invasore romano, come ci spiega il Forteleoni nel suo: “Le emissioni monetali della Sardegna Punica”.
Se quanto fin qui esposto dovesse corrispondere a verità, siamo davanti a un oggetto a dir poco strabiliante, perché in un disco di poco più di 16 mm di diametro troviamo una frase complessa pregna di significato. Analizziamola punto per punto.
Il significato estrapolato dal nome Amsicora risulta essere:
figlio (del) divino toro-signore-giudice protetto dalla luna[1]
Dalla prima lettura della moneta estrapoliamo la seguente frase:
(del)[2] divino toro-signore-giudice[3] lui[4] figlio toro-signore-giudice, protetto dalla luna[5].
Dalla seconda lettura della moneta estrapoliamo la seguente frase:
padre yhwh forza (del) toro[6]
Unendo la prima frase con la seconda leggiamo:
padre yhwh forza (del) toro[6], (del)[2] divino toro-signore-giudice[3] lui[4] figlio toro-signore giudice protetto dalla luna[5]
Sostituendo i significati delle frasi con i relativi significanti leggiamo:
padre yhwh forza (del) toro[6] (de)[2] Goras[3] he[4] AHMOSE[5]
Secondo la seguente sequenza: [6] → [4] → [5] → [2] → [3] leggiamo:
padre yhwh forza (del) toro[6] H[4] ahmose[5] (de)[2] goraš[3]

In fine possiamo leggere:
padre yhwh forza (del) toro Hahmos’egoraš. Per tanto Hahmos’egoraš è toro figlio e il suo padre divino è la sua forza.
Con questa lettura abbiamo dimostrato, almeno per il momento, che il nostro eroe sardo non si chiamava Amsicora, ma era un Hahmos’egoraš; che il Forteleoni vide giusto nel dire che la moneta fu coniata per esortare l’unione delle popolazioni sarde contro i romani sotto la guida dell’Hahmos’egoraš; che il nostro personaggio è un toro divino benché terreno ed in ultimo che la ricostruzione del nome da ragione dell’apposizione della “H” iniziale nelle varie attestazioni dell’antroponimo.

3a CHIAVE DI LETTURA
E’ possibile che ci sia una terza chiave di lettura? Vediamo.
In questa terza lettura mi inoltro in un campo ancora inesplorato della scrittura nuragica e forse la mia è solo suggestione influenzata dalla voglia di trovare qualcosa di ancora più profondo e segreto di quanto non lo siano già le letture fatte. Una chiave di lettura data da un percorso di scrittura che si materializza davanti ai nostri occhi, con gesti simili a quelli che avrebbe potuto fare uno scriba nuragico scrivendo col dito sulla sabbia. Una chiave di lettura tutta da verificare e da ricercare in altri documenti. Solo trovando altre attestazioni potremmo essere sicuri che anche questo è un metodo di scrittura “con”.
Se tracciamo sull’immagine della moneta il percorso della frase come si evolve parola per parola ci troviamo di fronte una figura astiforme che potrebbe essere scomposta in singoli grafemi.


Grafemi che sono usati a completamento delle singole frasi già decifrate nelle precedenti chiavi di lettura, utilizzando il significato primo del grafema stesso.
“yod” data dal percorso di “Ahmos’egoraš”→ y(20) Ahmos’egoraš → divino Ahmos’egoraš
“taw” data dal percorso “(y)’h h ‘ab yhwh ‘g” → segno della luna Lui padre yhwh toro
“pe” dato dal percorso di “ ‘g h-w-h y’h”(21)  → bocca (del) toro Lui-e-Lui y’h(luna)(22) 
“nun(23)” dato dal percorso di “ ‘b yhwh ‘g” → energia (del) padre yhwh toro
In verticale leggiamo: “y t pn(24) ” → divino segno questo o meglio da destra verso sinistra → questo segno divino.

  A questo punto possiamo leggere nella sua interezza la moneta secondo le tre chiavi di lettura:

Questo [la moneta] (è il) segno divino (del) divino Ahmos’egoraš
Il segno della [protetto dalla] luna Lui [la luna] (che è) padre yhwh toro
Bocca [Ahmos’egoraš] (del) toro Lui-e-Lui y’h(luna) [l’androgino]
Con l’energia [Ahmos’egoraš] (del) padre yhwh toro
E in una lettura più fluida della frase leggiamo:

Questa moneta è il segno divino del divino Ahmos’egoraš protetto dalla luna, che è anche padre yhwh toro.
(Ahmos’egoraš) è bocca del toro e della luna (l’androgino) e ha l’energia che gli viene dal padre yhwh toro.

  Se le interpretazioni fatte da Prof. Sanna a proposito dello “yod suffisso deitico” sono giuste, con questa terza chiave di lettura la moneta ci dice inequivocabilmente, che Ahmos’egoraš da appellativo di sovranità diviene nome proprio del sovrano di Goraš.
  Ora è necessario un commento che riguarda il coniatore, perché la cosa più sorprendente di questa moneta è la maestria dello scriba che è riuscito a scrivere il tetragramma impronunciabile nello spazio del collo del toro, in una magistrale composizione con l’agglutinamento di ben tre grafemi. E’ riuscito ad amalgamare il concetto di divinità egizia con quello di divinità nuragica. Ci ha detto come veniva chiamato il sovrano sardo e quale era la sua funzione all’interno della tribù. Ci ha dato tre chiavi di lettura che amalgamate assieme in un unico messaggio criptico che indica la moneta come veicolo di un messaggio. Messaggio dove si dichiara che Ahmos’egoraš è figlio divino protetto dal divino, parla a nome della divinità che gli promana energia. Se tutto ciò è vero, è semplicemente geniale.



Note
1. Storia della Sardegna e della Corsica durante il periodo romano, Ettore Pais, pag. 220 nota 234
3. http://emanuelemelis.files.wordpress.com/2010/03/emanuele-melis-ampsicora-hostus-e-la-gens-manlia-thh-xviii- 20091.pdf il personaggio femminile Ampsigura della commedia di Plauto innanzi tutto non è un personaggio della commedia ma è la madre naturale del personaggio principale Agorastocles e viene menzionata una sola volta in tutta la commedia, inoltre nelle note a testo si legge: in fondo “Hampsigura e Iahon sono due nomi di origine greca…” da: Plauto,Poenulus tradotto e commentato da E. Paratore, atto V, note.
5. ancora da: http://www.pittau.it/Sardo/ampsicora.html dove Massimo Pittau scrive: “L'antroponimo di Plauto Ampsigura è un hapax legomenon, per cui non è per nulla sicura la sua forma grafica che noi adesso conosciamo; tanto più che nei vari codici del testo plautino compare anche come Amsigura e Ampsagura” e ancora “È molto probabile che il nome della donna cartaginese Ampsigura sia una delle tante creazioni di nomi dei suoi personaggi effettuate, come è noto, dallo stesso Plauto; e può essere stata una sua creazione fatta sullo stampo ed a ricordo proprio del personaggio storico sardo Hampsicora, del quale il commediografo latino aveva sicuramente conoscenza, dato che, vissuto fra il 254 e il 184 avanti Cristo, era stato spettatore - sia pure alla lontana - della rivolta contro i Romani fatta dai Sardi capitanati da Hampsicora nel 215 a. C. In questa ipotesi, dunque, è molto verosimile che Plauto abbia creato il nome di donna Ampsigura derivandolo proprio da quello
del sardo Hampsicora, anche come rivalsa inconscia rispetto ad un nemico di Roma alleato degli odiatissimi Cartaginesi.
6. ancora da: http://www.pittau.it/Sardo/top_sard_meridionale.html …Ho già detto che invece Ettore Paratore ha seguito la direzione geografica orientale ed ha spiegato l'antroponimo femm. Ampsigura di Plauto in base alla lingua greca, cioè come “focaccia tonda”, anche senza darne una spiegazione adeguata. Anche io preferisco seguire questa direzione orientale e a tal fine chiamo in causa gli antroponimi di tre famosi filosofi, Anassagora, Protagora e Pitagora (Anaxagóras di Clazomene, Protagóras di Abdera e Pythagóras di Samo), antroponimi la cui struttura linguistica è chiaramente molto simile a quella del nostro Hampsicora/Hampsagoras. L'etimologia dei tre citati antroponimi è molto controversa e pertanto non entro nel merito per non allungare troppo il presente studio. Per parte mia mi limito ad osservare che la città di Abdera, patria di Protagora, era sulla riva settentrionale del Mar Egeo e Clazomene e l'isola di Samo, patrie di Anassagora e Pitagora, erano nella Ionia nell'Asia Minore, a ridosso della Lidia, terra di origine sia dei Sardi Nuragici che degli Etruschi. Addirittura sappiamo che Pitagora veniva tramandato come “tirreno” e in greco Tyrrhenói significava «costruttori di torri», proprio come lo erano i Sardi Nuragici… da: http://www.linguasarda.com/home.php?p=nove_nomi_di_Dio_in_Sardegna
7. Il sillogismo proposto dal Pittau è:  Radice di partenza: Anassagora/Protagora/Pitagora di origine greca. transita sul Poenulus di Plauto: “Ampsigura” sempre di origine greca, che per assonanza diventa punico per esigenze di “copione”, avendo conosciuto almeno di fama un barbaro sardo di nome Hamsigora; però quest’ultimo non è di origine punica perché il suo nome in greco significherebbe “focaccia tonda” (forse per il suo viso pacioccone, o perché suo padre era panettiere?!)
8. da: Plauto, Poenulus tradotto e commentato da E. Paratore, atto V, note.
9. Gigi Sanna, Sardôa Grammata, Tab. 1 pag. 408 e pag. 536
10. da: Gigi Sanna, Sardôa Grammata, pag. 508-509
11. .«Ra’is» viene da una radice semitica triconsonantica «r‘š» con il significato di capo di alto livello gerarchico. In Sardegna viene chiamato “rais” il capo tonnara.
14. Confermato questo da Prof. Sanna che ne parla nel suo Sardôa Grammata pag. 401
15. Forse è data solo da una coincidenza inverosimile e per tanto potrebbe non entrarci per niente in questo discorso. Galileo, quando vide col suo cannocchiale il pianeta Venere, con le sue fasi simil lunari, la definì “Venere cornuta”; ma le coincidenze non finiscono qui, gli otto raggi dell’astro simboleggiano il ciclo sinodico di otto anni del pianeta Venere, che in antico già si conosceva.Però potrebbero non essere coincidenze pure e semplici perché nella FIG 6 c’è il simbolo di Inanna, dea sumera della fecondità, della bellezza e dell’amore, pure cornuta, come si vede nella FIG 7,  ma qui entriamo nelle teorie di Zecharia Sitchin… mi fermo qui. http://www.garone.net/tony/inana.html




