giovedì 16 ottobre 2014

Monti Prama: 1974-2004. E il tempio.

Così ci racconta il sito (dimenticato per decenni ed oggi divenuto celebre e conteso in modo talora imbarazzante) Gigi Sanna al capitolo 10 di Sardôa Grammata del 2004. Ricordiamo che a Monti Prama sta per concludersi la missione congiunta tra Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Cagliari e Oristano, e l'Università di Sassari con titolarità e direzione scientifica dello scavo affidata a quest'ultima e direttore Raimondo Zucca. La direzione scientifica e la titolarità dello scavo passeranno ora alla Soprintendenza, con direttore Alessandro Usai e l'utilizzo di fondi stanziati congiuntamente per Tharros e Monti Prama, in un primo tempo nel 2011 ed oggi ripresi ed ampliati. MP

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Foto realizzate a Monti Prama nel 1999. Dalla pg. 57 di Sardôa Grammata, 2004, S'Alvure ed. : sin.,  "Resti di una delle colonne in arenaria del tempio dei "guerrieri" di Monti Prama, Cabras, OR"; dx, "Resti di un busto di uno dei "guerrieri"  di Monti Prama, Cabras, OR. 

Gigi Sanna introduce brevemente il tema "Monti Prama" alla pg. 52 di Sardôa Grammata: " [..] Dell'esistenza di una civiltà di grandezza "regale", c'era stato d'altronde un significativo avviso con la scoperta del grandioso tempio e delle imponenti statue di Monti Prama nel Sinis di Cabras, ritrovamento eccezionale che, oltre che sconfessare la frettolosa ed imprudente teoria dell'assenza della grande plastica in Sardegna, imponeva la riflessione circa la presenza di una realtà urbana o preurbana nel Sinis, ovviamente con tutti gli interrogativi che nascevano, alla luce della scoperta attinenti agli aspetti istittuzionali, politici, civili, economici e religiosi della civiltà nuragica."

Il tema "Monti Prama" viene poi ampiamente ripreso al capitolo 10 (pp. 395-411), di cui riportiamo il paragrafo introduttivo: 

Cap. 10. IL TEMPIO NURAGICO A "COLONNE SOLARI" DI MONTI PRAMA DI CABRAS E I SACERDOTI GUERRIERI FIGLI DEL DIO YHW. "Il 31 marzo 1974 nelle pagine della "Nuova Sardegna", quotidiano di Sassari, veniva data notizia del rinvenimento, nella collina di Monti Prama presso Cabras, di un tempio punico (1) con pezzi di colonne, cippi e capitelli e, soprattutto con frammenti di statue antropomorfe (teste, busti, braccia con manicotti parabraccio, mani con armi ecc.) di notevoli dimensioni. 
   In realtà come aveva ipotizzato e scritto per primo Giuseppe Atzori, che aveva segnalato il rinvenimento (2), non si trattava di un tempio punico come sosteneva all' inizio la Sovrintendenza di Cagliari (3), ma di uno straordinario tempio nuragico, dal momento che non solo i capitelli ed altro materiale architettonico templare ma anche le stesse statue presentavano particolari "decorativi" tali (nelle vesti, nei bracciali, nell' armatura, nell' acconciatura dei capelli e così via), che non potevano che ascriversi direttamente alla cultura artistica "aulica" di artigiani al servizio (4) del potere dei principi e "capi tribù" dei modellini della piccola statuaria in bronzo nuragica. 
    La storia del rinvenimento, con le date degli interventi e degli scavi e le modalità con cui questi vennero effettuati è purtroppo una storia, archeologicamente e culturalmente parlando, certo non edificante: mancanza di tempestività nell' accogliere le segnalazioni, grossolane incertezze interpretative e soprattutto assenza totale di fiuto nel cogliere immediatamente l' aspetto dell'eccezionalità "nuragica" e non punica della scoperta, determinarono, sia prima che venissero fatti i primi scavi ufficiali sia successivamente, dei "vuoti" (5) temporali di vigile "presenza scientifica" durante i quali avvenne un vero e proprio saccheggio da parte di numerosi clandestini, i quali riuscirono a sottrarre i pezzi più importanti del tempio e delle statue. Motivo per cui quelli che sono stati successivamente rinvenuti, studiati, esaltati poi e quindi esposti al museo nazionale di Cagliari (6) stando a numerose "voci" del luogo, non sono che inferiori e pallidi resti di manufatti non paragonabili per bellezza e valore artistico ad altri reperti finiti un pò dappertutto (7).
    Purtroppo persino quel poco che si potè trovare successivamente alla depredazione non venne tutto raccolto e catalogato con la doverosa oculatezza scientifica se solo si pensa che ancora oggi, a distanza di quasi trent'anni dalla scoperta, come dimostrano le nostre fotografie (8) (vd. immagine sopra, ndr.), non pochi pezzi di importanza fondamentale per capire la struttura architettonica nella quale stavano le statue nonché il numero delle stesse, giacciono alla rinfusa insieme a pezzi e frammenti di arenaria gessosa, apparentemente informi, alla portata di coloro che, facendo pochi passi, possono ancora raccogliere le ultime briciole di un immane e barbarico banchetto, gli avanzi del furto vero e proprio di un intero tempio, testimonianza documentaria unica, forse la più significativa per tipizzazione templare di tutti i tempi dell'architettura nuragica.
   Com'era fatto quel tempio? Chi lo aveva costruito e in funzione di che cosa?  Quando? Quante erano quelle statue? Dove stavano e da dove provenivano? Come stavano raggruppate? quale significato culturale e cultuale assumevano nel loro probabile raggruppamento? E perchè stavano nel Sinis di Cabras?
   Tutti interrogativi che non hanno potuto avere che risposte parziali e che forse rimarranno tali per chissà quanto tempo ancora se non si provvederà a recuperare, in qualche modo, i pezzi più "significativi", ad interpretarli e a procedere ad ulteriori ricerche e scavi nella collina di Monti Prama (e non solo).
   L'ermeneutica nuragica si è astenuta, per il momento, dal pronunciarsi circa la prima domanda, vale a dire sulla forma e tipologia della costruzione templare (9), mentre si è particolarmente soffermata -diciamo così- sul grosso, cioè sul significato della presenza di un numero così elevato di guerrieri in uno stesso luogo, ipotizzando chi una "saga", ovvero un'antica impresa guerresca immortalata in un santuario "celebre, famoso, pansardo", chi una presenza collettiva di "antenati eroi, guerrieri, divinizzati ed oggetto di venerazione", chi ancora un raggruppamento statuario di divinità guerriere in un pantheon protosardo, oppure un insieme di ex-voto di clan gentilizi, chi infine, addirittura, una "rappresentazione simbolica di un astratto ideale militare" (10).
  Ipotesi affascinanti, alcune del tutto legittime sul piano dei dati comparativi della cultura nuragica in genere, ma che, naturalmente, denunciavano tutte una notevole debolezza quanto a credibilità; debolezza data dall'essere - come si dice - "campate per aria", in  quanto non supportate da alcuna prova documentaria. 

1. La Nuova Sardegna (Eccezionale ritrovamento archeologico nella penisola del Sinis: un aratro scopre un tempio punico). 
2. Cf. Lilliu 1977, p. 74, n.213. (Dal betilo aniconico alla statuaria nuragica, in «Studi Sardi», XXIV (1975-76), 1977, pp. 73-144, vide infra, ndr)
3. La Nuova Sardegna 1974, cit.
4. Lilliu 1977, p. 40
5. Lilliu 1977, cit. pp. 41-42
6. Cf. (AA. VV. ) Santoni 1989, p.124, il quale ritiene le statue riconducibili all'VIII-VII sec. a.C.. 
7. Lilliu 1977, p. 41. So per certo, da una testimonianza diretta e ripetutami più volte dal compianto Gianni Atzori, che "carrelli" di trattore trasportarono "un pò qui un pò là" un ingente materiale trafugato dalla collina e che un busto con un volto di "un'espressività indescrivibile" e di bellezza d'arte quasi "classica" venne "regalato" da un cittadino di Cabras a degli amici continentali.
8.V. p. 57, figg. 1-2, cap. 2. Dette immagini risalgono al 1999. 
9. Della scoperta si esaltò il dato delle statue dei "guerrieri" mentre minore importanza si diede al ritrovamento di un tempio a colonne (solari) stilizzate imitante le torrette e, sicuramente, il "mastio" del nuraghe. Eppure lo stesso Lilliu rimarcava con dati puntuali (1977, cit. p. 48 e nota 143) le analogie del tempio di Monti Prama cone le colonnine delle barchette nuragiche e dei "modellini" dei nuraghi. Un tempio-nuraghe, quindi  abbellito e impreziosito da statue di grande valore simbolico e artistico. 
10. Cf. Lilliu 1977, cit. pp.72-73

Riportiamo qui sotto le pagine di Lilliu del 1977 (testo e immagini), cui fa riferimento Gigi Sanna nel testo. Da: G. Lilliu, Dal betilo aniconico alla statuaria nuragica, in «Studi Sardi», XXIV (1975-76), 1977, pp. 73-144, ndr)



(continua)