martedì 2 settembre 2014

Sei nobile? allora non farlo vedere

di Atropa Belladonna

Fig. 1. Il tempio di Seti I (XIX dinastia, 1290–1279 a.C.)  ad Abydos-cappella di Amun-Re. Da questo sito. Si noti a sinistra il dio con gli attributi di Min (il flagello, il fallo eretto e la posa a piedi uniti, mummiforme); a destra il dio nell'atto di incedere e piedi disuniti: in questa posa (bipedal stance) la divinità non veniva mai presentata in forma itifallica. Il fallo del faraone e di altri nobili non veniva invece mai rappresentato, almeno dal Nuovo Regno (iniz. 1550 a.C.) in poi (1,2). 

Una bella fregatura? Secondo gli egittologi, o meglio secondo quei pochi egittologi che si occupano di simbologia sessuale dell' Antico Egitto le cose non andavano troppo bene nel campo dell'esibizionismo se eri un nobile o se eri il re (andava alla grande invece se eri un dio): "Durante il Nuovo Regno, immagini di divinità itifalliche venivano comunemente rappresentate, sia nell'arte formale che informale. Il concetto cardine di mascolinità era connesso alla creazione e raffigurato dal fallo eretto. Nonostante questo legame tra il fallo eretto e l'ostentazione della mascolinità, le elites nobili ed i re non venivano mai rappresentati in forma itifallica" (1). 

E questa mera osservazione del dato già pone una domanda: perchè? 

Robins tenta una risposta: il pene eretto era associato solo a divinità quali Osiris, Ptah, Khonsu, Min e Amun; nella loro forma itifallica queste divinità venivano rappresentati in posa "mummiforme" e con i piedi e le gambe strettamente uniti (2). Nella loro forma con bipedal stance, cioè una postura che allude al movimento del camminare o dell'incedere solenne, le divinità venivano rappresentate con un gonnellino  e mai con il pene eretto. Robins suggerisce che pare "non appropriato" associare un essere (divino?) vivo e attivo ad un fallo eretto (2).  Da notare che un re o un nobile neppure vengono mai  rappresentati con pene flaccido, simbolo questo piuttosto ambivalente, ma  che almeno ad una cosa serviva: a differenziare dal re e dai dignitari gli stranieri, i bambini, i contadini.  

Robins suggerisce inoltre che poichè un pene eretto: a. era inappropriato da esibire se ti capitava di essere un faraone e un essere vivente; b era però fondamentale per i tuoi compiti di essere semi-divino, creativo, taurino (3) e vincitore; c. dovevi in qualche modo far capire che ce lo avevi, allora interveniva il...sarto, seguito a ruota dall'artista: i vestiti del faraone durante il Nuovo Regno diventano sempre più voluminosi sul davanti, secondo Robins (2) per attirare l'attenzione in area genitale (fig. 2). Altri artifizi possono essere un ginocchio esageratamente pronunciato e con anomala punta, che protrude dal copro del faraone accovacciato davanti all' avatar fallico di Amun (fig. 2, sotto). 

Fig. 2. Sopra: Un'immagine del faraone al tempio di Seti I: si noti il voluminoso grembiule che suggerisce un pene eretto, senza mostrarlo. Da questo sito; sotto, lo "scarabeo dell'obelisco" di Monte Sirai (MSN07-1571,Tomba 267); si noti la forma, la'ssurda punta e l'esagerazione nelle proporzioni del ginocchio del faraone che arriva a toccare l'obelisco, avatar fallico di Amun (per di più qui munito di corna alla base) (4d) (Immagine da: M. Guirguis, S. Enzo, G. Piga, Scarabei dalla necropoli fenicia e punica di Monte Sirai. Studio crono-tipologico e archeometrico dei reperti rinvenuti tra il 2005 e il 2007, in Sardinia, Corsica et Baleares Antiquae, 7 (2009): 101-116). 


Non si vede bene "cos'è" il nostro potere? Durante la II dinastia egizia, sorse un re il cui nome era KAkAw (identificato con Raneb o Nebra, XXIX sec. a.C.). Le varie grafie del suo nome reale mostrano in modo esplicito l'equivalenza etimologica, fonetica e simbolica,  tra quella parte dell'anima che si chiama kA, il toro (kA)  e il fallo (kA) (3,4a) (fig. 3)

  
Fig. 3: diverse grafie del nome di KAkAw, che mostrano l'equivalenza kA = Toro = fallo (4a). 

L'egittologo Lanny Bell scrive: "L'associazione tra la parola kA e quella per toro (anche lui kA), era naturale per gli Egiziani che amavano i giochi di parole. Fin dai primordi il re viene descritto come "toro potente", un epiteto poi utilizzato nel nome Horus (o nome kA) di ogni sovrano del Nuovo Regno (con l'eccezione di Hatshepsut). Il toro viene ulteriormente associato al kA nel nome stesso del dio Kamutef, che significa "Toro di sua Madre". La relazione etimologica tra il kA e il toro si capisce immediatamente se si intende il kA come "potenza generativa", una relazione quindi che affonda le sue radici nelle connotazioni "riproduttive e "rigenerative" di entrambe le parole. Quanto al kA scritto come "fallo", si consideri anche la parola kAt per vagina, con la sola aggiunta del suffisso femminile "t"" (3). In altre parole Bell ci sta dicendo che questa relazione etimologica kA = toro = fallo, ci svela anche cosa sia il kA stesso, concetto sfuggente per la nostra mentalità attuale: è la "potenza generativa a forte carattere sessuale", che noi difficilmente siamo in grado di associare all'anima. E quindi non possiamo stupirci del fatto che a volte le dee vengano rappresentate con in testa il segno del kA o addirittura in forma itifallica (4b). E che le nobildonne egizie dovevano dopo la morte "tarsformarsi" in maschi temporaneamente, giusto per possedere la forza e la potenza per compiere il viaggio post-mortem: viaggio che, ricordiamolo, si compiva dentro un sarcofago che era esso stesso una sorta di kA, in questo caso una potenza rigeneratrice (4c). 

Ma, e qui mi ha soccorso una conversazione telefonica con Gigi Sanna, è anche chiaro che il nome KAkAw (dove W è suffisso per plurale, ottenuto con tre lineette o triplicando l'oggetto), non può che voler dire che il faraone è il "Fallo dei Falli" o  un "Fallo tra i Falli" (fig. 4), inserendolo-per titolatura- dentro un consesso di divini e potenti generatori

Fig. 4: il cartiglio del faraone KAkAw nella lista di Abydos
Per qualche motivo, che davvero non conosco ma credo che abbia a che fare con il crescente potere del "dio nascosto" Amun, durante il Nuovo Regno si preferì rendere questa "relazione a tre" in forma molto meno esplicita e se vogliamo più maliziosa: il faraone ha un gonnellino che sul davanti diventa gonnellone e mantiene del toro solo la coda (4a). E i nobili che potevano fare se non seguirlo in questa attitudine  necessariamente di "vedo-non-vedo"?
In realtà i tempi che cambiano si possono vedere anche in un'altra storia, forse ancora più affascinante: per qualche decennio, un breve periodo durante l'Età dell'Oro egizia, il visir- secondo in potere solo al faraone- recò nel suo nome il segno del fallo. Ma questa è un'altra e prossima storia. 

Altra e prossima storia è quella specifica di Amun (nb mtA = Lord of the phallus; shpr mtA = Creator of the Phallus)) e di quelli che come lui venivano rappresentati spesso e volentieri in forma mummiforme e itifallica. Sì perchè in quel caso nell'espressione ubiquitaria per gli dei "Tu sei celebrato nella tua bellezza" -normalmente  riferita alla radianza, allo splendore- la parola bellezza si riferisce esplicitamente al fallo eretto del dio (5). Non a caso una delle parole egizie per pene è nfr che significa anche bellezza, bontà (fig. 5) e il vocabolo nfrw significa perfezione, immagine, fallo (5). 


Altre espressioni per indicare l'organo maschile sono mtA (il geroglifico D52 è inoltre usato in innumerevoli parole per dare foneticamente mt), Hms, Hnn, bDA, bAH. 

(2) Robins, G. (2008) Male bodies and the construction of masculinity in New Kingdom Egyptian art. In Servant of Mut: Studies in honor of Richard A. Fazzini, Probleme der Ägyptologie 28, ed. Sue D'Auria, pp. 208 - 215. Leiden: Brill.
(3) Lanny Bell, Luxor Temple and the Cult of the Royal Ka, Journal of Near Eastern Studies, 1985, 44:  pp. 251-294
(5) The Liturgical Hymn to Amun, David Klotz, Adoration of the Ram: Five Hymns to Amun-Re from Hibis Temple (2006),YALE EGYPTOLOGICAL STUDIES (Book 6)