domenica 10 agosto 2014

Va bene prof. Madau: ma da storico dell'arte ce lo dice cosa sono quelle statue?

Per gli storici dell'arte, le statue di Monte Prama rimangono "mute" quanto uno dei betili ritrovati nello stesso sito.

Su "La Nuova Sardegna" del 26 Luglio 2014 vi erano alcuni articoli di tema archeologico/sociale, tra cui uno a firma Marcello Madau dal titolo: "Sì ai Giganti al Quirinale, ma copie con laser-scanner". L'articolo faceva seguito all' idea di Francesca Barracciu ( Sottosegretario di Stato del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) di portare una o più statue di Monte Prama in mostra al Quirinale. Dove esattamente e con quali modalità non si è capito, non so se per colpa dei giornali o per colpa della poca chiarezza della proposta stessa: ragion per cui ci siamo astenuti, su questo blog, da qualsiasi commento su questa idea, che francamente a me è sembrata un pò buttata lì sulla scia dell'entusiasmo e che ha dato luogo ad una discussione diffusa che non è riuscita ad appassionarmi. Ovviamente però gli animi si sono subito infiammati, ed il fuoco si è propagato in rete con le solite interminabili discussioni sull'argomento import-export delle statue, in troppi casi con opinioni derivanti dall'appartenenza partitica degli opinionisti stessi. In pratica l'hanno buttata in politica, come se queste disgraziate statue non ne avessero già passate abbastanza. 

Marcello Madau ha approfondito un pò di più la questione, da storico dell'arte, archeologo e docente accademico qual'è, ma in fondo l'ha buttata in politica pure lui: in sostanza spiegando che sì l'export dell'arte è una buona cosa, ma che bisogna farlo quando è "ben consolidato il messaggio della ricerca" e che quella che vuole fare la Barracciu è una delle "sovrapposizioni neo-mercantili sulla tutela, ben percorse da Renzi e Franceschini". E chissà cosa vuole significare con questa frase. Propone altresì di portare al Quirinale delle copie fatte con lo scanner laser, e fa un sunto di questa idea anche per Sardinia Post (http://www.sardiniapost.it/senza-categoria/giganti-roma-gli-archeologi-contrari/): va da sè in ogni caso se la "stessa comunicazione finale di semplici brochure deve essere efficace e ragionevolmente sicura" prima di esportare le statue, questo è altrettanto vero per le copie realizzate con lo scanner laser.

Devo dire che nel passato ho apprezzato lo sforzo di Marcello Madau (e di altri) nel provare ad impedire che il patrimonio statuario di Monte Prama venisse diviso. Ma non apprezzo che non faccia alcun sforzo visibile, da storico dell'arte e archeologo, per capire quelle statue dal punto di vista artistico e stilistico: perchè da come la vedo io quello sì che sarebbe compito suo e anche di altri specialisti di arte e storia. Avranno pure qualcosa da dire sul fatto che le statue abbiano il busto allungato e piatto, le gambe corte e tozze, ben piantati come querce sui loro piedistalli. Che abbiano un pettorale ridicolo per affrontare la battaglia, che abbiano gli occhi assurdamente solari e fatti col compasso. Marco Rendeli si è focalizzato sui "ricami" di un gonnellino per dimostrare l'ex-Oriente lux, Alessandro Bedini ha cercato tra la statuaria italica, Raimondo Zucca ha evocato dal cilindro l'artifex levantino, Carlo Tronchetti ha invocato similmente la "grande statuaria fenicia" (che non esiste): ma io ho l'impressione che nessuno di loro si sia curato dell'aspetto reale di quelle statue. Madau ha scritto, tempo fa: "Mont’e Prama e i suoi “kolossoi” sono un episodio chiave della storia dell’arte mondiale", sì professore è vero ma in che senso, di quale chiave stiamo parlando? Fabio Isman si chiede:"Che siano semplicemente un unicum, un “hapax” senza emuli noti?", ma non approfondisce la questione, neppure lui. Altri relegano le statue come un episodio al confine del mondo greco, rimanendo non un pò vaghi, ma vaghissimi. 
Le statue rimangono mute, per la storia dell'arte, quasi fossero uno dei betili aniconici trovati nello stesso sito: parlano invece fin troppo quando si tratta di politica. 

Prof. Madau, quella paginetta (con noticina di fondo infamante e illecita in un corso accademico) che lei ha inserito tra le dispense del suo corso "Identificazioni di paesaggio" all' Accademia di belle Arti "Sironi" è tutto quello che ha da dire, stilisticamente, sulle statue di Monte Prama? posso dire che è un pò pochino? 
In quella paginetta  del corso (che riporto qua sotto) lei fa vaghi accenni a elementi orientalizzanti e "dedalici", ma io le dico che gli artisti orientali si sarebbero schifati di fronte alle gambe corte e ai lunghi  busti animaleschi, anche se magari di fronte a quegli occhi perfettamente rotondi ed alla perfezione delle trecce avrebbero avuto un moto di ragionevole invidia. 
Anche, aggiungo, di fronte al luminoso splendore della pietra calcarea. 


Io credo che sia il momento, con queste statue, di guardarle bene negli occhi e anche nelle gambe e nel resto del corpo (anche se mi rendo conto che sia più facile "buttarla in politica" locale, in fondo gli spunti non mancano-anche se sono a dire il vero sempre gli stessi e ripetitivi alla nausea) e di farne un'analisi. Altrimenti cosa si dovrebbe scrivere nella famosa brochure finale? 
Non avendo altro, cominciamo dalla mia, che mi rendo conto è primordiale e infantile: secondo lei professore quelli sono "umani" al 100% o sono un pò divinamente bestiali? 
E non è che nessuno dice nulla, in sostanza, perchè nessun archeologo o storico, ad oggi, è in grado di  o vuole dire alcunchè sulla storia nuragica più originale? 

Vd. anche: