mercoledì 17 settembre 2014

9000-7000 a.C. e nel Mediterraneo già si navigava alla grande: parola di archeomammiferi

di Atropa Belladonna
Fig. 1. Frequenza cumulativa dell'immigrazione di piccoli mammiferi (non volatili) per le 5 "vere" grandi isole del Mediterraneo: Cipro, Creta, Sardegna, Corsica e Maiorca (1). Con "vere" l'autore designa isole che siano rimaste separate per un periodo di tempo sostanziale, soggettivamente definito dall'autore come un periodo che va circa dall'inizio dell' Olocene (ca. 10000 a.C.).  Il "picco" di immigrazione dei mammiferi verso le grandi isole si ha attorno a 7800 anni fa, cioè ca. 5800 a.C.. BP = Before Present (prima dell'epoca presente).

Basterebbe la fig. 1 per capire che ci doveva essere stato un vettore che trasportava specie di mammiferi non endemiche via mare, nel Mediterraneo, già a partire almeno da 10000 anni fa (1). Siccome quelle che l'autore definisce le uniche 5 "vere" isole del Mediterraneo (vide infra) lo erano già da diversi milioni di anni, questi viaggi di animali immigranti e non in grado di volare, poteva avvenire solo tramite la navigazione umana. Tanto per fare un esempio, la Sardegna e la Corsica si separarono tra loro circa 13000 (± 1000) anni fa, cioè circa nell' 11000 a.C. , quando dopo l'ultima glaciazione il livello marino si alzò bruscamente di oltre 120 metri (2). Il distacco dal resto dell'Europa e la conseguente rotazione verso sud-est del blocco Corsica-Sardegna era però già avvenuto in un tempo remotissimo - tra 19 e 16 milioni di anni fa (3) e da allora la Corsica-Sardegna era rimasta separata dal continente. 
L'idea di usare i mammiferi "importati" come indicatori di un'attività umana non è infatti niente male, ovviamente posto che le specie analizzate siano ben definibili nella loro storia evolutiva. L'autore di questo recente lavoro, Jean-Denis Vigne del CNRS, si rende ben conto che la definizione di "vere" grandi isole come entità territoriali che siano state separate dal continente per un tempo sostanziale è soggettiva, nel senso che "sostanziale" è poco quantificabile: lui fa la scelta dell'inizio dell'Olocene (ca. 12000 anni fa) o prima, quando cioè il livello del Mediterraneo si alzò bruscamente, recuperando gran parte dei -130 metri rispetto ad ora (2). Per costruire la sua statistica utilizza le grandi isole, perchè sono le sole che possano fornire un numero di dati paleontologici e archeozoologici sufficiente a ricostruire la storia dei mammiferi sul lungo intervallo temporale considerato (fig. 2). Non include tra le "vere" grandi isole la Sicilia, per la vicinanza al continente e la possibilità che alcune specie animali possano essere migrate via il relativamente breve braccio di mare dello Stretto di Messina o via terra, visto che comunque il livello del mare si alzò  sì  bruscamente, ma come sappiamo si sta alzando perfino ora (1) (fig. 3). 


Fig. 2. Evoluzione temporale del numero di specie di mammiferi (non volatili) per le 5 "vere" grandi isole del Mediterraneo: Cipro, Creta, Sardegna, Corsica e Maiorca (1).(vd. testo per la definizione di "vere")



La distribuzione e l'evoluzione temporale del numero di specie immigranti (fig. 2) è già di per se indicativa e rimarchevole. Ma la cosa ai miei occhi più notevole è la figura 4 che riguarda specificamente le specie addomesticate (diverse delle quali estinte ai giorni nostri): poco importa se il luogo considerato è continentale (cerchietti con numeri) o insulare (triangoli), c'è una correlazione lineare (o meglio a clusters lineari) tra data di arrivo e distanza dalla cosiddetta "area d'origine"  o "area core" in Asia Minore, con la sola eccezione di Maiorca. Se aggiungiamo a questo scenario, la distribuzione dell' ossidiana in epoca neolitica non possiamo avere dubbi che nel Mediterraneo la navigazione era un dato acquisito ben prima dei....Fenici! Sardegna ovviamente inclusa: anzi, questa massiccia ondata migratoria di mammiferi avvenne per la Sardegna con la massima velocità, tra le 5 isole (1). 


Fig. 4. In alto i luoghi considerati: con i cerchietti numerati sono siti continentali, con i triangoli le 5 grandi "vere isole del Mediterraneo (modificato da (1)); in basso la correlazione tra distanza dall'area core dell' Asia Minore e data di arrivo delle specie addomesticate. Solo Maiorca cade fuori dalle correlazioni lineari e le specie considerate sembrano esservi arrivate in tempi più recenti. 

Vediamo un pò più nei dettagli le caratteristiche di questa ondata migratoria verso le grandi isole:
1. La velocità di propagazione nel periodo considerato (fig. 2) varia da un minimo per la Maiorca (9 nuove specie) ad un massimo per la Sardegna (17 nuove specie) su un arco di 10000 anni;  fino a 20 volte superiore alla propagazione "naturale" delle specie avvenuta nei periodi precedenti;
2. le migrazioni delle nuove specie iniziano più tardi per le regioni più lontane dal core dell'Asia Minore: ca. 10550 anni fa per Cipro, 8800 per Creta, 7700 per Sardegna e Corsica, 5500 anni fa per Maiorca, grosso modo coincidenti con il passaggio all'agricoltura (1); 
3. Le nuove specie introdotte nell'arco di tempo considerato sono tutte legate ad attività umane: specie domestiche o addomesticabili, specie antropofile, specie utilizzate in giochi più o meno sacri, animali di alto valore simbolico ecc.. Quindi i migranti sono fortemente correlati alla nicchia ecologica umana.  

