domenica 24 agosto 2014

Va bene prof. Ugas: ma come la mettiamo con i database di R.N. Fletcher?

di Atropa Belladonna

Un cammino iniziato 30 anni fa, così scrive Giovanni Ugas nel 2013: "Risale agli inizi degli anni Ottanta del secolo da poco trascorso l’identificazione dei primi segni numerali su quattro piccoli pesi da bilancia in steatite rinvenuti in un edificio, datato all’VIII-fine VII secolo a.C.,dell’insediamento di Santu Brai di Furtei nella regione agraria della Trexenta[..] (1).

Nello stesso momento inizia a prendere corpo una sorta di sogno grecizzante (2) da abbinare a questi segni di scrittura che compaiono qua e là su manufatti nuragici; e si iniziano a cercare dati allo scopo di supportare il sogno: naturalmente curandosi poco o nulla di divulgarli, questi segni di scrittura. Non credo sia un caso che nel 1984 (appunto 30 anni fa) Ugas e Zucca facciano assieme il punto sui manufatti di origine greca trovati in Sardegna (2), e che negli ultimi due anni siano stati proprio questi due autori a scrivere corposi saggi sull' affaire scrittura nuragica o protosarda (1,3). Alla fine Zucca, come sappiamo, preferisce il cipro-sillabico, ma non disdegna la pista greca di Ugas (3).

Dalla parte diametralmente opposta troviamo Gigi Sanna che da Sardȏa Grammata (4a) in poi sostiene che i Nuragici iniziarono a scrivere con un codice in mix di eredità proto-sinaitica e proto-cananaica (quindi di tipo semitico) e sviluppatosi poi in modo originale sull'isola: tanto originale e persistente da ritrovarsi perfino in documenti tardi, in mix con caratteri latini ed etruschi (4b). Una scrittura dura a morire, con regole precise da rispettare in onore del Dio unico (5): scrittura sacra quindi, ricca in logo-pittogrammi e crittogrammi, imparentata col concetto che di scrittura avevano gli antichi Egizi, compresa la scrittura "con" in 2D e 3D ed un certo qual sincretismo tra il Dio dei Sardi e Amun-Ra (6). 

Io credo che Richard Fletcher, archeologo dell' University College of London, non sappia un bel nulla della questione scrittura nuragica nè che se ne sia mai interessato: però una frase che scrisse nel 2007 è una doccia fredda sulla pista greca (come la chiama Zucca, (3)) per l'alfabeto nuragico: "Although Sardinia has an abundance of Levantine material (admittedly mostly of colonial production), a study of archaic imports in Sardinia has shown that Greek material is in fact quite rare. Ugas and Zucca in their thorough study of archaic imports in Sardinia listed a total of no more than 178 archaic Greek imports in the whole island between about 620 and 500 BC and there is very little before this date (Ugas and Zucca 1984). This is to be contrasted with the tens of thousands of pieces of Corinthian pottery to be found in Italy and Sicily." (7a). 

Inutile dire che nè Ugas nè Zucca citano Fletcher, il cui impressionante database di oggetti importati in Italia (Sardegna inclusa) da Est durante il periodo 850-500 a.C. dovrebbe costituire una sorta di faro di riferimento (7a,7b). E ci credo: l'archeologo inglese definisce insignificante il numero di manufatti importati in Sardegna da aree greche. Nello specifico per l'euboico invocato da Ugas come il più probabile papà dell'alfabeto nuragico, la mappa totale è sconfortante (fig. 1). Vero è che dal 2007 si possono essere aggiunti un paio di robine, ma il trend non è certo cambiato. Se poi andiamo a vedere le mappe di distribuzione più antiche (IX-VII secolo a.C., secoli in cui Ugas data i reperti scritti nuragici) è un autentico disastro (fig. 2): ne mostro solo alcune prese dal riferimento 7b.

Fig. 1 dal rif. 7b


Fig. 2: alcune cartine di distribuzione di oggetti importati dall'oriente in area italiana , tra VIII e VII sec. a.C. (Da: 7b). 

Ma anche senza scomodare Fletcher, che mi pare molto appassionato di dati empirici e concreti (bravo!), e poco propenso a dar credito illimitato alle cosiddette "fonti classiche" (ma soprattutto ai ricami che alle fonti classiche vengono aggiunti per supportare qualche tesi), Ugas la doccia gelata se la tira addosso da solo: la lista di segni singoli o di potmarks, ben poco diagnostici come sappiamo dall'esperienza sui lingotti oxhide (8), è lunghissima, ma le "sue" scritte composte da due o più segni gli danno dei problemi così enormi che è costretto a rinunciare a qualsiasi tentativo ermeneutico, chiudendo con un fatidico "Lascio volentieri i commenti di carattere linguistico ai semitisti e ai glottologi in generale"(1). Di queste scritte alfabetiche "lunghe"  Ugas ne elenca 7 nuragiche con alfabeto di ispirazione greca e 3 fenicie  su manufatti di fattura nuragica: neppure uno è in qualche modo legato alla Grecia o all'Eubèa in particolare (fig.3 e Appendice al post). 



Fig. 3: le scritte "complesse" presentate da Ugas (più di un segno alfabetico) (dal rif.  1) (alcuni dei documenti sono presentati in questo post: http://monteprama.blogspot.it/2013/01/i-documenti-ufficiali-della-sardegna_26.html). Si veda anche l'Appendice qui sotto, in coda al post. Legenda: IA1Torralba, Santu Antine. Frammento di spalla di un’olletta a collo basso e verticale con orlo assottigliato (Bronzo Finale-1 Ferro?)IA2 = Monastir, Monte Olladiri. Fine VII sec. a.C.  Iscrizione primaria di 3 lettere ottenute a stecca a su un frammento di spalla di un secchiello d’impasto nuragico. L’iscrizione mostra i grafemi disposti obliquamente.IA3 = Oliena, Ruinas Sa Sedda ’e Sos Carros. Fiasca decorata a bande concentriche dipinte restituita pressoché integralmente. Fine VII-prima metà VI sec. a.C (si veda anche questo post) .IA4 = Antas, Fluminimaggiore, tomba nuragica a pozzetto.. Spillone sardo in bronzo, VIII sec. a.C.IA5 =Sito e contesto indeterminato, Antiquarium Arborense;. Ascia in miniatura a tagli ortogonali senza foro passante per l’immanicatura; IA6=Alghero, Sant’Imbenia. Sigillo ellissoide in terracotta forse locale. VIII-VII sec. a.C. ; IF1=Alghero, Sant’Imbenia. Iscrizione graffita su un frammento di ciotola nuragica d’impasto, a spalla verticale con leggero risvolto esterno dell’orlo. IX-VII sec. a.C.; IFI2=Huelva, Andalusia. Frammento di anfora di produzione sarda d’imitazione fenicia, tipo Sant’Imbenia ; IFI3=Nuraxinieddu, Cungiau ’e Funtà. Insediamento nuragico, superficie (Sebis, 2007, p. 70, figg. 13, 3; 19-20). Complessa iscrizione regressiva fenicia con segni graffiti, impostata sotto l’attacco superiore dell’ansa di un askόs d’impasto, residuo del collo stretto e del tratto iniziale della spalla. Seconda metà VIII sec. a.C.

Ma allora dove sono le evidenze sperimentali per una scrittura  nuragica derivante da un alfabeto greco, per la precisione euboico? dove sta la connessione se i singoli marchi non sono diagnostici, se i materiali scritti non hanno nulla a che fare con gli import euboici pressochè inesistenti  nel periodo considerato, e se quando ci sono due o più segni il pantano interpretativo è assoluto? 
Tutto l'articolo si rifà in realtà al (e poggia sul) paragrafo introduttivo, che bene illustra il "modello Ugas" per la civiltà nuragica : "Dopo la cacciata dei capi tribali che per sette secoli (circa 1600-900 a.C.) guidarono le popolazioni nuragiche, agli inizi del I Ferro in Sardegna prende l’avvio un sistema politico definito “aristocratico” dagli antichi autori greci (Diodoro Siculo v, 15). I dati dell’archeologia e le fonti letterarie evidenziano lo straordinario cammino verso una società urbana compiuto dalle comunità dei villaggi che abbatterono i nuraghi, le residenze dei capi tribali, sostituendoli con importanti organismi collegiali formati dagli anziani del villaggio (áristoi) che sceglievano i magistrati che li governavano. Specchio di questa nuova situazione politica e sociale erano gli straordinari edifici pubblici attribuiti all’arte di Dedalo: le sale del consiglio (dikastéria), le palestre (gymnásia) per la formazione dei giovani, altri bellissimi e prestigiosi daidaleia, in particolare i templi destinati a divinità celesti e dell’acqua. Per almeno due secoli, tra il IX e l’VIII, le condizioni economiche e sociali dell’isola furono ottimali poiché la risorse materiali e culturali erano diffusamente distribuite e ben presto i villaggi santuariali si ingrandirono accumulando notevoli ricchezze. Allora furono realizzate mirabili opere d’arte, come le colossali statue del complesso cimiteriale monumentale di Monte Prama e le figurine in bronzo destinate a celebrare gli dei e gli eroi. La Sardegna fu raggiunta da numerosi mercanti fenici (che in parte vi si stabilirono), greci ed etruschi, ma non di meno i Sardi lasciarono le tracce delle loro attività mercantili in varie regioni del Mediterraneo. Non c’è da stupirsi se in questo clima di benessere economico, anche in Sardegna, come in Grecia e in Etruria, agli inizi del i Ferro si crearono le condizioni per l’adozione di un codice di contabilità e di un sistema di scrittura. Dopo l’abbattimento delle sale del consiglio da correlare con l’avvento di regimi dominati da oligarchie e principati, i due successivi secoli, vii-vi a.C., sino all’insediarsi di Cartagine sulle coste e sulle piane dell’isola verso il 510 a.C., sono caratterizzati da una notevole riduzione dei centri abitati, ma le persistenti relazioni con le comunità fenicie, etrusche e greche (della Ionia) debbono aver favorito un ulteriore diffusione della scrittura.

Contro questo modo di ragionare si incavola non poco Fletcher (che invece è molto concreto), non riguardo questo caso specifico ma in generale. Anzi, in particolare riguardo a concetti stantii come la supposta "supremazia fenicia" o l'evanescente precolonizzazione (7a); il libro sarebbe tutto da leggere, ma un paragrafo vale davvero la pena riportarlo: Although the earliest material in the central Mediterranean in the database is from the early 8th century, the literary sources tell us that ‘Phoenicians’ started colonising the western Mediterranean centuries before this date. An unwillingness to doubt these sources, combined with a certain zeal for perceiving ‘Phoenician’ presence wherever one looks has resulted in the formulation of the conception of ‘pre-colonisation’. [..]The result has been the formulation of the ‘precolonial thesis’ in which stray objects and ‘influences’ dating or said to date from the 11th to 9th centuries and found in indigenous contexts are taken as evidence of contacts of a more or less commercial and infrequent nature. The absence of more concrete or substantial evidence is explained by stating that since such contacts did not involve settlement – and thus some sort of regularity in contact – then no great volume of material is to be expected (Moscati 1988, 11-8).The concept is not only methodologically unsound in the extreme, but even the evidence upon which it relies is questionable." (7a). 

Caro Gianfranco, so molto bene che alcuni tra i nostri lettori-anzi forse la grande maggioranza-non approvano questa mia sorta di campagna mediatica avversa al "corposo saggio" di Zucca (3) e all'articolo di Ugas sulla scrittura nuragica (1). Pensano che dovremmo accontentarci che la scrittura nuragica sia ormai ufficialmente uscita dal limbo e che dovrei invece allearmi con loro o almeno essere "più buona" (alcuni me lo hanno anche scritto): l'assenza totale di commenti ai post in materia parla molto chiaro ed esprime meglio di qualsiasi altra cosa la disapprovazione. Ai nostri lettori posso solo commentare che non mi alleo con chi, chiaramente, ha studiato una strategia trentennale e costruito un modello su pochi, sporadici ed inconsistenti dati. E ci sta, molto chiaramente, prendendo in giro dal punto di vista scientifico: basta pensare al "lusus degli operai" di Zucca per capirlo. Basta ancora pensare alla stessa frase  per capire come Zucca sia ben conscio di avere lui il potere dalla parte del manico e che lo sta usando, permettendosi certe astrusità: e allora mi spiace per la disapprovazione, ma io non ci sto. Una cosa riconosco a Ugas: ha fatto vedere chiaramente che la fiasca di Ruinas non può recare un'iscrizione latina (vd. Appendice qua sotto).
Un caro abbraccio amico mio, con l'affetto di sempre. AB

(1) G. Ugas, I segni numerali e di scrittura in Sardegna tra l’Età del Bronzo e il I Ferro, In: Tharros Felix 5, a cura di Attilio Mastino, Pier Giorgio Spanu, Raimondo Zucca. Roma : Carocci, 2013, pp. 295-377
R N Fletcher, Patterns of Imports in Iron Age Italy, 2007
(2) Ugas, G.; and Zucca, R. 1984 Il commercio arcaico in Sardegna: Importazioni etrusche e greche (620-480 a.C.). Cagliari.
(3) R. Zucca, "Storiografia del problema della ‘scrittura nuragica’" in Bollettino di Studi Sardi, Anno V, numero 5, dicembre 2012
(4) G. Sannaa. Sardȏa Grammata, edizioni S' Alvure, 2004; b. Il nome di Tharros (THARRUSH) in un' iscrizione nuragica, etrusca e latina del III - II secolo a.C. Un Lars di nobile origine etrusca 'curulis' di Roma in Sardegna,  27 APRILE 2014
(5) G. Sanna, Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico nella storia della scrittura, 9 novembre 2011, gianfrancopintore.blogspot.it
(6) A. Belladonna, I documenti "ufficiali" della Sardegna arcaica (3 di 4) (fig. 15 e riferimenti), monteprama.blogspot.it, 9 FEBBRAIO 2013
(7) R.N. Fletcher, a. Patterns of import in Iron Age Italy, Archaeopress, 2007; b.  A database of imports in the central mediterranean : a description and some methodological considerations / Fletcher Richard. In : Mediterranean Archaeology, ISSN 1030-8482. - (2005) vol.18 20050101, p.1-30
(8) A. Belladonna, monteprama.blogspot.it,  I marchi dei lingotti oxhide, 28 SETTEMBRE 2013

Vd. anche: 
Saldi di fine stagione, 19 AGOSTO 2014
L'alfabeto nuragico di G. Ugas. E gli ideogrammi (e cioè la scrittura geroglifica e "con"), 7 AGOSTO 2014
Lo spillone di Antas secondo Raimondo Zucca. Et al., 21 Apr 2013

Appendice: i documenti di cui si parla in figura 3. 
IA1 = Iscrizione su manufatto nuragico. Torralba, Santu Antine. Frammento di spalla di un’olletta a collo basso e verticale con orlo assottigliato (Bronzo Finale-1 Ferro?) (1); (Bafico S., Rossi G. (1988), Il nuraghe S. Antine di Torralba. Gli scavi e i materiali, in A. Moravetti (a cura di), Il nuraghe S. Antine nel Logudoro- Meilogu, Sassari, pp. 61-188.). 

IA2 = Iscrizione su manufatto nuragico. Monastir, Monte Olladiri. Fine VII sec. a.C.  Iscrizione primaria di 3 lettere ottenute a stecca a su un frammento di spalla di un secchiello d’impasto nuragico. L’iscrizione mostra i grafemi disposti obliquamente.; (Ugas G., Zucca R. (1984), Il commercio arcaico in Sardegna. Importazioni etrusche e greche (620-480 a.C.), Cagliari.)

IA3 = Oliena, Ruinas Sa Sedda ’e Sos CarrosFiasca decorata a bande concentriche dipinte restituita pressoché integralmente. Fine VII-prima metà VI sec. a.C. (1). (Boninu, 1978)
Si veda anche questo post per l'opinione corrente finora sul fatto che le lettere fossero latine

IA4 (1)
Spillone nuragico da Antas, bronzo, dettaglio della scritta. (Rinvenuto agli inizi degli anni '90, pubbl. Bernardini, 2011)
Orientazione proposta da, in alto: P. Bernardini (a,b); in basso, G. Ugas (c) P. Bernardini, a. 2011, Elementi di scrittura nella Sardegna protostorica, In: L'epigrafe di Marcus Arrecinus Helius: esegesi di un reperto i plurali di una singolare iscrizione, Atti della giornata di Studi (Senorbì, 23.04.2010), a cura di Antonio Forci, Ortacesus: Sandhi; b. 2011, Necropoli della Prima Età del Ferro in Sardegna: una riflessione su alcuni secoli perduti o, meglio, perduti di vista. In: Mastino, Attilio; Spanu, Pier Giorgio; Usai, Alessandro; Zucca, Raimondo (a cura di). Tharros Felix 4. Roma, Carocci editore. p. 351-386; c. G. Ugas, Nuraghi, Shardana, scrittura ed altre questioni, http://gianfrancopintore.blogspot.it, 17.07.2012
Gigi Sanna: MoMa, Pl. 12 (orientazione come in a,b)



