domenica 31 agosto 2014

Una curiosa ipotesi di Vincenzo Santoni: e se quel "doppio betilo" di Serri fosse il resto di una statua?

Fig. 1. a.  Il cosiddetto "doppio betilo" altezza m 1, larghezza alla base m. 0.65, profondità m. 0.27), dal complesso nuragico di S. Vittoria di Serri al momento del ritrovamento (in realtà la parte decorata era nascosta, disposta contro il muro e Taramelli girò il manufatto per fotografarlo) (1); b. Immagine capovolta secondo la proposta del 1977 di Santoni, che ipotizzò che l'oggetto fosse il resto di una colossale statua antropomorfa, riutilizzato in seguito per l'infissione di oggetti votivi (2). 

Nel 1977 l'archeologo Vincenzo Santoni scrisse (in riferimento alla distruzione del sito nuragico di Monte Prama): "D'altronde, già il Taramelli attribuiva a violenta dispersione tutti quegli elementi decorativi, scultorei e cultuali rinvenuti nell'area antistante il pozzo sacro di S. Vittoria. Tale dispersione sembra anche confermata dalla giacitura anomala del supposto doppio-betilo il quale si configura in realtà quale frammento scultoreo pertinente ad una rappresentazione antropomorfa, una statua di colossali dimensioni, riutilizzatia in posizione rovescia come base d'infissione per ex-voto in bronzo: i due supposti betili infatti altro non sarebbero che le due gambe della statuamentre i motivi decorativi a riquadri laterali e il dentello centrale sarebbero i finimenti della veste, ο forse anche, i legamenti all'altezza dei ginocchi. La conferma di questa interpretazione antropomorfa del frammento scultoreo deriva soprattutto dalla faccia posteriore della statua, priva di decorazione alcuna, anche di finimenti del vestiario, dove, nella corrispondente parte alta, è chiaramente accennato l'avvio dei glutei. D'altro canto, la base su cui poggiava, nella ricostruzione ideale del Taramelli, se anche non fa parte della statua quale frammento alto, ad un'altra può richiamarsi, andata distrutta in gran parte, in quanto sono evidenti pure in essa i due monconi delle gambe, come è chiaro dalla lettura dello stesso reperto, attualmente conservato nel giardino delle sculture al Museo di Cagliari. Un altro moncone di gamba è riconoscibile nel gruppo degli elementi scultorei rinvenuto all'interno della capanna n. 53 al limite nord-orientale del villaggio, pur esso conservato nel giardino del Museo di Cagliari. "(2, pg. 456).

Il moncone di gamba di cui parla Santoni è da identificarsi in uno dei tre elementi "scultorei" che si vedono in figura 2 (1,2). (vd. anche Appendice).


Fig. 2: elementi scultorei nella capanna 53 (1). Tra di essi Santoni identifica tentativamente  un moncone di gamba (2).

Confesso che questa ipotesi non l'avevo mai sentita e sul momento mi ha lasciato totalmente sconcertata. Provare a cercare informazioni in rete su questo "doppio betilo" (adesso ho capito però perchè viene sempre scritto tra virgolette!) è quasi tempo perso. Provare a vederlo dal vero, per capire se davvero ha quegli accenni dei glutei sul retro forse si può: dovrebbe essere nel giardino del Museo di Cagliari; per lo meno c'era nel 1997 (2). 