16. come quella di Fig. 3 che ha la sua controparte Tharrense nella statua di Fig. 4 a significare che esisteva (se mai non si fosse capito!) una forte correlazione tra Egitto e Sardegna. Statua che raffigura Iside che allatta Horus, la Venere egiziana insomma, visto che a partire da un certo momento storico Iside, dea della maternità e della fertilità si sovrappone e si confonde con Hathor, dea dell’amore e della gioia, madre universale, pure lei cornuta.
17. L’interpretazione del collo come logogramma della lettera “he” è di Prof. Sanna.
18. Non posso esporre l’immagine dello statere utilizzato perché esso è pubblicato in un sito internet di aste di numismatica; per tanto per poterlo qui pubblicare avrei bisogno di acquisire i necessari permessi. Lo statere si può visionare al seguente indirizzo: http://www.magagraecia.nl/coins/Punic_map/Zeugitana_map/Zeugitana.html. Per questo motivo ho provveduto a eseguire una copia a vista della moneta dove indicherò le fasi di lettura, che comunque si potranno raffrontare con la fotografia presente nel sito. NOTA AGGIUNTIVA: i due occhielli davanti al muso del toro, che ho disegnato per correttezza, potrebbero non avere significato perché, quello di destra risulta fuori dalla sede della battitura del conio.
19. Gigi Sanna Sardôa Grommata, Tab. 9 pag. 431.
20. Da Gigi Sanna Sardôa Grommata pag. 492: “y: suffisso deitico denotante prestigio, potere, massima autorità in terra da parte dei figli di yh” e ancora. “ Ricordiamo che la consonante yod in genere proposta (prefisso) con i nomi propri dei sovrani …"
21. Il “waw” in questa circostanza diviene “e” congiunzione semitica.
22. La scritta della frase può essere da destra verso sinistra o viceversa ma il senso non cambia
23. La lettera nun significa anche – energia –
24. In egiziano “pn” significa “questo” http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_egizia