Accetta miniaturistica nuragica in bronzo: (Usai, Zucca, 2007)
a. E. Usai, R. Zucca, 2011,  Nuovi bronzi nuragici dell’Antiquarium Arborense di Oristano: contributo alle rotte mediterranee della Sardegna. In: Mastino, Attilio; Spanu, Pier Giorgio; Usai, Alessandro; Zucca, Raimondo (a cura di). Tharros Felix 4. Roma, Carocci editore. pp. 323-350; b. Marco Minoja, Consuelo Cossu, Michela Migaleddu
Parole di Segni. L'alba della scrittura in Sardegna,Carlo Delfino editore, Sassari 2012
Sigillo in terracotta dal villaggio nuragico di Sant'Imbenia (in f. definito "scarabeo a sigillo ad imitazione di quelli orientali. I segni grafici sembrerebbero una riproduzione fraintesa di lettere alfabetiche semitiche") (dal rif. 1)
a. P. Bernardini e R. D’Oriano (a cura di), Argyrophleps nesos. L’isola dalle vene d’argento. Esploratori, mercanti e coloni in Sardegna tra il XIV e il VI secolo a.C. Catalogo della mostra. Comune di Fiorano Modenese, Fiorano Modenese; b. M. Rendeli, 2012, Nuragici, Greci ed Etruschi nella Sardegna nord occidentale, In: I nuragici, i fenici e gli altri, Sardegna e Mediterraneo tra Bronzo Finale e Prima Età del Ferro;  a cura di P. Bernardini e M. Perra, Carlo Delfino ed.; c. Beatrice Alba Lidia De Rosa, Sant'Imbenia (Alghero, SS). Il contributo dell'archeometria nella ricostruzione della storia e delle attività dell'abitato nuragico, Scuola di Dottorato in Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo, Università degli Studi di Sassari; d. P. Bernardini,  2011, Elementi di scrittura nella Sardegna protostorica, In: L'epigrafe di Marcus Arrecinus Helius: esegesi di un reperto i plurali di una singolare iscrizione, Atti della giornata di Studi (Senorbì, 23.04.2010), a cura di Antonio Forci, Ortacesus: Sandhi; e. P. Bernardini, 2011, Necropoli della Prima Età del Ferro in Sardegna: una riflessione su alcuni secoli perduti o, meglio, perduti di vista. In: Mastino, Attilio; Spanu, Pier Giorgio; Usai, Alessandro; Zucca, Raimondo (a cura di). Tharros Felix 4. Roma, Carocci editore. p. 351-386; f. Parole di segni. L'alba della scrittura in Sardegna, di Marco Minoja, Consuelo Cossu, Michela Migaleddu. Con interventi di Paolo Bernardini e Giuseppe Garbati,  2012, Carlo Delfino ed.
a. Gigi Sanna, Sardôa Grammata. 'ag 'ab sa'ab Yhwh il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure Oristano 2004; b. Gigi  Sanna, La Stele di Nora, 2009, PTM ed. c.  MoMa, Pl. 23

IF1(1)
Sant'Imbenia (SS),  "coppa locale con iscrizione filistea"
a. M. Rendeli, 2012, Nuragici, Greci ed Etruschi nella Sardegna nord occidentale, In: I nuragici, i fenici e gli altri, Sardegna e Mediterraneo tra Bronzo Finale e Prima Età del Ferro;  a cura di P. Bernardini e M. Perra, Carlo Delfino ed.; b. Beatrice Alba Lidia De Rosa, Sant'Imbenia (Alghero, SS). Il contributo dell'archeometria nella ricostruzione della storia e delle attività dell'abitato nuragico, Scuola di Dottorato in Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo, Università degli Studi di Sassari; c.  G. Garbini, 1997, Due iscrizioni su ceramica, In: Phoinikes b Shrdn, i fenici in Sardegna : nuove acquisizioni , pp. 52-53, a cura di P.Bernardini, R. D'Oriano, P.G. Spanu., La memoria storica ed.
IF2 (1)
Huelva (Penisola Iberica): frammento di anfora “tipo Sant’Imbenia” con lettere fenicie (prod. nuragica). (González De Canales Cerisola, 2004)
P. Bernardini,  2011, Elementi di scrittura nella Sardegna protostorica, In: L'epigrafe di Marcus Arrecinus Helius: esegesi di un reperto i plurali di una singolare iscrizione, Atti della giornata di Studi (Senorbì, 23.04.2010), a cura di Antonio Forci, Ortacesus: Sandhi

IF3 (1)
Frammento di brocca askoide, nuragico; Nuraxinieddu, villaggio nuragico di Su Cungiau 'e Funtà. "Sono stati incisi alcuni caratteri alfabetici fenici"(a) ((Sebis, 2007). 
a. Parole di segni. L'alba della scrittura in Sardegna, di Marco Minoja, Consuelo Cossu, Michela Migaleddu. Con interventi di Paolo Bernardini e Giuseppe Garbati,  2012, Carlo Delfino ed.; b. S. Sebis,  materiali ceramici del villaggio nuragico di Su Cungiau 'e Funtà (Nuraxieddu-Or) nel quadro dei rapporti fra popolazioni nuragiche e fenicie, 2007, SARDINIA, CORSICA ET BALEARES ANTIQUAE, V. pp. 63-86