La prima cosa che mi sono chiesta è se qualcuno ha provato a verificare questa ipotesi o se l'ha in qualche modo ripresa; nel libro  "Simbolo di un simbolo. I modelli di nuraghe"  del 2012 se ne parla brevemente: "[..]un cippo in calcare composto da due colonnine troncoconiche, raccordate a due terzi d'altezza, da una fascia rilevata con modanature inferiori. Due incassi quadrangolari si trovano nella fascia in corrispondenza delle colonnine e uno più piccolo è al centro della stessa fascia. Sul cippo si conservano i fori per l'infissione di ex-voto in bronzo. [..]Il manufatto è stato interpretato dal Taramelli come "doppio betilo" e, in tempi più recenti, come modello di edificio nuragico, con funzione di altare ed attribuito alla prima età del Ferro. Giovanni Ugas sottolinea <<che il reperto della "sala delle riunioni" di Serri rappresenti un edificio e non un betilo, e neppure una statua, come è stato scritto, appare ovvio soprattutto per il fatto che gli elementi sovrastanti la cornice sono indiscutibilmente architettonici[..]>>" (3). Queste affermazioni Ugas le fece nel 1980, e poi di questo oggetto non si parlò più come possibile resto di statua (4)- se non appunto nel libro del 2012 per citare le parole di Ugas del 1980 e gli scavi del Taramelli. Nel 1988, Raimondo Zucca ne parlò nel modo più breve possibile e senza menzionare l' ipotesi di Santoni: "Si tratta di un cippo calcareo, alto m. 1, composto da due colonnine troncoconiche, raccordate, a due terzi dell’altezza, da una fascia rilevata con modanature inferiori e provvista di tre incassi quadrangolari. Il monumentino è stato variamente interpretato come ‘doppio betilo’ ovvero come modellino di edificio nuragico, con funzione di altare. Sul cippo si evidenziano i fori per l’infissione di ex-voto in bronzo."(5).
Ma ancora oggi non sono sciolti i dubbi, sul fatto che rappresenti parte di un edificio, se Luisanna Usai scrive (2012): "Non aiuta nell'interpretazione del reperto la sua provenienza da un ambiente privo di connotazioni pubbliche; l'elemento litico è stato, infatti, trovatonel vano più grande di un'abitazione pluricellulare la cui documentazione è costituita da un banco di cenere con ossa di animali e uno ziro in frammenti,restaurato in antico con grappe di piombo" (3).

Bene, siccome se ne sono dimenticati un pò tutti (ma tutti non sanno cosa sia) ed in internet si fa fatica a trovarlo, prendo questo oggetto sotto la mia protezione personale! Se vi ricordate lo inserii in un vecchio post, perchè aveva 3 puntini in una delle "finestre" (4)  e senza peraltro capirci un granchè. 

Una cosa però la capisco: se nell'ipotesi di Santoni c'è del buono, e dico SE, sono guai. Il perchè è semplice: l'archeologo ipotizza che la statua fosse stata distrutta o fosse comunque in rovina e che il resto di essa venisse riutilizzata, capovolta per avere più appoggio, per infilarci dentro i bronzetti votivi. E questo ovviamente presuppone che la statua fosse più antica dei bronzetti: "La riutilizzazione del doppio-betilo come base d'infissione per bronzi votivi comporta un'adeguata collocazione cronologica, almeno all'VIII sec. a.C, se non anche alla fine del IX, indicando con questi termini il momento di erezione della statua; la riutilizzazione dovette invece abbracciare l'arco del VII e la prima metà del VI; la dispersione finale, essendo questo frammento e gli altri in non evidente connessione con il luogo del rinvenimento, dovrà attribuirsi, con verosimiglianza all'arrivo di genti puniche nella seconda metà del VI."(2). 

Di certo c'è che il sito nuragico sulla giara di Serri, uno dei più complessi e famosi della Sardegna interna, non sarebbe nuovo ad elementi scultorei (fig. 3): i più famosi sono forse la protome taurina in calcare e un corno di toro, ma ci sono anche modellini di nuraghe/altarini, betili più o meno frammentari, pezzi di cornicione (1,3,5). Tutti questi elementi scultorei hanno fatto dire a Raimondo Zucca: "La scultura zoomorfa in pietra di Serri rappresentava per la cultura nuragica, prima della scoperta dei kolossoi di Monte Prama, la testimonianza di un’arte scultorea a tutto tondo di impegno monumentale, sorta anteriormente alle statue di animali fantastici e naturali di epoca orientalizzante della Grecia, dell’Etruria, della Spagna e della stessa Sardegna di ambiente fenicio (coppia di leoni protiri di Sulci)." (5).
Più di recente, il sito ha ulteriormente restituito un concio con una bella incisione a triangolo e uno stranissimo elemento scultoreo, forse un pilastrino (6) (fig.4). Il tutto in un gran caos, che ha fatto pensare subito al Taramelli che lì vi fosse stata una distruzione organizzata e sistematica (1). E che ha fatto scrivere a Zucca nel 1988: "Il tempio, così come il resto del grande villaggio santuario, parrebbe essere stato profanato ed incendiato, nel corso di una violenta azione militare dei Romani" (5).


Fig. 3: elementi scultorei dal sito di S. Vittoria (dal rif. 5)

Fig. 4: elementi scolpiti rinvenuti durante gli ultimi scavi a s. Vittoria (dal rif. 6)

Siccome è impossibile trovare foto del "retro" del nostro manufatto con gli accenni di glutei io la cosa la termino qui: non vedo però perchè Santoni avrebbe dovuto mentire, nè posso dubitare dellla sua capacità di riconoscere un accenno dei glutei; e neppure un moncone di gamba. 
E quindi? quindi niente, rimaniamo un pò sconcertati prendiamo nota delle diverse opinioni dei pochi che se ne sono occupati di questo manufatto, la cui natura rimane sfuggente. 
Certo che l'esistenza di una scultura antropomorfa di dimensioni colossali -si pensi che il "doppio betilo è alto 1 metro- nel bel mezzo della Sardegna farebbe una grande impressione! Seppure non possiamo avere idea di come vi sia arrivato questo manufatto, che Santoni ribadisce essere "in non evidente connessione con il luogo del rinvenimento" (3). 
Lo stesso archeologo ci ha informati, tempo fa, che corna taurine scolpite nella roccia chiudevano  a Is Aruttas (pochi km. a sud-ovest di Monte Prama), tombe a pozzetto del tutto analoghe a quelle di Monte Prama (7): anche di queste nessuno parla più, se non di sfuggita. Così come della statua di Crabonaxia. Nè, tanto meno, è uscito fuori qualcosa sul sito di Matzanni e le "piccole statue". 

Last minute: un amico mi manda delle foto del manufatto di fig. 1, eseguite da Gerolamo Exana (fig. 5, mie le "inversioni"). Evidentemente è stato internato e non si trova più nel giardino del Museo di Cagliari. In compenso è stato separato dalla "base" su cui lo aveva posto il Taramelli. Per par condicio e visto che non mi chiariscono nulla, se non la "magrezza" del manufatto stesso -se è un edificio è quasi bidimensionale!"; ma anche come statua non mi fa una miglior impressione. 


Fig. 5: foto di Gerolamo Exana

Nell'appendice qui sotto, dopo la bibliografia, trovate qualche mappa per orientarvi tra i luoghi di ritrovamento dei manufatti di cui si parla nel testo. 

Vd. anche: 

(1) Antonio Taramelli., Nuove ricerche nel santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri, in Monumenti Antichi dei Lincei, XXXIV, 1931, coll. 5-122
(2) Santoni Vincenzo. Osservazioni sulla protostoria della Sardegna. In: Mélanges de l'Ecole française de Rome. Antiquité T. 89, N°2. 1977. pp. 447-470.
(3) Luisanna Usai, Il complesso cultuale di Santa Vittoria, In: Simbolo di un simbolo. I modelli di nuraghe, a cura di F. Campus e V. Leonelli, Ittireddu, Museo Civico Archeologico ed Etnografico, 2012, pp. 314-322.
(5) R. Zucca, Il santuario nuragico di S. Vittoria di Serri, collana "Sardegna archeologica. Guide e Itinerari", Sassari, Carlo Delfino, 1988
(6) Paola Mancini, Il santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri. Campagna di scavo 2011, http://www.fastionline.org/docs/FOLDER-it-2013-277.pdf
(7) V. Santoni, I villaggi all'aperto dell' entroterra del golfo di Cagliari nel quadro della civiltà nuragica, In: Per una riscoperta della storia locale: la comunità di Decimomannu nella storia, 2008, Arci Bauhaus, Vulcano ([..],la tipologia delle tombe a fossa  di Antas trova il corrispondente formale in quelle di Is Aruttas – Cabras (Fig. 24)[103], sopra le quali si sovrapponevano i corni litici, del tutto analoghi a quelli ritrovatinell’esedra della tomba di giganti di Grutti Acqua di Sant’Antioco.[..];;


Appendice: i luoghi di S. Vittoria di Serri
Una bella foto del sito archeologico di S. Vittoria di Serri, con la chiesetta romanica omonima.
Tratta da: Guida storico turistica - Serri, il Santuario nuragico federale di Santa Vittoria e le altre meraviglie. Edizione a cura di Samuele Antonio Gaviano e Federico Porcedda, 2013


Il "doppio betilo" e il vano 48 in cui fu trovato, parte di un ambiente pluricellulare abitativo a nord-est del "recinto delle riunioni o delle feste" (1). Il manufatto si trovava vicino all'ingresso, addossato al muro in modo tale che la faccia decorata fosse protetta e coperta.

Il sito di S. Vittoria di Serri visto con google Earth dal satellite. La freccia indica l'ambiente abitativo pluricellulare dove fu trovato il "doppio betilo" di fig. 1

Dal rif. 1, la capanna 53 (vd. figura 2 del post qua sopra)

Serri, a est di Barumini;  il sito di S, Vittoria si trova 3.5-4 km a nord-ovest di Serri.