Per la Sardegna questi migranti che accompagnavano gli uomini arrivano con una prima ondata critica ca. 7700 anni fa (5700 a.C.): questo rafforza  ciò che raccontano archeologia e genetica sul cromosoma Y (4), confermando che la Sardegna non era certo isolata durante il Neolitico, ma che le genti da lì andavano e venivano via mare.

Ma non è tutto: uno dei problemi principali che gli antichi navigatori dovevano affrontare, era il trasporto di grandi ruminanti, quali le mucche e i tori; sentiamo cosa scrive l'autore perchè è interessantissimo:  "[..]The boats must have been big and stable enough to carry on very long distances and on rough waters calves that were more than 9 months old and thus weighting in the range of 120 to 150 kg. In addition, in order to keep of the animals from being thrown off balance in small boats and hurting themselves, it would have been useful to tie them up and lie them in the bottom of a boat, as frequently done for deer making short trips in Indonesia in recent times. However, this must have been a major issue for the voyagers, since after lying down for 3-4 hours, without moving, the ruminants are subject to what is called “downer cow syndrome”, which is characterized by a series of pathologies, including myoglobinuria, ischemic necrosis of the hind limbs, nerve inflammation and a series of physiological disorders which lead to permanent recumbency. This is due to the fact that, for the ruminants, moving is necessary to evacuate the large amount of gas produced by the bacterial digestion of cellulose. If the ruminants cannot do this, they rapidly inflate, which causes tissue compression [..] Of course, this did not discourage Neolithic people from making trips of this kind. However, it would have placed a strong constraint on the voyager who had to face the challenge of transporting ruminants. No doubt, it would have influenced the size and the architecture of early boats used for this purpose. More will be said about this question in Zilhão in the next issue. Suffice it to say here that this is why I previously put forward the ideas that early voyagers in the Eastern Mediterranean were already using the winds and probably sailed as early as the 11th millennium cal. BP, and their early boats may have included a wooden deck attached to a pair of deep dugouts or any other kind of device." (1)

Quindi alla faccia di teorie che posano sulla plausibilità e sulla logicità e che vedono il mar Mediterraneo solcato solo dai generici e agognati Phoinikes del II e I millennio a.C. , i dati parlano una lingua ben diversa: ossidiana, animali domestici  e chissà che altro viaggiano su imbarcazioni che già 11000 anni fa erano high-tech (forse addirittura le vele) e potevano traportare anche ospiti difficili come i grandi ruminanti. 

Riporto qui sotto l'abstract di questo importante contributo (1): 

THE ORIGINS OF MAMMALS ON THE MEDITERRANEAN ISLANDS AS AN INDICATOR OF EARLY VOYAGING. 2014, Jean-Denis Vigne
This chapter aims to show how the progresses of biological knowledge allows archaeology to take advantage of the paleontological and archaeozoological documentation accumulated during the last 40 years on the islands, to increase its set of evidence – admittedly indirect – on the early seagoing in the Mediterranean. It presents a brief review of the geographical and paleogeographical frameworks as well as the basics of island biogeography and focuses on the different ways in which mammals
were able to colonize remote islands. The review of the extinctions and immigrations of mammals since the Late Glacial on the five larger Mediterranean islands, which have stayed isolated since that time, highlights the major role that human beings played in the construction of modern mammalian communities on these islands. In turn, this phenomenon is a remarkable source of information for investigating early seafaring in the Mediterranean. Four main aspects of this subject are further developed: (1) there was little or no frequentation of these large islands during the Upper Palaeolithic suggesting that, for unknown reasons, voyaging started later in the Mediterranean than in South East Asia; (2) based on the introduction of early domesticates on the islands, fast improvements in voyaging skills are visible between the beginning of the first steps toward the Neolithic of the Eastern Mediterranean (11th millennium cal. BP) and its arrival in the Western Mediterranean (8th millennium cal. BP); (3) the colonization of the islands by the small mammals is a good proxy for measuring the intensity of early seafaring and the degree of sophistication of the architecture of early boats; (4) one of the major issues that the early voyagers had to resolve is the transportation of the ruminants, which cannot lay down tied at the bottom of a boat more longer than 3 to 4 hours, suggesting that boats were not only big and stable enough but already fast enough at the beginning of the Neolithic transition and rising the question, in turn, of whether or not sails were already in use at the time.

1. Jean-Denis Vigne, THE ORIGINS OF MAMMALS ON THE MEDITERRANEAN ISLANDS AS AN INDICATOR OF EARLY VOYAGING, Eurasian Prehistory, 10 (1–2): 45–56, 2014. 
2. FRANCO STRUMIA, EVIDENCE OF RECENT CLADOGENESIS IN THE CHRYSIDIDAE FAUNA OF SARDINIA AND CORSICA ISLANDS (HYMENOPTERA, CHRYSIDIDAE), Atti Soc. Tosc. Sci. Nat., Mem., Serie B, 119 (2012) pagg. 75-77
3. F. Speranza, I.M. Villa, L. Sagnotti, , F. Florindo,  D. Cosentino, P. Cipollari, M. Mattei, Age of the Corsica–Sardinia rotation and Liguro–Provenc al Basin spreading: new paleomagnetic and Ar/Ar evidence, Tectonophysics 347 (2002) 231-251

vd. anche: